Andremo a sostituire gli impianti di risalita con un tapis roulant proprio perché è più sostenibile, ovvero il tracciato della pista Baby che si trova in un canalone. Per inciso oggi sul San Primo c’è la neve e in quel tratto che si trova a nord la temperatura è di -5/-7 gradi.
Così si è espresso più volte sui media (ad esempio qui il 5 dicembre scorso) il Sindaco di Bellagio riguardo il progetto di sviluppo turistico (e, in particolare, di nuove infrastrutture sciistiche) sul Monte San Primo, per il quale si vorrebbero spendere un tot di milioni di Euro di soldi pubblici.
Ecco qui sotto, nelle immagini dello scorso 23 dicembre, il “canalone” citato dal Sindaco dove «c’è la neve e in quel tratto che si trova a nord la temperatura è di -5/-7 gradi»:
[Fotografie di Nunzia Rondanini, tratte dalla pagina Facebook “Per il Monte San Primo“.]Domanda: i responsabili degli enti pubblici (Comune di Bellagio, Comunità Montana del Triangolo Lariano, Regione Lombardia) che sostengono il suddetto progetto, ci sono o ci fanno? Con tutto il rispetto del caso, sia chiaro, ma è inevitabile chiederne conto vivendo tutti quanti – anche il Sindaco di Bellagio, spero – nella realtà e non in una finzione dove valga tutto.
Be’, posto quanto sopra, personalmente resta il dubbio che mi si formulò in testa la prima volta che lessi sulla stampa di questo progetto sul San Primo, cioè che si trattasse di uno scherzo ben congegnato – d’altro canto quelle prime notizie uscirono intorno al 1° di aprile, il dubbio era più che legittimo. Perché veramente non si può essere (e apparire) seri proponendo un progetto talmente scriteriato.
[Le piste di Ceresola, nel comprensorio dei Piani di Bobbio, ieri 26 dicembre alle ore 16.00. Qui arrivano 10 milioni di Euro. Immagine presa da qui: https://pianidibobbio.panomax.com/ceresola.%5DC’è proprio da essere curiosi di constatare come verrà spesa la montagna di soldi che sta arrivando in molte località sciistiche – lombarde ma non solo, immagino – della quale si è letto sui media nei giorni scorsi (ad esempio qui). Una curiosità che alimenta lo stesso Sottosegretario Sport e Giovani di Regione Lombardia nell’annunciare la notizia: «Sono certa che queste risorse verranno investite al meglio, nel rispetto della montagna e per dare ai numerosi appassionati i servizi migliori». Be’, più che «nel rispetto della montagna», in quello dei bilanci dei gestori dei comprensori sciistici destinatari dei finanziamenti (traggo l’elenco dallo stesso articolo lì sopra linkato):
I.T.B. Industrie Turistiche Barziesi (Piani di Bobbio – LC) per 10 Milioni di €;
Baradello 2000 (Aprica e Corteno Golgi – SO e) per circa 1,6 Milioni di €;
I.T. Società Impianti Turistici (Ponte di Legno – BS) per 10 Milioni di €;
R.T.A. (Monte Pora – BG) per 2.392.000 Milioni di €;
I.T.A.S. Società Impianti Turistici e Attrezzature Sportive (Livigno – SO) per 7.727.000 Milioni di €;
BELMONT Foppolo (Foppolo – BG) per 2.715.000 Milioni di €;
SKI AREA VALCHIAVENNA (Madesimo – SO) per 431.871 mila €;
RI.S Impianti di Risalita Spiazzi (Spiazzi di Gromo – BG) per 6.628.000 Milioni di €;
SITA Società Industrie Turistiche Aprica (Aprica – SO) per 9.066.930 Milioni di €;
Sapranno costoro investire queste risorse al meglio, come se ne dice certa la citata Sottosegretario, ovvero: cosa sarà il “meglio” per i destinatari delle risorse? Pagarsi le spese dell’innevamento artificiale indispensabile per tenere aperte le piste da sci (come afferma lo stesso Sottosegretario)? Coprire i buchi nei bilanci che se la stagione in corso non diventerà nivologicamente e climaticamente più favorevole si allargheranno ulteriormente? (Interessante notare che alcuni dei comprensori lì sopra citati e finanziati in questi giorni hanno le piste chiuse o grosse difficoltà a mantenerle aperte per mancanza di neve e di condizioni climatiche idonee.) Investire in nuovi impianti di risalita e altre infrastrutture al servizio dello sci, nonostante quanto ho appena denotato riguardo la realtà ambientale in divenire? (Altrettanto interessante rimarcare che quasi tutti i comprensori finanziati hanno le piste per la gran parte situate sotto i 2000 m di quota, sotto la quale praticare lo sci sta diventando sempre più difficile e economicamente insostenibile.)
[Le piste del Monte Pora, sempre ieri 26 dicembre alle ore 15.50. Qui arrivano quasi 2,4 milioni di Euro. L’immagine è presa da qui: https://montepora.panomax.com/cimapora.%5DInsomma, non si può che essere veramente curiosi e augurarsi che le “certezze” al riguardo del Sottosegretario siano condivisibili, ecco.
[Le piste dell’Aprica oggi, 27 dicembre alle ore 07.20. Qui arrivano quasi 11 milioni di Euro. Immagine presa da qui: https://www.apricaonline.com/it/webcam.%5DNota finale: come ho già affermato in passato, è “curioso” pure constatare come a fronte di così tanti soldi pubblici elargiti ai gestori dei comprensori sciistici «nel rispetto della montagna» non si riscontra un similare entusiasmo politico, amministrativo e finanziario verso iniziative concrete che sostengano direttamente la quotidianità delle genti che abitano la montagna. Ci sono così tanti soldi per le piste da sci o per le ciclovie e il turismo in generale e non ci sono per i servizi di base, la sanità territoriale, i trasporti pubblici, le scuole, la cultura, la manutenzione stradale e dei manufatti pubblici, i supporti necessari allo sviluppo dell’imprenditoria delle economie circolari locali… possibile?
Speriamo che chi di dovere sappia soddisfare anche quest’ultima fondamentale curiosità.
[…] In queste pagine non ho voluto in verità tracciare una referenziale “elegia” alle dighe e alla loro più o meno percepita bellezza ovvero alla tecnologia ingegneristica che vi sta alla base; anzi, ove abbia indicato numeri e dati meramente tecnici con forse troppo immediata facilità, pur se ritenuti significativi riguardo la disquisizione in corso, chiedo perdono. No: se di elegia si tratta, lo è alla necessaria, imprescindibile armonia che deve caratterizzare la presenza dell’uomo in Natura, ovunque e ancor più in territori tanto pregiati quanto delicati come quelli montani. Un’armonia ineludibile che definisca e qualifichi la relazione dell’uomo con il territorio naturale e la necessità, conseguente alla precedente, che questa relazione sia sempre e comunque reciprocamente fruttuosa, sia per i territori e i luoghi che per le genti che vi interagiscono, così da generarne un paesaggio equilibrato, mai forzato quantunque trasformato ma, inevitabilmente, sempre in modo armonioso.
Il paesaggio è un elemento culturale in senso assoluto e, nello specifico, lo è in relazione all’identità e al bagaglio formativo di qualsiasi individuo lo viva; è uno dei costituenti fondamentali del senso e della sostanza dello stare al mondo della civiltà umana, determinandone non solo la cultura ma pure la storia, l’evoluzione nel tempo, le forme di essa così come, senza dubbio, il senso stesso dell’individuo e della sua vita nel mondo. La specie umana è divenuta civiltà anche grazie alla “invenzione” del paesaggio, alla determinazione concettuale e poi più variamente culturale del paesaggio e dunque alla percezione intellettualmente strutturata dell’identificazione dell’uomo in esso e di esso nell’uomo, un’evoluzione che ha avviato quei processi di territorializzazione, a volte virtuosi, altre volte no, con i quali la società umana ha adattato i territori alle proprie esigenze al contempo adattando se stessa e le proprie esigenze alle geografie e agli ecosistemi con i quali ha interagito. In un ambiente così delicato da una parte e tanto ostico – morfologicamente e climaticamente in primis, ma non solo – dall’altra, questi processi hanno assunto forme e valenze ancor più peculiari ed emblematiche: si può dire che in montagna l’uomo ha dovuto, e deve ancora oggi, scendere a patti con il territorio e le sue peculiarità, in modi ben maggiori rispetto ad altri spazi più “facili” e agevolmente antropizzabili. […]
Questo è un brano dell’ultimo capitolo de Il miracolo delle dighe. Breve storia di una emblematica relazione tra uomini e montagne, il mio ultimo libro. Penso possa aiutare a comprendere meglio il senso di ciò che vi ho scritto e lo spirito con il quale l’ho fatto, in fondo lo stesso che da una vita mi spinge a vagabondare per le montagne e a cercare di coglierne l’essenza nella maniera più approfondita possibile.
Per chiunque volesse vagabondare insieme a me, ovvero al libro, alla scoperta e all’esplorazione dei territori montani e delle fondamentali narrazioni che sanno offrire:
Il miracolo delle dighe. Breve storia di una emblematica relazione tra uomini e montagne
Fusta Editore
EAN: 9791280749451
ISBN: 1280749458
Pagine: 128, con appendice fotografica
Prezzo: € 17,90
In vendita in tutte le librerie e nei bookstores on line.
⇒Qui trovate il comunicato stampa di presentazione del libro; per saperne ancora di più, cliccate sull’immagine qui sotto.
P.S.: l’immagine in testa al post è della diga di Moiry, nel Canton Vallese, Svizzera: la stessa che si vede nella copertina del libro. Foto di Dominicus Johannes Bergsma, opera propria, CC BY-SA 4.0, fonte commons.wikimedia.org. Rielaborata da Luca.]
Aaaah, che bella la montagna, la sua natura incontaminata, le vette, i boschi, i prati, i sentieri da percorrere per immergersi nel suo ambiente intatto, il benessere che sa donare lontano dalle città, bla bla bla bla…
[Foto inserita da me nell’articolo dell’Agi di Jas Min su Unsplash. Cliccateci sopra per leggerlo.]Sì, certo. Come no!
Piuttosto, evidentemente quelle che contribuiscono a creare queste montagne di rifiuti sono persone che in realtà rifiutano la montagna, non la amano come magari sostengono ma la disprezzano, dunque sarebbe forse il caso di rifiutare loro la montagna. Cioè di allontanarle da essa e dai suoi territori: se queste persone non riescono nemmeno a compiere il pur elementare sforzo di capire quanto la bellezza delle montagne sia delicata e dunque da preservare a partire dai piccoli gesti individuali – gesti peraltro di educazione e civiltà basilari, mica roba da supereroi – è bene che sulle montagne non ci salgano, ecco. Non la meritano costoro, la bellezza delle montagne, e queste non meritano di essere trattate così male da tali individui. Facciamocene tutti quanti una ragione – loro, soprattutto – e amen.
Ringrazio di cuore anche il mirabile sito web (con relative pagine social) gentechevainmontagna.it – il cui nome completo nonché assai programmatico e obiettivo è “Gente che va in montagna una volta l’anno e si sente Messner” – che a sua volta ha inserito il mio libro Il miracolo delle dighe nella lista dei dieci da regalare «se si tratta di trovare un presente per un appassionato di montagna. Comprare l’attrezzatura per il trekking o l’alpinismo è spesso un rischio se non si è esperti, come per quanto riguarda i vestiti da montagna. Cosa fare, allora, in questi casi? La risposta è andare sul classico comprando un buon libro che parla proprio di montagna, sarà sicuramente apprezzato» – così si dice nell’articolo, che potete leggere in originale cliccando sull’immagine qui sopra.
Sono molto felice e onorato di tale riconoscimento e non so se possa meritare d’essere accostato, grazie al mio libro, ad altre opere molte delle quali assai importanti e di celebratissimi autori: lo spero, sicuramente. D’altro canto spero anche che, se veramente qualcuno vorrà regalare e far leggere – o si regalerà e leggerà – il libro, la sua lettura possa far invogliare a visitare, camminare, esplorare, scoprire e conoscere le nostre montagne ben più di una solta volta all’anno e, soprattutto, con uno sguardo più consapevole, la mente attenta, il cuore aperto e lo spirito pronto a emozionarsi di fronte alla bellezza inestimabile dei loro paesaggi.
Per saperne di più su Il miracolo delle dighe, cliccate sull’immagine qui sotto: