Arto Paasilinna Memorial Tour

Da paasilinniano verace quale sono, devo segnalarvi l’omaggio al grande scrittore finlandese che Valerio Millefoglie terrà nell’ambito di Book Pride Genova 2019 domenica 20 ottobre: Arto Paasilinna Memorial Tour. Cosa ci lascia uno scrittore quando ci lascia, a cura di Iperborea – sotto la cui egida peraltro vi sono altri eventi nel calendario genovese.
Trovo alquanto suggestivo, ed emblematico, che ad omaggiare un autore del profondo Nord, forse il più significativo della scena letteraria scandinava contemporanea, sia un “collega” barese: due mondi (artistici ed espressivi, oltre che tutto il resto) apparentemente diversissimi, antitetici, che invece dimostrano quali e quante relazioni reciproche vi possano essere, quando tali relazioni si possono intessere lungo vie narrative di gran pregio e intensa umanità. Insomma: molto bello!

Cliccate sull’immagine in testa al post per saperne di più, oppure qui per visitare il sito di Book Pride Genova e averne ogni informazione utile.

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Hic Sunt Dracones, step 1

«HIC SUNT DRACONES»

Tenetevi ben presente questa frase, motto, definizione o qualsiasi altra cosa sia, perché vi porterà moooolto lontano, attraverso i confini e i limiti che potete immaginare in relazione al mondo in cui viviamo, al tempo presente, al paesaggio che ci costruiamo intorno, a ciò che contiene e a come lo percepiamo e manifestiamo. E lo farà in un modo assolutamente coinvolgente – nel senso più pieno del termine.

Ma, per cominciare…

Hic Sunt Dracones è il progetto di Francesco Bertelé, a cura di Chiara Pirozzi e promosso dalla Fondazione Made in Cloistervincitore della IV edizione del bando Italian Council, concorso ideato dalla DGAAP – Direzione Generale Creatività contemporanea e Rigenerazione urbana del MIBACT.

Il primo step pubblico è andato in scena l’11 ottobre scorso  al Mediamatic di Amsterdam, in collaborazione con la Fondazione AVNode, con la première del video Walking through the walls (40’ VR 360° ambisonic), che è parte integrante del progetto e del quale lì sopra potete vedere il teaser. Ad essa fa seguito il primo step virtuale, per così dire, ovvero la possibilità di vedere il video sul canale Youtube dedicato, qui.

Ma Hic Sunt Dracones è un progetto alquanto articolato e poliedrico, fatto di varie tappe e diverse manifestazioni del suo concept: tra di esse – lo segnalo perché vi sono direttamente coinvolto – c’è il libro d’artista che affronta in modo approfondito i temi dell’opera. Fra gli autori coinvolti: Simone Arcagni, Luca Rota (ecco, appunto), Paolo Cuttitta, Andrea Staid, il gruppo Ippolita. Il progetto editoriale, realizzato con lo studio Friends Make Books, è diviso in due sezioni; una cartacea e l’altra virtuale consultabile con dispositivi mobili. Il libro è ideato come fosse un’estensione fisica all’opera e possiede anche una sezione ludico-interattiva con, tra le tante altre cose, i contributi dell’artista Armin Grader.

Il libro d’artista sarà presentato nella tappa finale (ovvero tale per questa fase del progetto) di Hic Sunt Dracones, l’esposizione al Museo Madre di Napoli, che rappresenterà un’esperienza totale a cui lo spettatore sarà invitato a sottoporsi. L’opera verrà smaterializzata e sarà fruibile da uno spettatore alla volta, si comporrà come fosse uno scacchiere in cui si sovrapporranno realtà oggettiva, realtà virtuale, mixed reality, filmati 360°, fino a comporre ambienti complessi.

Insomma, fin da ora e costantemente un progetto bellissimo, affascinante, importante, essenziale: da non perdere.

Cliccate qui per leggere l’articolo che a Hic Sunt Dracones vi ha dedicato “Exibart”, oppure qui per leggere la press release del progetto.

E ribadisco: Hic Sunt Dracones, non dimenticatevelo!

Alessandro Busci, Milano

Ho avuto il gran piacere di presenziare, ieri sera, all’affollata inaugurazione della nuova mostra di Alessandro Busci, Steel Gardens, presso la Galleria Antonia Jannone di Milano, uno dei luoghi d’arte più storici e celebri della città.

Mostra relativamente piccola – una ventina di opere di diverso formato che coprono circa un decennale di ricerca artistica dell’architetto-pittore milanese – ma assolutamente emblematica dell’evoluzione e dello sviluppo (evidenti, a scorrere lo sguardo sulle opere) del suo lavoro, che col tempo, a parità di fascino, ha acquisito saturazione cromatica e intrigante materialità. Per me, che non ho una gran considerazione della pittura contemporanea (non dissento certo con alcuni conoscenti che operano nel mondo dell’arte e che ritengono il media pittorico languente in uno stato abbastanza comatoso, quasi del tutto incapace di offrire stimoli nuovi rispetto a quanto hanno prodotto le ultime avanguardie come se queste avessero detto ormai tutto ciò che la pittura poteva dire, del proprio alfabeto artistico, lasciando all’apparenza poco spazio per ulteriori “discorsi”, ecco) – dicevo, per me che non apprezzo particolarmente la produzione pittorica odierna, Busci (sul quale ho dissertato già qui) rappresenta una felicissima eccezione, col suo particolare stile applicato al Corten e la capacità di catturare paesaggi di vario genere – urbani, in questa mostra – apparentemente “ordinari” (seppur certamente iconici) e trasportarli in una dimensione “altra”, una sorta di metarealtà entro la quale, nell’occhio del visitatore, alla palese identificabilità del soggetto dell’opera – lo Stadio di San Siro, la Battersea Power Station di Londra, i grattacieli milanesi, eccetera – si affianca una decontestualizzazione percettiva che strania quei soggetti dalla realtà ordinaria nella quale si trovano (e dove li riconosciamo) ponendoli, come ripeto, in un ambito differente, una dimensione parallela nella quale osserviamo cose che nella forma fanno parte della realtà ordinaria ma diventano totalmente diverse da come le conosciamo nella sostanza, fornendocene così una nuova visione che attiva percezioni altrettanto differenti nonché un processo di nuova riconoscibilità, che a sua volta è base ideale per una rinnovata relazione con essi e, soprattutto, con il media artistico che li raffigura.

Steel Gardens è curata da Angelo Crespi, che così ne scrive: «La pittura di Alessandro Busci è giunta a una perfetta sintesi, dopo intensi anni, dapprima di apprendistato e, poi, di affinamento. Se da principio avrebbe potuto essere incardinata semplicemente nella figurazione, pur nella magmatica matericità dei supporti in acciaio corten trattati con acqua e acidi, via via essa ha assunto forme meno prevedibili e scontate. È dunque quella di Busci una figurazione che, oggi, tende sempre più all’informale, di grande potenza segnica, a tratti violenta nel gesto, dai toni decisamente espressionisti».

Insomma, mostra bellissima d’un artista tanto particolare quanto raffinato. Se passate da Milano andate a visitarla, avete tempo fino al 29 ottobre; poi, a novembre e fino a gennaio 2020, la mostra sarà replicata a Londra presso Senesi Contemporanea. Potreste benissimo passare anche da lì, le opere di Busci lo meritano certamente!

Cliccate sull’immagine in testa all’articolo per visitare il sito della Galleria Antonia Jannone e saperne di più, potendo anche scaricare il comunicato stampa ufficiale della mostra. Ovviamente le foto qui presenti sono tutte dello scrivente.

Carlo Mollino sul Monte Bianco, o quasi

Carlo Mollino, uno dei personaggi italiani più eclettici ed affascinanti del Novecento, fu fotografo designer, scrittore, pilota di auto da corsa, alpinista, sciatore… e grande architetto, come rivela in modo approfondito e coinvolgente l’ultimo libro di Luciano Bolzoni, Carlo Mollino. Architetto, del quale vi ho già parlato più volte (e che sto leggendo proprio in questi giorni). Ma Mollino fu anche un bravo e temerario aviatore: e dove dunque poter presentare un libro ad egli dedicato se non per aria, unendo magari a ciò il volare sopra le montagne ma il tutto senza utilizzare un aereo? Semplice: salendo a bordo di una funivia!

Così sabato prossimo 31 agosto, a bordo della funivia SkyWay di Courmayeur, Luciano Bolzoni in dialogo con Roberto Mantovani presenterà Carlo Mollino. Architetto: un evento inserito nel calendario de “Le letture a 3466 metri” promosso da SkyWay Monte Bianco e Librerie Feltrinelli ma che porta la preziosa e fondamentale firma di ALPES.
Con tutto ciò, potrebbe essere una presentazione letteraria più spettacolare e imperdibile di così?
(Spoiler: no!)

N.B.: cliccate sulle varie immagini per visionarle in un formato più grande e leggibile.

REMINDER! 12-13/08, “Sentieri d’Autore ai piedi del Cervino”!

Cliccate sull’immagine per saperne di più (oppure qui per scaricare la locandina in formato grande) e, se siete in zona per residenza, lavoro o diletto, partecipate, dacché gli eventi di ALPES sono tra più affascinanti e intriganti che si possano trovare in giro per le Alpi italiane, per i nomi che ne sono protagonisti, per la qualità dei temi affrontati e per il modo assolutamente originale e innovativo col quale vengono affrontati. Garantito! – da me che li conosco benissimo in primis.