Il Conte Mascetti che visita l’alta Val Seriana e parla di “sci”!

Sì, il celeberrimo Conte Raffaello Mascetti della saga di “Amici miei” interpretato da un magistrale Ugo Tognazzi e divenuto immortale grazie alle sue supercazzole (o supercàzzore).

Ecco, proprio a tale proposito, il Conte Mascetti di recente deve essere stato in visita all’alta Val Seriana, dove ha proferito una delle sue fenomenali supercazzole travestito da Assessore regionale alla Casa e Housing Sociale della Lombardia – persona peraltro degnissima di rispetto, al di là di incarico e appartenenza politica – e, ve l’assicuro, una supercazzola così era da tempo che non la si trovava in circolazione.

In buona sostanza, il Mascetti travestito da Assessore regionale della Lombardia ha annunciato «L’approvazione da parte della Giunta regionale dell’individuazione dell’area sciabile attrezzata del comprensorio Presolana-Monte Pora» con un profluvio di parole e affermazioni che, per come le riporta la stampa (alla cui bontà di cronaca do ovviamente fiducia), non dicono niente di niente. Nulla, il vuoto assoluto di sostanza in un’esplosione di forma retorica che appare quasi grottesca.

A parte che non si capisce perché sia l’Assessore regionale alla Casa e Housing Sociale a parlare di aree sciabili, visto che i suoi compiti ordinari sono ben altri (al riguardo il fatto che l’Assessore sia bergamasco non conta granché), parimenti non si capisce cosa comporti quell’approvazione, che risultati concreti genererà, quali effetti e conseguenze avrà per i territori coinvolti. Si vuole ampliare l’area sciabile della zona? Ma è tutta sotto i 1800 metri, sarebbe una follia assoluta. Si vuole aumentare la sua turistificazione? Come se il territorio non fosse già ampiamente antropizzato e, semmai, avesse bisogno di essere razionalizzato al riguardo. Si vuole consentire una maggiore edificabilità? Cioè più cementificazione e consumo di suolo? È un timore che già qualcuno paventa, visto che a parlare della cosa è una figura istituzionale che si occupa di case.

[Gli impianti sciistici del Monte Pora con sullo sfondo, a sinistra, l’Altopiano di Clusone e, a destra, il Gruppo della Presolana.]
Inoltre, come da “Manualetto del bravo politico che si occupa di montagne” del quale evidentemente il Mascetti-Assessore si è munito, ecco che tale supercazzola viene adeguatamente condita delle solite frasi fatte: contrastare lo spopolamento della montagna, generare sviluppo economico, aiutare i giovani, rendere il territorio attrattivo… e ovviamente non mancano parole come «destagionalizzazione» e «sostenibile», che bisogna pur infilare da qualche parte sennò fa brutto anche se mai una volta si spiega cosa si debba concretamente intendere con esse. E questo «risultato di grande importanza per la montagna bergamasca e per l’intero sistema turistico lombardo» – sono sempre parole del Mascetti-Assessore – lo si vorrebbe ottenere con cosa? Con iniziative che, a quanto viene da pensare e temere leggendo gli articoli della stampa, arrivano direttamente dal secolo scorso, obsolete, superate, che dimostrano una visione della montagna completamente distaccata dalla sua realtà effettiva e appare funzionale alla consueta mera propaganda politica. Non c’entra di quale parte politica, sia chiaro: il sopra citato “Manualetto” ce l’hanno in mano tutti, nelle stanze del potere.

E se si può ammettere che le azioni derivanti da tale «risultato di grande importanza» dovranno essere delineate nell’eventuale Accordo di Programma territoriale, non accennare a nulla e nascondere le reali intenzioni dietro quel profluvio di parole vuote non solo è cosa sospetta ma pure irrispettosa delle comunità dei territori coinvolti nonché dei cittadini lombardi, visto che si tratta di un’iniziativa istituzionale per la quale, se sarà realizzata, si spenderanno soldi pubblici, di tutti i contribuenti lombardi. Posto ciò, ribadisco, che motivo ci sarebbe per presentare tutto quanto con siffatta pompa magna? Forse per buttare in giro tanto fumo e così nascondere l’arrosto bruciato che si pensa di mettervi sotto?

[Il Monte Pora senza già più neve a metà marzo 2023.]
Ok, sarò fin troppo diffidente, critico, polemico, colpevolizzante prima del tempo: ma avendo a che fare con la politica che ci ritroviamo, e soprattutto constatando il suo frequente, opinabile operato sulle nostre montagne, il buon senso civico che ogni cittadino dovrebbe manifestare richiede espressamente di esserlo.

A meno che tutto quanto non sia veramente stato soltanto una gran zingarata del Conte Mascetti, nei panni dell’Assessore suddetto, ai danni delle comunità alto-seriane!

Fare cose belle e buone in montagna: a Topolò (Friuli-Venezia Giulia)

«Siamo ancora abituati – scrive Maurizio Dematteis su “L’AltraMontagna” – a pensare alla montagna come luogo di svago delle città e della pianura che, bontà loro, sostengono le economie d’alta quota attraverso il turismo di massa e la frequentazione. Ma così non è più, si sbagliano e di grosso giornali e riviste, e vogliamo raccontarvelo per primi, dando il via ad una vera e propria contro-narrazione che si appoggia sull’approfondimento dei tanti esempi emblematici presenti nei Dossier delle Bandiere Verdi di Legambiente.»

Topolò, in Friuli-Venezia Giulia, è senza dubbio uno dei migliori e più emblematici esempi di come in montagna si facciano – si possano, si debbano fare – cose belle e buone nonché benefiche per i luoghi e le comunità, non solo disastri meramente funzionali al business del turismo di massa. Un esempio che Dematteis racconta in questo articolo de “L’AltraMontagna”.

Topolò è una piccola borgata montana del comune di Grimacco, nelle Valli del Natisone al confine con la Slovenia, che come molti altri paesi montani italiani nel corso del Novecento ha subìto dinamiche di emigrazione, spopolamento, depauperamento sociale e economico, svigorimento culturale, accentuate dalla vicinanza – fino agli anni Novanta del secolo scorso – del confine con un paese della “cortina di ferro”. Tuttavia i pochi abitanti rimasti hanno sempre reagito al pericolo di declino, all’abbandono e all’assedio di un rinselvatichimento del territorio che stava cancellando ogni traccia di vissuto. Prima con una cooperativa di allevamento capre, che prospera per almeno 30 anni traghettando i topolociani nella seconda metà del secolo scorso, e poi con altri 30 anni di festival situazionista Stazione Topolò/Postaja Topolove, che trasforma la piccola borgata in un centro culturale di arrivi dal mondo conosciuto nei quattro continenti, capace di ospitare e coinvolgere artisti di fama internazionale. Tutte queste esperienze col tempo hanno ben sedimentato in loco e oggi a Topolò può partire l’ultima fase, ma solo in ordine di tempo, di una favola molto attuale che fa di un luogo destinato all’oblio il centro del mondo.

Oggi il presente e il futuro di Topolò si chiama Robida, associazione locale nata nel 2017, e quest’anno 2026 premiata con l’autorevole “Bandiera Verde” di Legambiente per le sua attività di rigenerazione culturale e sociale del luogo, basata sulla sostenibilità e sulle relazioni umane anziché sullo sfruttamento del territorio. L’Associazione Robida ha saputo dare nuova vita al paese, contrastando l’abbandono del luogo e trasformandolo, come già detto, in un centro di produzione culturale; ha supportato il presidio costante del territorio agevolando la residenza stanziale degli abitanti che così curano le case, i boschi, le tradizioni e l’anima del luogo; ha consentito lo sviluppo del turismo lento e consapevole, offrendo un’esperienza fatta di incontri, arte e Natura, lontana dal caos delle città o delle grandi località turistiche e dalle loro infrastrutturazioni invasive.

Insomma, Topolò e l’Associazione Robida dimostrano una volta di più come si possano fare cose belle e buone sulle nostre montagne, e realmente proficue per la loro vitalità sociale e economica, senza per questo considerarle solo spazi vuoti da riempiere di banali attrazioni turistiche e da “valorizzare” nel senso di metterli a valore per poi (s)venderli alla società dei consumi(smi) senza riservare alcuna attenzione al territorio, all’ambiente e al paesaggio, all’anima del luogo, alla sua identità culturale e alle comunità che lo abitano senza farne ostaggio del turismo massificato.

Per saperne di più su Topolò e sulla sua esperienza montana di successo (oltre al citato articolo di Maurizio Dematteis su “L’AltraMontagna”):

Le immagini che vedete nel post sono tratte da qui e qui.

P.S.: trovate altre cose belle e buone fatte in montagna, delle quali ho scritto, qui.

La miglior tutela in assoluto di lupi e orsi

Ma quanta grottesca scempiaggine c’è in questo striscione? 😂🤣😂

Me l’hanno segnalato, viene dai social e non so in quale luogo e contesto sia stato esposto. In realtà è talmente ridicolo che potrei pure pensare si tratti di un’immagine fake, e per molti versi spero che lo sia.

Ammettiamo tuttavia che sia vera: ma sul serio i tizi che hanno esposto quello striscione, che peraltro rimanda ad altre frasi fatte tipiche di una certa ideologia politica, pensano di contrastare in quel modo la presenza di lupi e orsi? Con uno slogan così dozzinale e insensato che sarebbe imbarazzante per un bambino di sei anni? E, ancor più, senza rendersi conto che un atteggiamento del genere è il più efficace per favorire la tutela di lupi e orsi e sostenere chi li difende?

Be’, sono certo che, tra chi chiede la regolamentazione dei grandi carnivori a difesa degli allevatori ovvero per altri motivi, vi siano persone ben più ragionevoli e sensate con le quali chi invece li difende possa confrontarsi con buon senso e rispetto reciproco. Siamo nel 2026, non nel Paleolitico.

P.S.: ribadisco la mia posizione sul tema: viva pecore e capre, viva orsi e lupi!

L’avvelenamento dei lupi e della mente di certi uomini

L’ignobile e sconcertante vicenda recente dei lupi avvelenati in Abruzzo (e non solo quelli) è l’ennesima dimostrazione di come l’uomo sia non solo l’animale più crudele in circolazione ma pure il più stupido in assoluto, visto con quanta efficacia sappia farsi del male da sé. Anche per questo il rapporto dell’uomo con il selvatico è sempre stato estremamente rozzo e sostanzialmente rimasto irrisolto: non sappiamo convivere con l’ambiente naturale perché non capiamo di essere noi stessi Natura, così, quando ammazziamo la “Natura” – siano lupi, orsi, foreste, ambienti incontaminati, biodiversità – finiamo per uccidere noi stessi, per avvelenare la nostra presenza nel mondo, per soffocare l’intelligenza che diciamo di avere ma costantemente dimostriamo di non possedere.

Non è più, qui, una questione di pro o contro lupo, di difesa della fauna selvatica o degli allevatori e dei loro animali e di quant’altro del genere (ergo affermazioni come, ad esempio, «Gli allevatori non ne possono più!» diffuse per giustificare atti criminali come quello abruzzese sono solo parole vuote e ipocrite, e d’altro canto gli allevatori sono le prime “vittime” di atti criminali del genere): entrambi si potrebbero tranquillamente “difendere” e far convivere, se lo si volesse. Ma non lo si vuole fare, per alcuni è più conveniente lasciare la questione deregolamentata, priva di gestione, di confronti costruttivi, di comprensione non solo etologica ma pure ecologica, economica, ecosofica – termini, questi, che cominciano con “eco”, oikos in greco cioè casa, il nostro mondo. Che crediamo di dominare ma del quale evidentemente non facciamo parte, non siamo in grado di farne parte. E ciò, alla fine dei conti, non fa altro che dare ancora più “forza” al lupo e degradare noi, la nostra pretesa “civiltà”: constatando l’ignobiltà di certi gesti umani e come sia la realtà attuale delle cose, viene nuovamente e inesorabilmente da chiedersi «Ma dunque chi è veramente la “bestia” tra i due? E quindi chi dei due vanta più diritti sull’altro?»

Una cosa è certa, allo stato attuale delle cose e delle cronache: stiamo perdendo tutti, lupi, uomini, animali, montagne, comunità, senza che nessuna buona soluzione alla questione venga elaborata, anzi, facendo in modo che diventi sempre più caotica e ingestibile. Un’altra circostanza che dimostra come il titolo di Sapiens del quale ci siamo autoproclamati è quanto mai discutibile e vuoto di senso. Umano, soprattutto.

Sul lupo decapitato in Toscana

Quando leggo notizie come questa – un lupo ucciso, decapitato e con la testa appesa a un cartello stradale in provincia di Pisa – non resto sgomento solo per l’indignazione inevitabile che mi suscita e dalla bestialità che il gesto manifesta (già: il lupo o l’uomo, chi è la bestia dei due?) ma pure dalla sconcertante manifestazione di ignoranza assoluta che rivela. Non isolata peraltro, visto che di notizie del genere se ne sono già lette.

Ora, a prescindere dalle posizioni pro/contro lupo, più o meno legittime, e dalla deprecabile, ignorantissima polarizzazione conseguente, mi chiedo: cosa vorrebbe ottenere, quello che ha compiuto un tale crimine? Vendicare un assalto subìto? Supportare la causa degli allevatori contro le predazioni degli animali selvatici? Dimostrare che l’uomo è più forte del lupo? Attaccare enti e attivisti che difendono i grandi carnivori?

Di sicuro una cosa la otterrà anzi due, inopinatamente correlate: infangare l’immagine degli allevatori ovvero di chi sostiene la necessità degli abbattimenti (che sarebbero pure ammissibili, in certi casi e previ specifici studi scientifici multidisciplinari, seppur comunque arbitrari) e parimenti aumentare il consenso diffuso a favore della difesa del lupo. Complimenti, proprio una (criminale) genialata!

Be’, mi auguro che chi ha commesso questo gesto possa avere tutto il tempo di pensare a quanto sia stato “furbo”, chiuso per qualche anno in una cella carceraria*. Ecco.

*: Certo, so bene che ciò non avverrà mai, per come stanno le cose. Anche da ciò si capisce bene che, tra uomini e lupi, non sono questi secondi il problema maggiore.