Capire pochissimo

Alla fine, una delle più gravi e sconcertanti cause di ciò che ci accade intorno è ben raffigurata nella grafica qui sopra. Quasi un italiano su due – no, dico! Quasi il 50% ovvero quasi la maggioranza assoluta! – capisce pochissimo di ciò che legge, sul web, sui social, sui giornali, ovunque.

Per comprendere cosa significhi, nel dettaglio, il manifestare un livello di comprensione da 1b a 2, date un occhio a questo documento che illustra i vari gradi della cosiddetta scala di literacy – o, nella definizione più ampia, information literacy, definita (su Wikipedia) come «la capacità di identificare, individuare, valutare, organizzare, utilizzare e comunicare le informazioni.» In soldoni, vuol dire che quasi un italiano su due che legge ad esempio un articolo su un media d’informazione che spiega un certo fatto, capisce solo le parti più ovvie e facili che però poi fatica a mettere in relazione l’una con l’altra e ancor più a trarne informazioni utili e considerazioni ovvero opinioni proprie (inevitabilmente, d’altro canto, non recependo i dati con i quali formularsele); tutto il resto dell’articolo lo perde, come se fosse scritto in una lingua pressoché sconosciuta.

Posto ciò, e soprattutto posta la diffusione drammatica di questa così grave mancanza intellettiva e culturale (denunciata dagli esperti già da tanto tempo ma andata viepiù peggiorando, negli anni), viene purtroppo assai facile spiegarsi il perché di numerosi situazioni sconcertanti che la contemporaneità presenta, e come mai siano di così ostica risoluzione. Non ci si scappa, insomma, se non attraverso una monumentale opera di rieducazione culturale che, forse, è già oltre le possibilità di attuazione. Ma, ovviamente, ciò non significa che non sia comunque da avviare, se non si vuole restare ostaggi su una nave che sta per affondare urlando l’allarme per il pericolo in corso ma avendo intorno gli altri passeggeri che ti dicono di guardare quant’è bello il tramonto, però!

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Terrorismo meteorologico

Sabato scorso chiacchieravo con un ristoratore di montagna sul fatto che, essendo per la domenica brutte le previsioni del tempo, per come le annunciavano buona parte dei meteorologi, non avesse prenotazioni e pure un paio di esse fossero state annullate – tenete conto che l’esercizio in questione è in un bellissimo borgo di montagna a 2 (due) minuti a piedi dal posteggio per le auto e che ovviamente (!), offre una bella sala al riparo dalle intemperie, fossero pure bufere polari. Ecco.

Non sono state che le ennesime rimostranze ascoltate da amici e conoscenti gestori di rifugi e ristori sui monti riguardo questa particolare forma di analfabetismo funzional-meteorologico (o meteoropatico) che pare affliggere molte persone nei confronti di bollettini meteo diffusi da sedicenti meteorologi che molto spesso si rivelano errati. Ne ho già parlato più volte, qui sul blog (date un occhio tra questi articoli) e poi, qualche giorno fa, per una di quelle coincidenze che tali non sono ma, forse, autentiche connessioni cosmiche, il grande Davide Sapienza (uno dei migliori scrittori e autori italiani tout court, lo rimarco sempre, non solo in tema di Natura) mi inviato una sua riflessione al riguardo, sorta di spin off aggiornato di un articolo del 2006 uscito su “Specchio” (il magazine de “La Stampa” oggi non più pubblicato) nel quale Davide già denunciava il “terrorismo meteorologico” di certi servizi meteo cialtroneschi, i quali, oltre all’accusa di diffondere evidenti panzane, hanno pure la colpa di screditare una scienza in realtà assolutamente rigorosa e meravigliosa come la meteorologia. Passano gli anni ma le cose al riguardo non migliorano affatto, anzi, con ‘sti social fakenewsari che abbiamo, peggiorano di continuo.

Col suo consenso, per il quale lo ringrazio di cuore, vi propongo la riflessione di Davide Sapienza; cliccando poi sull’immagine nel testo, potrete leggere anche il suo articolo del 2006. Ragionateci sopra e meditate, che è cosa oltre modo necessaria.

IL TERRORISMO METEOROLOGICO, II

In vista del weekend con i cammini 5 e 6 nella Valle del Lujo e sul Monte Bo*, considerando i tre rinvii per previsioni meteo (che poi, nel caso di Rovetta, come spesso capita e perfino a 24 h di distanza, si sono rivelate errate), senza mancare di rispetto ai veri meteorologi, che come sapete dicono “le previsioni oltre le 24h sono un azzardo, oltre le 48h divinazione”, mi viene in mente che a inizio mese apparve sui maggiori organi di informazione la notizia, “Settembre sarà un mese molto piovoso quasi sempre pioggia e temporali”.
Bene, da lunedì e per molti giorni avremo alta pressione; l’alta pressione è più facile da interpretare, come ci hanno spiegato e come, chi alza gli occhi al cielo e non vive di ansie da notifica del telefonino, chi vive molto all’aria aperta, va in montagna, ben sa. Nel 2006, per il compianto settimanale “Specchio” (“La Stampa”) scrissi un lungo editoriale, una riflessione intitolata come questo post. Ero colpito, da anni (lo smartphone ancora non esisteva), da come molte persone, anche qui in montagna, iniziavano ad andare in ansia da una settimana all’altra per il meteo. E da quest’ansia si facevano condizionare. E con quest’ansia facevano le loro scelte. E per quest’ansia si perdevano molte magnifiche opportunità di viaggiare, spostarsi e si, anche godersi il meteo diversamente bello (coniai io, allora, questa definizione: non parlatemi di “brutto tempo”, mai, grazie: l’acqua ci consente di vivere, come è possibile chiamarla “brutto”?). Pochi anni prima Franco Michieli, su “La Rivista della Montagna” aveva pubblicato un magnifico reportage intitolato “Elogio della pioggia”, che andava anche oltre, spiegando, come sanno tutte le persone che amano passeggiare facendosi bagnare, le connessioni tra noi e gli elementi naturali. Occhio: non sto dicendo, “vai in montagna anche con la tempesta, la grandine e il temporale”. Sto solo dicendo, “basta con queste paranoie da smartphone” anche perché spesso sono le persone succubi di queste paranoie a dire “ma poi sbagliano sempre”. E però che fanno? Disdicono prenotazioni ai cammini, evitano di uscire. Si fanno bloccare. Occhio perché è questa la strada verso la perdita della libertà. Spegnete tutto, accendete i sensi. Perché i primi terroristi e tiranni contro noi stessi, siamo proprio noi.

*: Davide si riferisce a questo.

(L’immagine in testa al post è tratta da qui: è del mitico Sio.)

“Leader”?!?

“Leader”. Ecco, anche quando colgo questa parola – sul web e sui social, alla radio o in TV che non guardo ma delle cui trasmissioni mi giungono inesorabile l’eco – mi viene da ridere. Una risata assolutamente sarcastica, che si disegna in un’espressione del viso parecchio schifata. Quelli che vengono definiti “leader” – soprattutto nell’ambito politico, ma non solo – quei personaggiucoli lì, sarebbero i leader di oggi? Veramente molte persone credono che lo siano, si fanno convincere che siano tali?
Altro che ridere sarcasticamente, qui!
Individui totalmente privi di carisma, che si fanno forti solo in presenza di debolezze altrui e soltanto col supporto di ipocrisie e falsità varie e assortite (nonché di media inopinatamente asserviti per meri e gretti tornaconti), ignoranti e sbruffoni ma al contempo meschini e squallidi, che fuggono dai confronti perché incapaci di reggerli, che rispondono con gli insulti a chi chiede loro conto, che dicono in pubblico parole prive di senso e di sostanza e poco dopo le rinnegano, che vivono unicamente nel momento in cui si manifestano senza alcun passato degno e senza visione di futuro, incapaci pure di guidare realmente i propri pseudo-adepti (“leader” deriva dall’inglese to lead, “guidare”) perché essi per primi non sanno tenere il volante e tanto meno che strada seguire. Gente che, se li guardi dritto negli occhi, ci vedi soltanto del gran vuoto buio. Sempre che sappiano reggere il tuo sguardo e non lo girino altrove, loro ennesima vile fuga dalla realtà dei fatti.
Questi, sono molti dei “leader” di oggi.

Osservate la foto in testa al post. È dell’agosto 2018, scattata all’esterno del Parlamento svedese, a Stoccolma.
Raffigura uno dei pochi veri leader contemporanei, piaccia o meno ciò che fa. Greta Thunberg, già.
Quasi tutti gli altri personaggi definiti “leader” in confronto a lei spariscono nella polvere da essi stessi generata.

Ciò detto, è inutile rimarcare che di leader autentici ve ne sarebbero di certo, qui e nel mondo: solo che, essendo tali, risultano invisi e antitetici al sistema di potere costruito e alimentato da quelli falsi e, per questo, vengono messi al bando. Un po’ come è accaduto numerose volte con certi geni, le cui scoperte innovative sovvertivano credenze ritenute indiscutibili e interessi su queste costruiti per ciò ugualmente intoccabili. Vennero messi al bando per poi capire, a volte molto tempo dopo, che avevano ragione ma, non di rado, quando ciò avvenne era ormai troppo tardi.

I disonesti

In questa nostra società nella quale così tanti si vantano d’essere e di fare i disonesti, verso gli altri e con se stessi, nelle piccole cose come nelle grandi, civilmente, moralmente, intellettualmente, bisogna sempre più palesare con forza e sbattere in faccia a quelli la propria massima onestà.
Si verrà messi al bando, forse, appunto perché di questi tempi e in certe situazioni il mostrarsi onesti equivale a mostrarsi idioti o tutt’al più sprovveduti ma, nel caso, sarà uno stato di “solitudine” (solo apparente, peraltro) che equivale a una condizione di salvezza. Infatti i disonesti, in quanto tali, non riescono nemmeno a comprendere la realtà dei fatti nella quale stanno, ne rifiutano la visione, fanno finta di nulla – disonesti in primis con se stessi, ribadisco – ed è inevitabile che, prima o poi, ne finiscano per essere travolti, vittime inesorabili della loro stessa disonestà e del conseguente ambiente deviato che si sono costruiti intorno.

Ecco.

E, dal mio punto di vista, è un disonesto anche colui che butta il mozzicone di sigaretta in terra lungo la pubblica via col cestino della spazzatura a pochi metri di distanza, per dire.

(L’immagine in testa al post è tratta da qui.)