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Benvenuti nel blog di Luca Rota. Uno che esplora paesaggi e poi scrive. O viceversa.

Benvenuti nel blog di Luca Rota. Uno che esplora paesaggi e scrive. E viceversa. Per saperne di più, clic.

  • Sabato 14 novembre sarò a Milano per l’evento di premiazione dell’edizione 2026 del Premio Marcello Meroni, in qualità di proponente di… a breve ne saprete di più!

Altri incontri seguiranno successivamente; seguite il blog per rimanere aggiornati al riguardo.

SULLE ALPI IL FUTURO È FATTO ANCHE DI… PANE!

Simone Cecchetto è un giovane biellese laureato in filologia greca che ha lasciato la vita accademica a Roma per trasferirsi a Chamois, l’unico comune di terraferma in Italia non raggiungibile in auto. Qui ha deciso di far rivivere la tradizione del pane di segale di Chamois all’interno del progetto transfrontaliero de “Lo Pan Ner”, che tutela i pani alpini tradizionali. Con l’aiuto di un anziano del posto, Simone ha recuperato le tecniche dell’antico forno comunitario e, supportato dall’Institut Agricole Régional della Valle d’Aosta, è riuscito a ricoltivare la segale autoctona di Chamois. A causa di vincoli burocratici e di sicurezza legati al turismo, ha poi realizzato un proprio forno poco distante, fondando l’azienda agricola “Le four des amis”. Pluripremiato per il suo pane, oggi porta avanti la tradizione con laboratori e spera di creare uno spazio museale per custodire questa preziosa memoria alpina.


UN PROGETTO PER SALVAGUARDARE LE TORBIERE DELLE ALPI

Le torbiere alpine sono ecosistemi cruciali per clima e biodiversità: immagazzinano carbonio, regolano l’acqua e ospitano specie rare. Tuttavia, drenaggio, sfruttamento e crisi climatica le minacciano. Per salvarle nasce “RE-PEAT-it!”, un progetto finanziato dal programma Interreg Spazio Alpino che unisce ricerca, tutela, amministrazione e operatori sul campo per rafforzare competenze e cooperazione nella regione alpina. L’iniziativa si sviluppa attraverso soluzioni innovative per il ripristino ambientale, un piano d’azione condiviso a livello alpino e la condivisione dei risultati con politici e tecnici. L’obiettivo è ridurre la pressione su questi habitat, tutelandoli e proteggendo il clima alpino. Per l’Italia sono partner del progetto l’ANCI Liguria e la Fondazione Edmund Mach di Trento, insieme ad altri soggetti nazionali e sovranazionali. Per saperne di più, clic!


LO SCI È SEMPRE PIÙ A RISCHIO, MA IN ITALIA SI FA FINTA DI NULLA

Con la crisi climatica e l’aumento delle temperature, il futuro dello sci alpino è a rischio a causa della scarsità di neve e dei costi energetici elevati per l’innevamento artificiale. Mentre nazioni come Svizzera e Francia iniziano a correre ai ripari tagliando i fondi pubblici alle stazioni marginali o pianificando l’abbandono dello sci a bassa quota, in Italia la situazione appare immobile. Nel nostro Paese, malgrado la crisi colpisca duramente gli Appennini e le stazioni alpine con comprensori sotto i 2000 metri, si continua a investire a livello sistemico sugli impianti. I grandi comprensori resistono puntando sulla globalizzazione del turismo e su clienti internazionali facoltosi, ma il modello fatica a fare i conti con la sostenibilità ecologica e sociale a lungo termine e rende sempre più insensati i finanziamenti pubblici allo sci.


PER PARTECIPARE ATTIVAMENTE ALLA VITA DELLE MONTAGNE

Spesso, di fronte a certe realtà deleterie che caratterizzano le nostre montagne ci si sente impotenti, e non di rado la politica di ogni parte si dimostra inadeguata e incapace di ascoltare le istanze delle comunità alpine. Ma ci sono altre modalità con cui i cittadini possono partecipare attivamente alla vita sociale e ambientale delle montagne, andando oltre il semplice voto elettorale. Ad esempio le iniziative di Citizen Science, progetti di ricerca scientifica partecipata in cui i cittadini aiutano a raccogliere dati sull’ambiente montano; le radio libere, emittenti non profit per dare voce a storie, comunità e prospettive meno rappresentate; le mobilitazioni e le azioni collettive per rendere visibili le proprie istanze e influenzare la politica; l’attivismo online, con petizioni, campagne social, sondaggi e bilanci partecipativi per incidere a distanza; l’impegno sul campo, con azioni concrete per l’ambiente e la comunità locale come piantare alberi, raccogliere rifiuti, riparare oggetti o curare i pascoli. L’importante è non fermarsi alle parole ma produrre fatti concreti e massa critica, alimentando il senso civico e di comunità: per saperne di più cliccate qui.


IL CORAGGIO DI LIBERARE LA MONTAGNA DAGLI ECCESSI

Sul sito web di Mountain Wilderness Italia il Presidente Luigi Casanova denuncia l’eccessiva antropizzazione e la “turistificazione” delle alte quote, alimentata da una politica priva di coraggio e da un’imprenditoria cieca. Impianti invasivi, parchi divertimento in quota e traffico incontrollato stanno trasformando la montagna in un parco giochi, cancellandone silenzi e naturalità. Per arginare questo declino e l’emergenza climatica, l’associazione propone almeno tre obiettivi urgenti: basta potenziamenti delle aree sciabili e delle funivie; stop alle deroghe urbanistiche e ambientali; una moratoria di cinque anni sull’urbanizzazione delle alte quote, per ristudiare il territorio e pianificare il futuro. Difendere gli spazi naturali significa preservare il valore del limite e restituire alle future generazioni una montagna libera e realmente viva.

Cerchi qualcosa?

I MIEI ULTIMI LIBRI:

OLTRE IL GIURAMENTO. RACCONTI PER VISITARE PONTIDA

OLTRE IL GIURAMENTO. Racconti per visitare Pontida è il nuovo prestigioso volume della collana “Oltre”, dedicato al comune bergamasco della Val San Martino e al suo peculiare territorio: 568 pagine, 6 presentazioni, 13 saggi tematici, 6 contributi di appendice, il tutto corredato da documenti e immagini fotografiche inedite oltre che interamente tradotto in inglese. Contiene un mio saggio dal significativo titolo Psicogeografie pontidesi. Esplorando l’identità culturale del territorio di Pontida nella relazione interiore tra i Pontidesi e il suo Genius Loci.
Per saperne di più sul volume e su come acquistarlo, leggete qui.


MONTAGNE

Da marzo 2024 è finalmente disponibile in libreria Montagne, edito da Topipittori, con le fenomenali illustrazioni di Regina Gimenez e il testo del quale ho curato la revisione scientifica e l’edizione italiana.
Cosa sono le montagne? Come si formano? Perché hanno diverse forme e colori? Cosa sono le placche tettoniche? E, ancora, qual è la montagna più alta del mondo? Come si misurano le altitudini? A queste e altre domande lettori grandi e piccoli troveranno risposta in questo bellissimo libro-atlante ricco di contenuti e curiosità sull’ambiente montano e i fenomeni naturali della Terra.
Per saperne di più, cliccate qui.


IL MIRACOLO DELLE DIGHE

Da maggio 2023 è nelle librerie Il miracolo delle dighe. Breve storia di una emblematica relazione tra uomini e montagne, pubblicato da Fusta Editore. Lungo le sue pagine vi racconto un viaggio – poco tecnico, molto emozionale, sovente autobiografico e, me lo auguro, comunque affascinante – attraverso le Alpi osservandone il paesaggio da un punto di vista particolare e inaspettatamente “prodigioso”: quello offerto da alcune delle più grandi e importanti dighe alpine.
Per saperne di più, cliccate lì sopra sull’immagine della copertina.

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Tag: ghiacciai

I campioni della Coppa del Mondo di Sci e la crisi climatica sulle montagne

Mai come nell’estate trascorsa, sulla stampa e sul web si sono potute leggere le impressioni e le considerazioni di sciatori professionisti impegnati negli allenamenti sui ghiacciai alpini ridotti dal caldo estremo in uno stato desolante e inquietante.

Tra i tanti che si sono espressi al riguardo, la pluricampionessa olimpica italiana Federica Brignone è stata tra le più eloquenti (vedi sopra e il video sotto): «È una catastrofe naturale più che per il nostro mondo dello sci – ha detto tra le altre cose – Bisognerà riprogrammare tutto, dedicarsi in estate ad altri sport. Io, per esempio, da bambina non ho mai sciato in estate. E lo sci non morirà perché si stanno sciogliendo i ghiacciai, l’impatto sarà molto peggiore per il pianeta.» Con lei molte altre sciatrici e tanti sciatori hanno postato sui propri profili social immagini di ghiacciai alpini privi di copertura nevosa, neri, crepacciati e in evidente ritiro, accompagnandole con dichiarazioni tra le quali si intuiva benissimo il tentativo di stare in equilibro tra il non poter dire troppo – in forza dei doveri imposti dalle federazioni sciistiche e dai contratti con gli sponsor, spesso produttori di articoli per lo sci – e il voler esprimere la propria angoscia verso lo stato dei ghiacciai e la pratica dello sci estivo, ormai sempre più anacronistica e impattante.

In effetti, fino a oggi è pressoché mancata la manifestazione pubblica di una qualche presa di coscienza della realtà climatica e ambientale da parte della comunità agonistica dello sci, nonostante è certo che la sensibilità verso la questione, nelle atlete e negli atleti, non manchi affatto. D’altro canto, al centro delle immagini che mostrano d’inverno le gare di Coppa del Mondo di Sci su nastri di neve artificiale stesi tra prati ancora verdi o d’estate gli allenamenti su ghiacciai anneriti tra crepacci aperti a temperature da spiagge del Mediterraneo ci sono quelle atlete e quegli atleti, trasformati loro malgrado nei protagonisti – se non nei mandatari – di uno sfruttamento dei territori montani per molti versi sempre più irrazionale e meno ammissibile.

Come accennavo, è facile immaginare che gli sciatori agonisti, soprattutto quelli di punta, siano legati a obblighi verso le proprie federazioni e gli sponsor dei quali sono testimonial che impedisce loro di esprimersi liberamente su temi e realtà sicuramente sgradite a quei soggetti. Tuttavia, nella situazione in cui siamo ovvero stanno le montagne, e con la realtà climatica e ambientale in divenire sempre più critica, credo che il limite tra “non poter dire” e “non poter stare zitti” sia sempre più labile se non già del tutto svanito. Diventa sempre più una questione di onestà morale, innanzi tutto verso se stessi e la propria sensibilità nei riguardi delle montagne – dalle quali la gran parte degli sciatori peraltro proviene –, poi verso le montagne stesse e il loro futuro, infine anche per lo sci, che rischia sempre più di vedere la propria immagine e il prestigio sportivo infangati dalla mancanza di attenzione delle sue istituzioni verso i territori montani e della coscienza ambientale che invero dovrebbe essere congenita in una disciplina che vive proprio di montagne, dei loro ambienti e del clima che li contraddistingue.

Dunque, dal mio punto di vista, è ormai necessaria, se non ineludibile, una ben maggiore presa di posizione pubblica della comunità degli sciatori agonisti sui temi della salvaguardia degli ambienti montani e del contrasto alla crisi climatica. Che bello sarebbe, e quale forza culturale avrebbe, un fronte compatto di sciatrici e sciatori che, spediti sui ghiacciai sofferenti ad allenarsi d’estate, si rifiutassero di andarci invocando, da parte loro in rappresentanza di tutti gli appassionati consapevoli dello sci, una ben maggiore cura e sensibilità verso le montagne – glacializzate e non – sottoposte alle conseguenze sempre più pesanti della crisi climatica!

Temo, inevitabilmente, che questo mio auspicio resterà pura utopia. Non mi sembra che le istituzioni nazionali e internazionali dello sci manifestino la volontà e il coraggio di cambiare lo status quo, troppo pervicacemente impegnate a fare affari invece che a fare del bene alle montagne – ma spero di sbagliarmi. La domanda a questo punto è: quanto ancora quelle istituzioni potranno fare finta di nulla?

Scritto il 15 ottobre 202614 ottobre 2026Categorie Battaglie,Montagne,Opinioni,Utensili culturaliTag ablazione,Adamello,Adamello Ski,Alpi,Alpine Ski World Cup,alpinismo,alpinisti,ambientalisti,ambiente,anni Ottanta,Anni Settanta,apertura,appello,articoli,basta teli geotessili,boom,CAI,caldo,caldo estivo,cambiamenti climatici,cambiamento climatico,Capanna Presena,casi,casistica,cause,cdm,chiusura,Cima Presena,clima,climate change,climatologi,CNR,CNSAS,com'era,comprensori estivi,comprensorio,consorzio Pontedilegno-Tonale,Coppa del Mondo di sci alpino,crisi climatica,del Tonale,dibattito,discesa libera,dissesto,divieto,Dolomiti,droni,ecologia,esatte,estate 2025,estate più calda,estinzione,Fabio sandrini,falsità,Federica Brignone,FIS,Fis World Cup,FISI,Fondazione Cima,foto,frane,Fugatti,fusione,futuro,galleria,gare di sci,ghiacciai,ghiacciai delle Alpi,ghiacciaio,Ghiacciaio del Rodano,ghiaccio,giornalisti,Giovanni Baccolo,glaciologi,glaciologo,Glacionaut,Grande Guerra,green washing,greenwashing,Il Post,immagini,impianti,inganno,inquinamento,inquinamento da microplastiche,interessi,inverno,ipocrisia,Italia,Juergen Merz,Kaunertaler Gletscher,lettera,Lombardia,Luigi Casanova,Mandrone,Marmolada,microplastiche,microplastiche in alta quota,microplastiche in montagna,microplastiche sui ghiacciai,Milano-Bicocca,montagna,Montagne,monti,morti,Mountain Wilderness,Mountain Wilderness Italia,Natura,nevicate,Novecento,paesaggio,passo,Passo del Tonale,pericolo,piste,piste da sci,Plateau Rosa,polemiche,politica,politici,Ponte di Legno,postazioni,Presanella,Presena,protezione,record,record climatici,resilienza,responsabilità,Rhonegletscher,riduzione,riscaldamento globale,rischi,salvaguardia,salvano il ghiacciaio,salvezza,sci,sci alpino,sci club,sci estivo,scienza,scienze della terra,scienziati,scioglimento,Sentiero dei Fiori,ski club,skilift,snow water equivalent,soccorsi,social,Sofia Goggia,Sole,spessore,squadre nazionali,storie minerali,storieminerali.it,telecabina,teli geotessili,telo geotermici,temperature,temperature record,temperature sulle Alpi,Tonale,tragedia,tragicommedia,trasformazione,Trentino,Trento,trincee,una volta,Val Camonica,Val di Sole,Valsassina,Valsassina News,Veneto,video,zero termico2 commenti su I campioni della Coppa del Mondo di Sci e la crisi climatica sulle montagne

La montagna addomesticata

Il territorio non ha bisogno di essere addomesticato per poter diventare desiderato. Tanto più se si tratta di un territorio montano, la cui geografia naturale offre ogni cosa che possiamo considerare desiderabile per frequentarlo e sentirci bene, per emozionarci e appagarci. E diventa ancora più appagante se sappiamo coltivare in noi il desiderio di viverlo nella maniera più approfondita e consapevole possibile invece che tramite modalità artificiose e preconfezionate.

Ponti sospesi, passerelle panoramiche, panchine giganti, vie ferrate e altre cose simili vengono sparse per luoghi e territori naturali di pregio soltanto allo scopo di addomesticarli, da chi evidentemente non è più in grado di comprendere la multiforme bellezza che quei posti offrono in origine e il valore inestimabile che possiedono, considerandoli solo come spazi vuoti da manipolare, alterare, falsare – tutti termini sinonimi di “addomesticare”, appunto – e dunque da sfruttare per i propri tornaconti.

Di contro veramente devo pensare che di conseguenza ci siano così tante persone per frequentare le montagne si fanno a loro volta addomesticare da quei manufatti inutili e invasivi? Sul serio c’è gente così apparentemente ottusa da convincersi che in montagna per ammirare il panorama ci sia bisogno di una passerella panoramica di cemento e acciaio, o di un ponte sospeso per sentirsi “sopra” il paesaggio? Evidentemente sì, verrebbe da temere. Ma io credo (ingenuamente forse, ma tant’è) che non sia così e che tutto rimandi al suddetto addomesticamento imposto a forza sui luoghi e su chi li frequenta: come recinti nei quali si accetta di essere reclusi perché convinti che da dentro il mondo al di fuori appaia più bello e solo questo contasse, senza così capire di restarvi inesorabilmente imprigionati. Addomesticati nella mente, nelle facoltà percettive, nelle sensazioni emotive, nell’animo.

No, la montagna (e non solo lei) non ha proprio bisogno di questo per essere apprezzata, vissuta, goduta, amata. E se invece qualcuno, nonostante quanto ho affermato poc’anzi, veramente accetta di essere addomesticato da tutte quelle infrastrutture che ho citato e dalle tante altri simili che invadono, e spesso devastano, i territori montani, forse sta solo palesando di non aver bisogno della montagna. Almeno fino a che non sappia meritarsela dimostrando di volerla vivere sul serio, di comprenderne l’essenza e il valore profondo, di essere parte del suo paesaggio. Non ci vuole molto per fare ciò: basta essere vivi non solo nel corpo ma pure nella mente, nel cuore, nell’animo, nello spirito. Uno stato che in fondo dovrebbe essere normale per chiunque, no?

Già. Per lo stesso principio con il quale non si può considerare “normale” certa montagna poco o tanto –  a volte tantissimo – addomesticata, cioè alterata e manipolata, che ci invitano a frequentare. Un principio di buon senso, in fondo.

Scritto il 9 ottobre 20268 ottobre 2026Categorie Montagne,OpinioniTag ablazione,Adamello,Adamello Ski,Adamello-Brenta,Adamello-Presanella,Alpi,alpinismo,alpinisti,alterità,ambientalisti,ambiente,anni Ottanta,Anni Settanta,apertura,appello,articoli,Austria,banalizzazione delle montagne,basta teli geotessili,boom,CAI,caldo,caldo estivo,cambiamenti climatici,cambiamento climatico,Capanna Presena,casi,casistica,cause,cementificazione delle montagne,chiusura,Cima Presena,città e montagne,clima,climate change,climatologi,CNR,CNSAS,com'era,comprensori estivi,comprensorio,comunità alpine,comunità di montagna,consorzio Pontedilegno-Tonale,crisi climatica,cultura della montagna,cultura di montagna,del Tonale,dibattito,dissesto,divertimentificio,divieto,dj set,Dolomiti,droni,ecologia,economie montane,effetto wow,ennesimo scempio,esatte,estate 2025,estate più calda,estinzione,Fabio sandrini,falsità,Fondazione Cima,foto,frane,frequentazione delle montagne,fronte dell'Adamello,Fugatti,fusione,futuro,galleria,Gardaland,ghiacciai,ghiacciai delle Alpi,ghiacciaio,Ghiacciaio del Rodano,ghiaccio,giornalisti,Giovanni Baccolo,glaciologi,glaciologo,Grande Guerra,green washing,greenwashing,Guerra Bianca,identità culturale delle montagne,Il Post,immagini,impianti,industria turistica,infrastrutturazione,inganno,inquinamento,interessi,inverno,iperturismo,ipocrisia,Italia,jeep-taxi,L'Eco di Bergamo,la città in montagna,lettera,Lombardia,Love bike park,Luigi Casanova,luna park,luna park alpini,luna park montani,lunapark,lunaparkizzazione,Mandrone,Marmolada,merenderos,Michil Costa,microplastiche,Milano-Bicocca,montagna,montagna addomesticata,Montagne,montagne addomesticate,montagne luna park,montanari,monti,Monticelli Tonale,morti,Mountain Wilderness Italia,Museo della Guerra Bianca,Natura,neveplast,nevicate,Novecento,nuove funivie,Orobie,Orobie bergamasche,overtourism,paesaggio,paesaggio identitario,paesi di montagna,parco divertimenti,passo,Passo del Tonale,Passo della Presolana,Passo Paradiso,pericolo,piattaforma panoramica,piste,piste da sci,polemiche,politica,politici,Ponte di Legno,ponte sospeso,Pora Beach,postazioni,Presanella,Presena,protezione,record,record climatici,resilienza,responsabilità,Rhonegletscher,riduzione,riscaldamento globale,rischi,salvaguardia,salvano il ghiacciaio,salvezza,sci,sci estivo,scienza,scienze della terra,scienziati,scioglimento,senso del limite,Sentiero dei Fiori,skilift,Sky Walk,SkyWalk,snow water equivalent,soccorsi,social,Società Storica per la Guerra Bianca,Sole,spessore,stazioni sciistiche bergamasche,storie minerali,storieminerali.it,telecabina,teli geotessili,telo geotermici,temperature,temperature record,temperature sulle Alpi,territori di montagna,Tonale,tragedia,tragicommedia,trasformazione,Trentino,Trento,trincee,turismo cafone,turismo di massa,turismo insostenibile,turistificazione,tutela del paesaggio,una volta,vacanze in montagna,Val Camonica,Val di Sole,Valsassina,Valsassina News,Veneto,video,zero termicoLeave a comment on La montagna addomesticata

I ghiacciai che ci avvelenano

Il 30 settembre è la data nella quale, convenzionalmente, termina la stagione di ablazione – cioè di fusione – dei ghiacciai, che nella torrida estate appena trascorsa è stata oltre modo devastante. Ecco dunque che vengono tolti anche i teli geotessili dalle superfici glaciali dove sono stati posizionati ad inizio estate: per cui aspettiamoci commenti enfatici e entusiasti, da parte di chi li ha fatti mettere, su quanto ghiaccio avranno evitato che si fondesse, e quindi, di come avranno «salvaguardato» il ghiacciaio dagli effetti del caldo estivo.

Cioè, per dirla con altre più obiettive parole, aspettiamoci nuove manifestazioni pubbliche del bieco e ipocrita greenwashing che quei teli rappresentano benissimo. Perché, come ribadisco nuovamente (l’ho fatto spesso in passato) e altri come me rimarcano da tempo, i teli non salvano affatto i ghiacciai – come ci vogliono far credere – ma le piste da discesa che occupano minime parti della loro superficie. Ovvero, servono a salvare gli affari dei comprensori sciistici, mentre del ghiacciaio intorno alle piste ad essi non importa nulla: atteggiarsi a paladini climatici e difensori dei ghiacciai sofferenti per la crisi climatica, dunque, è greenwashing al massimo livello, una fandonia tragicomica bella e buona.

Tuttavia c’è pure di più e peggio, ad aggravare il portato della presenza dei teli geotessili sui ghiacciai: non solo non li salvano ma sono un fattore di grave inquinamento per i territori montani (e non solo) coinvolti. Come riporta il documento che nel 2022 è stato firmato da decine di enti, istituzioni e scienziati contro l’uso dei teli geotessili,

Dal punto di vista ambientale e del contrasto al cambiamento climatico, la pratica di copertura dei ghiacciai è problematica per diversi motivi: ad esempio il carburante per alimentare i gatti delle nevi che movimentano i teloni ogni anno e la produzione dei teloni stessi, spesso composti di materie plastiche, sono risorse non rinnovabili, il cui utilizzo contribuisce a incrementare il riscaldamento globale. Bruciare carburante per stendere i teli significa contribuire all’immissione di CO2 nell’atmosfera, contribuendo ulteriormente al cambiamento climatico nel vano tentativo di proteggere i ghiacciai, essi stessi vittime del riscaldamento globale. Discorso simile vale per la produzione della plastica di cui sono fatti la maggior parte dei teloni utilizzati. Sebbene riciclabili da un punto di vista teorico, i teli non vengono riciclati ma sostituiti ogni pochi anni a causa dell’usura favorita dalle condizioni ambientali che contraddistinguono i ghiacciai. Usura per la quale i teli rilasciano grandi quantità di fibre plastiche che si accumulano una volta espulse dai ghiacciai insieme all’acqua di fusione.

Guardate le immagini sottostanti, che ho tratto (salvo dove diversamente indicato) da un post sulla pagina Instagram “Glacionaut” del fotografo austriaco Juergen Merz e mostrano il Kaunertaler Gletscher, che un tempo ospitava uno dei più grandi comprensori sciistici glaciali delle Alpi austriache:

I teli che coprono i ghiacciai, spesso per centinaia e centinaia di metri quadrati, di squarci come quelli mostrati nelle immagini provocati da agenti esterni e dall’usura ne hanno molti, alcuni grandi, altri minuscoli. Ogni squarcio rilascia microplastiche che finiscono sul ghiaccio e sul terreno circostante, poi il ghiaccio fonde, l’acqua di fusione carica di microplastiche percola e scorre intorno, scende a valle, forma ruscelli, torrenti e fiumi, alimenta i bacini idrografici che poi riforniscono acquedotti pubblici e reti di distribuzione idrica anche a centinaia di chilometri di distanza. Le microplastiche sono particolarmente persistenti nell’ambiente, hanno la capacità di penetrare nei tessuti degli organismi viventi e la proprietà di veicolare sostanze chimiche tossiche e patogeni. Essendo composte da particelle di dimensioni inferiori a 5 millimetri (e nel caso delle nanoplastiche inferiori a 100 nanometri), sfuggono facilmente ai sistemi di filtraggio ed entrano stabilmente nella catena alimentare globale. Finiscono nell’acqua che beviamo e nel cibo che mangiamo, insomma.

Nel nostro mondo, di cose che generano microplastiche e provocano inquinamento ambientale ce ne sono già troppe, tant’è che ormai se ne trovano ovunque, anche in ambienti apparentemente incontaminati. Abbiamo proprio bisogno di produrne altre, per giunta in alta montagna e attraverso un greenwashing tanto meschino e ingannevole? Vogliamo di nuovo lasciare che la prossima estate, come è accaduto in quella appena conclusa e già in tante precedenti, persone senza troppi scrupoli e prive di attenzione e sensibilità verso i territori montani stendano ancora quei loro stramaledetti teli geotessili per salvaguardare i loro affari e intanto per inquinare, contaminare e degradare le montagne sulle quali malauguratamente lavorano e noi sperabilmente vorremmo continuare a frequentare senza pericoli né ipocrisie? Accetteremo di essere presi nuovamente in giro in un modo tanto plateale?

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[Quest'immagine invece mostra dei teli geotessili abbandonati sul Ghiacciaio del Rodano, in Svizzera, ed è della Fondazione svizzera per la tutela del paesaggio.]
[Quest’immagine invece mostra dei teli geotessili abbandonati sul Ghiacciaio del Rodano, in Svizzera, ed è della Fondazione svizzera per la tutela del paesaggio.]
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Vista la situazione generale che caratterizza le nostre montagne in forza della crisi climatica in divenire, e di come certe pratiche meramente affaristiche imposte ai territori montani, anche in alta quota, non possano più essere considerati accettabili e ammissibili, direi che alle domande che ho appena posto – alcune di tante altre che si potrebbero (e dovrebbero) formulare intorno a queste realtà – vanno trovate buone e valide risposte senza più alcun indugio, e senza voltarci di nuovo dall’altra parte o pensare che «in fondo cosa vuoi che sia?» per deresponsabilizzarci una volta ancora.

Tutti abbiamo il diritto di salire in montagna e godere delle sue bellezze tanto quanto di lavorarci per vivere: ma a questo diritto non può non corrispondere il dovere di avere cura della montagna stessa, dei suoi ambienti, dei suoi paesaggi e delle sorti future che insieme alle Terre alte condividiamo. Questo io credo debba essere uno dei principi fondamentali alla base della nostra presenza sui monti. Una questione di semplice, altissimo buon senso, ecco.

Scritto il 5 ottobre 20262 ottobre 2026Categorie Battaglie,Montagne,Opinioni,Utensili culturaliTag ablazione,Adamello,Adamello Ski,Alpi,alpinismo,alpinisti,ambientalisti,ambiente,anni Ottanta,Anni Settanta,apertura,appello,articoli,basta teli geotessili,boom,CAI,caldo,caldo estivo,cambiamenti climatici,cambiamento climatico,Capanna Presena,casi,casistica,cause,chiusura,Cima Presena,clima,climate change,climatologi,CNR,CNSAS,com'era,comprensori estivi,comprensorio,consorzio Pontedilegno-Tonale,crisi climatica,del Tonale,dibattito,dissesto,divieto,Dolomiti,droni,ecologia,esatte,estate 2025,estate più calda,estinzione,Fabio sandrini,falsità,Fondazione Cima,foto,frane,Fugatti,fusione,futuro,galleria,ghiacciai,ghiacciai delle Alpi,ghiacciaio,Ghiacciaio del Rodano,ghiaccio,giornalisti,Giovanni Baccolo,glaciologi,glaciologo,Glacionaut,Grande Guerra,green washing,greenwashing,Il Post,immagini,impianti,inganno,inquinamento,inquinamento da microplastiche,interessi,inverno,ipocrisia,Italia,Juergen Merz,Kaunertaler Gletscher,lettera,Lombardia,Luigi Casanova,Mandrone,Marmolada,microplastiche,microplastiche in alta quota,microplastiche in montagna,microplastiche sui ghiacciai,Milano-Bicocca,montagna,Montagne,monti,morti,Mountain Wilderness Italia,Natura,nevicate,Novecento,paesaggio,passo,Passo del Tonale,pericolo,piste,piste da sci,polemiche,politica,politici,Ponte di Legno,postazioni,Presanella,Presena,protezione,record,record climatici,resilienza,responsabilità,Rhonegletscher,riduzione,riscaldamento globale,rischi,salvaguardia,salvano il ghiacciaio,salvezza,sci,sci estivo,scienza,scienze della terra,scienziati,scioglimento,Sentiero dei Fiori,skilift,snow water equivalent,soccorsi,social,Sole,spessore,storie minerali,storieminerali.it,telecabina,teli geotessili,telo geotermici,temperature,temperature record,temperature sulle Alpi,Tonale,tragedia,tragicommedia,trasformazione,Trentino,Trento,trincee,una volta,Val Camonica,Val di Sole,Valsassina,Valsassina News,Veneto,video,zero termico1 commento su I ghiacciai che ci avvelenano

Sognare la neve

«Sognando la neve», già. Così leggete nell’articolo de “L’Eco di Bergamo” sopra riportato che riferisce dei “lavori in corso” nei comprensori sciistici delle Alpi e Prealpi bergamasche. E non so se quel verbo coniugato al gerundio presente sia casuale oppure meditato. Sognando, non «sperando» o «auspicando» la neve: e il “sogno” è, per definizione lessicale, un’immaginazione vana, fantastica, di cose irrealizzabili. Per cui si potrebbe interpretare il titolo del quotidiano bergamasco così: «Si costruiscano pure nuovi impianti sciistici, tanto è tutto (o quasi) inutile!»

Certo, è un’interpretazione provocatoria, e d’altro canto la neve non è qualcosa da sognare ma da sperare nel modo più intenso possibile: perché se nevicasse vorrebbe dire che il clima sulle nostre montagne non sarebbe del tutto compromesso come viene da temere allo stato attuale, e buon per i comprensori sciistici che potrebbero aprire le loro piste di discesa senza troppi patemi e soprattutto senza sparare la deprecabilissima neve artificiale, che essi ancora ritengono la salvezza dei comprensori quando invece rappresenta una gran zappata sui loro piedi.

Magari nevicasse come una volta, e magari facesse freddo come un tempo così che la neve caduta si conservasse al suolo! Invece, il vocabolo scelto da “L’Eco di Bergamo” per il titolo del suo articolo è assolutamente, tristemente azzeccato. Siccome, come diceva un tempo quel tizio, «Non si vive di sogni ma di solide realtà», e dato che non c’è nulla di più solidamente reale dei rilievi scientifici strumentali, nel grafico sottostante ho elaborato i dati sull’andamento delle precipitazioni nevose sulle Alpi bergamasche negli ultimi trent’anni:

La linea rossa tratteggiata mostra una tendenza complessiva alla diminuzione degli accumuli nevosi stagionali, con una riduzione media stimata nell’ordine di circa 70-80 cm per decennio rispetto agli anni Novanta e una diminuzione crescente col passare del tempo: più passano gli anni e meno nevica, insomma.

Qui sotto invece vedete l’andamento della quota dello zero termico sempre sulle Orobie nell’ultimo trentennio, su base annuale e, nel grafico più sotto, rispetto ai soli mesi invernali:

Anche qui la linea di tendenza tratteggiata in scuro mostra un chiaro e marcato incremento della quota media dello zero termico, con un aumento stimato di circa 130 metri per decennio e una curva tendenziale crescente con il passare del tempo: più passano gli anni e più fa caldo, in pratica.

Ecco poi, per utile raffronto, i grafici sulla variazione delle precipitazioni nevose e della quota dello zero termico riguardanti le Alpi italiane nel complesso:

Al pari delle montagne bergamasche, anche lungo tutte le Alpi italiane nevica sempre meno e fa sempre più caldo, sicché la contrazione della neve al suolo si specchia perfettamente con l’innalzamento della quota dello zero termico invernale: l’aumento delle temperature riduce la frazione solida delle precipitazioni (piove anche a quote alte in pieno inverno, insomma) e accelera la fusione precoce del manto nevoso a primavera.

Bene: posti tali dati ineccepibili (per i negazionisti la porta è sempre quella in fondo a destra!) e, tornando alla zona specifica delle Alpi Orobie contemplata nell’articolo sopra citato, considerando che tutti i comprensori sciistici bergamaschi sono posti totalmente o quasi al di sotto dei 2000 metri di quota, capirete chiaramente che il vero “sogno”, qui, non è tanto (o non è solo) che cada la neve, ma che gli investimenti nei nuovi impianti sciistici risultino realmente redditizi e non rappresentino invece un insensato spreco di denaro. Che non di rado è pubblico, per giunta, ergo la cui spesa dovrebbe essere molto più assennata e oculata di quanto appare.

Capisco bene che i gestori dei comprensori sciistici, messi sempre di più con le spalle al muro dal divenire della crisi climatica e della situazione economica generale del paese, tentino in tutti i modi di preservare la propria attività, formalmente “negando” la criticità della situazione meteoclimatica (perché il sempre maggiore utilizzo della neve artificiale non è affatto un adattamento ai cambiamenti climatici, come a volte viene affermato, ma è la dichiarazione evidente di una sconfitta che, continuamente perpetrata, assume sempre più i contorni di un disastro), ma temo che, in molti casi sulle nostre montagne e in modo pressoché inevitabile su quelle bergamasche, questo tentativo sia già fallito qualche tempo fa e il reiterarlo ancora rappresenti veramente una sorta di bias cognitivo, tanto se visto come un consapevole rifiuto della realtà di fatto funzionale alla (presunta) difesa dei propri interessi, quanto se interpretato come l’inconsapevole, ingenua, imprudente speranza che alla fine, in stile Covid, «andrà tutto bene» (e no, per il Covid non è affatto andato tutto bene, lo sapete!)

[Foppolo, inverno 2022.]
[Monte Pora, marzo 2023.]
Affidare delle attività economiche (i comprensori sciistici) dalle quali sovente dipendono in buona parte i territori montani che le ospitano, spendendo in essi milioni e milioni di Euro sovente pubblici per progetti senza una reale visione temporale strategica, sostanzialmente ignorando i dati scientifici che certificano l’evoluzione climatica presente e futura in quei territori – dicevo, affidarle a dei meri «sogni nevosi» evitando invece di elaborare uno sviluppo territoriale molto più sensato, organico e consono ai territori e ai tempi che corrono, be’, a me sembra veramente una cosa piuttosto grottesca e francamente assurda. Ciò, nonostante tutta la possibile “comprensione” che posso riservare ai gestori delle suddette attività economiche che tuttavia, in quanto tali, non possono (non dovrebbero) trascurare la più elementare logica della cultura d’impresa oltre che – e forse ancor più – la cura nei confronti dei territori naturali nei quali operano e che utilizzano come strumento funzionale alla propria attività, ma che, non bisogna dimenticarlo, sono un patrimonio collettivo di inestimabile valore il cui eventuale degrado rappresenta una rovina materiale e immateriale per chiunque.

«Sognare non costa nulla», dice quel famoso proverbio: ma quando si sogna l’inverosimile, se non già l’impossibile, non serve pure a niente. Meglio restare coi piedi per terra e più razionali, nel bene e nel male: è una semplice tanto quanto fondamentale questione di buon senso, che sulle montagne ha valore forse più che in ogni altro luogo.

 

Scritto il 2 ottobre 20261 ottobre 2026Categorie Magazzino,Montagne,Opinioni,Utensili culturaliTag ablazione,Adamello,Adamello Ski,affari d'oro,affarismi politici,Alpi,Alpi italiane,alpinismo,alpinisti,altopiano,Altopiano di Clusone,ambientalisti,ambiente,ANEF,anni Ottanta,Anni Settanta,apertura,apertura piste 2026/2027,appello,arre interne,articoli,Asiago,aumento skipass,bambole gonfiabili,basta con lo sci estivo,basta teli geotessili,Bergamo News,boom,Breuil-Cervinia,business dello sci,CAI,caldo,caldo estivo,caldo estremo,cambiamenti climatici,cambiamenti climatici nelle Alpi,cambiamento climatico,Capanna Presena,Carovana delle Alpi,casi,casistica,cause,Cervinia,Cervinia Zermatt,Cesana,Cesana Torinese,chiusura,chiusura impianti,Cima Presena,clima,climate change,climatologi,CNR,CNSAS,Colere,Colle del Teodulo,com'era,comprensori estivi,comprensori sciistici,comprensorio,comprensorio sciistico,comune di Asiago,conseguenze del cambiamento climatico,conseguenze della crisi climatica,consorzio Pontedilegno-Tonale,conversione turistica,Copenhagen,Cortina d'Ampezzo,costo skipass,crisi climatica,crisi dello sci,debiti in aumento,del Tonale,destino dello sci,dibattito,dissesto,distruzione dei ghiacciai,divieto,Dolomiti,droni,ecologia,effetti,El Nino,emergenza siccità,esatte,estate,estate 2025,estate più calda,estinzione,Fabio sandrini,falsità,fine dello sci,fine dello sci estivo,Fondazione Cima,foto,frane,Fugatti,fusione,fusione dei ghiacciai,futuro,futuro dello sci,galleria,ghiacciai,ghiacciai allo stremo,ghiacciai delle Alpi,ghiacciaio,Ghiacciaio del Rodano,ghiacciaio del Teodulo,ghiaccio,Giornale di Vicenza,giornalisti,Giovanni Baccolo,glaciologi,glaciologo,global warming,Grande Guerra,green washing,greenwashing,Guerra in Iran,Il Post,immagini,impianti,impianti sciistici chiusi,impiantisti italiani,inaugurazione rimandata,incapacità,inganno,inquinamento,interessi,inverno,inverno 2025/2026,inverno 2026/2027,iperturismo,ipocrisia,Italia,Kaberlaba,Klein Matterhorn,Kristian Ghedina,L'Eco di Bergamo,la montagna muore,legge sulla montagna,lettera,Lizzola,Lombardia,Luca Mercalli,Luigi Casanova,mancanza di neve,Mandrone,Marmolada,Matterhorn Glacier Paradise,mercato dello sci,meteo,microplastiche,Milano-Bicocca,Milano-Cortina 2026,monocultura turistica,montagna,Montagne,montagne di plastica,monti,morti,Mountain Wilderness Italia,Natale 2026,Natura,neve al sole,neve artificiale,neve sulle Alpi,Nevediversa,neveplast,nevicate,Novecento,nuova funivia Cervinia,nuove piste da sci,nuovi impianti di risalita,olimpiadi invernali,Orobie,paesaggio,passatismo,passo,Passo del Tonale,Passo della Presolana,Passo dello Stelvio,Passo Stelvio,Pensare come una montagna,pericolo,Peter Runggaldier,Piccolo Cervino,Piemonte,pista bob Cesana,pista bob Cortina,pista da bob,Pista del Sole,pista di plastica,piste,piste da sci,piste di plastica,plastica sui prati,Plateau Rosa,polemiche,politica,politica locale,politici,Ponte di Legno,postazioni,Prealpi bergamasche,Presanella,Presena,presenze turistiche sulle Alpi,Presolana Ski,Presolana Ski Arena,prezzo carburanti,protezione,quale futuro per lo sci,record,record climatici,record delle temperature,record di presenze,record in Friuli-Venezia Giulia,resilienza,responsabilità,Rhonegletscher,ricavi e spese,riconversione,riduzione,riscaldamento globale,rischi,Ronaldo,salvaguardia,salvano il ghiacciaio,salvezza,San Pellegrino Terme,Sansicario,sauxe d'Oulx,sci,sci estivo,sci estivo sulle Alpi,sciare al coperto,sciare sulla plastica,sciatori,scienza,scienze della terra,scienziati,scioglimento,seconde case in montagna,Sentiero dei Fiori,senza lo sci,Sestriere,Sexy doll,siccità Piemonte,Ski Dome,Skidome,skilift,snow water equivalent,soccorsi,social,sognando la neve,soldi pubblici,soldi sprecati,Sole,Sole e neve,sorte segnata,sostenibilità,spessore,spreco,stagione 2026/2027,stagione da record,stagione sciistica 2025/2026,stagione sciistica da record,stazioni sciistiche,stazioni sciistiche italiane,Stelvio impianti aperti,storie minerali,storieminerali.it,sviluppo dei territori montani,telecabina,teli geotessili,telo geotermici,temperature,temperature record,temperature sulle Alpi,Theodulgletscher,Theodulo,Tonale,Torino 2006,tragedia,tragicommedia,transizione,transizione ecologica,trasformazione,Trentino,Trento,trincee,Trump attentato,turismo dello sci,turismo estivo,turismo insostenibile,turismo invernale,turismo montano,una volta,vacanze di Natale 2026,vacanze in montagna,Val Brembana,Val Camonica,Val di Sole,Val di Susa,Val Susa,Valle di Scalve,Valsassina,Valsassina News,vendita skipass,Veneto,Via Lattea,video,Zermatt,zero termico4 commenti su Sognare la neve

Quale futuro c’è per lo sci che, di questo passo, un futuro non lo avrà più?

Premessa (inevitabile): chi scrive considera lo sci da discesa una delle attività sportive e ricreative più belle mai concepite dall’uomo e ha indossato un paio di sci prima che delle scarpe atte a camminare. Ciò che state per leggere non è contro lo sci e nemmeno contro i gestori degli attuali comprensori sciistici ma è una proposta di analisi obiettiva della realtà delle cose e di riflessione che, al netto di qualsiasi stimolo da cui possa scaturire, deve essere innanzi tutto basata sul più ordinario buon senso e sulla piena consapevolezza di ciò che è la montagna contemporanea.

Posta tale premessa, lo sci, per come l’abbiamo inteso da quando è nato a tutt’oggi oggi, e vista la realtà in divenire, sfortunatamente ha il destino pressoché segnato – salvo che per un numero esiguo di comprensori posti a quote alte che tuttavia a loro volta, in futuro, potrebbero non riuscire a garantire la continuità della pratica come un tempo. Se la situazione climatica continuerà a evolvere (o a peggiorare) come è accaduto finora, lo sci è un’attività che ha avuto una grande storia passata, ha un presente sempre più incerto – se non già irragionevole in molti casi – ma non ha più un futuro, ormai è tristemente chiaro [1].

A meno che…

Già, perché qualcuno sta pensando a come svincolare l’attività sciistica dal divenire della realtà climatica, e non serve rimarcare che non sarà certo la neve artificiale a salvare lo sci (anche se dovessero inventare quella che si può produrre in piena estate a 40°), anzi: con i suoi costi in aumento costante sta tanto illudendo gestori e sciatori quanto contribuendo ad accelerare le suddette sorti infauste.

[Una cartolina del Sestriere, “madre” di tutte le località sciistiche di stampo moderno delle Alpi italiane, viaggiata nel 1951, quando di neve sulle Alpi italiane ne cadeva – e ne rimaneva al suolo – un sacco.]
Siccome di queste presunte “soluzioni” avrete certamente letto sul web o sentito in giro e magari vi sarete fatta una vostra opinione al riguardo, vi chiedo: vista la realtà di fatto sulle montagne, secondo voi quale sarà il futuro dello sci?

Vi propongo qualche spunto di risposta e/o di riflessione – senza voler o pensare di poter influenzare la vostra opinione:

  1. Lo sci non ha futuro, pensare di preservarne l’attività è qualcosa di irrazionale e nocivo, dunque è destinato a finire e la cosa più sensata è accettare di buon grado questa realtà inevitabile ripensando di conseguenza il turismo invernale attraverso altre attività più consone alla realtà corrente e futura.
  2. Lo sci potrà essere praticato per periodi invernali ridotti solo nei comprensori posti in massima parte oltre i 2000 metri di quota: ad essi verrà garantito il mantenimento allo stato dell’arte e l’aggiornamento tecnico continuo nel rispetto delle tutele ambientali e in accordo all’evoluzione climatica; i comprensori alle quote inferiori dovranno inevitabilmente convertirsi ad attività alternative.
  3. In forza dell’evoluzione climatica, lo sci potrà essere praticato con una certa continuità stagionale solo alle quote più alte: a tale scopo si potranno convertire i comprensori sciistici estivi sui ghiacciai residui a comprensori invernali nel rispetto delle specificità geomorfologiche locali e delle tutele ambientali.
  4. Lo sci, se pur in formato ridotto, sopravvivrà negli ski dome, impianti costosissimi ma non più di molte funivie e che d’altro canto si possono realizzare anche in territori urbani, senza così impattare sugli ambienti montani, e che lo consentono tutto l’anno.
  5. L’attività sciistica potrà essere svolta sulle piste di plastica, che consentono di praticarla tutto l’anno all’aperto anche se non sarà più lo sci che abbiamo inteso fino a oggi e posta la necessità di risolvere l’incompatibilità dei materiali plastici in ambienti naturali.
  6. Il futuro dello sci su neve sarà lo sci d’erba, opportunamente sviluppato e migliorato al fine di risolvere alcune problematiche che lo caratterizzano e differenziano da quello su neve.

Oppure, ribadisco, sentitevi assolutamente liberi di dire la vostra, qualsiasi essa sia, e proporre le risposte, le azioni e le soluzioni che ritenete più sensate, di contro – mi auguro – senza farne occasione di contrapposizione, scontro e battibecco disarticolato e scortese.

Grazie di cuore!

[1] Senza poi contare la variabile economica, che creerà ai comprensori grossi problemi di sostenibilità finanziaria come se non (per certi versi) più di quella climatica. Ma qui il focus è su quest’ultima, mi occuperò (di nuovo) della prima più avanti.

Scritto il 25 settembre 202625 settembre 2026Categorie (L.),Magazzino,Montagne,OpinioniTag ablazione,Adamello,Adamello Ski,affari d'oro,affarismi politici,Alpi,Alpi italiane,alpinismo,alpinisti,altopiano,Altopiano di Clusone,ambientalisti,ambiente,ANEF,anni Ottanta,Anni Settanta,apertura,appello,arre interne,articoli,Asiago,aumento skipass,bambole gonfiabili,basta con lo sci estivo,basta teli geotessili,Bergamo News,boom,Breuil-Cervinia,business dello sci,CAI,caldo,caldo estivo,caldo estremo,cambiamenti climatici,cambiamenti climatici nelle Alpi,cambiamento climatico,Capanna Presena,Carovana delle Alpi,casi,casistica,cause,Cervinia,Cervinia Zermatt,Cesana,Cesana Torinese,chiusura,chiusura impianti,Cima Presena,clima,climate change,climatologi,CNR,CNSAS,Colere,Colle del Teodulo,com'era,comprensori estivi,comprensori sciistici,comprensorio,comprensorio sciistico,comune di Asiago,conseguenze del cambiamento climatico,conseguenze della crisi climatica,consorzio Pontedilegno-Tonale,conversione turistica,Copenhagen,Cortina d'Ampezzo,costo skipass,crisi climatica,crisi dello sci,debiti in aumento,del Tonale,destino dello sci,dibattito,dissesto,distruzione dei ghiacciai,divieto,Dolomiti,droni,ecologia,effetti,El Nino,emergenza siccità,esatte,estate,estate 2025,estate più calda,estinzione,Fabio sandrini,falsità,fine dello sci,fine dello sci estivo,Fondazione Cima,foto,frane,Fugatti,fusione,fusione dei ghiacciai,futuro,futuro dello sci,galleria,ghiacciai,ghiacciai allo stremo,ghiacciai delle Alpi,ghiacciaio,Ghiacciaio del Rodano,ghiacciaio del Teodulo,ghiaccio,Giornale di Vicenza,giornalisti,Giovanni Baccolo,glaciologi,glaciologo,global warming,Grande Guerra,green washing,greenwashing,Guerra in Iran,Il Post,immagini,impianti,impianti sciistici chiusi,impiantisti italiani,inaugurazione rimandata,incapacità,inganno,inquinamento,interessi,inverno,inverno 2025/2026,iperturismo,ipocrisia,Italia,Kaberlaba,Klein Matterhorn,Kristian Ghedina,la montagna muore,legge sulla montagna,lettera,Lizzola,Lombardia,Luca Mercalli,Luigi Casanova,mancanza di neve,Mandrone,Marmolada,Matterhorn Glacier Paradise,mercato dello sci,meteo,microplastiche,Milano-Bicocca,Milano-Cortina 2026,monocultura turistica,montagna,Montagne,montagne di plastica,monti,morti,Mountain Wilderness Italia,Natura,neve al sole,neve artificiale,neve sulle Alpi,Nevediversa,neveplast,nevicate,Novecento,nuova funivia Cervinia,olimpiadi invernali,Orobie,paesaggio,passatismo,passo,Passo del Tonale,Passo della Presolana,Passo dello Stelvio,Passo Stelvio,Pensare come una montagna,pericolo,Peter Runggaldier,Piccolo Cervino,Piemonte,pista bob Cesana,pista bob Cortina,pista da bob,Pista del Sole,pista di plastica,piste,piste da sci,piste di plastica,plastica sui prati,Plateau Rosa,polemiche,politica,politica locale,politici,Ponte di Legno,postazioni,Prealpi bergamasche,Presanella,Presena,presenze turistiche sulle Alpi,Presolana Ski,Presolana Ski Arena,prezzo carburanti,protezione,quale futuro per lo sci,record,record climatici,record delle temperature,record di presenze,record in Friuli-Venezia Giulia,resilienza,responsabilità,Rhonegletscher,ricavi e spese,riconversione,riduzione,riscaldamento globale,rischi,salvaguardia,salvano il ghiacciaio,salvezza,San Pellegrino Terme,Sansicario,sauxe d'Oulx,sci,sci estivo,sci estivo sulle Alpi,sciare al coperto,sciare sulla plastica,sciatori,scienza,scienze della terra,scienziati,scioglimento,seconde case in montagna,Sentiero dei Fiori,senza lo sci,Sestriere,Sexy doll,siccità Piemonte,Ski Dome,Skidome,skilift,snow water equivalent,soccorsi,social,soldi pubblici,soldi sprecati,Sole,Sole e neve,sorte segnata,sostenibilità,spessore,spreco,stagione da record,stagione sciistica 2025/2026,stagione sciistica da record,stazioni sciistiche,stazioni sciistiche italiane,Stelvio impianti aperti,storie minerali,storieminerali.it,sviluppo dei territori montani,telecabina,teli geotessili,telo geotermici,temperature,temperature record,temperature sulle Alpi,Theodulgletscher,Theodulo,Tonale,Torino 2006,tragedia,tragicommedia,transizione,transizione ecologica,trasformazione,Trentino,Trento,trincee,Trump attentato,turismo dello sci,turismo estivo,turismo insostenibile,turismo invernale,turismo montano,una volta,vacanze in montagna,Val Brembana,Val Camonica,Val di Sole,Val di Susa,Val Susa,Valle di Scalve,Valsassina,Valsassina News,vendita skipass,Veneto,Via Lattea,video,Zermatt,zero termico2 commenti su Quale futuro c’è per lo sci che, di questo passo, un futuro non lo avrà più?

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