“Le Nostre Montagne”, un grande successo: e i monti della Val San Martino tornano a risplendere e sorprendere!

Il grande Walter Bonatti, in un celebre passaggio di uno dei suoi libri, affermò che “Le grandi montagne hanno il valore degli uomini che le salgono, altrimenti non sarebbero altro che un cumulo di sassi” riassumendo in poche ed efficaci parole il senso del particolare legame che unisce la montagna con le genti che la vivono e abitano. E se salire sui monti ha rappresentato negli ultimi 150 anni una pratica soprattutto ludico-ricreativa, da secoli l’ascendere le montagne è stata per gli uomini un’attività di scoperta, di sussistenza, di sopravvivenza, di godimento delle risorse naturali ma anche di connessione culturale, a volte di matrice spirituale, con quelle terre che si elevavano al di sopra delle pianure in senso tanto orografico quanto metaforico.
Tutto ciò ha assunto un particolare valore per un territorio montuoso proteso come pochi altri verso le pianure iperantropizzate e le loro grandi città ma al contempo capace di offrire ampi spazi di “montanità” genuina, a volte pure selvaggia: le montagne della Val San Martino, una valle aperta verso il piano di Brianza, del milanese e della bergamasca eppure assolutamente montana: non solo per l’altitudine dei suoi territori, anche per la cultura peculiare, le tradizioni, i saperi storici e, appunto, per il legame identitario delle sue genti con i propri monti.

Della storia delle montagne di questa porzione prealpina lombarda narra il nuovo quaderno edito dall’Ecomuseo Val San Martino, firmato di Ruggero Meles e significativamente intitolato Le Nostre Montagne, proprio a segnalare fin dal titolo quel secolare e profondo legame culturale al quale prima si è fatto cenno.
Il quaderno è stato presentato sabato 2 dicembre presso il Monastero di Santa Maria del Lavello, a Calolziocorte (Lecco), nell’ambito di un convegno dal titolo omonimo dedicato all’approfondimento ulteriore delle tematiche culturali (e turistiche) relative ai monti valsanmartinesi riportate da Meles nel volume, il quale ha visto un notevole e per certi versi sorprendente successo di pubblico, con la sala conferenze del Monastero gremita e numerosi presenti costretti a restare in piedi. Successo sorprendente e assai gratificante: certamente per gli organizzatori dell’evento e per i relatori ma, viene da dire, pure per le stesse montagne della Val San Martino, le quali hanno dimostrato (e dimostrano) in tal modo tutto il loro fascino, l’attrattiva e il potenziale valore turistico che possiedono.

Fabio Bonaiti, coordinatore dell’Ecomuseo Val San Martino, ha aperto il convegno introducendo il pubblico alla conoscenza della “forma” e della “sostanza” dell’istituzione supportata dalla Comunità Montana Lario Orientale Val San Martino: istituzione forse non ancora così ben conosciuta e compiutamente compresa da molti eppure di importanza a dir poco fondamentale, oggi, in quanto unico soggetto deputato allo studio, alla salvaguardia e alla conoscenza delle numerose emergenze della valle, buona parte delle quali situate proprio nella fascia montana, e per questo riferimento ideale di ogni attività materiale e immateriale che operi a favore della valorizzazione turistico-culturale del territorio valsanmartinese nonché della particolare identità della valle, storicamente “aperta” in qualità di terra di confine da secoli e di contro assai radicata ai suoi monti e al grande patrimonio culturale che custodiscono, in certi casi di eccezionale peculiarità.

Quindi Ruggero Meles ha – per così dire – “raccontato il suo racconto” dei monti della Val San Martino presente in Le Nostre Montagne, il quaderno ecomuseale principale protagonista del convegno nella sua prima uscita pubblica del quale è l’autore. Un racconto ampio, poliedrico, dinamico nello spazio e lungo il tempo durante il quale si è intessuto il profondo legame delle genti valsanmartinesi con le loro montagne; e un racconto che senza dubbio potrebbe occupare, se steso con la massima profusione narrativa, numerosi tomi, ma che Meles ha saputo mirabilmente compendiare nel quaderno senza tuttavia non togliere nulla alla messe di dettagli, alle storie, ai personaggi e alle relative vicende umane, alle nozioni geografiche e culturali, alle suggestioni turistiche nonché alla narrazione della grande bellezza di queste montagne, così ricche di tesori d’ogni sorta e così meritevoli di massima conoscenza da parte del più vasto pubblico: una conoscenza che indubbiamente il nuovo quaderno contribuirà ad accrescere e ad approfondire. Senza dimenticare, peraltro, che i monti di Val San Martino rappresentano la parte meridionale della spettacolare DOL, la Dorsale Orobica Lecchese, percorsa dall’ultimo Viaggio sulle Orobie organizzato dalla rivista Orobie e coordinato proprio da Meles, ulteriore momento fondamentale alla riscoperta e alla valorizzazione di questi monti e dei loro meravigliosi itinerari in quota.

Il nuovo quaderno ecomuseale, nel suo compito di narrazione delle montagne della Val San Martino, si affianca ad altri importanti ausili di conoscenza culturale che negli anni scorsi hanno ritratto l’intero territorio della valle: le carte dei sentieri realizzate da un attivissimo gruppo di lavoro composto da appassionati ed esperti dei monti in questione e supportato da Ingenia Cartoguide, uno dei più importanti editori cartografici italiani. Patrizio Rigodanza, patron di Ingenia, ha esposto ai presenti l’evoluzione storica delle mappe geografiche, dai primi graffiti preistorici raffiguranti i territori di caccia degli uomini del tempo fino alle tecnologie satellitari contemporanee, evidenziando tuttavia come ancora oggi, nonostante il web, le mappe on line, i navigatori e ogni altra meraviglia (o diavoleria) digitale, pure l’uomo del XXI secolo non possa rinunciare alle prerogative di lettura del territorio che solo una carta geografica può fornire, fornendo essa al contempo i riferimenti più immediati e importanti per permetterci di “ritrovarci” nel mondo che ci circonda: in fondo, dalla geografia scaturisce pure l’antropologia, e una buona carta – pur se avente scopi escursionistici e turistici: quelle prodotte da Ingenia, per inciso, sono considerate tra le migliori sul mercato in senso assoluto – tale correlazione la può dimostrare perfettamente.

Luca Rota, (ri)partendo dagli interventi precedenti e seguendo un “sentiero” dissertatorio assolutamente logico e costantemente riferito alla realtà montana valsanmartinese, ha raccontato al pubblico come grazie al quaderno ecomuseale e alle carte dei sentieri, nonché alle molteplici iniziative di valorizzazione del territorio, si possa – anzi, si debba – non solo riattivare (o rinnovare) la conoscenza culturale del territorio stesso ma pure conseguire una approfondita coscienza di luogo: una consapevolezza strutturata che partendo dalla conoscenza geografica (la rappresentazione cartografica) e dalla cognizione della sua storia e delle peculiarità fondamentali (la narrazione scritta del quaderno), possa rinvigorire l’identità culturale del territorio facendone il motore della più redditizia valorizzazione turistica, da un lato, e della salvaguardia della sua bellezza dall’altro. La montagna vive quando l’uomo vive su di essa e la rende vitale attraverso un’adeguata gestione e una sostenibile valorizzazione: per questo il quaderno ecomuseale, insieme alle carte geografiche, rappresenta un ausilio culturale fondamentale per il turista ma pure, se non soprattutto, per i locali, i quali devono essere i primi a conoscere le proprie montagne al fine di custodirle e promuoverle al meglio.

L’intervento finale del convegno, ma certo bisogna dire l’ultimo ma non ultimo per il suo significato materiale, è stato condotto da Demetrio Perucchini, il quale ha introdotto i presenti alla conoscenza di uno dei più significativi interventi di concreta riscoperta dei monti della Val San Martino, e peraltro di una delle zone di essi meno conosciuta: la costiera Ocone-Camozzera. Qui da qualche mese sono stati aperti due nuovi itinerari di salita alla vetta del Monte Ocone: un sentiero attrezzato, per escursionisti esperti ma accessibile ai più, e una via ferrata tanto ostica quanto spettacolare, che hanno veramente attivato l’attenzione di un vasto pubblico di appassionati di montagna su un versante montuoso apparentemente privo di interesse ma che invece si è rivelato ricco di potenzialità e di selvaggia bellezza, oltre che di panorami e di visuali sulle montagne orobiche e lecchesi a dir poco sensazionali. Un esempio di concreta valorizzazione del territorio, appunto, realizzato in modo per nulla invasivo e totalmente ecosostenibile, attorno al quale si è sviluppata una “sotto-zona” escursionistica che ha pure riportato alla luce (letteralmente) la secolare presenza dell’uomo pure su tali versanti così apparentemente “difficili”, ad esempio con la riscoperta dell’antica mulattiera che dal Passo del Pertüs (o degli Spagnoli) scendeva verso Valsecca in Valle Imagna, della quale si era persa traccia per lungo tempo.

A dare ancor maggiore lustro al convegno è stata la presenza di Paolo Confalonieri, neodirettore di Orobie alla sua prima uscita pubblica con tale incarico, il quale ha rimarcato il grande e proficuo fervore attorno alla DOL scaturito dal citato ultimo Viaggio sulle Orobie nonché la costante attenzione e il supporto della rivista riguardo i monti della Val San Martino, la loro bellezza, le meravigliose peculiarità paesaggistiche e culturali che offrono e le tante affascinanti storie che sanno narrare e offrire al pubblico – dei lettori e, ovviamente ancor più, dei turisti e degli escursionisti.

Gli “onori di casa” finali sono stati espressi da Carlo Greppi, Presidente della Comunità Montana Lario Orientale Val San Martino, che ha sottolineato il grande valore del convegno e il successo del suo compito primario: ridare il giusto valore alle montagne locali, piccolo/grande paradiso prealpino di rara bellezza e insuperabile fascino che merita di essere conosciuto da chiunque – anche perché chiunque transiti da questa zona d’Italia basta che sollevi gli occhi verso l’alto e, inevitabilmente, scorgerà il profilo dei monti di Val San Martino. Da tale semplice azione visiva al dare nuovo valore a quell’affermazione di Walter Bonatti, con cui si è aperto il presente scritto, ci vuole veramente poco: basta la voglia di sorprendersi, ovvero di conoscere un territorio montano straordinario, tra i più belli dell’intera cerchia alpina. Da oggi, grazie a Le Nostre Montagne, sarà una (ri)scoperta ancora più semplice e affascinante.

(Le foto del convegno sono © Giorgio Toneatto.)

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REMINDER! – Alla scoperta de “Le Nostre Montagne” (e delle vostre!), sabato 02/12 a Calolziocorte (Lecco)

Il prossimo sabato 2 dicembre 2017, alle ore 16.30, presso l’ex Convento di Santa Maria del Lavello a Calolziocorte (Lecco), si terrà il convegno Le Nostre Montagne, dedicato alla presentazione del nuovo e omonimo “quaderno” edito dall’Ecomuseo Val San Martino e delle articolate iniziative messe in atto per la valorizzazione culturale e turistica dei monti valsanmartinesi nonché, più in generale, alla conoscenza di una delle zone montane tra le più belle e spettacolari delle Alpi, vera cerniera alpestre tra la Pianura Padana e le maggiori vette lombarde ricca di innumerevoli “tesori” paesaggistici/naturalistici, escursionistici, storico-architettonici e culturali.

Sarò tra i relatori del convegno, con una dissertazione legata ad uno dei temi di cui più mi occupo e mi stanno a cuore, ovvero il legame tra l’uomo e il territorio e l’importanza fondamentale del conseguente rapporto antropologico, culturale e vitale.

(Cliccate sulla locandina per il formato più grande.)

Il convegno Le Nostre Montagne intende portare alla luce la grande bellezza, la peculiare ricchezza culturale e le notevoli potenzialità turistiche delle montagne che sovrastano la Val San Martino, dal celeberrimo gruppo del Resegone lungo la dorsale dell’Albenza fino alle porte di Bergamo. Di esse racconta il nuovo e omonimo quaderno ecomuseale firmato dallo scrittore, giornalista e alpinista Ruggero Meles, attraverso un testo ricco di nozioni, informazioni, suggestioni e spunti preziosi per la conoscenza dei monti valsanmartinesi, il quale verrà presentato nell’ambito del convegno e ne sarà il protagonista principale.

Ma lo sguardo che sabato 2 dicembre, dall’ex Convento del Lavello, sarà diretto verso i monti in questione vorrà essere completo di molte altre suggestioni e il più possibile approfondito: Fabio Bonaiti, coordinatore dell’Ecomuseo Val San Martino, illustrerà ai presenti l’essenza e la sostanza dell’ente ecomuseale, soggetto culturale e didattico fondamentale per il territorio della valle anche nella sua veste di “specchio” delle genti che la abitano e del loro patrimonio culturale; chi vi scrive introdurrà il pubblico alla comprensione del valore di un altro imprescindibile ausilio per la conoscenza del territorio, le carte geografiche ed escursionistiche di recente produzione, nonché alla loro altrettanto importante funzione culturale e formativa; Patrizio Rigodanza, cartografo ed editore, entrerà nel merito della creazione delle carte inerenti il territorio della Val San Martino, in senso assoluto tra le più aggiornate e dettagliate sul mercato e in ciò rappresentanti un prestigioso standard in materia; Demetrio Perucchini, alpinista e attivista del Gruppo Amici Monte Ocone, presenterà la più recente infrastruttura a scopo turistico attivata sul territorio in questione, la Ferrata del Monte Ocone, esempio concreto dell’attività di rivalorizzazione della zona collegata al più ampio e strutturato progetto in corso di rilancio dell’intera Dorsale Orobica Lecchese, messo in luce l’estate scorsa dal Viaggio sulle Orobie organizzato dall’omonima rivista proprio lungo il sentiero DOL.

Le Nostre Montagne vuole dunque essere un convegno dalle molteplici visioni protese tanto nello spazio montano valsanmartinese quanto nel tempo, ovvero verso un futuro di rinnovata e approfondita conoscenza, considerazione e valorizzazione delle montagne di Val San Martino: il tutto al fine di sviluppare su di esse un turismo di nuova concezione, culturalmente consapevole ed ecosostenibile dal quale trarre un “modello” di azione sul territorio efficace ed emblematicamente virtuoso, nonché grazie al quale consentire un’autentica rinascita di questi “nostri” monti, che potranno tornare a essere pienamente vivi soprattutto se l’uomo su di essi tornerà altrettanto pienamente e consapevolmente a vivere.

Mi auguro che l’evento vi possa interessare e che, dunque possiate essere presenti. Sarà un vero piacere incontrarvi e dibattere di tali tematiche e di ogni altra cosa affine.

(Le foto dell’articolo sono © Alessia Scaglia.)

Un convegno per conoscere un territorio montano tra i più belli delle Alpi, il prossimo 2 dicembre a Calolziocorte

Il prossimo sabato 2 dicembre 2017, alle ore 16.30, presso l’ex Convento di Santa Maria del Lavello a Calolziocorte (Lecco), si terrà il convegno Le Nostre Montagne, dedicato alla presentazione del nuovo e omonimo “quaderno” edito dall’Ecomuseo Val San Martino e delle articolate iniziative messe in atto per la valorizzazione culturale e turistica dei monti valsanmartinesi nonché, più in generale, alla conoscenza di una delle zone montane tra le più belle e spettacolari delle Alpi, vera cerniera alpestre tra la Pianura Padana e le maggiori vette lombarde ricca di innumerevoli “tesori” paesaggistici/naturalistici, escursionistici, storico-architettonici e culturali.

Sarò tra i relatori del convegno, con una dissertazione legata ad uno dei temi di cui più mi occupo e mi stanno a cuore, ovvero il legame tra l’uomo e il territorio e l’importanza fondamentale del conseguente rapporto antropologico, culturale e vitale.

(Cliccate sulla locandina per il formato più grande.)

Il convegno Le Nostre Montagne intende portare alla luce la grande bellezza, la peculiare ricchezza culturale e le notevoli potenzialità turistiche delle montagne che sovrastano la Val San Martino, dal celeberrimo gruppo del Resegone lungo la dorsale dell’Albenza fino alle porte di Bergamo. Di esse racconta il nuovo e omonimo quaderno ecomuseale firmato dallo scrittore, giornalista e alpinista Ruggero Meles, attraverso un testo ricco di nozioni, informazioni, suggestioni e spunti preziosi per la conoscenza dei monti valsanmartinesi, il quale verrà presentato nell’ambito del convegno e ne sarà il protagonista principale.

Ma lo sguardo che sabato 2 dicembre, dall’ex Convento del Lavello, sarà diretto verso i monti in questione vorrà essere completo di molte altre suggestioni e il più possibile approfondito: Fabio Bonaiti, coordinatore dell’Ecomuseo Val San Martino, illustrerà ai presenti l’essenza e la sostanza dell’ente ecomuseale, soggetto culturale e didattico fondamentale per il territorio della valle anche nella sua veste di “specchio” delle genti che la abitano e del loro patrimonio culturale; chi vi scrive introdurrà il pubblico alla comprensione del valore di un altro imprescindibile ausilio per la conoscenza del territorio, le carte geografiche ed escursionistiche di recente produzione, nonché alla loro altrettanto importante funzione culturale e formativa; Patrizio Rigodanza, cartografo ed editore, entrerà nel merito della creazione delle carte inerenti il territorio della Val San Martino, in senso assoluto tra le più aggiornate e dettagliate sul mercato e in ciò rappresentanti un prestigioso standard in materia; Demetrio Perucchini, alpinista e attivista del Gruppo Amici Monte Ocone, presenterà la più recente infrastruttura a scopo turistico attivata sul territorio in questione, la Ferrata del Monte Ocone, esempio concreto dell’attività di rivalorizzazione della zona collegata al più ampio e strutturato progetto in corso di rilancio dell’intera Dorsale Orobica Lecchese, messo in luce l’estate scorsa dal Viaggio sulle Orobie organizzato dall’omonima rivista proprio lungo il sentiero DOL.

Le Nostre Montagne vuole dunque essere un convegno dalle molteplici visioni protese tanto nello spazio montano valsanmartinese quanto nel tempo, ovvero verso un futuro di rinnovata e approfondita conoscenza, considerazione e valorizzazione delle montagne di Val San Martino: il tutto al fine di sviluppare su di esse un turismo di nuova concezione, culturalmente consapevole ed ecosostenibile dal quale trarre un “modello” di azione sul territorio efficace ed emblematicamente virtuoso, nonché grazie al quale consentire un’autentica rinascita di questi “nostri” monti, che potranno tornare a essere pienamente vivi soprattutto se l’uomo su di essi tornerà altrettanto pienamente e consapevolmente a vivere.

Mi auguro che l’evento vi possa interessare e che, dunque possiate essere presenti. Sarà un vero piacere incontrarvi e dibattere di tali tematiche e di ogni altra cosa affine.

Vivere per qualche istante una “vita da Sogno”? Domenica 10/09, a Colle (di Sogno) si può!

Domenica 10 Settembre prossimo, nell’ambito dell’edizione 2017 di Piccoli passi tra Natura, Arte e Sapori, la cui locandina vedete qui accanto (cliccateci sopra per scaricarla in un formato jpeg più grande), avrò nuovamente l’onore di farvi da guida alla visita dell’intrigante bellezza, delle peculiarità storiche e architettoniche, dell’arte, delle leggende e dei misteri di Colle di Sogno, uno dei più bei borghi di montagna delle Prealpi lombarde, autentico piccolo/grande tesoro di cultura capace di narrare una storia poetica che sa coinvolgere chiunque.
Camminando insieme tra le vie del borgo, immersi nel suo incanto di pietra e di legno quale fulcro di un paesaggio naturale sublime e maestoso, vi racconterò una storia fatta di tante storie, di genti, animali, alberi, rocce, usanze, tradizioni, emozioni, percezioni, di un’identità che è la personalità del Genius Loci di un luogo così potente e peculiare. È l’ecostoria di un forte legame tra l’uomo e il paesaggio costruito lungo i secoli e tutt’oggi ben presente, nonostante lo spaesamento generato da un progresso che dei luoghi come Colle di Sogno ha troppo spesso ignorato la cultura fondante. Ma la resilienza è in atto, e trova la più solida base proprio nella bellezza del luogo e della sua storia: in fondo, averne conoscenza, comprenderne il valore, entrare in essa e fare in modo che il luogo entri in chi lo visita e lo conosce, è la migliore, reciproca forma di salvaguardia e di godimento di quella bellezza. Che può salvare il mondo, appunto: proprio come sancì il dostoevskijano Principe Myškin – ma pure, più pragmaticamente, come può comprendere chiunque visiti Colle di Sogno! Peraltro in un’occasione festosa e divertente come quella offerta da Piccoli passi tra Natura, Arte e Sapori, e con la piacevolissima possibilità di gustarsi un ottimo spuntino presso la Locanda del borgo!

Fossi in voi ci farei un salto, insomma! La stagione è favorevole, il clima è dolce e più clemente di quello di piena estate, il luogo affascina da sempre chiunque lo visiti, il paesaggio riempie l’animo di luce e di piacere. Un’occasione da non perdere, senza dubbio!
Ribadisco: trovate ulteriori informazioni sulla locandina, oppure qui. E se volete conoscere meglio (o approfondire la già acquisita conoscenza) dei bellissimi itinerari escursionisti della zona, date un occhio qui.

REMINDER! Un meraviglioso documentario possibile sulla DOL – e un crowdfunding per realizzarlo!

Manca solo una settimana alla conclusione del crowdfunding aperto su Eppela per finanziare il documentario sui monti della DOL, la Dorsale Orobica Lecchese, una delle zone alpine più belle e affascinanti d’Italia. Mi permetto di rinnovare l’invito a partecipare al crowdfunding: a ringraziarvi per la vostra generosità ci saranno non solo e non tanto il sottoscritto, chi sta lavorando alla realizzazione del documentario o chi altri stia collaborando al progetto sulla DOL, ma in primis ci sarà il territorio, ci saranno i monti con le loro rocce, i canaloni, le valli e i valloni, gli alpeggi, le acque dei torrenti e dei laghi, i boschi e i prati, i fiori, gli animali, l’aria e il cielo che sovrasta questa dorsale che dalla catena alpina scende verso la pianura portandosi appresso una quantità incredibile di “tesori” paesaggistici, naturalistici, storici, antropologici, enogastronomici, culturali sovente unici in tutte le Alpi. Questo è il ringraziamento più importante: quello delle persone e delle genti lo è a sua volta, assolutamente, ma il grazie che scaturisce della Terra resta nel tempo e vi resterà impresso per sempre nel cuore e nell’animo, perché è fatto delle stesse “parole” con cui ci parla la vita nella sua accezione più piena e completa.
E, comunque, grazie di cuore anche da me!

In questi giorni vi ho parlato più volte della DOL, la Dorsale Orobica Lecchese, anche grazie alla quinta edizione del trekking di In Viaggio sulle Orobie del cui gruppo di viaggiatori ho avuto l’onore e la fortuna di far parte – qui trovate tutti gli articoli dedicati al tema. Più volte, dunque, vi ho parlato della grande bellezza, della spettacolarità, del fascino di questo itinerario montano, certamente tra i più sorprendenti dell’intero arco alpino, e di come uno degli scopi del trekking sia quello di rilanciare e rivalorizzare l’itinerario e l’intero territorio attraversato da esso, ricchissimo di tesori paesaggistici, naturalistici, storici, architettonici, enogastronomici e culturali in genere, per fare in modo che una rinnovata frequentazione di esso diventi anche un’altrettanto rinnovata prospettiva di sviluppo, sotto ogni punto di vista (e non solo da quello meramente turistico, dunque) per questa zona delle Alpi Centrali.

Per raggiungere tale scopo, durante In Viaggio sulle Orobie, il fotografo e regista Carlo Limonta ha girato un documentario col quale ha raccolto tutta la bellezza e la potenzialità della DOL, facendone lo strumento peculiare di un progetto ideato da Ruggero Meles che supporta il rilancio del territorio attraversato dal trekking.
Per sostenete tale progetto è stato attivato un crowdfunding sulla piattaforma di Eppela, al fine di poter realizzare e produrre concretamente il documentario dunque, in questo modo, permettere la messa in atto degli scopi di cui vi ho detto – ma pure, in primis, per far conoscere una zona tanto bella a chi non l’abbia ancora visitata.
Vi invito caldamente a contribuire al crowdfunding, e non solo per l’importanza e il valore del progetto in sé: in verità – per così dire – ogni contributo donato è e sarà una particella luminosa in grado di illuminare nuovamente queste meravigliose montagne, la loro antica e affascinante cultura, le genti che le abitano, le loro tradizioni, i tesori che il territorio offre a chi lo visita e, appunto, lo spettacolare itinerario della DOL, vera e propria cerniera alpina capace di unire tutto quanto sopra in una dimensione di fondamentale importanza culturale, dalla quale chiunque – locali residenti e forestieri visitanti – può e potrà ricavare le più sublimi sensazioni di bellezza.

Cliccate sul pulsante qui sotto per visitare la pagina di Eppela dedicata al progetto, conoscerlo in ogni dettaglio e per contribuire:

Questo è invece il teaser trailer del documentario, il quale – ribadisco – sarà prodotto solo se l’obiettivo fissato dal crowdfunding verrà raggiunto:

Grazie di cuore fin d’ora per ciò che potrete e vorrete fare. E, se già non la conoscete e prima o poi la percorrerete, la Dorsale Orobica Lecchese, vi potrete assolutamente rendere conto di come non ci voglia granché per sentirsi parte di un valore inestimabile… solo un minimo di allenamento, un buon paio di scarpe e un pizzico di generosità!