Classifiche (dello sbando)

Se si dà un occhio alle classifiche recenti dei libri più venduti in Italia, si può capire benissimo – senza tante analisi ed elucubrazioni e giri di parole tanto dotti quanto ignorati – perché l’editoria nostrana sia un settore ormai alla deriva. O forse già allo sbando.
Ecco.

(Cliccate sull’immagine per leggere la classifica “non censurata” – da me, sì – riferita al mese di ottobre 2019 e tratta da ibuk.it; ovviamente di classifiche similari ne trovate molte altre sul web e sui media, anche indipendenti dai vari circuiti distributivi e librari e magari riportanti graduatorie differenti ma, nel complesso, la sostanza non cambia. Nota bene: la prima posizione è quel che è, ma non che la seconda sia molto meglio. Parere personale, sia chiaro.)

Sui brutti “filmoni” di oggi

(Image credit: https://www.flickr.com/photos/laruloteca Rulo [CC BY-SA 2.0 – https://creativecommons.org/licenses/by-sa/2.0%5D)
Ogni qualvolta sento per radio le rubriche di anteprima dei film in uscita, le quali ovviamente presentano le pellicole mainstream, quella da record al botteghino e probabili blockbuster, mi dico che no, a sentir quei trailer radiofonici non mi viene proprio voglia ne di andare al cinema, ne di pensare a una successiva visione casalinga. Ammetto di non essere un gran cinefilo e tendo a dare la colpa di ciò alla mia gran passione per la lettura dei (buoni) libri, la quale dai testi letti mi suscita visioni mentali e relativi moti d’animo che difficilmente riscontro nella visione di tanti film. Inutile dire che ciò vale per me, è un’impressione assolutamente personale.

Tuttavia, leggere cosa pensa il grande Martin Scorsese del cinema moderno per certi versi – se così posso dire – mi “rincuora”, perché quanto affermato da Scorsese (qui ne parla “Il Post”) è assai attinente al mio pensiero al riguardo. Questa una delle sue osservazioni:

Non li guardo. Ci ho provato, sai? Ma non sono cinema. Sinceramente, la cosa a cui mi fanno pensare – pur ammettendo quanto bene sono fatti e come gli attori riescano comunque a tirarne fuori il meglio possibile – sono i parchi a tema. Quei film non sono un cinema fatto da esseri umani che provano a trasmettere emozioni ed esperienze psicologiche ad altri esseri umani.

Ecco. Proprio così. Se la cinematografia è un’arte, come lo è pienamente, molti dei filmoni moderni non sono arte ma mero intrattenimento commerciale se non consumista. Fatto benissimo, spettacolare, avvincente, ma non è arte cinematografica. Il paragone di Scorsese dei parchi a tema calza a pennello: un po’ come mettere a confronto un castello storico (qui, per dire, c’è un elenco di 20 dei più bei castelli italiani) con il castello di Disneyland: spettacolare ed emozionante ma, sotto ogni punto di vista, non è un vero castello e sfido chiunque a dire che non sia così.

Di contro, continuando a preferire di gran lunga di spendere il mio tempo libero nella lettura dei libri piuttosto che in altre attività, scelgo semmai di vedere qualche film di qualità del passato oppure qualche pellicola italiana – una cinematografia, quella nostrana, che annovera cose pessime ma pure opere notevoli e di ottimo livello, che usualmente non godono quasi mai di grande attenzione dai media e dal pubblico.

Chiudo questa mia riflessione come chiude l’articolo de “Il Post” e come, suppongo, chiosa amaramente lo stesso Scorsese:

Per chiunque sogni di fare film o stia appena iniziando a farli, il contesto è crudele e desolato. E anche solo scrivere queste parole mi riempie di tremenda tristezza.

Lavorare male

(Photo credit: Creative Commons license; uploaded by Wikivisual.)
Non so, sbaglierò, può ben essere, ma col tempo mi si fa sempre più nitida l’impressione che se nell’intero comparto produttivo (industria, commercio, terziario… ovunque, insomma) si dovessero eliminare quelle figure che non compiono le proprie mansioni lavorative come dovrebbero e come la loro etica professionale imporrebbe, e che vanno a lavorare tanto per tirar sera e portarsi a casa lo stipendio alla fine del mese, almeno due terzi dei lavoranti finirebbe disoccupata ma il PIL nazionale aumenterebbe in misura cospicua.

Già.

Proprio come aumenterebbe di quota librandosi sempre più agile nel cielo l’aerostato che si liberi della zavorra inutile, ecco.

È un’impressione personale, eh, ma nitida. Sempre più nitida. Nitidissima, sì.

Basta lamentele!

(Immagine tratta da qui: https://scienzaesalute.blogosfere.it/post/577055/lamentarsi-fa-male-alla-salute)

Ho deciso che non mi lamenterò più.
Giammai per cose personali, e solo attraverso l’ironia per altre cose, ma sempre formulando osservazioni che siano – provino a essere – concrete e costruttive. Se notate che stia contravvenendo a questa decisione, denotatemelo subito e con vigore.

Mi sono veramente rotto le scatole di tutta questa gente che non fa altro che lamentarsi di tutto, gente a cui non manca nulla di ciò che gli serve nella quotidianità ma si lamenta, si lamenta, si lamenta, si lamenta, gente che non ha veri e seri problemi e nonostante questo si lamenta, si lamenta, si lamenta… Sono gli individui che in questo articolo di qualche tempo fa ho definito lamentatori seriali: gente che si lamenta “di default”, per la quale non conta di cosa ci si lamenta, conta lamentarsi e stop, credendo così di mostrarsi “diversi”, quelli che “non si fanno mica mettere i piedi in testa”, che hanno capito che “li stanno fregando” o che certe cose “non vanno bene così, è una vergogna” eccetera. E che, con le loro lamentele, non solo non fanno nulla per risolvere la situazione della quale si lamentano ma la peggiorano sempre più, spandendo intorno a sé tanto di quel bieco e cieco livore che per la salute è quasi peggio del pm10.

Insomma, basta. Mi allontano quanto più possibile dall’essere o apparire come gente del genere, a costo di dover tenere per me anche circostanze parecchio problematiche; d’altro canto, ribadisco, se è palese che comunque lamentarsi non serve a nulla, al contempo credo che ogni persona debba cercare e trovare in sé la forza per risolvere piccole o grandi situazioni avverse che possano capitarle nella quotidianità, e solo se non vi sia nulla da fare in tal senso si possa pensare in altro modo. Ma certamente, ribadisco, mai e poi mai atteggiandosi nel modo in cui si comporta quella gente. Per carità!

Terrorismo meteorologico

Sabato scorso chiacchieravo con un ristoratore di montagna sul fatto che, essendo per la domenica brutte le previsioni del tempo, per come le annunciavano buona parte dei meteorologi, non avesse prenotazioni e pure un paio di esse fossero state annullate – tenete conto che l’esercizio in questione è in un bellissimo borgo di montagna a 2 (due) minuti a piedi dal posteggio per le auto e che ovviamente (!), offre una bella sala al riparo dalle intemperie, fossero pure bufere polari. Ecco.

Non sono state che le ennesime rimostranze ascoltate da amici e conoscenti gestori di rifugi e ristori sui monti riguardo questa particolare forma di analfabetismo funzional-meteorologico (o meteoropatico) che pare affliggere molte persone nei confronti di bollettini meteo diffusi da sedicenti meteorologi che molto spesso si rivelano errati. Ne ho già parlato più volte, qui sul blog (date un occhio tra questi articoli) e poi, qualche giorno fa, per una di quelle coincidenze che tali non sono ma, forse, autentiche connessioni cosmiche, il grande Davide Sapienza (uno dei migliori scrittori e autori italiani tout court, lo rimarco sempre, non solo in tema di Natura) mi inviato una sua riflessione al riguardo, sorta di spin off aggiornato di un articolo del 2006 uscito su “Specchio” (il magazine de “La Stampa” oggi non più pubblicato) nel quale Davide già denunciava il “terrorismo meteorologico” di certi servizi meteo cialtroneschi, i quali, oltre all’accusa di diffondere evidenti panzane, hanno pure la colpa di screditare una scienza in realtà assolutamente rigorosa e meravigliosa come la meteorologia. Passano gli anni ma le cose al riguardo non migliorano affatto, anzi, con ‘sti social fakenewsari che abbiamo, peggiorano di continuo.

Col suo consenso, per il quale lo ringrazio di cuore, vi propongo la riflessione di Davide Sapienza; cliccando poi sull’immagine nel testo, potrete leggere anche il suo articolo del 2006. Ragionateci sopra e meditate, che è cosa oltre modo necessaria.

IL TERRORISMO METEOROLOGICO, II

In vista del weekend con i cammini 5 e 6 nella Valle del Lujo e sul Monte Bo*, considerando i tre rinvii per previsioni meteo (che poi, nel caso di Rovetta, come spesso capita e perfino a 24 h di distanza, si sono rivelate errate), senza mancare di rispetto ai veri meteorologi, che come sapete dicono “le previsioni oltre le 24h sono un azzardo, oltre le 48h divinazione”, mi viene in mente che a inizio mese apparve sui maggiori organi di informazione la notizia, “Settembre sarà un mese molto piovoso quasi sempre pioggia e temporali”.
Bene, da lunedì e per molti giorni avremo alta pressione; l’alta pressione è più facile da interpretare, come ci hanno spiegato e come, chi alza gli occhi al cielo e non vive di ansie da notifica del telefonino, chi vive molto all’aria aperta, va in montagna, ben sa. Nel 2006, per il compianto settimanale “Specchio” (“La Stampa”) scrissi un lungo editoriale, una riflessione intitolata come questo post. Ero colpito, da anni (lo smartphone ancora non esisteva), da come molte persone, anche qui in montagna, iniziavano ad andare in ansia da una settimana all’altra per il meteo. E da quest’ansia si facevano condizionare. E con quest’ansia facevano le loro scelte. E per quest’ansia si perdevano molte magnifiche opportunità di viaggiare, spostarsi e si, anche godersi il meteo diversamente bello (coniai io, allora, questa definizione: non parlatemi di “brutto tempo”, mai, grazie: l’acqua ci consente di vivere, come è possibile chiamarla “brutto”?). Pochi anni prima Franco Michieli, su “La Rivista della Montagna” aveva pubblicato un magnifico reportage intitolato “Elogio della pioggia”, che andava anche oltre, spiegando, come sanno tutte le persone che amano passeggiare facendosi bagnare, le connessioni tra noi e gli elementi naturali. Occhio: non sto dicendo, “vai in montagna anche con la tempesta, la grandine e il temporale”. Sto solo dicendo, “basta con queste paranoie da smartphone” anche perché spesso sono le persone succubi di queste paranoie a dire “ma poi sbagliano sempre”. E però che fanno? Disdicono prenotazioni ai cammini, evitano di uscire. Si fanno bloccare. Occhio perché è questa la strada verso la perdita della libertà. Spegnete tutto, accendete i sensi. Perché i primi terroristi e tiranni contro noi stessi, siamo proprio noi.

*: Davide si riferisce a questo.

(L’immagine in testa al post è tratta da qui: è del mitico Sio.)