Smarrirsi senza perdersi, per ritrovarsi… (a Lucerna)

Forse oggi, nel nostro mondo contemporaneo del quale ogni pur remoto angolo può essere raggiunto attraverso il web al punto da ritenere ogni impulso all’esplorazione un retaggio d’altri più avventurosi e ingenui tempi, bisognerebbe realmente tornare a pretendere la possibilità di perdersi. Magari non in senso geografico quanto più in senso emozionale, spirituale. Partire dalla conseguita consapevolezza geo-mentale, come l’ho definita poco fa, per lasciarvi in deposito le certezze materiali e vagare verso ignoti ambiti immateriali ove la realtà ordinaria si amplia, si spande in innumerevoli direzioni metafisiche, liberi come se non si avesse nulla da perdere o da rischiare e tutto da guadagnare perché sicuri di ciò che si è già acquisito. Anche in una città come Lucerna, sì, che parrebbe il luogo sul pianeta in cui perdersi è più difficile, per quanti riferimenti orientanti d’ogni sorta offra in ogni parte della propria conurbazione. D’altro canto Lucerna è parimenti così ricca di suggestioni, magnetismi, incanti, miraggi, visioni e quant’altro di conturbante e strabiliante, che realmente in essa può venire facile smarrirsi senza perdersi, volare lontano sulla ali del più istintivo estro rimanendo coi piedi ben saldi per terra oppure lasciando che la città solleciti di continuo e in modo vibrante la curiosità del suo esploratore, spingendolo entro vicoli o passaggi apparentemente insignificanti ma nei quali, invece, spunta d’improvviso qualche dettaglio magari minimo ma a suo modo incredibile.
In fondo l’uomo ha dovuto perdersi infinite volte per trovare la propria strada e per conoscere il mondo nel quale oggi si muove con tanta sicurezza; e l’eccessiva sicurezza spegne inesorabilmente la curiosità, ciò che fin dai tempi remoti spinge l’uomo verso direzioni ignote. Non è vero che nel nostro mondo di oggi in cui tutto è stato scoperto, esplorato e conosciuto, non sia ancora possibile trovare nuove e mai percorse direzioni verso cui andare, anche solo per sapere cosa c’è, laggiù. Forse andandoci ci si smarrirà. Forse, invece, troveremo la miglior occasione possibile per ritrovare noi stessi, oppure per renderci conto che era quando ci ritenevamo certi, e senza alcun dubbio, di sapere dove fossimo, che in realtà eravamo persi.”

(Cliccate qui sotto… che potrebbe pure essere una buona idea per un piccolo dono natalizio a qualche parente o amico a cui piaccia viaggiare – nel senso più pieno e autentico del termine!)

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Il gadget natalizio più gettonato

Ok, ho definitivamente appurato che, da qualche anno a questa parte, i gadget aziendali più gettonati, soprattutto per le festività di fine anno, sono i caricabatterie portatili autoalimentati – le power bank, insomma.
Ormai ne ho così tante che, caricandole tutte insieme e collegandole in rete tra loro, ricavo una quantità di energia pari a quella prodotta da una centrale nucleare di medie dimensioni!

Un’energia piuttosto sprecata, peraltro, visto il mio uso assai parco dei dispositivi elettronici fuori casa o ufficio (non per personale snobismo ma perché faccio pure altro, eh!) e comunque, in senso lato, sempre meno intensa che quella fornita da un bel libro. Che non ricaricherà uno smartphone ma la mente e lo spirito assolutamente sì, ecco.

“IL” Natale

17.28 (ora italiana): è il Solstizio d’Inverno.
Il Sole vince sulle tenebre che hanno tentato di “adombrarne” la luminosità, dimostrando – almeno alle nostre latitudini – la propria invincibilità su di esse: il Sol Invictus dei culti pagani antichi, romani e non solo. Già dal minuto successivo, la luce ricomincia a incrementare la propria presenza e il giorno riprende ad allungarsi, come se rinascesse e tornasse a crescere verso la “maturità” estiva.

In fondo è oggi il vero Natale e noi, a ben vedere, siamo ben più figli del Deus Sol Invictus che di qualsiasi altra possibile “divinità”.

Un regalo

portadalibrosL’altro giorno discutevo con alcune simpatiche persone di cosa ciascuno desiderasse ricevere come dono natalizio, e dopo che in molti hanno risposto citando cose bellissime e prestigiose, sovente non poco costose e comunque indiscutibilmente desiderabili, io ho risposto: “un libro!”
Allora qualcuno mi ha ribattuto: “Come?! Un libro?” e io ho confermato “Sì, un libro. Anche solo uno.”
Così quelle persone si sono messe a ridere e io pure, per vicendevole affabilità.
Credo pensino tutt’ora che fosse una divertente battuta, la mia.

Diffidate, gente, diffidate!

690x340-805bdeee73a5c2b7431039a19e33a64f.e30virgoletteHumbug ha la facoltà di rendere tutto ciò che tocca lucroso per sé e deleterio per quasi tutti gli altri. E sempre con quella invariabile espressione, appunto, quel sorriso beffardo costantemente offerto al mondo che pare tanto uno slogan di sé stesso, un “non mi frega nulla di nessuno ma solo di me”, la pingue pappagorgia esposta quasi a mo’ di vanto, i capelli brizzolati oleosamente lisciati sul capo e più arruffati dietro, la pelle abbronzata che rende quei suoi denti bianchissimi ancor più simili a una sega affilata… Ma pure con gli occhi perennemente nascosti da un paio di occhiali dalle lenti fumé, che sembrano fatti apposta per lasciar passare lo sguardo tagliente senza che in esso si possa di contro leggere qualcosa che vi stia “dietro” – lo diceva sempre il nonno paterno, ricorda Moped: diffidare sempre di chi porta un paio di occhiali da Sole anche quando il Sole non c’é, anche di sera, anche al chiuso! E’ gente che sta nascondendo qualcosa, quella, così come nasconde lo sguardo che è sempre rivelatore dell’animo autentico di un individuo! (In verità il nonno sosteneva pure, e per motivi diversi ma simili nel principio, che si dovesse parimenti diffidare degli astemi, dei miopi, dei calvi, di chi in inverno si vestisse troppo, di chi usava l’ombrello oppure indossava il cappello, di chi fumava la pipa, di chi andava tutte le domeniche in chiesa e di chi non vi andasse nemmeno a Natale, dei preti – di qualsiasi confessione, di chi usasse i mezzi pubblici, di chi vestiva troppo elegante e delle donne troppo castigate, dei militari in servizio e dei pacifisti, dei dentisti, dei fruttivendoli, di chi disprezzasse il formaggio, di chi masticasse chewing-gum, di chi fosse stato allattato al seno troppo a lungo, di chiunque vedeva uscire da una farmacia e di chiunque vedeva entrare in una banca, dei politici che non avessero mai conseguito qualche pendenza giudiziaria, dei mendicanti, dei fotografi, degli idraulici, degli astrologi e degli astronauti – anche se Moped ritenga tutt’ora piuttosto difficile che il nonno ne abbia mai conosciuto uno, e ben più facile che confondesse queste due ultime categorie.)
In ogni caso, e anche senza le indicazioni del nonno, Humbug gli ha suscitato diffidenza fin da subito, ovvero fin da quando ha avuto a che fare con lui, dal principio dell’indagine.

(E’ un estratto da un testo inedito, ancora in lavorazione, di genere giallo – anzi no, di genere opposto al giallo, se così si può dire. E se non si può dire, allora dico che è/sarà un romanzo ollaig, ecco. Beh, probabilmente tra qualche tempo ne saprete di più, qui e in libreria.)