Il “tempo”, al tempo del coronavirus

Questo periodo così bizzarro nel quale siamo rimasti catturati – al netto della sua tragicità – suscita pure sensazioni e percezioni altrettanto “bizzarre” o quanto meno diverse da quelle usuali. Ad esempio, per dirne una che personalmente colgo, che il tempo scorra in modo differente dal solito. A chi è forzatamente confinato in casa forse sembrerà che trascorra più lentamente; a me, invece, pare che in questi giorni il tempo passi più alla svelta, al punto da contestarmi di aver fatto all’apparenza poco di ciò che avrei da fare rispetto al tempo che dovrei avere a disposizione. Non so se anche voi cogliete queste sensazioni, o ne avete altre similari, in queste giornate tanto inedite e inopinate.

D’altro canto, mi viene da pensare che questa mia percezione in fondo conferma ciò che la fisica contemporanea sancisce, cioè che il tempo, per come lo intendiamo ordinariamente, non esiste, ma è un’espressione e manifestazione del moto nello spazio. Anche in senso assai pragmatico e quotidiano, se lo associo al variato moto vitale che stiamo tutti vivendo – di chi è chiuso in casa senza nulla o quasi da fare o di chi comunque lavora e magari per necessità essenziali anche più di prima. E a tal proposito mi viene in mente quanto sosteneva Heidegger già nel 1924, quando pubblicò Il concetto di tempo, cioè che il tempo esiste e si definisce solo nella misura in cui ci sono (esistono) esseri umani, ovvero che l’unica reale certezza riguardo il tempo è che sta tutto e solo nella mente umana. «L’esserci, compreso nella sua estrema possibilità d’essere, è il tempo stesso, e non è nel tempo» scrive a pagina 40 dell’opera, come a dire: noi siamo il tempo, dunque solo noi possiamo stabilire il nostro tempo e lo possiamo fare nel vivere la vita. Ovvio che, per ricollegarsi alla visione della fisica contemporanea e al legame indelebile tra tempo e moto, dunque spazio, viene da dire che più ci si muove a far cose buone, nello “spazio” della nostra quotidianità, più si può dire di spendere bene il nostro tempo.

Ecco. Questi momenti inopinati che l’esistenza ci presenta, oltre alla ineluttabile solidarietà verso chi ne sta subendo i danni più dolorosi, possono servire anche a riflettere meglio su molte cose della vita. È meglio approfittarne, ora che “abbiamo tempo” per farlo.

Ozio e inattività

Nel nostro mondo l’ozio è diventato inattività, che è tutt’altra cosa: chi è inattivo è frustrato, si annoia, è costantemente alla ricerca del movimento che gli manca.

(Milan Kundera, La lentezza, Adelphi, 1995. L’immagine di Kundera è tratta da qui.)

Lentezza e memoria

C’è un legame stretto tra lentezza e memoria, tra velocità e oblio. […] Nella matematica esistenziale questa esperienza assume la forma di due equazioni elementari: il grado di lentezza è direttamente proporzionale all’intensità della memoria, il grado di velocità è direttamente proporzionale all’intensità dell’oblio.

(Milan Kundera, La lentezza, Adelphi, 1995, pag.45. L’immagine di Kundera è tratta da qui.)

Oggi c’è l’Italia!

[Immagine di fondo tratta da qui.]

“Oggi c’è l’Italia!” significa, per i più, che stasera gioca la squadra omonima. Preparare le bandiere. (Le vendono gli extracomunitari ai semafori). “Tranquilli”. (In un paese apatico e feroce).

(Alberto Arbasino, incipit di Paesaggi italiani con zombi, Adelphi, 1998.)