Il petrolio italiano

Quindici minuti di applausi? No, sono stati 18 minuti di applausi a tutta la cultura italiana perché questo è un momento in cui l’Italia celebra tutta la sua bellezza nonostante i tagli, perché questo è il petrolio italiano, il nostro tesoro, con la cultura si mangia e mangiano tutti. L’opera lirica è il futuro sicuro perché abbiamo bisogno di arte, non bastano i like.

Sono parole di Davide Livermore, regista della Tosca andata in scena alla Scala di Milano come “prima” della stagione 2019/2020, citato con risalto su “RSI News” oltre che su pochi media italiani. Pochi, sì. Perché l’Italia persevera ormai “strategicamente”, lo si sa, nell’ignorare il grande tesoro culturale che avrebbe a disposizione e che la renderebbe oltre modo ricca. Nonché intelligente e assennata: doti che stridono fortemente con la quotidianità nazionale e con il degrado socioculturale che la contraddistingue. D’altro canto è bello constatare tutto questo interesse per la prima scaligera e il suo successo di pubblico e critica: veramente l’opera lirica è uno dei più preziosi patrimoni italiani, una parte importante di quel tesoro di cultura e di bellezza che può salvare il mondo italiano. Unica possibilità di salvataggio, peraltro, anche dallo scempio devastante della politica nostrana. Ecco.

(Nel video: Anna Netrebko nell’aria Vissi d’Arte della Tosca di Giacomo Puccini, Teatro alla Scala di Milano, 7 dicembre 2019.)

Piero Terracina, 1928-2019

La memoria non è il ricordo; il ricordo si esaurisce con la fine della persona che ricorda il suo vissuto. La memoria è come un filo che lega il passato al presente, è proiettata nel futuro e lo condiziona.

(Piero Terracina, 1928-2019)

È assai significativo che una figura della memoria così importante come Piero Terracina leghi, non solo metaforicamente, il passato con il futuro, facendo di questo una proiezione del primo. Significativo dacché il nostro presente pare voler dimenticare pervicacemente il passato, negandone la memoria o quanto meno ignorandola, così soffocando sul nascere qualsiasi proiezione verso il futuro ovvero qualsiasi programmazione, progettazione, invenzione di un buon futuro. Si vive in un eterno presente come se “ieri” fosse già preistoria e come se “domani” non dovesse mai arrivare: una condizione di smemorato immobilismo culturale, e di conseguenza sociale, politico, antropologico, che alla fine si trasforma in una sostanziale privazione di libertà.

Forse anche per questo che Piero Terracina ha saputo pronunciare parole emblematiche come quelle citate – che ho tratto da qui. La foto è invece tratta da “Moked”: cliccandoci sopra potrete leggere un articolo a ricordo di Terracina tratto dal portale.

Il Natale intimidatorio

Mentre scrivo, mancano ancora alcuni giorni al Santo Natale; quindi mi trovo nel momento in cui più faticosa e coatta è la macchina intimidatoria con cui si cerca di tenere a bada l’orrore dell’evento. Giacché appartiene certamente alla regione dell’orrore.

(Giorgio Manganelli, Il presepio, Adelphi Edizioni, 1992.)

Non sono nessuno per poterlo dire ma ci tengo comunque a dire che, per me, Manganelli è uno dei più grandi tesori in assoluto della letteratura italiana. Un altro di quelli che, se così posso dire, “oggi non ne nascono più“. Da leggere sempre e comunque.

(Immagine di Manganelli tratta da qui, da me rielaborata.)

Le uova “fresche” meno fresche

L’uovo è oggi il nutrimento più a buon mercato. Ha la proprietà di essere maschile al singolare e femminile al plurale. Al venditore di uova potrei chiedere: «Mi dia il primo di quelle due uova». Se poi volessi sapere il grado di freschezza delle uova, lo stesso venditore mi indicherebbe tre cartelli: «fresche», «freschissime», «da bere»; da cui risulta che le uova fresche sono le meno fresche.

(Aldo Buzzi, L’uovo alla kok, Adelphi Edizioni, 1979-2002, pag.57.)

La squola itagliana

Nei Paesi Ocse in media solo uno studente su 10 si dimostra in grado di riconoscere un fatto da un’opinione, decifrando messaggi impliciti contenuti in un testo. In Italia il dato è ancora più grave: appena uno studente su 20.

(Andrea Schleicher, capo della Direzione Istruzione/Educazione dell’OCSE e responsabile del programma PISA – Programme for International Student Assessment, citato in questo articolo dell’AGI.)