Certa politica di montagna, spiegata bene e rapidamente

Effettivamente, a volte, per capire lo stato dell’arte della politica nei territori di montagna non servono chissà quali ponderatissime analisi o elucubrazioni super articolate.

Basta molto meno, spesso.

Ad esempio, basta notare la grandezza dei caratteri dei titoli sulle locandine degli organi di stampa. Che non a caso risulta sempre direttamente proporzionale all’entità del vociare dei rappresentanti della suddetta politica. Già.

D’altro canto, una società che ancora oggi si fa inquietare (forzatamente) più dalla presenza di qualche animale selvatico (al netto dell’ovvio e necessario supporto agli allevatori negli alpeggi, al riguardo) che dalla mancanza nei propri paesi dei fondamentali servizi di base, è quanto di più funzionale a quei titoloni. E di meno necessario alle proprie montagne, ma evidentemente questo conta meno.

Chissà se i genitori dei bambini disabili della Valtellina prima o poi si vedranno costretti ad andare a vivere altrove per la mancanza in valle dei servizi di assistenza e supporto a loro necessari oppure per la presenza sui monti dei lupi. Chissà.

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Una sparatoria dietro l’altra, negli Usa? That’s life!

Dopo la strage di bambini nella scuola elementare di Uvalde, in Texas – l’ennesima di una serie infinita di mass shootings per la quale in USA ci sono più morti civili per armi da fuoco che per le guerre – mi sono letto sul web un po’ di giornali americani che stanno dissertando sul caso specifico e sul tema delle armi in generale.

L’impressione che ne ho ricavato è bizzarra e grottesca ai limiti del parossismo. Mentre l’intero dibattito, politico e pubblico, si concentra sulla difesa della libertà di vendita delle armi ovvero sulla richiesta di un maggior controllo (e va bene, ci mancherebbe), non c’è sostanzialmente una parola sulla questione culturale alla base del problema. Niente di niente. Nemmeno una riflessione sul perché negli USA vi sia così tanta violenza, e così incontrollabile, in molte persone normali, nemmeno una riflessione sulle cause di fondo di questa fenomenologia o, per meglio definirla, di questa devianza psicosociale talmente ricorrente, se nella società americana e nella visione condivisa della realtà che formula non ci siano forse degli elementi di inesorabile degrado culturale, degli influssi evidentemente nefasti che producano disagi, alienazioni e compulsioni dagli effetti tanto terribili… nulla. L’impressione – spaventosamente grottesca, appunto, o anche viceversa – è che l’America consideri normale non solo che chiunque possa girare armato per le pubbliche vie ma pure che possano capitare stragi del genere: normale che si possa salvaguardare il diritto e la libertà di sparare e uccidere, insomma, possibilmente non altri cittadini ma se capita amen, è successo, that’s life!

È questa, a mio parere, la cosa più inquietante dell’America moderna contemporanea: aver sviluppato la dote di essere sotto vari aspetti – inclusa la democrazia – il paese più avanzato del pianeta eppure, al contempo, di non comprendere alcune delle basi fondamentali della stessa democrazia ovvero di non capire se stessa: e nemmeno per funzionale malizia, proprio per (mi permetto di dire) genetica idiozia. Non c’arrivano, gli americani, semplicemente non ce la fanno, e per questo non cambierà nulla, in tema di vendita e porto d’armi, vedrete. Sono come gli ufficiali di bordo del Titanic orgogliosi della loro nave “inaffondabile” che, quando comincia a inabissarsi, continuano fieramente a dire: «tranquilli, va tutto bene, tanto siamo inaffondabili!»

Ecco. That’s (american) life, baby!

I bollettini meteo e le creme “scioglipancia”

Tempo fa, sulla base delle mie esperienze personali, ero giunto alla conclusione di poter ritenere la categoria dei previsori meteorologici affidabile, nei propri bollettini (salvo rarissime eccezioni), quanto quella degli astrologi da rivista di gossip.

Ora, ripensando a ciò e avendo nel frattempo accumulato ulteriori testimonianze al riguardo, credo di essermi sbagliato. Sì, gli astrologi ci azzeccano di più. A quanto pare, tirare a indovinare vaticini con le congiunzioni astrali è più facile che inventare bollettini con le congiunzioni meteoriche, ecco.

Conseguentemente, basarsi sulle previsioni dei bollettini meteo che ordinariamente circolano sui mezzi di informazione e sul web e far dipendere da essi le proprie attività quotidiane, salvo sporadiche eccezioni (ma per la cui “convenienza meteorologica” sovente basta il più ordinario buon senso), è pratica ormai da degradare a un livello inferiore rispetto a quella del dar fede agli oroscopi dei rotocalchi, dunque da fissare al livello degli acquisti delle «creme scioglipancia» di Wanna Marchi.

Tuttavia, sia chiaro, la meteorologia vera è tutt’altra cosa rispetto alle “previsioni del tempo”, così come la nostra relazione con il mondo e con le sue fenomenologie naturali è tutt’altra cosa da quella praticata da chi il mondo lo vive dando fede ai “vaticini” degli oroscopi, alle televendite di prodotti miracolose e ai bollettini meteo farlocchi. In fondo il principio di base è lo stesso di quei prodotti-fake di Wanna Marchi: non era di lei che vendeva falsità la colpa maggiore, ma di chi le credeva. Già.

P.S.: sì, continuo la mia personale battaglia contro le “previsioni del tempo”, secondo me una delle cose più futili della nostra ordinaria contemporaneità. Una battaglia persa in partenza, forse: ma, nel caso, è una sconfitta che non mi provoca alcun dispiacere.

La guerra in Ucraina e il «bel tacer…»

[Immagine tratta da pixabay.com.]
Sì, «il bel tacer che non fu mai scritto», a questo noto proverbio mi riferisco. Nel senso che ho deciso di non dire/scrivere/esprimere più alcuna opinione diretta sulla guerra in corso tra Russia e Ucraina.

Certo, non che pensassi che le mie opinioni potessero interessare qualcuno: l’essere il «signor nessuno» che sono quanto meno mi conserva intatta l’opportunità e il privilegio di poter sempre imparare qualcosa da tutto e tutti – in questa vicenda come in qualsiasi altra cosa. Per questo sto leggendo molto al riguardo ma quasi soltanto testi di analisi geopolitica, obiettivi, scientifici, fondati sui fatti e con una visione storica sempre ampia.

D’altro canto in queste settimane mi sono nuovamente reso conto dell’efficacia notevole degli armamenti bellici contemporanei, capaci di ammazzare migliaia di individui sul campo di battaglia e parimenti miliardi di neuroni nelle menti di individui a centinaia di km di distanza, con effetti mediatici ben constatabili: preferisco restare lontano da tali “macerie” e anche per questo ho deciso di non proferire più nulla al riguardo. Non di meno ascolto chiunque, apprezzando alcuni e disprezzando altri: ma sono giudizi prettamente personali e riservati.

Ovviamente ciò non toglie che io abbia la mia idea sulla questione e che sia ferma, determinata, strutturata, alimentata dalle letture sopra citate e sempre contestuale al “qui e ora”, dunque nuovamente ben lontana da conformismi, qualunquismi, benaltrismi, populismi, pacifismi e interventismi, ma-anche-ismi e far-di-tutta-l’erba-un-fasci-smi, cospirazioni, propagande, deliri e per nulla equidistante, anche perché è un’idea la cui sostanza è da anni che formulo e sostengo, non certo da qualche settimana (molti post qui sul blog lo dimostrano).

Non aborro affatto la guerra, pur avendo certezza piena della sua totale tragicità ma di contro ben sapendo che sia un elemento da considerarsi gioco forza “genetico” nella storia della civiltà umana, che si è evoluta anche e purtroppo, ribadisco, in forza di innumerevoli guerre: amarissimo da dirsi ma tant’è, la storia insegna. Semmai è proprio questa ineluttabile “genetica bellica” che aborro, l’incapacità evidente della razza umana di saper evolvere geopoliticamente nel tempo senza ogni tanto massacrarsi un po’ e distruggere qualche pezzo di pianeta, e così aborro chi la guerra la scatena, non certo chi la combatte per difendersi. Mi ritrovo a pensare, alla fine dei conti (storici), che la pace sia soltanto una meravigliosa utopia o, più pragmaticamente, soltanto una pausa di tranquillità tra un conflitto e l’altro. Questo non significa che la pace non debba essere costantemente perseguita, anzi: ma, forse, sarebbe il caso di renderci finalmente conto che, più di ricercare la pace, dovremmo cercare di eliminare la guerra: e se ciò nella forma sembra la stessa cosa, nella sostanza non lo è affatto. È una questione di, per così dire, predisposizione antropologico-culturale, non politica o che altro, e non mi pare di coglierla da nessuna parte, nel mondo degli uomini. Forse proprio perché in fondo l’essere umano non può concepirla veramente, dopo millenni di assunta “normalità” della guerra e di relativa introiezione psichica.

Posto ciò, che una guerra nucleare – che sia «terza guerra mondiale» o di più oppure di meno – prima o poi scoppi non è una probabilità ma una certezza, l’unica cosa incerta è soltanto la data nella quale scoppierà. Non posso che augurarmi che sia il più possibile lontano nel tempo ovvero, con tanto pragmatico quanto inevitabile cinismo, che scoppi quando non ci sarò più e le cui conseguenze siano affari dei posteri (contando che la reincarnazione sia solamente una suggestiva fantasia, ovvio!)

In fondo, e così concludo, anche “bene” (“buoni”) e “male” (“cattivi”) sono mere categorie che concepiamo in base a fattori fondamentalmente arbitrari e funzionali alla visione del mondo che riteniamo a noi più consona: pure qui, temo, su di esse sostanzialmente non ci abbiamo mai capito molto o, per dirla in altro modo, non abbiamo probabilmente mai provato a comprenderle realmente e dar loro un senso e un valore compiuto – sempre che se ne abbia la capacità, la cultura, la sensibilità, l’intelligenza, l’umanità.

Ecco, fine.

Un (altro) allarme utile

Si può leggere quotidianamente sui media, a fronte di motivi vari più o meno gravi, di allarmi per carenze di materie prime, allarmi per carenze di combustibili fossili e di loro derivati, di energia, di carta, allarmi per carenze di sementi, di fertilizzanti di alimenti nei supermercati, per carenze di microchip…

Ok, ci sta, è comprensibile.

Ma qualche allarme anche per (palese) carenza di intelligenza o di buon senso, ogni tanto? No?