Il Volo e lo schianto

Qualche giorno, fa, nel cercare notizie su di un libro edito da Kaos Edizioni, mi sono imbattuto in quest’altra loro pubblicazione del 2012 la cui copertina vedete qui accanto, dedicata al citato “scrittore” di “successo” (entrambe virgolette doverose) e della quale non conoscevo l’esistenza.

Be’, la cosa è assai divertente; poi, al di là dello spasso suscitato, mi chiedo se dedicare un libro intero all’esegesi critica del “fenomeno mediatico” in questione non sia solo uno spreco di tempo, carta nonché di luci della ribalta ulteriormente regalate al soggetto che per giunta così ne ha ricavato ulteriore popolarità, oppure se il libro sia una doverosa denuncia, messa nero su bianco dacché semper scripta manent, della nullità assoluta del suddetto fenomeno dal punto di vista letterario e non solo, che alla lunga abbia contribuito a minarne il successo.

Non so, insomma. Però è divertente, ribadisco, fosse solo per quel sottotitolo così franco che dice già tutto con ammirevole sintesi tanto quanto scarso fiuto commerciale e “didattico”, ecco.

In ogni caso, cliccate sull’immagine per saperne di più.

I più bei libri svizzeri, a Milano

Leggo su “SwissInfo” che fino al prossimo 11 gennaio sarà possibile visitare presso l’Istituto Svizzero di Milano l’esposizione The Most Beautiful Swiss Books, dedicata ai libri premiati nelle ultime tre edizioni (2016-17-18) del concorso omonimo organizzato dall’Ufficio Federale della Cultura. 
La mostra è ideata da Jonas Voegeli-Hubertus Design, vincitore del premio Jan Tschichold 2019, e da Samuel Gross, responsabile artistico dell’Istituto Svizzero. Il concorso sui più bei libri svizzeri riconosce il lavoro dei designer di libri più talentuosi, incoraggia e mette in mostra produzioni di alta qualità e promuove poi le opere vincitrici.

Un’esposizione itinerante è organizzata ogni anno in Svizzera e all’estero e sempre annualmente una giuria internazionale seleziona i progetti che soddisfano i criteri di ammissibilità scegliendo poi i più bei libri svizzeri, documentati alla fine in un catalogo disegnato da Teo Schifferli.
In quanto “oggetto culturale per eccellenza” e sotto ogni punto di vista, il libro è anche un’opera portatrice d’una propria estetica originaria nonché della bellezza che le viene conferita dai suoi creatori. È dunque interessante constatare, grazie a questa esposizione milanese, come in Svizzera venga sviluppata ed esaltata tale bellezza in confronto a quanto invece avvenga altrove – Italia in primis, paese dotato d’una lunga e nobile ma oggi decadente cultura libraria.

Cliccate sull’immagine in alto per leggere l’articolo dedicato da “SwissInfo” all’esposizione e vedere il video relativo.

Dal nuovo libro

Mi pare di essere qui da lungo tempo, non solo da pochi giorni; è come se sapessi dove porti quella strada laggiù, che devia a sinistra dal viale che sto percorrendo, anche se non l’ho mai percorsa. La dimensione urbana è diventata la mia, il Genius Loci cittadino si è infine posto al mio fianco, nel mio peregrinare tra le vie e le case. Quel Genius Loci che c’è ed è, sempre, ma che sovente resta invisibile, o ignorato – una antinomia che ricorda quella sul cambiamento del paesaggio; ma se un luogo è vivo, è perché in esso vive un Genius Loci. E non intendo vivo di persone, di genti, di traffici, di rumori o quant’altro di funzionale alla quotidianità, anzi: è proprio cercando di togliere (almeno dalla propria percezione, ponendoli in secondo piano) questi elementi “strumentali” che si può nuovamente svelare la più autentica anima del luogo, l’essenza che è dimora del suo genio. È su questa vitalità del “locus” che può crescere e prosperare qualsiasi altra vita, quella degli uomini che lo abitano e della loro civiltà in primis ma non perché siano preponderanti rispetto ad altre, semmai perché ne siano più dipendenti, o più gravanti, su di essa, nel bene e nel male.

Sì, è un altro estratto del mio nuovo libro, in uscita a breve e del quale vi ho fornito nei giorni scorsi altri brani e alcuni indizi fotografici riguardo il luogo che ne ospita la storia, da qui all’indietro. Non vi rivelo ancora di che città si tratti – d’altro canto molti l’hanno capito – ma in ogni caso manca ormai poco alla pubblicazione del libro e ogni “enigma” al riguardo, così come la sua storia particolare e per certi versi metaletteraria – per come misceli strettamente realtà e fantasia ma una “fantasia” assolutamente reale e una realtà che, grazie alla città stessa, diventa per molti aspetti “fantastica” – sarà svelato!

Inutile rimarcare che nei prossimi giorni scoprirete tutto quanto, qui sul blog. Stay in touch! – anzi, ribadisco meglio: hoiame ühendust!

Consigli di lettura

Una cosa che faccio troppo raramente, qui sul blog, e che invece dovrei fare con maggior frequenza è quella di consigliare libri che so per certo – ovvero per vari e giustificati motivi, anche senza averli ancora letti – interessanti e importanti da conoscere per capire meglio il mondo in cui viviamo.

Comincio qui con Arte e politica in Italia. Tra fascismo e Repubblica, uscito nel 2018 per Donzelli Editore e firmato da una delle voci più limpide e autorevoli della critica artistico-culturale in circolazione, Michele Dantini, il quale nei suoi ultimi lavori si sta impegnando nell’analisi delle relazioni fondamentali tra la produzione artistica e la pratica politica nel nostro tempo – e non sono io a dover rimarcare quanto l’arte sia uno dei migliori strumenti da sempre di rappresentazione e rivelazione del tempo in cui viene prodotta e della sua realtà oggettiva, ben al di là dei suoi meri confini espressivi e mediatici. In Arte e politica in Italia, come evidenzia il sottotitolo si sofferma in modo ampio e dettagliato su alcune figure di artisti, critici, intellettuali che sembrano trovarsi ideologicamente agli antipodi nel corso degli anni venti e trenta: Edoardo Persico, Giuseppe Bottai, Marinetti, Carli, Gobetti, Suckert-Malaparte, Soffici, Croce, un poeta come Montale, studiosi come Lionello Venturi o il giovane Argan e pure artisti considerati «minori» come Tullio Garbari. Ma Dantini pone anche le premesse per una comprensione più diramata e molteplice di Lucio Fontana, cruciale trait-d’union tra le due metà del secolo se considerato dal punto di vista dell’«arte sacra» e del suo rinnovamento nonché, anche questo è inutile rimarcarlo, figura culturale il cui retaggio risulta fondamentale ancora oggi.

Insomma: un ottimo strumento culturale, questo libro, anche in relazione all’analisi del rapporto che c’è, o ci può essere, tra cultura e politica ovvero delle criticità piuttosto palesi in esso presenti nel panorama italiano che nel periodo preso in esame dal libro trovano molta parte della loro genesi.

Cliccate sull’immagine della copertina del libro per saperne di più.

Alla fine della fiera (dei libri)

Leggo sull’Ansa – grazie all’amico Pasquale che ha postato l’articolo sul proprio profilo Twitter – che l’anno prossimo si farà una fiera dell’editoria anche a Firenze. Si chiamerà “Testo”, sarà organizzata da Pitti Immagine e si terrà probabilmente già a marzo 2020. Potete leggere tutti i dettagli nell’articolo cliccando sull’immagine lì sopra.

Un’altra fiera dell’editoria, già.

Be’, verrebbe da dire che in Italia c’è un tale gran mercato dei libri, così tanto effervescente e vitale, da fare che le n-mila fiere, fierette, rassegne, saloni, salotti e quant’altro dedicato ai libri e alla lettura già esistenti non siano mai a sufficienza!

Poi si leggono i dati di vendita (qui ad esempio trovate una sintesi dell’ultimo rapporto AIE sullo stato dell’editoria) e, inevitabilmente, qualche domanda sorge spontanea, come si dice, sull’effettivo valore circa quell’impressione di vitalità editoriale sopra citata.

Ad esempio: se ci sia veramente bisogno di un’altra fiera, in Italia, che si propone come di interesse nazionale, andando dunque in inesorabile concorrenza con le altre simili; se questa proliferazione di eventi legati ai libri e alla lettura, al netto della sperabile bontà delle intenzioni, sia realmente proficua per il mercato; se di contro tutti questi eventi, che alla fine della fiera (locuzione del tutto consona!) finiscono per essere dei gran mercati dei libri, non danneggino in primis gli elementi fondamentali della filiera editoriale, cioè i librai; se questa proliferazione fieristica in tema di libri e lettura ciò non sia invero legato al solito e moooolto italiano campanilismo per il quale ognuno pensa per sé e tutti sono contro tutti perché ciascuno si crede più bello e bravo degli altri.

Ecco.

Intendiamoci: nessuna preclusione e nessun preconcetto. Ben vengano tali eventi nei quali sia promossa in ogni modo la lettura dei libri – dei buoni libri, meglio sarebbe da dire. Ma non è che pure in questo ambito, come accade in altri contesti, la quantità finisce per andare a danneggiare la qualità? Non è che la realtà dei fatti rimane quella di una “Armata Brancaleone editoriale” nella quale ogni elemento si muove in modo autonomo senza alcun reale coordinamento con il resto della rete, quanto mai necessario in tale realtà e posto lo stato del mercato italiano?

Giova ricordare che non più tardi di un paio di anni fa è andata in scena un’indegna lotta fratricida tra Torino, col suo “storico” Salone, e Milano con la nuova fiera “Tempo di Libri” – che si è rivelata per ciò che non poteva che essere, un gran buco politico nell’acqua editoriale, ma che pare sarà riproposta a febbraio 2020. Dunque, se così sarà, solo un mese prima della nuova fiera di Firenze.

Ribadisco (sempre a titolo personale): ma serve veramente a qualcosa di buono e utile per i libri e la lettura, tutto questo?