Salire all’ex Grande Albergo del Pertüs

Nell’immagine qui sopra (fateci clic per vederla in un formato più grande), un bel ricordo firmato Pio Rota di un anno fa (era il 15 ottobre 2017) ovvero quando ebbi l’onore e il piacere di guidare un folto gruppo di visitatori alla scoperta dell’ex Grande Albergo del Pertüs, uno dei primi e più lussuosi hotel di montagna edificato sulle Alpi lombarde, riaperto quella volta (e solo quella volta) in via eccezionale a decenni dalla sua chiusura. Un luogo affascinante la cui storia ho raccontato sul numero di ottobre della rivista OROBIE; da qualche giorno, sul sito della stessa rivista, trovate anche la descrizione dell’itinerario per raggiungere l’ex Grande Albergo partendo da Carenno (Lecco) – peraltro un percorso bellissimo in un paesaggio altrettanto spettacolare – con altre immagini di quella visita dello scorso anno, tutte di Pio Rota.

Cliccate qui per visitare la scheda dell’escursione, lungo il cui percorso potete trovare altre cose assolutamente interessanti da vedere… o potrete trovare, dacché mi auguro che la affronterete, prima o poi. Merita parecchio, ve lo assicuro.

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Su OROBIE di ottobre la storia e il fascino dell’ex Grande Albergo del Pertüs

[…] Nonostante la sua ubicazione alpestre, fin dalla sua prima apertura il Grande Albergo Pertüs si contraddistinse per il notevole lusso e l’elevato livello di servizi e comfort disponibili, venendo a lungo annoverato tra i migliori hotel della bergamasca. Aperto tutto l’anno, anche durante inverni particolarmente nevosi (come quello del 1911, con due metri e mezzo di neve al suolo), l’albergo era dotato di trentotto camere da letto, un bagno, diversi gabinetti all’inglese, una sala da pranzo, un bar con macchina per il caffè espresso (una rarità, allora), tre salotti con pregiati divani, una grande cucina, una grande veranda, un ampio locale per coloro che volevano mangiare al sacco oltre a cantine, magazzini, lavanderie con caldaie asciuga panni e bollitori per la sterilizzazione, stirerie con ferri da stiro e una splendida ghiacciaia. Inoltre c’erano già, a inizio Novecento, la corrente elettrica, il telefono (con numero “3”!) e l’acqua corrente potabile, garantita da sorgenti locali dotate di pompe che alimentavano le cisterne sotterranee e i due serbatoi posti sul tetto. Gli ospiti, i quali giungevano lassù a piedi o con il “servizio mulo” da Carenno, mangiavano con posate d’argento che avevano inciso sui manici il nome “Pertüs” e, a richiesta, la colazione veniva servita nelle camere. Quotidianamente pervenivano all’albergo il pane, alcuni viveri e i giornali, mentre al venerdì da Lecco giungeva il pesce fresco. Si poteva godere di quasi tutto ciò che l’epoca offriva, insomma, e un tale alto livello di servizi garantiva la presenza di una clientela benestante e colta composta da imprenditori brianzoli e milanesi (ma non mancavano bergamaschi, lecchesi, comaschi e villeggianti d’altre zone anche fuori Lombardia): vi soggiornavano nobili, avvocati, dottori, artisti tra i quali l’editore Dante Segati e il letterato Nicola Zingarelli, che nel 1922 pubblicò (proprio con Segati) la prima edizione del suo tutt’oggi celebre dizionario […]

Sul numero di ottobre 2018 della rivista OROBIE, che trovate nelle edicole in questi giorni, con un articolo corredato dalle belle foto di Pio Rota, vi racconto la storia di un luogo a dir poco affascinante: l’ex Grande Albergo del Pertüs, posto a 1183 m di quota nelle vicinanze dell’omonimo valico tra la dorsale dell’Albenza e le propaggini meridionali del gruppo del Resegone. Un tempo tra i primi e più lussuosi hotel di montagna delle Alpi lombarde, oggi presenza monumentale e silente cristallizzata in una suggestiva sospensione vitale, per certi aspetti stridente rispetto alla sua imponenza e all’ancora percepibile fastosità, forse melanconica eppure tutt’oggi capace di offrire narrazioni intriganti e sorprendenti.

Da leggere per conoscere il luogo e per lasciarsi ammaliare dalla sua bellezza: su OROBIE nr.337 – ottobre 2018, in tutte le edicole della Lombardia (e non solo).

Camminare è un’arte! – anche domenica 24, a Torre De’ Busi!

Immagine-mappa-triplaDomenica prossima, 24 luglio, nella bella località di Torre De’ Busi, in occasione di una nuova presentazione della “Carta dei Sentieri Carenno, Costa Valle Imagna, Torre De’ Busi”, prodotta e da poco pubblicata da Ingenia Cartoguide – una delle più prestigiose editrici cartografiche italiane – alla quale ho partecipato in veste di coordinatore e curatore delle schede informative che arricchiscono la carta sul retro, tornerò a raccontarvi di come camminare sia né più né meno che una pratica artistica.
Sì, un’arte: come il pittore traccia i propri segni cromatici sulla tela, come lo scultore incide e modella la materia “bruta” o come il perfomer che genera espressività artistica da gesti e azioni… camminare è un pratica estetica, e se compiuta nel paesaggio naturale che è sinonimo (di matrice a sua volta estetica ma non solo) di bellezza, può ben diventare un gesto d’arte, già, di quell’arte che è espressione e rappresentazione più intensa, profonda e autentica della vita. Dunque, vi dico che una carta dei sentieri – oltre a un libro di storia, di geografia, un saggio di antropologia culturale e sociologia, uno specchio (proprio così!) e molte altre cose, può anche essere un testo didattico d’arte. Non ci credete? Ve lo dimostrerò, invece, e in modo indubitabile.

(Cliccateci sopra, se volete visualizzare il volantino in un formato più grande.)
(Cliccateci sopra, se volete visualizzare il volantino in un formato più grande.)
In verità, di tali elucubrazioni sulla pratica del camminare ne ho (in minima parte) già scritto nell’articolo pubblicato qui sul blog in occasione della prima presentazione della carta, lo scorso 5 luglio; ma se, ribadisco, avrete occasione di essere presenti domenica 24 a Torre De’ Busi – peraltro in un luogo che è pure esso potente rappresentazione di bellezza storica, artistica e architettonica, il complesso di San Michele con l’annesso Oratorio di Santo Stefano – vi condurrò in modo più completo e suggestivo attraverso i temi qui citati, anche grazie a una presentazione multimediale in tema. Non di meno, avrete la primaria possibilità di conoscere la nuova carta ovvero una delle più belle zone montane delle Prealpi Lombarde, dal fascino tanto discreto quanto irresistibile.
Se potete non mancate, insomma.