Libri da vacanza (ediz. estate 2019)

Venerdì scrivevo sul mio profilo Twitter questa cosa:

Be’, è stata dura, in effetti, come sempre quando devo scegliere un nuovo libro da leggere e sia libero da letture “dovute”, ma ce l’ho fatta. Ecco qui la selezione di libri che metterò in valigia e vedrò di leggere durante il periodo vacanziero:

Da sinistra a destra, dall’alto in basso:

Ecco, a dire il vero tale selezione non è dogmatica, nel senso che, posta la ponderazione che l’ha preceduta, fino a che la valigia non è fuori da casa potrebbe avvenire qualche cambiamento istintivo… Si vedrà.

In ogni caso, ai tanti che approfittano del relax vacanziero per leggere qualche buon libro: buonissime letture, che siano anch’esse propedeutiche al riposo e al ristoro della mente e dell’animo!

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L’era della deresponsabilizzazione generale

Ecco, anche il senso della responsabilità e del dovere è una cosa che oggi, da queste parti, viene sempre meno compresa, oltre che concepita. Lo manifesti e ti guardano strano, come a dire: «Cos’è che stai facendo, tu?». Ad andar bene, perché a andar male lo sguardo è di quel compatimento sprezzante e borioso che agli occhi di chi hai davanti fa comparire sulla tua fronte le parole “POVERO CRETINO”. Perché funziona così, oggi, siamo nell’era della deresponsabilizzazione generale, a tutti i livelli: non conta ciò che tu devi fare e che abbia il dovere di farlo al meglio, conta come tu possa fare ciò che non dovresti facendo credere di fare ciò che devi fare.

Ecco.

Né da una parte, né dall’altra

Siccome alla fine sono un povero ingenuotto, ogni volta resto ingenuamente basito dal constatare come certe persone (non poche, intendo), pur considerabilmente a modo, non riescano proprio a concepire che una persona (lo scrivente, in tal caso) nelle tante questioni spesso assai basse che animano l’opinione pubblica nazionale, dividendola quasi sempre in modo manicheo (o bianco o nero, o destra o sinistra, o caldo o freddo, per dire), possa non essere schierata da una parte o dall’altra ma invece possa avere una propria idea indipendente, ovvero non legata ai due schieramenti. Ti guardano come fossi un alieno (eh!), come fosse impossibile non stare con l’uno o con l’altro, come se quella posizione indipendente rivendicata sia una manifestazione di stupidità e non di libertà di pensiero. Anzi, la “libertà” da essi considerata è semmai solo quella di poter (dover) scegliere se stare da una parte o dall’altra, così da poter essere “identificato” e soggetto alla loro comunanza o di contro ai loro attacchi. Ecco: siccome a stare al di fuori di questo teatrino dei burattini non si dà modo a quelli di poter solidarizzare oppure polemizzare, si sentono del tutto smarriti ma, nella loro percezione distorta della questione, sono convinti che sia io quello smarrito, che non ha capito niente o che magari è stupidotto al punto da non arrivarci, nelle cose.

E io, che non perdo alcuna occasione di rivendicare la mia più assoluta libertà intellettuale, di pensiero e d’azione e l’indipendenza da qualsivoglia punto di vista, che posso accettare o contrastare liberamente oppure proponendovi una o più alternative ma il tutto previa la personale riflessione, ponderazione e scelta, più mi ritrovo ad avere a che fare con tali atteggiamenti e più mi sento sicuro della mia posizione. Forse proprio perché sono ingenuo e stupidotto, già, ma pure perché sono libero. Ecco.

Una “città nella città” per Robert Walser

La città svizzera di Biel/Bienne, grazie al lavoro dell’artista Thomas Hirschhorn, ha dedicato una monumentale installazione a Robert Walser, nato proprio a Bienne, uno dei più grandi scrittori elvetici e tra i maggiori del Novecento europeo, la cui opera ancora oggi suscita innumerevoli suggestioni, considerazioni, riflessioni, emozioni.

L’installazione artistica di Hirschhorn – in pratica una “micro-città walseriana” dentro la città di Bienne – è eretta davanti alla stazione ferroviaria di Bienne ed è aperta al pubblico fino all’8 settembre, tutti i giorni dalle 10:00 alle 22:00. L’entrata è gratis. Si estende su una superficie di 1300 metri quadrati ed è presentata come un’imponente struttura lignea che poggia principalmente su pallet. L’obiettivo è di invitare la popolazione a scambiare riflessioni sull’opera e la vita di Walser, anche attraverso un ricco calendario di manifestazioni culturali che ogni giorno prevede oltre trenta eventi. Dentro l’installazione, proprio come in una città ordinariamente abitata, si possono trovare una biblioteca, un asilo nido, uno studio televisivo, la redazione d’un giornale interno dedicato a Walser, residenze per scrittori, numerosi spazi di incontro e lavoro, una mensa-bar e molti altri servizi.

La Robert-Walser-Sculpture di Bienne rappresenta senza dubbio uno dei più originali e intriganti omaggi mai riservati a uno scrittore, peraltro capace, con la sua natura multiforme, di ben esprimere la complessità e la profondità dell’opera walseriana. Se entro l’8 settembre siete di passaggio da Bienne (città peraltro molto bella), se siete fan di Walser o ancor più se non lo siete e volete conoscerlo partendo da un punto di vista del tutto originale, visitatela: è certamente un’esperienza intensa e assai affascinante.

P.S.: cliccando qui potete leggere un articolo di “Swissinfo.ch” dedicato all’installazione, nel quale vedere anche un servizio video al riguardo.

Pericolo, Facebook!

«Penso che l’ascesa di un capitalismo della sorveglianza sia estremamente pericolosa e porta con sé il rischio dell’eliminazione della maggior parte delle nostre reali libertà individuali, se non addirittura tutte. Negli ultimi mesi è emerso più volte come Facebook abbia consentito ad altre società di violare la privacy dei propri utenti. È scandaloso, ma è solo una dimostrazione di come molte delle compagnie tecnologiche non abbiano assolutamente rispetto per la riservatezza di chi le utilizza. Non è minimamente tra i loro pensieri. Pertanto noi, come consumatori, dobbiamo essere più astuti nei confronti delle compagnie di cui abitualmente siamo clienti. Facebook, per esempio, è una società tanto disonesta quanto estremamente pericolosa. Ci sono molte alternative e gli utenti dovrebbero migrare su queste nuove piattaforme che rispettano veramente i diritti della persona».

(Dave Eggers, grande autore americano contemporaneo, in un’intervista di Federico Marconi su “L’Espresso” del 9 gennaio scorso, che potete leggere nella sua interezza qui. Mi ci riconosco molto, nelle sue parole, dacché rispecchiano bene il motivo – o uno dei quali – ho lasciato Facebook, senza che mi si generi alcun desiderio di ritornarci. Anzi!)