Un pezzo di Italia al di là del Gottardo

(Immagine tratta da https://twitter.com/Rigi_CH)

Da Lucerna ad Erstfeld, ma sostanzialmente potremmo dire da Lucerna ad Amsteg, attraversiamo un paesaggio che non rivela la benché minima traccia di quella che sarà poi l’impervia zona del Gottardo. Anzi, dal punto di vista climatico, e quindi anche dal punto di vista della vegetazione, la zona tra Lucerna e Amsteg ha pochi paragoni nella Svizzera tedesca. Si potrebbe quasi dire che si tratta di un pezzo di Italia scaraventato al di là del Gottardo. Certo, non proprio l’Italia vera e propria, però qualcosa di affine.

(Carl SpittelerIl GottardoArmando Dadò Editore, Locarno, 2017, traduzione e cura di Mattia Mantovani, pag.36; orig. Der Gotthard, 1897.)

P.S.: e se non credete che la zona di Lucerna, cuore del cuore di Svizzera, sia ben più mediterranea di quanto si potrebbe credere, provate a leggere questo libro!

Viva Carl Spitteler!

Nel mentre che l’Accademia di Svezia annuncia(va) i vincitori del Premio Nobel per la Letteratura 2018 e 2019, Olga Tokarczuk e Peter Handke, la Svizzera ricorda(va) l’unico suo autore che abbia vinto il Nobel per la Letteratura, Carl Spitteler, nel 1919 – lo fa infatti anche per via del centenario da quell’evento.

La cosa mi interessa particolarmente dacché di Spitteler, lucernese d’adozione (un po’ come me, se così posso dire), solo negli ultimi tempi rivalutato anche in patria come autore letterario – semmai ben più celebre per il suo Discorso sulla neutralità – ma quasi sconosciuto in Italia, ho letto di recente il suo Il Gottardo, opera bellissima pubblicata dall’editore ticinese Dadò della quale, sfruttando tale occasione, vi ripropongo qui le mie impressioni di lettura.
Peraltro, sempre in occasione del centenario, l’altro principale editore ticinese, Casagrande, ripubblica il Discorso sulla neutralità in un volume che contiene le riflessioni al riguardo di numerose autrici e autori elvetici riguardo un testo di grande valore politico e culturale anche al di fuori del contesto svizzero (anzi, forse soprattutto al di fuori), per certi versi profetico, la cui lettura risulta per questo attualissima e illuminante.
Cliccate sulla copertina qui sopra per saperne di più.
Insomma: viva Carl Spitteler!

Libri da vacanza (ediz. estate 2019)

Venerdì scrivevo sul mio profilo Twitter questa cosa:

Be’, è stata dura, in effetti, come sempre quando devo scegliere un nuovo libro da leggere e sia libero da letture “dovute”, ma ce l’ho fatta. Ecco qui la selezione di libri che metterò in valigia e vedrò di leggere durante il periodo vacanziero:

Da sinistra a destra, dall’alto in basso:

Ecco, a dire il vero tale selezione non è dogmatica, nel senso che, posta la ponderazione che l’ha preceduta, fino a che la valigia non è fuori da casa potrebbe avvenire qualche cambiamento istintivo… Si vedrà.

In ogni caso, ai tanti che approfittano del relax vacanziero per leggere qualche buon libro: buonissime letture, che siano anch’esse propedeutiche al riposo e al ristoro della mente e dell’animo!

Giorgio Orelli, “Pomeriggio Bellinzonese e altre prose”

Dico una banalità, ma passatemela: ogni autore letterario, scrittore, poeta o altro che sia, ha un “luogo del cuore” il quale, nel suo caso, è tale anche rappresentando un paesaggio d’ispirazione, di riferimento, una scenografia potenziale che prima o poi finirà in qualche opera, riconoscibile oppure no. Certo, è una cosa ovvia – l’ho rimarcato fin da subito, infatti – ma, sapendo andare oltre tale ovvietà, si entra in un ambito assolutamente affascinante e intrigante, quello della (per così dire) trasfigurazione letteraria del luogo suddetto, che nelle parole e nelle narrazioni dell’autore può veramente diventare un posto “surreale”, nel senso che «supera, che oltrepassa la dimensione della realtà sensibile» – per citare proprio la definizione del termine.
È quanto accade a Bellinzona, la piccola città capitale del Cantone Ticino, in Svizzera, nei testi e nelle parole di Giorgio Orelli in Pomeriggio Bellinzonese e altre prose (Edizioni Casagrande, 2017, a cura di Pietro De Marchi e Matteo Terzaghi), libricino nel quale l’editore ticinese, che ha sede proprio a Bellinzona, raccoglie cinque testi di Orelli (per la cronaca cugino dell’altro Orelli scrittore ticinese, Giovanni) dedicati in vario modo alla città e alla sua gente. Di Orelli è assai nota e apprezzata la produzione poetica, definita post-ermetica e assai vicina alla tradizione novecentesca lombarda, ma l’autore elvetico fu pure etichettato come “toscano del Ticino”, a rimarcare la notevole raffinatezza e la musicalità dei suoi testi []

(Leggete la recensione completa di Pomeriggio bellinzonese e altre prose cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!)

Appuntamenti mancati (dal dentista)

Ma dovevo andare dal dentista io! È la seconda volta che me ne dimentico. Cribbio, mi secca. Quando ho deposto l’orologio in una scarpa accanto agli abiti ce l’avevo ancora in testa. Mi secca, cribbio. Tanto più che il dentista s’arrabbia, e non ha tutti i torti, anche se con me bisogna dire che per solito è d’una cortesia straordinaria e mi parla persino di Schiller e di politica. Domani è giovedì, non c’è, lavora in un’altra borgata, dentro a bocche più rustiche e neglette, di montanari. Quando non lo sapevo mi è naturalmente capitato di farmi vivo un pomeriggio di giovedì, ho suonato il campanello, non iroso, dléndlen, trocheo, e mi ha aperto la donna delle pulizie, bergamasca della Val Cavallina, abbiamo conversato nel suo dialetto.

(Giorgio Orelli, Pomeriggio Bellinzonese e altre prose, Edizioni Casagrande, 2017, pag.35.)