Tallinn, una città “speciale”

Mentre la gran parte dell’Europa è sottoposta a un’ondata di caldo che definire “anomalo”, visto il periodo dell’anno in cui siamo, è minimizzante, Tallinn appare innevata (anche se non tanto e come poteva accadere fino a qualche anno fa) e con un clima più consono al periodo. A suo modo la città si mostra anche in questa occasione “speciale”, un po’ come l’ho raccontata io nel mio Tellin’ Tallinn facendone un luogo che racchiude in sé tanti luoghi, tanti paesaggi e altrettante relazioni umane con essi, come quella che personalmente ho cercato di elaborare e intessere con la città nel corso del periodo in cui ci sono stato per poter dire di esserci veramente stato, ossia facendo di quel viaggio a sua volta un’esperienza speciale. Come potrebbe e dovrebbe essere ogni viaggio autentico verso qualsiasi luogo verso cui decidiamo di andare, cioè proprio come ho cercato di raccontare nel mio libro:

Tellin’ Tallinn. Storia di un colpo di fulmine urbano
Historica Edizioni, 2020
Collana “Cahier di Viaggio”
Pagine 170 (con un’appendice fotografica dell’autore)
ISBN 978-88-33371-51-1
€ 13,00
In vendita in tutte le librerie e nei bookstores on line.

Potete scaricare la scheda di presentazione del libro qui, in pdf, e qui, in jpg, oppure cliccare sull’immagine del libro per saperne di più.

Ufficio stampa, promozione, coordinamento:

 

[L’immagine in testa al post è tratta da una livecam: cliccateci sopra per vederne le immagini in diretta.]

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Tiziano Fratus, “Sutra degli Alberi”

«Sutra: s. m. [voce sanscr., propr. «regola, norma di comportamento»], invar. – Nella letteratura e nella cultura dell’India antica, denominazione di aforismi brevissimi (generalm. di due o tre parole) di carattere religioso e rituale, grammaticale e letterario, filosofico e scientifico; tali aforismi, accompagnati da minuti commenti, indispensabili per l’estrema concisione degli aforismi stessi e per il significato convenzionale attribuito ad alcune lettere che li compongono, sono raccolti in speciali trattati, detti anch’essi Sutra.»

Questo sono i Sutra, leggendo la definizione sul Vocabolario Treccani. Una nozione sicuramente importante per il volume del quale vado a raccontarvi ma, se possibile, nella definizione c’è un passaggio che nello specifico lo è anche di più, a mio modo di vedere: quando si denota che i Sutra «sono raccolti in speciali trattati, detti anch’essi Sutra». Ecco: Tiziano Fratus, Homo Radix, scrittore, poeta, buddista agreste, dendrosofo ovvero uno dei maggiori conoscitori delle comunità arboree italiane e mondiali con le quali ha nel tempo costruito e intessuto una relazione che può ben essere definita spirituale in modo pieno e compiuto (nonché persona di gran valore generale della cui conoscenza mi onoro grandemente), di libri su questi temi che prendono la forma di trattati – o silvari, nella terminologia coniata da Fratus stesso – ne ha scritti parecchi e tutti intriganti, alcuni estremamente affascinanti. Tuttavia Sutra degli Alberi (Piano B Edizioni, Prato, 2022), in base alla mia personale esperienza di lettura dei testi dello scrittore bergamasco, assume veramente i connotati di un trattato speciale, dall’anima profondamente letteraria e parimenti spirituale, meditativa tanto quanto pragmatica, che nella produzione di Fratus mi pare rappresenti un vero e proprio apice, un sunto compiuto di quanto vissuto prima (editorialmente e umanamente), la manifestazione della volontà di porre un punto fermo, di carattere personale ma assolutamente condivisibile, che faccia da fulcro attorno al quale si possa condensare il pensiero passato – che poi di frequente è stato messo nero su bianco nei vari libri pubblicati, appunto – e dal quale possa prendere spunto quello futuro []

(Potete leggere la recensione completa di Sutra degli Alberi cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!)

Radico ergo sum

Ma che cosa cerchiamo di riconosce nella natura? Noi, ascoltando il silenzio cantato degli alberi, percependo e partecipando alla sinfonia esistenziale della natura, tendiamo a rifletterci come se fossimo di fronte ad uno specchio: alla domanda che cosa ci insegna la montagna, che cosa ci insegnano i boschi, che cosa ci insegnano gli animali, noi ci esibiamo in esercizi di retorica e di etica, ci piace farlo, ci rassicura, ma quel che probabilmente individuiamo sono gli indizi di quel che stiamo a nostra volta ricercando. Un solitario in mezzo alla foresta raccoglie prove del valore della solitudine, gli utopisti della collaborazione, del socialismo, della mutua cooperazione, a loro volta, individuano conferme di questo loro desiderio. E cosa dimostra quest’ampia didascalica semplificazione degli opposti? Che in natura vige la libertà, ogni creatura è libera di diventare, gode di un margine di autonomia entro il quale tesse la propria traiettoria esistenziale. Per quanto mi concerne potrei trasmutare dal «Cogito ergo sum», il celebre motto di Renato Cartesio (1596-1650), ad un «Radico ergo sum», ovvero un mi radico, m’inselvo, dunque sono. Mi abita un’anima radicans, un’anima arborescens?

[Tiziano Fratus, Sutra degli alberi, Piano B Edizioni, 2022. A breve potrete leggere la mia “recensione” del libro, qui sul blog.]

Quello di Fratus è un altro invito, sottinteso ma solo nella forma lessicale, che mi pare assolutamente intrigante se non necessario, essenziale: se tutti quanti c’inselvassimo di più, se sviluppassimo e coltivassimo in maniera compiuta un’anima radicale, non avremmo una possibilità in più di poterci dire liberi, qualsiasi cosa siamo, facciamo, aspiriamo, desideriamo?

Ne riparleremo ancora, più avanti.

Noi, spettatori della catastrofe

[Foto di Matt Palmer da Unsplash.]

E adesso gli scienziati stanno delineando nuovi scenari orrorifici sulle conseguenze di un aumento dai tre ai cinque gradi della temperatura globale. La Terra ha abbandonato i ritmi della geologia e sta cambiando a ritmi antropologici, eppure le nostre reazioni si misurano ancora su scala geologica. Si organizzano convegni per decidere la sede del prossimo convegno. Forse questo aumento della temperatura implica dei cambiamenti troppo lenti per creare allarme, se paragonato all’esplosione di una bomba atomica e alla sua onda d’urto. Così ce ne stiamo qui tranquilli a guardare il lento avanzare della catastrofe. «Estate climatica›› ha un impatto ben diverso da quello di «inverno nucleare». Brucerà qualche bosco in più, farà un po’ più caldo qua e là e per qualche tempo staremo perfino meglio, finché di colpo un’inondazione millenaria si rovescerà nel mare innalzandone ancora il livello, mentre lentamente i deserti si espanderanno e gli uragani cresceranno d’intensità. E intanto, che questa o quella specie animale si estingua cesserà di fare notizia.

[Andri Snær MagnasonIl tempo e l’acqua, Iperborea, 2020, traduzione di Silvia Cosimini, pag.131. Per leggere la mia “recensione” al libro, cliccate qui.]

I vulcani che noi siamo

[Foto di Ralf Vetterle da Pixabay.]

Quando Watt accese il motore a vapore la concentrazione di diossido di carbonio nell’atmosfera era di 280 ppm. Oggi è arrivata a 415 ppm, il valore più alto che sia mai stato registrato in tre milioni di anni. E allora le eruzioni? chiede qualcuno. Noi esseri umani non siamo forse nullità, paragonati all’attività vulcanica della Terra? Purtroppo no. Si stima che tutti i vulcani del pianeta liberino circa duecento milioni di tonnellate di CO2 all’anno, mentre gli esseri umani ne producono ogni anno trentacinque miliardi di tonnellate. Il falò che alimentiamo noi è quasi duecento volte quello alimentato dall’attività vulcanica terrestre complessiva. Eppure le nostre giornate procedono senza che vediamo fuoco né fumo; i vulcani li vediamo, e ne sentiamo il terribile rombo, e ci spaventano, ma non capiamo che i vulcani più distruttivi siamo noi.

[Andri Snær MagnasonIl tempo e l’acqua, Iperborea, 2020, traduzione di Silvia Cosimini, pagg.193-194. Per leggere la mia “recensione” al libro, cliccate qui.]