Kim Trump e Donald Jong-un

Non so, ma io credo che lo “storico” vertice tra Donald Trump e Kim Jong-un servirà soprattutto per stabilire quale dei due leader abbia la capigliatura più buffa.

Ma certamente sarò ben felice di potermi sbagliare, al riguardo, e di felicitarmi col mondo intero se si verrà a sapere che avranno entrambi trovato un parrucchiere più in grazia.

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Cambiamenti (del clima) e immobilità (dell’uomo)

Mi viene molto difficile non percepire la brutta sensazione che buona parte delle persone, un po’ ovunque nel mondo, non si rendano veramente conto del rischio ambientale che il nostro pianeta sta correndo, dei danni che la nostra civiltà ha già ampiamente causato, della situazione reale in merito ai cambiamenti climatici e al futuro prossimo che ci potrebbe aspettare, se le previsioni più negative dovessero avverarsi.

Senza dubbio negli ultimi anni la sensibilità sul tema è aumentata, i media ne parlano – seppur con troppo frequente superficialità – il tema sembra (sembra!) essere nell’agenda di molti governi. Tuttavia, ribadisco, ancor più del poco impegno dei politici se non del disimpegno di qualcuno di essi, mi preoccupa il sostanziale disinteresse di ancora tanta gente: come se tutt’oggi bastasse un buon condizionatore d’estate, un efficiente riscaldamento d’inverno oppure una per ora normale disponibilità di acqua (per chi gode di tali fortune) a farci credere al sicuro, non toccati dal problema o solo sfiorati, a farci pensare che sì, forse quello che dicono è vero ma la situazione non è così grave, ce la possiamo cavare, tutto sommato.

E se invece fosse già ora ben più grave di quanto sia constatabile? Se, come sostengono molti studiosi, il grosso del cambiamento climatico, che deriva dall’alterazione di meccanismi naturali i cui effetti si sviluppano nel lungo periodo, dovesse ancora realizzarsi e quelli che constatiamo ora è solo l’inizio? Se quello che i vari paesi stanno cerca di attuare – contenimento dei gas serra e degli altri inquinanti, diffusione delle energie rinnovabili, impegni di mantenimento dell’aumento delle temperature entro certi limiti, eccetera – non dovesse fin d’ora essere sufficiente a porre riparo ai danni giù causati? Siamo (saremmo) pronti – non solo scientificamente e tecnologicamente ma pure culturalmente e socialmente – ad affrontare un tale scenario? Siamo capaci di concepire quali conseguenze potrebbe avere, su scala globale? Oppure il nostro bel condizionatore e la doccia di casa col suo abbondante getto di acqua ci continueranno a illudere ancora per lungo tempo? In effetti, ci vantiamo di abitare in un mondo totalmente conosciuto e iperconnesso ma le calotte polari in scioglimento restano ancora così lontane, e lo stesso per le acque oceaniche ricoperte di rifiuti plastici,

Tante domande, certo, ma ben poche risposte, al momento. E a fronte di una domanda – fondamentale, peraltro – se si vuole trovare una buona risposta bisogna pensarci bene, riflettere, ponderare ogni cosa, ogni elemento al meglio, e fare in modo che quella risposta sia la migliore possibile, e non un ennesimo sbaglio. Potrebbe essere quello finale.

(Immagine in testa al post: Jorge Gamboa, “The tip of an iceberg“)

Una risposta per Capaci, 25 anni dopo

A 25 anni dalla strage di Capaci – data tragicamente fondamentale nella storia d’Italia contemporanea, ben al di là del mero valore delle annuali commemorazioni – e proprio riflettendo sulla sua spaventosa consistenza storica, mi viene da ritenere che la domanda fondamentale da porsi, ancor più di quelle su chi sia stato, sul “come” e sul “perché”, che ho visto riportate dai media in questi giorni, è: la morte di Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e tutti gli altri funzionari dello Stato Italiano che hanno veramente combattuto la malavita organizzata rimettendoci per questo la vita, è servita a qualcosa? E non lo chiedo riguardo tanto la consapevolezza civica diffusa nella società in tema di mafie, quanto circa la realtà concreta della lotta dello Stato verso le mafie.

Perché – inutile rimarcarlo – se la perdita di tutti quegli uomini così valenti, fossero procuratori, giudici, funzionari delle Forze dell’Ordine o semplici agenti, non fosse servita allo Stato per sradicare nella maniera più incisiva e profonda possibile la presenza della malavita organizzata dal proprio corpo istituzionale e dalla società civile sottoposta, sarebbe per lo Stato stesso una colpa di gravità inaudita. O, per dirla altrimenti, un’ammissione di colpevolezza.

Dopo 25 anni dall’eccidio di Capaci, penso sia il caso di dare una risposta, a questa domanda. La coscienza civica nazionale non può e non deve avere macchie, in questo caso.

Perdita della memoria collettiva, la grande malattia italiana (Paolo Rumiz dixit #3)

Il sacro timore non c’è più. L’assistenzialismo ha ucciso tutto, anche la percezione del degrado, e dietro a questa rimozione c’è la voglia di dimenticare una misera identità contadina. E’ la grande malattia italiana; ma mentre in Veneto questa fuga è diventata furia produttiva, in Calabria e Basilicata si è trasformata in furia consumistica. Una perdita di memoria a causa della quale non vedi più nemmeno il futuro. Ti rimane addosso un oscuro senso di incertezza, cui reagisci ricorrendo all’indigestione da supermercato, ai cartomanti, agli indovini. Intanto, la vecchia paura rinnegata ne produce infinite altre – gli immigrati, la piccola criminalità, il terrorismo – perfettamente intercambiabili tra loro.

(Paolo Rumiz, La leggenda dei monti naviganti, Feltrinelli, 2007, pag.324)

rumiz-alberoRumiz condensa in questo passo una delle grandi malattie (non “la”, a mio modo di vedere e purtroppo… fosse solo quella!) dell’Italia moderna e contemporanea. Perdita di memoria, ovvero correlata e inevitabile perdita di identità culturale, sociale e antropologica: ne risulta un popolo debole, scollegato dal territorio in cui vive e dalle sue specificità storico-geografiche, incapace di generare un adeguato senso civico perché privato delle basi fondamentali affinché si possa formare e dunque, per tutto ciò, (de)cadente in fenomenologie sociali (o sociopatiche) come quelle indicate da Rumiz, scambiate per prove di forza (la rabbia contro gli immigrati, ad esempio) e invece segni di profondissima debolezza.
In tal modo, appunto per citare un esempio diffuso, si crede una fortuna che fuori casa, sull’ennesimo campo agricolo abbandonato, sorga l’altrettanto ennesimo centro commerciale, quando invece rappresenta un altro sfregio al territorio, al tessuto sociale ed economico, alla sua cultura, alla sua identità. In tali condizioni, che poi si manifestino innumerevoli casi di degrado, di criminalità, di mancata integrazione, di disordine sociale è solo questione di tempo. Ma in quel centro commerciale c’è pure l’aria condizionata… quando fa caldo dentro si sta bene, e si dimentica tutto il resto. Amen.

P.S.: qui potete trovare la personale recensione a La leggenda dei monti naviganti.

INTERVALLO – Milano, Biblioteca Chiesa Rossa

chiesa-rossa2Nell’ex stalla di una tipica cascina lombarda del Seicento è stata inaugurata nel 2004 la nuova sede di uno dei più bei luoghi pubblici di Milano dedicati ai libri e alla lettura, la Biblioteca Chiesa Rossa. La ristrutturazione ha recuperato l’architettura originaria in modo da creare una sospensione tra interno ed esterno grazie alle ampie vetrate sul parco che la circonda e ai portici coperti che ben si prestano, nella bella stagione, alla lettura e allo studio come alle varie manifestazioni culturali proposte. Gli scaffali in alluminio e legno e gli arredi moderni e colorati che la completano, creano un mix d’effetto tra tradizione e modernità.

chiesa-rossa3chiesa-rossa1chiesa-rossa4La collocazione della Biblioteca in un ambiente ex rurale, oggi contiguo al Parco Agricolo Sud Milano, connota la struttura di una spiccata sensibilità per questo particolare contesto. Ogni anno a maggio diventa così la sede di un convegno socio-gastronomico che intreccia la riflessione sul cibo e sul linguaggio per rafforzare la coscienza alimentare e culturale dei consumatori.
Cliccate sulle immagini per visitare le pagine web della biblioteca nel sito del Comune di Milano.