L’editoria dell’egolatria

Devo confessare che queste diatribe fra scrittori coetanei, soprattutto coloro che sono così ben esposti sui media, mi lasciano ogni volta turbato, profondamente turbato. Anche persone che se incontri da sole si manifestano come intelligenti e modeste, due valori per me assolutamente essenziali, iniziano ad inalberarsi tanto che alla fine non conta più la ragione, il merito, conta lo scontro fra ego giganteggianti. E poi quel giochino idiota che ogni volta si manifesta: la delegittimazione dell’altro/altri che non ti capiscono – ossia non ti osannano come tu pretendi che accada – e quindi non capiscono nulla. Lunga è la strada per arrivare a Timbuctù, remota.

(Tiziano Fratus, sul proprio profilo facebook.)

Fratus dice e garantisce da par suo, con il prestigio che gli compete (a lui sì, certamente), quanto pure io vado sostenendo già da anni, che è poi il motivo sostanziale per il quale:

  1. non partecipo quasi mai a kermesse letterarie (e con “kermesse” intendo quegli eventi-passerella fatti di tanta immagine (sociale) e poca o nulla sostanza (letteraria);
  2. se vi partecipo, chiacchiero amabilmente di tutto meno (se non “incidentalmente”) che di scrittori, di editori e di certi libri;
  3. dico sempre che io non sono uno “scrittore”, sono uno che scrive libri;
  4. rido, come riderei dei passeggeri su una nave in galleggiamento precario che, piuttosto di dare una mano per evitare l’affondamento definitivo, si mettano a litigare su chi abbia più diritto a salire per primi sulle scialuppe di salvataggio.

Ecco.

P.S.: che poi è risaputo che le arti espressive siano una delle migliori “pompe” per il gonfiaggio dell’ego di chi le praticanessuno escluso. Ma in effetti pare che in troppi – nel campo letterario soprattutto – abbiano tolto il manometro della pressione, o evitino accuratamente di controllarlo.

Il “sogno di un colle” sul palcoscenico di Milano Montagna 2018

Un piccolo borgo delle Prealpi lombarde e il suo “sogno” di resilienza montana sul prestigioso palcoscenico di un grande evento dedicato alla montagna…

Sì, perché Colle di Sogno, meraviglioso luogo sospeso (in molte accezioni del termine) a 1.000 m di quota tra la pianura e le Alpi bergamasche, sui monti di Carenno (Lecco), non ha fatto solo da suggestiva quinta scenografica (vedi qui al riguardo) alla presentazione de L’Uomo del Moschel, l’ultimo libro di Davide Sapienza – uno dei più importanti autori italiani di narrativa di viaggio e del paesaggio – ma è anche stato protagonista e ha presentato al Milano Montagna Festival 2018, negli spazi di BASE Milano (con le parole e la narrazione dello scrivente ovvero con mio grande onore e piacere, nonché col fondamentale supporto di ALPES) la sua realtà, la storia, la bellezza, le peculiarità del suo territorio e, soprattutto, il proprio emblematico progetto di resilienza montana avente come motore trainante fondamentale la cultura e le pratiche culturali prima che le azioni politiche o economiche, attraverso cui conseguire poi risultati concreti anche sui lati politici e socio-economici.

Un progetto di rigenerazione del territorio che ha come principale protagonista il territorio stesso o, per dire ancora meglio, il suo Genius Loci, il dialogo e il legame tra questi e chiunque con il territorio interagisca, sia esso residente stanziale o turista/visitatore occasionale. È un legame (antropologico e sociologico) a dir poco fondamentale, questo, per dare nuova linfa alla presenza umana in loco e, grazie a ciò, giustificare e rendere sostenibile qualsiasi altra azione infrastrutturale, di fornitura di servizi e qualsivoglia attività imprenditoriale economica nonché – ultimo ma non ultimo elemento – il primario benessere esperienziale dello stare lassù, solo per poche ore o per una vita intera, appunto. Essere (consapevolmente) in un luogo – o neoluogo – in grado di produrre rinnovata identità culturale e parimenti di diventare parte sostanziale dell’identità personale di chiunque vi giunga. Perché la politica può fornire a un territorio tutte le infrastrutture e le agevolazioni possibili e immaginabili (e, per inciso, sia lode e gloria a quelle amministrazioni pubbliche che lo fanno, comprendendone l’importanza), ma se non c’è o non si genera  – e conseguentemente non si coltiva e potenzia – alcun legame tra quel territorio e le persone che lo vivono, esso sarà comunque e inevitabilmente destinato a essere abbandonato, prima o poi, e a morire.

Insomma: è un progetto tanto visionario quanto significativo, quello di Colle di Sogno: e chissà che grazie a tutto ciò non si riesca a far realmente fruttare il piccolo ma prezioso patrimonio umano di resilienza montana – i 9 abitanti attuali del borgo – per ridare piena vita (ovvero vitalità) non solo al borgo stesso ma all’intero territorio d’intorno, tanto bello da non meritare alcun possibile oblio, né ora e né in futuro.

REMINDER: domani, ore 14.30, a MILANO MONTAGNA 2018

Domani, sabato 27 ottobre, sarò ospite e porterò il mio contributo – sotto l’egida di ALPES – all’edizione 2018 del festival MILANO MONTAGNA: alle 14.30 nella sala A di BASE, con un intervento dal titolo Colle di Sogno, la cultura come elemento di resilienza montana, nel quale illustrerò il progetto di rigenerazione sociale in atto nel piccolo borgo sui monti tra Lecco e Bergamo (1000 m di quota, oltre 200 abitanti negli anni ’60, oggi 9) attraverso pratiche di produzione e diffusione culturale.

Un progetto in progress che vuole anche rappresentare una pratica innovativa ovvero alternativa. Mi spiego: salvaguardia, ripopolamento, rinascita dei luoghi alpini e dei borghi di montagna sono gli obiettivi “naturali” e necessari di numerose azioni di carattere sostanzialmente politico/amministrativo già messe in atto al riguardo su Alpi e Appennini, con l’obiettivo di rivalorizzare anche il patrimonio culturale di tali luoghi. Nel borgo prealpino di Colle di Sogno si è invece intrapreso un percorso opposto (sia chiaro: non antitetico, semplicemente alternativo), con un progetto di rigenerazione sociale che ha come motore trainante fondamentale la cultura, attraverso cui conseguire poi risultati concreti anche sul lato politico, oltre che socio-economico.

Attuando pratiche di produzione e diffusione culturali frequenti e inserite in una ben determinata progettualità a medio-lungo termine, con l’ovvio supporto di un turismo consapevole e fidelizzato basato sul concetto di place experience (in senso opposto, qui sì, a quello di customer experience), Colle di Sogno sta mettendo in pratica un emblematico tentativo di resilienza montana che trasformi la resistenza all’abbandono definitivo in rinnovata e vitale esistenza (nuovi abitanti, nuove attività commerciali e turistiche, rigenerata identità culturale, nuove prospettive di sviluppo) con i residenti attuali e futuri come protagonisti principali di una riconnessione definitiva con il Genius Loci e con il destino del borgo.

Cliccate sulle immagini per visitare la pagina dedicata all’evento nel sito di MILANO MONTAGNA e, come si dice in questi casi, save the date! Mi auguro di vedervi e incontrarvi domani a Milano, dunque: vi divertirete e ci divertiremo, statene certi!

P.S.: un ringraziamento particolare va ad ALPES e alla sua presidente Cristina Busin, che hanno reso possibile l’evento.