Helidon Xhixha, Lugano

Domani a Lugano si inaugura un evento artistico (dacché definirlo semplicemente “mostra” è assai riduttivo) tanto spettacolare quanto affascinante, e di assoluto livello internazionale. È Lugano. Riflessi di Luce del grande artista albanese Helidon Xhixha, 20 sculture monumentali emblematiche dello stile unico dell’artista installate nel centro di Lugano, che trasformano la città svizzera in un museo a cielo aperto dove l’arte dialoga con lo spazio urbano e la Natura, elevando – si può veramente dire, in tal caso – il “contenitore” al valore e al fine culturale del “contenuto”.

Le scintillanti sculture di Xhixha, in acciaio inox, così dinamiche nelle forme, imponenti eppure armoniose, generano una relazione del tutto particolare con i luoghi in cui vengono posizionate, che per certi versi esula pure dal mero valore artistico, pur cospicuo ed evidente. Di primi acchito sembrano elementi alieni, fuori contesto, eppure da subito chi se le ritrova di fronte ne è attratto e affascinato. La forma dinamica, quasi organica pur se il materiale inossidabile la rende tanto “solida”, emana luce, riflette ciò che ha intorno, riproduce l’ambiente circostante in modo diverso più che distorto, quasi che ne accresca la dimensionalità portandola oltre il limite del visibile e del percepibile.

Sorta di “monoliti spirituali” – con il termine che qui vuole indicare lo spirito umano in primis, quello in cui si conserva l’io più profondo -, le opere di Helidon Xhixha diventano veramente lo specchio del mondo e di chi lo vive e anima, ovvero di noi tutti che, attraverso di esse, possiamo riflettere (dunque manifestare) la nostra presenza nel mondo e riflettere (cioè meditare) sul senso di essa. Sono certamente Riflessi di Luce, dunque, ma di quella luce che realmente illumina, ancor più che il mondo, la nostra interiorità.

Cliccate sull’immagine in testa al post per saperne di più, e fate conto che avete tempo fino al 22 settembre per fare un salto a Lugano e ammirare le opere. È una visita che merita, senza alcun dubbio.

 N.B.: alcune delle foto a corredo di questo post vengono da qui.

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REMINDER! Domani, ore 18: alla libreria UBIK di Bergamo con Giacomo Paris e… “La fidanzata di Hegel”!

Credo conoscerete tutti – almeno di nome – Hegel, il grande pensatore tedesco, uno dei più noti e celebrati filosofi della storia. Credo di contro che nessuno (o quasi) saprà dire chi fosse Christiane Charlotte Fischer Burckhardt, dunque credo che chiunque, nessuno escluso, debba assolutamente conoscere e leggere il nuovo libro di Giacomo Paris, La fidanzata di Hegel: magari intervenendo alla prima presentazione assoluta del libro, domani, alle 18, presso la Libreria UBIK di Bergamo, presso la quale avrò nuovamente l’onore e il gran piacere di conversare con l’autore e con Vittorio Rodeschini intorno al libro e alla storia narrata. Storia assai particolare, come è nello stile di Paris – si veda il precedente Il Sigaro di Freud, edito sempre da Bolis Edizioni nella collana DodiciperDiciotto, per il quale pure feci da spalla a Giacomo Paris per la presentazione di Bergamo –  che prende le mosse nel 1806, quando Hegel ha una relazione amorosa con la sua affittacamere, Christiane Charlotte Fischer, sposata Burckhardt (ecco chi è!). Il 13 ottobre dello stesso anno l’esercito francese entra a Jena ed Hegel è costretto a spostarsi dall’amico Gabler, dopo che il suo domicilio viene requisito dalle truppe in occupazione. In viaggio per Bamberga, con l’intento di regolare le questioni con l’editore Goebhardt. lascia sola Charlotte in attesa di un figlio. La sua fidanzata comincia a scrivere

Sono molto contento di tornare a conversare con Giacomo Paris, lo ribadisco: la scorsa volta, per Il sigaro di Freud ne uscì una chiacchierata divertente e intrigante, grazie proprio alla particolarità del romanzo nonché alla simpatia e alla brillantezza di dialogo dell’autore, dunque penso proprio che anche per questo nuovo libro, a sua volta così stuzzicante, ci sarà di che divertirsi, spero insieme a tutti voi ovvero a un pubblico ben numeroso.

Dunque, ricordatevi l’appuntamento: domani, 11 aprile alle ore 18, libreria UBIK di Bergamo, con Vittorio Rodeschini, Giacomo Paris e La fidanzata di Hegel insieme al sottoscritto. Non mancate!

Bolzoni/Mollino, due architetti/un (nuovo) libro

Sto leggendo giusto in questi giorni un altro libro (Abitare molto in alto – ne leggerete a breve, qui sul blog) di Luciano Bolzoni, architetto valdostan-milanese tra i massimi esperti dell’abitare sui monti, in senso architettonico e non solo, dunque sapere finalmente dell’uscita del suo nuovo lavoro dedicato a Carlo Mollino non solo mi fa piacere ma mi suscita da subito grandissima curiosità e altrettanto interesse.

Carlo Mollino, architetto rinnova (se mai ce ne fosse bisogno) il “legame” tra il grande architetto e designer (e molte altre cose) torinese e Bolzoni, che già fece di Mollino il protagonista della propria tesi di laurea, nel 1987, rendendolo un punto fermo della propria attività di studio e divulgazione intorno ai temi dell’architettura alpina e del costruire in montagna.
Il volume, edito da Silvana Editoriale con il “patrocinio” di Alpes, di cui Bolzoni è direttore culturale, intende fare luce sull’intricato mondo di Carlo Mollino, ripercorrendo la sua ancora poco conosciuta produzione in campo architettonico.
Più noto come fotografo, e più famoso per le sue passioni – lo sci, l’aviazione acrobatica, l’automobilismo e ancora la scenografia, l’occultismo, la letteratura, l’erotismo e appunto la fotografia – Mollino è prima di tutto un architetto. Formatosi come tale, Mollino ha ereditato il mestiere dal padre Eugenio, esercitando con dedizione e fatica questa professione per quarantacinque anni: il suo lavoro è impressionante per quantità e qualità, sebbene a fronte dei moltissimi progetti licenziati, abbia raccolto il successo di poco più di una ventina di edifici realizzati. L’autore, nell’offrire un personale omaggio al genio creativo e irrequieto di Mollino, consegna ai lettori un ritratto vivo e dettagliato di questa antesignana archistar, così nota all’estero e ancora in parte da decifrare in Italia. Ciò anche grazie ad alcune importanti, variegate e per certi versi sorprendenti testimonianze di chi, in modi diversi, ha incontrato il suo mondo: tra gli altri, Patti Smith, Alessandro Mendini, Corrado Levi, Ugo La Pietra, Davide Sapienza, Roberto Mantovani, Alessandro Busci, Denis Curti, Angelo Crespi, Matteo Ragni, Beppe Finessi, oltre alle preziose fotografie di Armin Linke
Insomma, un libro imperdibile, anche perché ricco di molteplici peculiarità e suggestioni che senza dubbio potranno affascinare un ampio pubblico, non soltanto gli studiosi di architettura.

Il volume è già ora acquistabile direttamente presso Alpes scrivendo una mail a info@alpes.org, oppure è prenotabile nelle solite librerie on line.

Il capoluogo ionico, la Grande Mela, il metallo giallo e… l’ergastolo!

Aldo Buzzi

Dal sito/blog di Paolo Nori:

Ho sentito una, per radio, che, dopo aver detto Taranto, per non ripetere Taranto ha detto «Nel capoluogo ionico» e mi è tornato in mente questo dialogo di Aldo Buzzi:
«Ho preparato una proposta da sottoporre al ministro della giustizia per punire una categoria di persone che mi dà fastidio in modo particolare.»
«Per esempio?»
«Per esempio quelli che, dopo aver nominato New York, se devono nominarla una seconda volta, dicono la Grande Mela. Per questi la pena dovrebbe essere l’ergastolo».
«Accidenti!» dissi.
«Sì, ma non solo per questi. Anche per quelli che, dopo aver nominato il dollaro, se devono nominarlo una seconda volta, dicono il biglietto verde; o, se devono nominare l’oro una seconda volta, dicono il metallo giallo. E stessa pena per quelli che dopo il pallone, invece di ripetere il pallone dicono la sfera di cuoio. Ergastolo senza le solite riduzioni di pena.»

(Qui l’articolo originale.)

Ciò anche per dire che dovete sempre leggere Paolo Nori, perché sempre merita di essere letto. E anche il grande Aldo Buzzi, ça va sans dire.

Giovedì 11/04, ore 18: alla libreria UBIK di Bergamo con Giacomo Paris e… “La fidanzata di Hegel”!

Credo conoscerete tutti – almeno di nome – Hegel, il grande pensatore tedesco, uno dei più noti e celebrati filosofi della storia. Credo di contro che nessuno (o quasi) saprà dire chi fosse Christiane Charlotte Fischer Burckhardt, dunque credo che chiunque, nessuno escluso, debba assolutamente conoscere e leggere il nuovo libro di Giacomo Paris, La fidanzata di Hegel: magari intervenendo alla prima presentazione assoluta del libro, giovedì 11 aprile, alle 18, presso la Libreria UBIK di Bergamo, presso la quale avrò nuovamente l’onore e il gran piacere di conversare con l’autore intorno al libro e alla storia narrata. Storia assai particolare, come è nello stile di Paris – si veda il precedente Il Sigaro di Freud, edito sempre da Bolis Edizioni nella collana DodiciperDiciotto, per il quale pure feci da spalla a Giacomo Paris per la presentazione di Bergamo –  che prende le mosse nel 1806, quando Hegel ha una relazione amorosa con la sua affittacamere, Christiane Charlotte Fischer, sposata Burckhardt (ecco chi è!). Il 13 ottobre dello stesso anno l’esercito francese entra a Jena ed Hegel è costretto a spostarsi dall’amico Gabler, dopo che il suo domicilio viene requisito dalle truppe in occupazione. In viaggio per Bamberga, con l’intento di regolare le questioni con l’editore Goebhardt. lascia sola Charlotte in attesa di un figlio. La sua fidanzata comincia a scrivere

Sono molto contento di tornare a conversare con Giacomo Paris, lo ribadisco: la scorsa volta, per Il sigaro di Freud ne uscì una chiacchierata divertente e intrigante, grazie proprio alla particolarità del romanzo nonché alla simpatia e alla brillantezza di dialogo dell’autore, dunque penso proprio che anche per questo nuovo libro, a sua volta così stuzzicante, ci sarà di che divertirsi, spero insieme a tutti voi ovvero a un pubblico ben numeroso.

Dunque, segnatevi l’appuntamento: giovedì 11 aprile, ore 18, libreria UBIK di Bergamo, con Giacomo Paris e La fidanzata di Hegel insieme al sottoscritto. Non mancate!