Un “non giornale” da chiudere. Punto.

A proposito di menti irrimediabilmente bruciate

Il giornale è un organo di informazione e di approfondimento, dunque deve informare e approfondire le notizie, qualsiasi esse siano e da qualsiasi punto di vista vengano analizzate – basta che sia un punto di vista legittimo, fondato e logico, anche ove miri alla provocazione. Che è efficace quando è sagace, non quando è infamante. Il giornale non è uno strumento di diffamazione, di denigrazione e di calunnia, tanto più di diffusione di palesi fake news.

Il principio è chiaro, dunque è inutile girare intorno alla questione fermandosi sempre e solo ai commenti indignati: il “giornale” Libero va chiuso. Punto. Non c’è da aggiungere null’altro.

Dacché tale azione non rappresenta affatto una qualche forma di “censura” ma, al contrario e in modo totalmente legittimo, l’affermazione del necessario e doveroso diritto alla giustizia (non solo nella e dell’informazione) e del senso civico proprio di ogni società emancipata, a difesa dell’opinione pubblica e della cognizione culturale comune – ma pure a difesa delle stesse idee che la redazione in questione vorrebbe sostenere e invece finisce inesorabilmente per infangare e infamare. Il tutto, per giunta, nei confronti di una pubblicazione che non è un giornale in forza di quel chiarissimo principio sopra esposto, appunto.

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Roghi fortunatamente spenti a Parigi, e roghi irreversibilmente ardenti altrove

La vicenda del rogo di Notre-Dame a Parigi ha dimostrato una volta ancora – “grazie” ai media, tradizionali e web – una realtà ormai lampante, e spaventosa. Le fiamme che hanno bruciato la cattedrale parigina sono state spente, la struttura è danneggiata seriamente ma si è salvata, la ricostruzione fortunatamente potrà avvenire e farà tornare Notre-Dame all’antico splendore.

Il rogo che invece brucia le menti di troppe persone, le cui fiamme si sono ben “viste” – ovvero lette – un po’ ovunque sui media suddetti, ha ormai causato danni irreversibili, e la ricostruzione – intellettuale e culturale – temo sia ormai impossibile. Se non partendo da una tabula rasa rigorosa e radicale. Sempre culturalmente parlando, certo.

Helidon Xhixha, Lugano

Domani a Lugano si inaugura un evento artistico (dacché definirlo semplicemente “mostra” è assai riduttivo) tanto spettacolare quanto affascinante, e di assoluto livello internazionale. È Lugano. Riflessi di Luce del grande artista albanese Helidon Xhixha, 20 sculture monumentali emblematiche dello stile unico dell’artista installate nel centro di Lugano, che trasformano la città svizzera in un museo a cielo aperto dove l’arte dialoga con lo spazio urbano e la Natura, elevando – si può veramente dire, in tal caso – il “contenitore” al valore e al fine culturale del “contenuto”.

Le scintillanti sculture di Xhixha, in acciaio inox, così dinamiche nelle forme, imponenti eppure armoniose, generano una relazione del tutto particolare con i luoghi in cui vengono posizionate, che per certi versi esula pure dal mero valore artistico, pur cospicuo ed evidente. Di primi acchito sembrano elementi alieni, fuori contesto, eppure da subito chi se le ritrova di fronte ne è attratto e affascinato. La forma dinamica, quasi organica pur se il materiale inossidabile la rende tanto “solida”, emana luce, riflette ciò che ha intorno, riproduce l’ambiente circostante in modo diverso più che distorto, quasi che ne accresca la dimensionalità portandola oltre il limite del visibile e del percepibile.

Sorta di “monoliti spirituali” – con il termine che qui vuole indicare lo spirito umano in primis, quello in cui si conserva l’io più profondo -, le opere di Helidon Xhixha diventano veramente lo specchio del mondo e di chi lo vive e anima, ovvero di noi tutti che, attraverso di esse, possiamo riflettere (dunque manifestare) la nostra presenza nel mondo e riflettere (cioè meditare) sul senso di essa. Sono certamente Riflessi di Luce, dunque, ma di quella luce che realmente illumina, ancor più che il mondo, la nostra interiorità.

Cliccate sull’immagine in testa al post per saperne di più, e fate conto che avete tempo fino al 22 settembre per fare un salto a Lugano e ammirare le opere. È una visita che merita, senza alcun dubbio.

 N.B.: alcune delle foto a corredo di questo post vengono da qui.

Il 7 aprile scorso, a Colle di Sogno…

Alcune immagini della visita guidata dallo scrivente al borgo montano di Colle di Sogno dello scorso 7 aprile. Che pure una meteo infausta, con pioggia durante la salita lungo la mulattiera da Carenno e idem durante la discesa (e tregua nel corso della visita, fortunatamente) non abbia fatto desistere numerosi visitatori a salire lassù, venendo anche da lontano e per la prima volta, è l’ennesima (ovvero inutile) prova di quanto il Genius Loci di Colle di Sogno sia intenso, accogliente, dialogante, vivo e vivificante nei confronti di chiunque vi giunga e vi si relazioni, da semplice “visitatore della domenica” o da studioso della cultura del territorio, facendo del borgo un luogo dalle potenzialità innumerevoli, molteplici ed emblematiche.

Insomma: ad maiora! – e non solo per dire. Ne saprete di più, prossimamente.

N.B.: grazie di cuore a Roberto Garghentini, autore delle immagini.

Pochi passi per grandi viaggi

A volte si percorrono grandi distanze ma si fanno “piccoli” viaggi. A volte invece basta fare pochi passi per compiere viaggi e avventure incredibili, o per scoprire che di ciò che si credeva di conoscere in verità si conosce poco o nulla.

Per il viaggio autentico non serve tanto una meta, e non serve un modo di viaggiare più di altri: se è vero ciò che disse Pessoa, «i viaggi sono i viaggiatori», è perché è altrettanto vero che i viaggiatori sono il viaggio. Che questo sia lungo solo pochi passi oppure milioni di chilometri, che porti in capo al mondo o poco oltre l’uscio di casa: non è tanto che per viaggiare servano dei viaggiatori, semmai per un autentico viaggiatore serve un viaggio da fare. Qualsiasi esso sia, ovunque esso porti.

È ciò che rende un viaggio veramente autentico, più di ogni altra cosa.