Post-Italia

Alberto Ziveri, “Il Postribolo”, 1945.

L’Italia contemporanea è ormai diventata post- di qualsiasi cosa. Post-monarchica, post-industriale, post-moderna, post-fascista, post-comunista, post-democristiana, post-ideologista, post-reale
Un post-ribolo, in pratica.

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Quelli che parlano di se stessi in terza persona

Uno dei comportamenti che sovente riscontro in numerosi individui e che trovo alquanto bizzarro – con tutto il rispetto, ma tant’è! – è il parlare di se stessi in terza persona. Ci facevo di nuovo caso qualche giorno fa, quando m’è toccato parlare con un tizio il quale, per sottolineare certe sue (presunte) doti professionali e cert’altre conseguenti attività, non faceva che riferirsi a se stesso con cognome e nome. Intuivo e immagino che fosse e sia un sintomo di egocentrismo e irrefrenabile arroganza da un lato o di grande insicurezza e indeterminatezza identitaria dall’altro – in fondo le due facce di una stessa medaglia – ma non arrivavo a supporre che sia addirittura il segno evidente della presenza di una patologia anche molto grave ovvero di una personalità alquanto frammentata che l’individuo adulto si trascina fin dall’infanzia, quando la patologia si genera restando evidentemente irrisolta – guarda caso il tizio suddetto parlava di sé con il cognome-nome, come si usa a scuola.

Ciò mi dice molto sulla mancanza di cognizione e consapevolezza identitaria così evidente nella nostra società, nella quale l’identità antropologica originaria – sempre ammettendo che ve ne sia una – viene corrotta e trasformata in mero etnocentrismo che si manifesta poi come identitarismo (il quale non è affatto una rivendicazione di identità alla massima potenza ma l’esatto opposto, è la prova della sua sostanziale assenza), posto poi alla base di fenomeni antisociali e anticulturali come la carenza di senso civico o la xenofobia. Ancor più mi dice, quanto sopra, leggendo che il parlare di se stessi in terza persona è pure uno dei sintomi della Sindrome di Hubris, conosciuta come disturbo di personalità dei potenti, in grado di compromettere la capacità di prendere decisioni: “Chi soffre della sindrome spesso compie azioni al fine di ottenere un rinforzo per la propria immagine, dando ad essa un’importanza esagerata, quindi si perdono di vista gli obiettivi del proprio ruolo. Si perde il contatto con la realtà, si segue un impulso imprudente e nervoso che alla fine conduce all’incompetenza.” – vedi qui.

Be’, se dopo ciò torno a pensare a quel vecchio e sempre più saggio adagio, ogni popolo ha i governanti che si merita, direi che il cerchio si (ri)chiude. Per l’ennesima volta.

Se gli intelligenti si prendono dei “cretini”

E nulla… in buona sostanza, oggi, mostrare intelligenza, assennatezza e buon senso è ormai il modo migliore per farsi dare dei deficienti. Se solo provi a controbattere, pur usando quelle stesse doti e tutta la immeritata diplomazia del caso, ti zittiscono dandoti anche del prepotente. E se porti prove inoppugnabili a sostegno di quanto asserisci, ti becchi del mistificatore, del fanfarone, del bugiardo.
Sono membri della razza Homo Sapiens anche quelli, eh! Il perché lo siano, o perché debbano essere considerati tali, francamente è sempre più un mistero…

Un giorno il fascismo sarà curato con la psicanalisi

I fascisti sono una trascurabile maggioranza. Personalmente, ne conosco uno che ogni volta che mi vede si illumina di gioia e minaccia di mettermi una bomba «sotto casa». Io mi mostro lusingatissimo. Questo della bomba è per lui un segno di considerazione; non la metterebbe al primo venuto, a me invece sì, molto volentieri. E ha l’aria di aggiungere che se non mi ha ancora «messo» la bomba è perché, in fondo, mi vuol bene, mentre dubita che io gliene voglia. Mi dimostra quindi il suo rifiutato affetto come può; mi stima fino all’attentato. Un giorno il fascismo sarà curato con la psicanalisi.

(Ennio FlaianoDiario NotturnoAdelphi Edizioni, 1994-2010 – 1a ediz. 1956, pag.225.)

I governi italiani

(Michael Wolgemut, “Dance of Death”, 1493.)
Pensavate voi, cari itaGliani, che i precedenti governi del vostro bellissimo tanto quanto miserrimo paese fosse i peggiori possibile, eh?!?
E invece no: quello in carica li sta ampiamente battendo!
Ma state tranquilli, che non è mica finita: di questo passo il prossimo, di governo, sarà ancora peggio. Già.

Perché il problema non sono i nomi, i simboli, i programmi, gli slogan, le post-ideologie o che altro.
Il problema non è tanto il contenuto, quanto il contenitore.
E il contenitore è in putrefazione, dunque mai (più) da esso potrà scaturire qualcosa di sano, di salubre, di benefico. Checché lo si colori di rosso, azzurro, giallo, verde o nero ovvero di qualsivoglia altra sfumatura cromatica.

Poi, ovvio, ci si può pure convincere che siano colori “bellissimi”, beandosene nell’ignara attesa della sempre più prossima fine.

And so, we will dancing on this grave