Preziose mappe geodialettali

In questi giorni, nel “Diario” del suo sito “Stile Alpino”, Michele Comi – mirabile guida alpina valtellinese o, meglio, malenca (della Valmalenco), del quale vi ho già parlato altre volte, qui – si sta impegnando in un lavoro di «restituzione della memoria al dialetto. Indagheremo modi di dire, tempo meteorologico, credenze, toponimi, detti sapienti, espressioni genuine…» e lo fa traendo spunti preziosi dal volume del 2011 Il volgar eloquio – dialetto malenco di Silvio Gaggi, rinomato artigiano/artista della pietra ollare di Valmalenco. Perle di saggezza vernacolare che, come sovente accade con la cultura e i saperi della montagna, nascono tra le vette ma possiedono un valore spaziale e temporale illimitato.

Potete leggere i vari contributi, aggiornati quotidianamente, qui. Ora io ne traggo uno, pubblicato giovedì 19 marzo, che trovo particolarmente affascinante per la sua matrice geo-topografica, che dimostra bene da cosa possa scaturire un senso identitario culturale realmente virtuoso in relazione ai territori abitati e giammai ottusamente ideologico  – come oggi capita spesso in tema di “identità”.
E leggete quanto più potete le cose di Michele Comi, che sono sempre interessanti e illuminanti!

L’Alpe Son (Sun, nel dialetto locale), uno degli alpeggi di Torre di Santa Maria, in Valmalenco. Immagine tratta da qui.

Nella comunicazione verbale il nome di un sito è sempre accompagnato e preceduto da un avverbio di luogo che lo colloca in un preciso ambito territoriale.
Mentre quando si parla in italiano si dice a Sondrio, a Morbegno, in Valmalenco, il dialetto dice sö a ciapanìc, fö a cagnulèt, int a löna, ué ai crestìn, giò a turnadö…
Il dialetto organizza lo spazio partendo mentalmente da un punto che corrisponde al centro del paese, al campanile della chiesa principale. Da qui parte tutto il sistema d’orientamento generale del territorio, attraverso un meccanismo di relazioni geografiche riconoscibili nel linguaggio. Per mezzo della grammatica del dialetto è quindi possibile riconoscere l’appartenenza ad una comunità.
In altre parole, un abitante di Torre di Santa Maria anche quando si trova a Milano continua ad identificare come punto di osservazione il centro del paese, precedendo i nomi dei luoghi con: int, ué, giò... (Voce: Attilio Mitta, Torre di Santa Maria.)

Benvenuti a Pinzolo, in Val Pusteria!

Che poi io ne trovo ancora di gente la quale, quando per qualsiasi motivo si finisce a disquisire di geografia e insegnamento scolastico o didattica relativi, me lo dicono più o meno esplicitamente, o me lo fanno capire, che non ritengono poi così grave che a scuola non si insegni più la geografia e che molte (troppe) persone se ne disinteressino pressoché totalmente. «Sarà ben più importante saper fare i conti oppure scrivere bene!» magari qualcuno aggiunge.

Sì, come no.

Peccato che l’ignoranza geografica significa incoscienza culturale e identitaria, dissonanza cognitiva, alienazione, eccetera. Come abitare una casa e non sapere nemmeno dove si trova il bagno.

Tuttavia, se va bene così e se a quanto tale situazione diffusa è ormai una cosa “normale” persino tra gli “addetti ai lavori”, ok, e così sia. Prenotate pure un bell’hotel a Pinzolo e poi partite verso la Val Pusteria.
Ma non lamentatevi poi se vi lasciano con le valige in strada, eh!

P.S.: l’immagine è lo screenshot del messaggio promozionale di un noto sito di viaggi, pubblicità e promozioni relative, ricevuta ieri nella mia casella email. Non indico alcun link per misericordioso quantunque fin troppo magnanimo rispetto nei loro confronti.

P.S. #2: e non mi si venga dire che «Uh, è stata solo una svista!», affermazione che peggiora ancor più il tutto perché, qui, non stiamo parlando di occhi disfunzionali ma di cervello, così. Ecco.