Come un orso venuto dallo spazio

Sono come un orso spaziale che per qualche bizzarro motivo ha sbagliato il pianeta sul quale atterrare.

In ogni caso, la tuta l’ho addosso. Se occorre, sono pronto a decollare verso altri mondi migliori di questo. La Terra sta diventando sempre più un luogo troppo primitivo e selvaggio, per un orso come me.

L’infinito a porta di sguardo

Spero proprio che gli esseri umani non perdano mai la preziosa capacità di restare incantati ad osservare il cielo stellato. Probabilmente alcuni la stanno già smarrendo, forse in certi casi non è colpa loro ma di mancanze altrui. Fatto sta che da sempre la volta celeste dona la più potente visione che l’occhio umano possa cogliere, una visione la cui intensa, soverchiante bellezza sa rimetterci al nostro posto – noi uomini sovente troppo dissennati e arroganti qui, su questo granello di roccia sperso nello spazio – e al contempo sa regalarci un’irresistibile, esaltante, incommensurabile sensazione di immensità, che possiamo percepire e sentire spandersi direttamente nel cuore, nell’animo e nello spirito. Null’altro sa darci tutto ciò e, ne sono convinto, niente altro è ugualmente prezioso e utile.

Incantatevi, a osservare le stelle, regalatevi questa emozione insuperabile. Sintonizzatevi sull’infinito, e vedrete che accadrà una sorta di prodigio: resterete coi pieni ben saldi a terra ma nella testa avrete la luce delle stelle.

Sabato 10 giugno 2017: Libreria CULTORA, Milano!

Ho la fortuna di poter vantare una minimissima parte nel progetto di Cultora fin dalla sua nascita, grazie all’amicizia con Francesco Giubilei, deus ex machina del progetto, della casa editrice Historica e di qualche migliaio di altre cose. Dunque l’ho visto crescere, acquisire notorietà e prestigio, continuare lungo la strada della produzione e della comunicazione culturale di qualità intrapresa fin dall’inizio, legata in primis al mondo dei libri ma non solo a quelli. Ho poi visto la prima Libreria Cultora, quella di Roma, e apprezzato subitamente l’obiettivo (totalmente consono al progetto “padre”) di proporre ai propri frequentatori solo editoria indipendente di alto livello senza libroidi “industriali”: un luogo a sua volta ormai di riconosciuta fama e reputazione.

Ora vedo e vivo – vivrò – anche la Libreria Cultora di Milano, che inaugura domani, sabato 10 giugno alle ore 17.00, i propri spazi in Via Alfonso Lamarmora n.24. Il “format” è lo stesso del punto vendita di Roma: solo editoria indipendente di alta qualità, spazio eventi, un’atmosfera che combina la più confortevole tranquillità al fascino dei libri e all’intenso sentore di letteratura: un mix che non può non generare che belle e intriganti letture. Il tutto sotto l’egida di Cultora, il portale italiano di informazione culturale che continua a procedere spedito lungo quella propria strada intrapresa con grande forza, ammirevole costanza e un’idea tanto ineluttabile quanto ben chiara: rimettere la cultura al centro di tutto. Perché è pure questa una strada, anzi: è l’unica strada affinché una società civile possa evolvere e progredire nel modo più virtuoso ed efficace possibile.

La nebbia (dentro)

Ci riteniamo – e vantiamo di essere – la razza più intelligente del pianeta, quella che lo domina, che signoreggia su ogni cosa, eppoi ci lamentiamo se piove, se fa caldo o fa freddo, se c’è nebbia e non vediamo più nulla. Cronicamente viziati alle agiatezze anche ove non ve ne debbano essere, stiamo perdendo sempre più la capacità di mantenerci interattivi con il mondo che abbiamo intorno, in ogni sua condizione e soprattutto in quelle più avverse, come fossimo creature fragili e bisognose di aiuto continuo piuttosto dei potenti esseri dominanti che millantiamo di essere – e, chiaramente, siamo più la prima cosa che la seconda. I nostri sensi si stanno atrofizzando, le capacità cognitive pure, la consapevolezza di noi stessi nello spazio e nel tempo viene sempre più sostituita da informazioni preconfezionate alle quali ci adeguiamo acriticamente, senza più nemmeno sforzarci di comprendere se ciò possa esserci proficuo oppure noi. Non sappiamo più orientarci e muoverci nella nebbia ma nel frattempo abbiamo portato la nebbia dentro di noi, offuscandoci lo spirito.

Qualche giorno fa vagavo sui monti sopra casa in un nebbione a tratti estremamente fitto. Certo, quei luoghi li conosco perfettamente, eppure l’assenza di visibilità dei consueti punti di riferimento rendeva il paesaggio del tutto indefinito e incerto. Ma era una condizione perfetta: per affinare i sensi, per percepirsi nello spazio anche senza riferimenti, per allenare la capacità di restare “collegati” con il mondo d’intorno, con il territorio, con il paesaggio, con la sua geografia spaziale che è sempre formativa per la nostra geografia interiore, per mantenere ben visibile e chiara la personale mappa geomentale – la stessa utile, in fondo, a non farmi perdere nello spazio geografico privo di punti di riferimento così come nello spazio antropico e sociale, sovente ben più periglioso pur senza apparenti problemi di “visibilità”.

Per una bella coincidenza, negli stessi giorni l’amico Michele Comi, prestigiosa guida alpina malenca, scriveva le sotto citate parole dopo un’uscita montana “nebbiosa” come la mia:

Non esiste tempo brutto o cattivo, semmai tempo diverso. Ci infiliamo nella perturbazione annunciata sprovvisti d’ogni strumento, per allenare l’esperienza,  i sensi, percepire la neve e l’inclinazione del pendio in condizioni di scarsa visibilità e ritrovare la via del ritorno.

Ecco: noi uomini contemporanei, viziati, capricciosi, abituati alle comodità, al tutto-pronto-sempre-e-comunque, sempre più fobici (soprattutto di tutto quanto sia “diverso”… ma diverso da cosa?), sempre più racchiusi in noi stessi e sempre meno in contatto con il “mondo di fuori” e con la Natura in particolare (ambito primordiale e ineluttabilmente formante ancora oggi, nell’era della ipertecnologia, checché ne pensiamo) dovremmo ritrovarci più spesso nella nebbia, anzi, dovremmo infilarci in essa di proposito, perdercisi dentro. Lì certamente, più che altrove e in altre condizioni, possiamo capire se siamo ancora in grado di ritrovare noi stessi (perderci per poterci ritrovare [1], in pratica), di non smarrirci nel mondo, di cavarcela sul serio e, nel caso, possiamo allenarci all’uopo. Oppure, al contrario, possiamo perdere l’orientamento, andare in confusione, smarrirci veramente: ma, in tal caso, succederà perché probabilmente ci siamo già smarriti nell’ordinaria vita quotidiana.

[1] Come ha ben spiegato Franco Michieli, qui.

A caccia di “UFO” tra i fiordi norvegesi… e questa sera in RADIO THULE, su RCI Radio!

radio-radio-thuleQuesta sera, 8 maggio duemila17, ore 21.00, live su RCI Radio in FM e in streaming, appuntamento con la 14a puntata della XIII stagione 2016/2017 di RADIO THULE, intitolata Mistero tra i fiordi norvegesi!
Hessdalen è un piccolo villaggio sulle montagne della Norvegia tra le cui vette si incuneano i celeberrimi fiordi. Da decenni, qui, si avvistano misteriosi globi luminosi, statici oppure in movimento, spesso pulsanti, di forme, colori e dimensioni diverse: le centinaia di testimonianze raccolte nel tempo hanno comportato una vasta indagine scientifica internazionale alla quale partecipa anche l’italiano CNR, al punto che le cosiddette Luci di Hessdalen sono probabilmente il fenomeno UFO – nel senso letterale del termine: oggetti volanti non identificati –  più studiato di sempre. Ma cosa sono, in concreto? Navi extraterrestri che per motivi sconosciuti frequentano quella zona sperduta della Norvegia, come sostengono gli appassionati della materia? Oppure gli effetti di un fenomeno naturale che sfugge alle odierne nozioni scientifiche e che sovverte le leggi della fisica attualmente conosciute?
In questa puntata andremo alla scoperta delle Luci di Hessdalen e delle ultime ipotesi scientifiche sulla loto natura: in ogni caso, qualsiasi cosa siano, tale fenomeno rende evidente una volta di più quanto del nostro mondo tutt’oggi ci resti sconosciuto, e quante cose noi si abbia ancora da imparare al riguardo.

Dunque mi raccomando: appuntamento a questa sera su RCI Radio! E non dimenticate il podcast di questa e di tutte le puntate delle stagioni precedenti, qui! Stay tuned!

Thule_Radio_FM-300Come ascoltare RCI Radio:
– In FM sui 91.800 e 92.100 Mhz stereo RDS.
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Il PODCAST di Radio Thule: di questa puntata e di tutte le precedenti di ogni stagione, QUI!