Una bella chiacchierata

Quella con Tiziano Fratus a Colle di Sogno, in una domenica di fine ottobre brumosa, piovigginosa, convintamente e fascinosamente autunnale, è stata una delle chiacchierate letterarie più suggestive che abbia mai fatto, sviluppatasi intorno a Alberi millenari d’Italia, l’ultimo libro di Tiziano che allora era uscito da pochissimi giorni. Lo è stata per il prestigio dell’autore, per la curiosità verso il suo libro, per i temi affascinanti dei quali Fratus racconta in esso (e nei suoi altri pubblicati). E lo è stata per il luogo in cui eravamo: la vecchia scuola di Colle di Sogno, attiva fino agli anni Sessanta del Novecento, i cui locali nei giorni feriali facevano da classe unica per i bambini del borgo e nei fine settimana diventavano l’“Osteria Alpina” di Colle, una delle tre attive all’epoca, la cui insegna è ancora visibile all’ingresso dipinta in caratteri tipici. Un luogo minimo nella forma ma non nella sostanza, nel quale entrarci è come valicare una sorta di porta dimensionale verso uno spazio-tempo sospeso, ove tutto sembra fermo a più di mezzo secolo fa ma che d’altro canto rapprende in sé una vitalità ancora ben presente e in qualche modo atemporale, ancora narrante infinite storie, magari in modi flebili e all’apparenza evanescenti eppure del tutto chiari e sorprendenti, se si ha la sensibilità di coglierli. Il camino acceso, unica fonte di calore del locale nel quale eravamo, con il crepitare delle sue fiamme e i bagliori scaturenti e riverberanti sulle pareti ci ha riscaldato i cuori e illuminato le menti, così da rendere ancora più accogliente l’atmosfera e cordiale la chiacchierata.

Ci ho ripensato in questi giorni, a quella chiacchierata, ripassando accanto all’ingresso della vecchia scuola in una giornata di questo gennaio così scandalosamente serena e mite da sembrare inesorabilmente primaverile più che di pieno inverno, mentre in quella domenica di ottobre l’autunno era tanto intenso che già suscitava impressioni apertamente invernali. Anche per questo, io credo, è stata una così suggestiva giornata.

(Per chi ancora non conosca Colle di Sogno, può saperne di più visitando il sito web ufficiale del borgo, qui.)

“Baggio” non era un grande calciatore…

…Almeno se si intende il nome nella forma di toponimo – anzi, di poleonimo, “denominazione di centro abitato”, che in tale accezione identifica uno dei più affascinanti quartieri periferici di Milano nonché, con particolare riferimento alla giornata di sabato prossimo 20 novembre, la sede della Cooperativa Edificatrice Operaia Filippo Corridoni presso la cui sala sociale di via Scanini 58, nell’ambito di Book City Milano 2021, si terranno tre intriganti incontri intorno a tre libri con altrettanti sublimi personaggi: Franco Michieli, Tino Mantarro, Francesco Garolfi. Imperdibili l’uno per l’altro, anzi, l’uno dopo l’altro, per un pomeriggio di narrazioni, viaggi, musica e emozioni (coi sigilli di ArtIcon/Alpes, garanzia di qualità culturale assoluta) che, ve lo assicuro, non dimenticherete facilmente.
Ah, be’, ci sono anch’io, a Baggio, in tutti e tre gli appuntamenti e nell’ultimo in particolare, con il mirabile Garolfi e con il mio Tellin’ Tallinn.

Insomma, cliccate sull’immagine qui sopra oppure qui per avere ogni informazione utile al riguardo e… non mancate, ecco.

P.S.: prima di essere linciato da qualche tifoso del football, è ovvio che Baggio – cognome, nome Roberto – è stato un grande calciatore, come d’altro canto asseriscono ampiamente le cronache sportive al riguardo.

Tutto il bello di un posto “brutto”

Ero e sono attratto incondizionatamente da quella fetta di mondo che va pressappoco da Gorizia a Vladivostok. Nonostante questo ho decisamente aspettato a lungo prima di andarci, portandomi appresso un’attrazione mista a paura e quella curiosità: chissà cosa c’è lì, intorno a quel buco?
Ora ogni qual volta che capito nelle terre ex sovietiche, in tutte, non solo negli Stan dell’Asia centrale, c’è sempre un momento in cui vorrei essere altrove. Un attimo in cui mi chiedo chi me lo faccia fare a cacciarmi in certi postacci arrugginiti. Perché, piuttosto, non sia affascinato come tanti dalle mille stelle della cultura americana, dai misteri del mondo arabo, dai cieli viola africani o dai languori delle isole tropicali. E invece no, ancora mi attira quest’estetica di terre in rovina, questi luoghi dissonanti, mai lindi, mai ordinari, a volte oggettivamente brutti. Paesaggi immensi, spesso estremi, spazi aperti di sovrumana grandezza. Luoghi dove nulla è a posto, dove a ogni angolo c’è qualcosa di inaspettato, malmesso e improvvisato. Dove vivono persone incastrate dalle giravolte del potere, sconfitte dalle ideologie, travolte dalla fine dei sogni. Posti dove l’eccentricità non è una posa, ma la regola.

Sarà veramente un gran piacere (e mi approccio al momento con notevole curiosità) dialogare con Tino Mantarro intorno al suo libro Nostalgistan, sabato 20 novembre alle ore 17.15 nell’ambito di Book City Milano 2021– la citazione sopra riportata viene dalle pagine 10-11 del libro. Perché racconta della sua avventura in una parte di mondo della quale in concreto sappiamo poco o nulla anche se di frequente la sentiamo nominare, una regione i cui stati credo molti di noi farebbero fatica a identificare su una mappa ma che per tanti versi hanno influenzato anche la nostra storia, una zona dove apparentemente, e in fondo anche materialmente, non c’è quasi nulla, eppure, a visitarla con l’occhio attento, la mente sagace e l’animo sensibile del viaggiatore autentico, vi si scovano parecchie cose assai interessanti. Magari arrugginite, polverose, decadenti ma, anche per questo, inopinatamente fascinose.

Cliccate qui sotto per saperne di più sull’incontro di sabato 20 novembre con Tino Mantarro e, se potete, partecipate: ci si divertirà molto. Anzi, magari portatevi una mela – sì, una mela… il frutto, lei –  e sabato scoprirete una cosa sorprendente, al riguardo.

Ultrasuoni #27: Francesco Garolfi

Mi sento veramente fortunato – ma tanto, eh – a poter ogni tanto condividere il palco, o quanto di affine, con un grande musicista come Francesco Garolfi. Chitarrista dal tocco sublime (in fingerpicking, peraltro) e personale, capace di architettare atmosfere sonore di raffinatezza avvincente pur spaziando tra generi diversi ciascuno dei quali, sulle corde delle sue chitarre, diventano affascinanti pianeti da esplorare – d’altro canto «Garolfi è un elegante esploratore dei suoni», come di lui dice bene Davide Sapienza – in un’esperienza che non è di solo, mero ascolto ma ben più sensorialmente e spiritualmente coinvolgente, come può accadere quando la musica si manifesta come autentica arte, nel senso pieno del termine, e non come semplice (seppur virtuosa o fervida) esecuzione.

Da notevole e consapevole artista delle note musicali, appunto, Francesco similmente esplora ogni ambito del mondo della musica: lo fa come da chitarrista, compositore, arrangiatore, produttore, session man, sound designer, interprete e lo fa con uno spirito di ricerca costante della conoscenza dell’arte musicale, forse frutto dei suoi studi accademici ma, io penso, soprattutto effetto della sua grandissima sensibilità.

Ora potreste pensare, per quanto ho affermato in principio, che queste mie osservazioni su Garolfi le scriva per una posizione di parte. Nel caso, posso solamente cogliere l’occasione per confermarvele da voi assistendo a qualche suo live: in solo o con una band, in acustico o in elettrico… sono certo che troverete le mie parole non solo assolutamente obiettive ma pure, per molti versi, fin troppo esigue. D’altro canto starete ascoltando il vincitore dell’Italian Blues Award nel 2019 ovvero il chitarrista che Pete Walsh – il produttore di mostri sacri come Stevie Wonder, Peter Gabriel, Simple Minds, Spandau Ballet, Alphaville, Scott Walker, per fare qualche nome dei più noti – ha definito «uno dei migliori musicisti con cui abbia mai lavorato». Ecco.

A proposito di me che mi pregio della presenza di Francesco Garolfi e dell’invito appena posto a voi di ascoltarlo dal vivo, per Book City Milano 2021, sabato 20 novembre alle ore 18.15 presso la Cooperativa Corridoni di Baggio, io e Francesco vi accompagneremo alla scoperta del mio libro Tellin’ Tallinn. Storia di un colpo di fulmine urbano e della sua arte musicale nel music reading Tallinn Blues. Fossi in voi non mancherei, eh! Cliccate sul logo di Book City qui accanto, per saperne di più.

BookCity Milano, 20 novembre

Cliccate sull’immagine per saperne di più e sappiate che, se ci sarete, ritornerete poi a casa contenti. Forse molto contenti, pure. Almeno me lo auguro, ma ne sono abbastanza certo.