Veicoli di una vita

Può essere che ciò che uno si aspetta dalla vita sia davvero poco modesto; è poco modesto che ogni creatura pensi di dover avere un senso. Alla fine siamo solo passaggi, veicoli di una vita che si compiace di sé e basta. Ma forse ci sono veicoli vuoti, e quando si sta soli nel bosco piovoso, perché non essere sinceri? A volte ci si entusiasma per un paesaggio, per il colore di una nuvola passeggera o di uno specchio d’acqua che brilla al Sole in quel momento, e si è soddisfatti, perché il mondo è bello. Si è felici e grati per il solo esserci, in questo mondo, ed è abbastanza che si possa guardare nella corolla di un fiore e toccare i suoi stami. O a volte anche un fungo, che preso in mano si sbriciola, può essere molto bello, o un pezzo di legno marcio che, staccato da un tronco d’albero umido, si frantuma tra le dita.

(Max Frisch, Il Silenzio. Un racconto dalla montagna, Del Vecchio Editore, 2013, pagg.42-43.)

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“Attraverso le Terre del Suono”, Davide Sapienza e Marco Grompi a Carenno, sabato 6 luglio

La musica è un viaggio, si dice, e lo è anche la letteratura. Ma se di solito si pensa che il senso del viaggio stia nella meta che intende raggiungere, in verità il valore autentico del viaggiare sta in chi compie il viaggio: e se i viaggiatori sono di gran valore e prestigio, non può che uscirne un itinerario emozionante e unico attraverso territori di rara bellezza.

È ciò che accadrà sabato 6 luglio prossimo a Carenno, nell’ambito della rassegna “Una Montagna di Eventi 2019” organizzata dalla Pro Loco, con ATTRAVERSO LE TERRE DEL SUONO, un viaggio di parole e musica nella cultura del rock accompagnati da due viaggiatori di grande prestigio: Davide Sapienza, scrittore, geopoeta, autore di reportage, traduttore, uno dei più rinomati narratori italiani di territori e geografie, e Marco Grompi, musicista, storico del rock, promotore culturale, consulente discografico, autore di numerose pubblicazioni di ambito rock, fondatore e leader dei Rusties.

Le Terre Del Suono sono la geografia di tutte le persone che nella musica hanno trovato ispirazione quotidiana, forza interiore, capacità di restare fedeli alle proprie percezioni e di emozionarsi. Sapienza e Grompi, che lavorano insieme da un quarto di secolo per e con la musica, hanno deciso di farsi un regalo. Un loro “show”, dedicato al potere della musica, rivoluzionario, spirituale, profondo, concreto. Insieme hanno dato “pagine” a Neil Young (tre i volumi realizzati insieme e tra di essi, l’unica raccolta ufficiale approvata dal cantautore canadese di testi e traduzioni, oltre alle due autobiografie tradotte per Feltrinelli) e da qui era partita la loro unione artistica. Per Davide, scrittore geopoeta, impegnato nelle poetiche distese “della percezione” oltre che geografiche (come spiega il suo ultimo libro Il geopoeta. Avventure nelle terre della percezione) e per Marco, musicista e autore di libri rock, questa lunga amicizia intessuta del linguaggio sonoro, più che parlato, è una narrazione da condividere. Così nasce la performance ispirata a un capitolo del libro di Sapienza, a sua volta ispirato da una giornata dedicata proprio a Neil Young da Grompi, molto tempo fa.

Dedicato alla musica e alle geografie possibili, da quelle naturali, fatte di orizzonti e non confini, che diventano per noi umani quelle culturali. Questo è il viaggio di ATTRAVERSO LE TERRE DEL SUONO: Marco e Davide sul palco ma tutti insieme sul grande sentiero interstellare della musica. È la cultura rock dei due personaggi ad averli stimolati fin dall’infanzia, un filtro che ha definito il loro immaginario autoriale e giornalistico, senza preclusioni, fondato sulla condivisione di emozioni, percezioni, rivoluzioni interiori, conducendo per trent’anni ognuno a definire un proprio originale percorso di vita: come cantò John Lennon, immaginare che non esistano confini è facile, basta provarci.

Anche il contesto – e meta del momento – per il viaggio di ATTRAVERSO LE TERRE DEL SUONO sarà assai particolare: i prati accanto all’Oratorio di San Domenico, affascinante luogo sacro circondato dai boschi e dai monti, all’ora dell’imbrunire ovvero dalle 21.00, in un equilibrio di armonie musicali, letterarie, naturali e ambientali che renderà l’evento qualcosa di indimenticabile – e indimenticabilmente rock!

Segnatevi l’appuntamento, dunque, che ci si vede lì! Non mancate!

I libri godono di vita eterna

C’era come la sensazione che mentre gli uomini vanno e vengono, nascono e muoiono, i libri invece godono di eternità. Quand’ero piccolo, da grande volevo diventare un libro. Non uno scrittore, un libro: perché le persone le si può uccidere come formiche. Anche uno scrittore, non è difficile ucciderlo. Mentre un libro, quand’anche lo si distrugga con metodo, è probabile che un esemplare comunque si salvi e preservi la sua vita di scaffale, una vita eterna, muta, su un ripiano dimenticato in qualche sperduta biblioteca a Reykjavik, Valladolid, Vancouver.

(Amos Oz, Una storia di amore e di tenebra, traduzione di Elena Loewenthal, Feltrinelli, 2003.)

Il “Premio” Strega

Ok, è uscita la cinquina dei finalisti del Premio Strega 2019, con il libro che sembrerebbe il favorito alla vittoria in quanto a consensi raccolti e disquisizioni pubbliche e va benissimo, sono certamente cinque ottime opere scritte da altrettanti meritevoli autori – non li ho letti ma posso ben dare loro fiducia letteraria – e comunque non serve certo questo o quell’altro premio a stabilire che in Italia di scrittori di valore ce ne siano (più di quanto a volte si sia portati a credere, meno di quanto solitamente si trovi nelle classifiche).
In ogni caso, posto quanto sopra, ribadisco di nuovo che a me, quando sento parlare dello Strega, quando leggo le notizie al riguardo (del premio, intendo, non dei libri coinvolti), quando penso al sistema del quale è manifestazione e “prodotto” – ne scrissi al riguardo già qui, più di tre anni fa – e quando considero gli effetti concreti che, in parte, ricadono sul mercato editoriale, confesso che la prima rappresentazione che mi viene in mente resta sempre questa:
…Sempre restando fermo il massimo rispetto e la considerazione per gli scrittori e i libri partecipanti, ribadisco anche qui. Ma veramente fatico a pensare diversamente e a non chiedermi quale possa essere il senso di concorsi del genere che non sia quello meramente “politico”. E non parlo tanto di politica commerciale, di per sé anche legittima, ma proprio di “politica” intesa come l’intrallazzo partitico-poltronaro tanto caro ai potenti italici d’ogni sorta. Riguardo il quale, sia chiaro, libri e autori, vincenti, finalisti o meno, sono meri strumenti e sovente povere vittime, più che protagonisti fortunati e virtuosi.