Siamo una popolazione (lessicalmente) depressa

Siamo una popolazione depressa, non lo si scopre adesso: è evidente da tempo. Come collettività abbiamo significativi problemi di percezione e di utilizzo dei processi cognitivi che si riflettono nell’allarmante riduzione del vocabolario medio, nel venir meno di una “biodiversità” linguistica che impedisce, in assenza di vocaboli adeguati e specifici, di cogliere e comprendere la complessità delle cose.

(Davide SapienzaIl Geopoeta. Avventure nelle terre della percezioneBolis Edizioni, 2019, pag.84.)

P.S.: approfitto di questa citazione de Il Geopoeta di Davide Sapienza per rimarcare la mia felicità nel constatare quanto a Davide toccherà lavorare, da qui all’autunno, in giro per l’Italia e in moltissimi incontri, reading, presentazioni, festival, cammini geopoetici… Ribadisco: Sapienza è uno dei migliori autori italiani (e scrivo autore, dacché “scrittore” mi pare titolo fin troppo limitante), e avere per chiunque la possibilità di assistere a un suo evento è qualcosa di estremamente bello, oltre che importante. Quindi, se potete, andateci a incontrarlo – trovate il calendario con gli eventi e le date qui – e capirete perché abbia appena affermato. quanto sopra.

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La Biblioteca di Stromboli non deve chiudere

Non posso non condividere questa petizione che ho trovato su change.org (e ovviamente firmata al volo) con la quale si cerca di scongiurare la chiusura della piccola ma essenziale biblioteca di Stromboli – un luogo semplicemente meraviglioso, ma non serve che ve lo dica. Così come, mi auguro, non serve rimarcare quanto per un’isola in mezzo al mare, con soli 400 abitanti e gioco forza priva dei servizi di cui può godere una comunità urbana più grande, un presidio culturale come una biblioteca sia un luogo fondamentale, e non solo per la cultura ma pure per la socialità dell’isola. Anzi: ha ben più valore su Stromboli, una biblioteca pur piccola, che una molto più grande in un’altrettanto grande città. Oltre a fare da sublime supporto alla preziosa cultura scaturente dalla bellezza del paesaggio dell’isola, in un connubio di rara importanza e fascino.

Vi chiedo dunque di leggere (cliccando sulle immagini) le motivazioni a sostegno della petizione e firmare, perché è veramente un gesto tanto piccolo quanto fondamentale. Grazie.

Respirare (in Pianura Padana)

In realtà quest’opera è stata realizzata nel 2015 a Bristol da Dr. Love, apprezzato street artist georgiano, ma starebbe benissimo su un muro di una qualsiasi città della Pianura Padana, visto il suo letale inquinamento (ne ho parlato di recente qui).

Che sia dunque un’opera premonitrice circa il futuro della vita nell’Italia del Nord?
Sperando che qualcuno non pensi, quale alternativa, a rifugiarsi nel proprio SUV ben dotato (di serie, eh!) di filtri anti-tutto – ovviamente col motore acceso, per fruire del riscaldamento o dell’aria condizionata…

Forza, Maestro Camilleri!

Suvvia, caro Maestro! Va bene che è sempre stato un gran mattacchione, ma ora non si metta a giocare a nascondino con la vita, che se finisse che non la trovassimo più, in giro per il mondo dei libri e non solo lì, sarebbe realmente una grande tristezza! Ecco, si ripigli (scusi la terminologia, ma è per capirci al meglio), lei e il posto luminosissimo che le compete nella cultura italiana: deve restarvi ancora a lungo, il più a lungo possibile. D’altro canto ho letto che ha ancora un sacco di cose da realizzare e una volta, ancora qualche anno fa, disse pure che la morte la trova «disdicevole», quindi: che lei faccia così «unn’è muru pi Alcamu», come dicono dalle sue parti. Non è cosa possibile.
Forza, dunque, che ci dobbiamo “rivedere” presto. Assolutamente.

Il delitto perfetto (delle librerie di Roma), parte 2a

Qui sotto potete leggere un altro emblematico e illuminante passaggio dell’articolo che l’8 giugno scorso Claudio Morici ha pubblicato su Internazionale, sotto il programmatico titolo Il delitto perfetto, indagini sulla chiusura delle librerie a Roma.
Per saperne di più al riguardo, e perché ve lo stia evidenziando, cliccate qui. L’articolo nella sua interezza lo potete ovviamente leggere su Internazionale cliccando sull’immagine in testa al post.

Ultimi sospetti
A detta di chi vive tra scaffali di libri, ci sarebbe un’ultima ipotesi per risolvere il caso. Alcuni librai pronunciano la parola sottovoce, ma la pronunciano spesso. La parola è: suicidio.
Nel 1980 le novità in libreria erano 13mila. Nel 2016, con lo stesso numero di lettori, 66mila. Una follia. Significa che i libri scompaiono dagli scaffali dopo due mesi, che le vendite medie per volume sono bassissime, e che è enorme il numero dei testi mandati al macero. Un’economia drogata dove il piccolo libraio è costretto a indebitarsi per anticipare l’acquisto delle novità – che non sa neanche dove mettere – e gli editori sono costretti a stampare tanto per stare al passo con la concorrenza e con le regole della grande distribuzione.
C’è poi la questione degli sconti. In Italia una legge del 2011 prevede che non possano superare il 15 per cento. Per raccontare i cavilli, i raggiri, le paraculate che portano ogni mese grandi editori e grandi catene a fregarsene e fare offerte che si mangiano letteralmente i più piccoli nella filiera, ci vorrebbe un altro articolo. Ma anche in questo caso, molte piccole librerie intraprendenti hanno trovato strategie di sopravvivenza come le “copie in deposito”, ovvero la possibilità di procurarsi i libri direttamente dall’editore, pagandoli solo una volta venduti.
E allora se non è neanche un suicidio, chi le ammazza le librerie? Muoiono di vecchiaia?