Benvenuti nel Toxicocene

Viviamo un’epoca che dalla scienza viene definita Antropocene, “nella quale all’essere umano e alla sua attività sono attribuite le cause principali delle modifiche territoriali, strutturali e climatiche.” (cfr. Wikipedia).
Tuttavia, guardiamoci un po’ intorno, nel mondo che ci circonda, con mente vivida e lucida.

Il clima sta cambiando per mano dell’uomo, appunto, e per molti versi in peggio nei confronti del modus vivendi adottato in questa epoca dalla nostra civiltà. Gli oceani e i mari traboccano di rifiuti, plastici e non solo, che poi i pesci si mangiano – e noi mangiamo quei pesci. Il sottosuolo è infarcito di altri rifiuti più o meno industriali, che inquinano le falde acquifere e ammorbano le colture, per non parlare dell’aria che respiriamo nelle zone più urbanizzate del pianeta. Restiamo saldamente legati ai combustibili fossili, la cui estrazione da un lato deturpa il pianeta e dall’altro lo avvelena, mentre i governi del mondo, salvo rari casi, sembrano poco o nulla interessati ad uno sviluppo autentico delle energie alternative. Nelle guerre contemporanee non ci si fa scrupolo di utilizzare le più spaventose armi chimiche – Siria docet – ma pure ove non si sparino missili o si facciano cadere bombe i confronti geopolitici internazionali attuali sono di frequente fatti di scambi maligni e velenosi. Persino lo spazio orbitale attorno alla Terra si sta ingombrando di cosiddetti “rifiuti spaziali”… E che dire dell’animo delle persone comuni? Quanto è ricolmo di tossine, di veleni, di livori del tutto antitetici a qualsiasi progresso civile? Quanto la nostra civiltà, la nostra società, in mille modi anche opposti ma sempre di simile sostanza, sta diventando tossica, come se stesse inesorabilmente assorbendo i veleni che il genere umano continua a spargere per il mondo e l’ambiente?

Ecco: la nostra epoca attuale, ancor più che “Antropocene”, dovrebbe ormai chiamarsi Toxicocene.
Questo è, sfortunatamente per noi tutti.

P.S.: il titolo di questo post ovviamente rimanda a quello del libro di Paul Crutzen dal quale viene il nome dell’attuale era geologica, ovvero Benvenuti nell’Antropocene.

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Sudati

Si sta come

d’estate

sui balconi

i gelati.

(Non me ne voglia il grande Ungaretti coi suoi Soldati – del qual testo centenario proprio quest’anno non è certo mia intenzione profanare senso e valore, sia chiaro – ma qui, nonostante ci siano in giro i soliti decerebrati che «Ah, quest’anno fa meno caldo degli altri anni, allora questa storia dei cambiamenti climatici è una bufala!» e altre scempiaggini del genere, la situazione è sempre più bollente – vedi qui. È bene ricordarlo, e con una certa frequenza, perché ogni decimo di grado d’aumento nelle temperature medie rende sempre più inevitabile la fine che fanno i gelati messi sui balconi sotto il Sole estivo. E i “gelati” siamo noi, qui.)

P.S.: e per rendersi conto di cosa potrebbe concretamente accadere – o cosa accadrà, ahinoi – in seguito all’aumento delle temperature medie del pianeta, leggete qui.

 

Se sul futuro della montagna i bambini imparano mentre gli adulti vaneggiano…

(Articolo pubblicato su altavita.com il 20/11/2017):

In tempi di sempre più profondi cambiamenti climatici, di imminente estinzione dei ghiacciai alpini (la principale riserva di acqua potabile a nostra disposizione, è bene ricordarlo), di palesi gravi problemi di siccità, e posto lo stato di fatto del mercato turistico invernale attuale, credere di poter rilanciare stazioni sciistiche (in passato già fallite, peraltro) attraverso nuovi impianti di innevamento artificiale è un po’ come affannarsi a nuotare in una piscina priva di acqua sperando di riuscire ad arrivare dalla parte opposta prima di sfinirsi inevitabilmente per l’inutile sforzo. La prova di una dissennatezza profonda nonché d’una grande mancanza di cultura, insomma.

Veramente c’è da riporre ben poca fiducia in siffatti amministratori pubblici, membri di una fin troppo numerosa fazione alla quale evidentemente nulla interessa del proprio territorio e della sua autentica salvaguardia e tutto interessa di propri personali tornaconti – ovvero, in alternativa a ciò, ai quali amministratori pubblici la testa non deve più tanto funzionare bene da parecchio tempo, ormai.

E veramente, di contro, c’è da porre la massima fiducia (e l’altrettanta speranza) in una nuova generazione di cittadini-montanari civicamente consapevoli dell’importanza, del valore e delle potenzialità dei propri monti sui quali, sia chiaro, si potrà pure praticare lo sci su pista ma solo in modo totalmente sostenibile, sia ambientalmente che economicamente, ma in primis ove possano finalmente nascere nuove (o rinnovate) forme di turismo in virtuosa armonia con l’ambiente montano le quali, se ben concepite e messe in atto, saranno senza alcun dubbio ben più remunerative di quelle fino ad oggi praticate e stoltamente perseverate. Con l’aggiunta di avere una montagna nuovamente e veramente viva, vitale, salvaguardata e valorizzata al meglio, e non il solito, vile e dannoso divertimentificio alpino: quello che la montagna la svilisce, la soffoca e, inesorabilmente, la uccide.

P.S.: ennesimo grazie a Michele Comi, che sulla propria pagina facebook ha pubblicato i due articoli ripresi nell’immagine in testa al presente post, rimarcandone la sconcertante contraddizione.

Lo “sciatore” cadaverico e i “dottori” killer

(Articolo pubblicato il 04/11/17 su altavita.com)

Escavazione di nuove piste sciistiche a Caspoggio (Valmalenco, Sondrio), poco oltre i 1.000 metri di quota.

“Il salvataggio dello sci agonizzante (in questo caso morto e sepolto) può passare attraverso la realizzazione di nuove piste poco sopra i 1000 metri di quota?”

Così si chiede Michele Comi, guida alpina valtellinese tra le più preparate e sensibili in senso generale sulla montagna, sulla propria pagina facebook. Per chiunque abbia buon senso, tale domanda è ovviamente retorica e la risposta scontata. Purtroppo non è così per ancora troppi politici e amministratori locali: una nuova pioggia di soldi pubblici arriva dalla Regione Lombardia sulle imprese dello sci su pista (per gran parte in situazione di default imminente e inevitabile) in spregio a qualsiasi valutazione sulla realtà climatica ed economica attuale della montagna nonché, appunto, di qualsiasi buon senso, e senza alcun cenno ad una volontà di ripensare il settore (se non con vaghi accenni evidentemente funzionali a fare da specchietto delle allodole per i più ingenui), proprio per salvare il salvabile, ove sia ragionevole, e modificare le strategie per tutto il resto. Non è una questione di “criminalizzare” le imprese dello sci su pista, sia chiaro, ma di mera (e fondamentale) comprensione della realtà e di minima visione del futuro basata sulla più ordinaria e assennata logica. Qualcosa di assolutamente “normale” in una situazione (climatica ed economica) sempre più anormale, mentre si continua a pretendere di imporre soluzioni totalmente anormali spacciandole come fossero la normalità. Con soldi pubblici a vantaggio di privati, peraltro: altra evidente anormalità.

In questo modo, io credo, la montagna non la si aiuta affatto, anzi: semmai così la si sfinisce ancor più subdolamente e letalmente.

C’è sempre più un brutto clima, dalle nostre parti…

Lo scrivevo già il 21 aprile scorso in questo post: “In molte zone del Nord Italia c’è il serio pericolo di una siccità senza precedenti.” Ecco, purtroppo era realmente serio, quel pericolo (sopra, uno dei tanti giornali che ne hanno parlato in questi giorni). E, sia chiaro, non serviva essere esperti climatologi per capire la gravità della situazione, ma solo coltivare un minimo senso civico e un’altrettanto piccola coscienziosità ambientale.

Tuttavia – di nuovo ribadendo quanto affermavo allora – temo che la portata dei cambiamenti climatici in corso, e ancor più la comprensione delle loro conseguenze, continuino a non essere comprese, ovvero a essere sostanzialmente ignorate – non solo qui ma un po’ ovunque, sul pianeta. “Not in my backyards” dicono gli anglosassoni: basta che accada fuori dal mio cortile di casa, insomma. Se crepa(va)no di sete altrove, amen (e guai se poi costoro fuggono dai quei loro sfortunati paesi e vengono qui a fare gli “immigrati”!); ora tuttavia il cortile è proprio il nostro, e pure l’Italia, se il degrado climatico non cambia, sarà sempre più a rischio desertificazione. Il che è un assurdo, vista la tanta acqua che in condizioni normali abbiamo sempre avuto a disposizione: ma ora fa sempre più caldo, d’inverno cade meno neve, non piove per lunghi periodi, i ghiacciai alpini si stanno liquefacendo privandoci di una preziosissima riserva d’acqua potabile, i fiumi sono sovente in secca, i laghi restano per lungo tempo sotto i livelli minimi. E se fossimo noi a rischiare di diventare profughi climatici, in un prossimo futuro?

Sia chiaro, non voglio affatto eccedere in tremendi catastrofismi: la mia è grande, pura e vivida preoccupazione. Credo d’altro canto che non si possa non considerare l’eventualità che le peggiori previsioni riguardo i cambiamenti climatici in corso siano addirittura migliori della situazione reale – ovvero che il clima stia cambiando, in peggio, anche più rapidamente di quanto previsto.

Ugualmente, credo – anzi, sono fermamente certo, a fronte di lampanti innegabili dati scientifici, che si debba pure cominciare a mettere una volta per tutte al bando quelle voci che invece negano i cambiamenti climatici. Di più: fosse per me, quantunque la cosa possa essere impossibile, istituirei il reato di negazionismo climatico, alla stregua di altre violazioni – immateriali, ma dalle conseguenze ben concrete – dei diritti umani.

E se ritenete che nello scrivere ciò stia pensando, ad esempio, a un certo presidente di una certa grande potenza mondiale recentemente eletto in modo assolutamente democratico (salvo influenze esterne attualmente sotto indagine, ovvio), avendo tra i punti del suo programma elettorale proprio la negazione del cambiamento climatico per cause antropiche e agendo contro gli accordi sul clima ratificati per mera arroganza politico-lobbistica (vedi sopra, riguardo all’incapacità diffusa di comprendere la questione da parte di certo elettorato), arrivando a scrivere cose del genere… beh, non sbagliate affatto.