Vivere un luogo

Per poter affermare di vivere veramente in un luogo, non possiamo semplicemente limitarci ad abitarlo ma dobbiamo lasciare che il luogo sia vivo e abiti in noi.

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L’estasi smarrita

Ho visto un bambino di due anni, che non aveva mai lasciato Londra, in occasione della sua prima passeggiata in campagna. Era inverno e tutto intorno non vi era che fango e umidità. Per l’occhio dell’adulto non vi era nulla di piacevole, ma il bambino fu colto da una strana estasi; si inginocchiò sulla terra umida e nascose il viso nell’erba, emettendo inarticolate grida di delizia. Quella gioia che egli stava provando era primitiva, semplice e profonda. Il bisogno organico che in quel momento veniva soddisfatto è così profondo che coloro nei quali è spento sono di rado completamente sani.

(Bertrand RussellLa conquista della felicità, traduzione di Giuliana Pozzo Galeazzi, Longanesi & C., Milano, 1969, cap. IV; 1969, pag. 63; ultima ediz. it. TEA, 2003. Orig. The Conquest of Happiness, 1930.)

Respirare (in Pianura Padana)

In realtà quest’opera è stata realizzata nel 2015 a Bristol da Dr. Love, apprezzato street artist georgiano, ma starebbe benissimo su un muro di una qualsiasi città della Pianura Padana, visto il suo letale inquinamento (ne ho parlato di recente qui).

Che sia dunque un’opera premonitrice circa il futuro della vita nell’Italia del Nord?
Sperando che qualcuno non pensi, quale alternativa, a rifugiarsi nel proprio SUV ben dotato (di serie, eh!) di filtri anti-tutto – ovviamente col motore acceso, per fruire del riscaldamento o dell’aria condizionata…

La cicogna e la Terra piatta

È appena passata in volo una cicogna, sopra il mio ufficio, l’ho vista dalla finestra.
Ci fosse stato qui un terrapiattista, avrebbe certamente esultato per la nascita di un bambino.

La Padania mortale

Nella cartina sopra pubblicata, elaborata dall’Agenzia Europea dell’Ambiente, è rappresentata la concentrazione di PM10 – la famigerata Materia Particolata, esatto – negli stati europei.
Quella zona tutta rossa nell’Italia del Nord è la Pianura Padana, già, e non è così colorata perché vi si coltivano molti pomodori oppure papaveri, no. Solo una piccola zona della Polonia meridionale ha un colore simile, cioè è ugualmente intasata di PM10 – è la zona con maggior concentrazione di miniere di carbone, per la cronaca.
Nella Pianura Padana così colorata di rosso (nonostante non ci siano miniere di carbone) ci vive qualche milione di persone – inutile rimarcarlo, vero?
Bene: alcuni ricercatori americani, sulla base dei rilievi ai quali si riferisce la cartina suddetta (peraltro ampiamente confermati da una pluridecennale ricerca scientifica al riguardo), hanno stimato per le zone della pianura Padana una media di 1,5 anni di vita “persi” a causa dell’inquinamento atmosferico, a fronte di una media nazionale di appena 6 mesi.
Ecco: ora, per dirla in poche e chiare parole, si può affermare che la Pianura Padana, e la zona attorno a Milano in particolare, è una vera e propria camera a gas.

Posto quanto sopra, la domanda è spontanea e oltre modo drammatica: perché, pur a fronte di oggettive ragioni geomorfologiche d’altronde non pregiudizievoli, nessuno fa seriamente qualcosa per cercare non dico di risolvere ma almeno di mitigare questa spaventosa situazione e condurla nel tempo verso una risoluzione?
Perché i tanto stimati e loquaci politici nostrani parlano di tutto e di più, proclamano, polemizzano, sloganizzano, rendono emergenza ogni cosa ma non dicono e non fanno nulla al riguardo?
Forse perché è molto più facile spacciare per “emergenze” delle questioni che tali non lo sono affatto? O forse gli oltre 80.000 morti all’anno sono una quantità di elettori ancora troppo esigua per cui preoccuparsi dei relativi voti mancanti?

(Spoiler: nessuno dei lorsignori vorrà e saprà rispondere a tali domande.)