Se i giornali non diffondono ma coprono le notizie (Umberto Eco dixit)

La questione e’ che i giornali non sono fatti per diffondere ma per coprire le notizie.

(Umberto Eco, Numero Zero, Bompiani, Milano 2015.)

Apparentemente, è uno dei più grandi paradossi dell’epoca contemporanea, quello a cui fa riferimento Umberto Eco: il fatto che, al moltiplicarsi degli “organi di informazione” accessibili – i giornali emblematicamente citati lì sopra e parimenti tutti gli altri – si riduce fino a scemare del tutto la possibilità di accedere alle verità effettive del mondo in cui viviamo.

Voglio dire: scrivo “apparentemente” perché nella sostanza il paradosso è concreto e palese, ma in verità la condizione paradossale che ne deriva non è affatto strana o illogica, ma assolutamente perseguita. E che invece i giornali e gli altri organi di informazione, salvo rari casi, siano diventati fedelissimi complici ed esecutori di tale processo di negazione della verità – ovvero di imbarbarimento culturale di massa (“Fatti non foste… ma per seguir virtute e canoscenza.”), con effetti già ben visibili e materiali – non è tanto un paradosso ma soprattutto un bieco tradimento, oltre che una sostanziale assurdità che prima o poi si dovrà pur contestare fermamente, a quegli organi di (non) informazione.

D’altro canto, le verità del mondo non si cancellano affatto in forza delle relative distorsioni diffuse dai media, e la loro ricerca è, sempre di più, un atto profondamente rivoluzionario. Per ciò tanto inviso da chi persegue quell’imbarbarimento culturale di massa e per ciò, quella ricerca della verità, ancor più meritevole di impegno e fervore. In fondo, per cambiare – rivoluzionare effettivamente – la realtà, bisogna prima conoscerne a fondo la verità, no?

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Dire, pensare | pensare, dire

Si sostiene spesso, e giustamente, che bisogna avere il coraggio di dire quello che si pensa. Tuttavia, almeno altrettante volte ma pure di più, non bisognerebbe semmai avere il coraggio di pensare ciò che si dice?

(Photo credit: © Darius Foroux, http://dariusforoux.com)

Chi va con lo zoppo…

Chi va con lo zoppo impara a zoppicare – dice il noto proverbio, ed è verissimo.
Tuttavia, di questi tempi, a me pare che la situazione sia anche più complessa. E più grave, a dirla tutta.
Perché qui c’è uno zoppo che, a sostenere che zoppichi, si formula un gigantesco eufemismo, eppure tale zoppo ha il coraggio lui di sostenere che sono quelli che camminano in modo normale a essere azzoppati. Costoro, ai quali evidentemente non frega nulla di chiedersi come sia la loro andatura e quanto sia importante camminare al meglio per non farsi del male, ingenuamente abboccano alle frottole di quello zoppo e prendono a zoppicare pure loro, ormai convinti che l’andatura più ergonomica e più efficace, magari pure più estetica, sia proprio quella. Peraltro, non essendo essi zoppi in origine, se possibile zoppicano pure peggio dello zoppo “vero”, e incespicano ovunque, inciampano di continuo, cadono più e più volte ma nulla: piuttosto cambiano “modo” di zoppicare ma continuano imperterriti a farlo.
Ma c’è di più, perché a qualcuno, forse, almeno un poco sorge qualche dubbio sulla bontà di quella camminata, vuoi anche per le botte e i lividi provocati dalle tante cadute; dunque si guarda intorno per scoprire se ci sia qualche ortopedia che possa dargli una mano a capire la situazione e, magari, a risolvere il problema. E di ortopedie ce ne sono, in effetti: ma una dentro pare una porcilaia, un’altra è disordinata da far paura, un’altra ancora è chiusa per sciopero e in un’ennesima producono fasciature che nemmeno nei sarcofagi egizi se ne trovano di più sciupate. Finalmente una aperta e all’apparenza degna d’attenzione c’è: peccato che gli ortopedici che ci lavorano siano talmente incapaci da peggiorare ancor più quella già tanto sbilenca e sgraziata deambulazione.
Dunque? Dunque finisce che molti dissipano quei dubbi dacché incapaci di dar loro buone spiegazioni e consone risposte, accettando ormai dogmaticamente o quasi l’idea che sì, tutto sommato quello zoppo non cammina poi così male… certo, va a sbattere ovunque e si procura dei gran lividi ma, almeno, finché non trova un ostacolo troppo grosso da evitare e troppo solido per far che provochi solo pur violente botte, beh… forse va ancora bene.
D’altro canto, se si sceglie di andare con gli zoppi, appunto, mica si può pretendere che tutto possa sempre andare per il meglio, camminando. Solo, non ci si lamenti poi se non si riesce a stare al passo di quelli che sanno andare dritti e con passo certo. Se si conosce come si cammina in modo normale e si sceglie di disimpararlo – ovvero, di imparare a camminare zoppi e storti – la sorte sarà di sicuro quella, se non peggio. Inesorabilmente.

Se il mondo è in mano ai leader “ce-l’ho-più-grosso-io”…

P.S. – Pre Scriptum: si tenga conto che questo testo è stato scritto qualche giorno prima dell’attacco missilistico in Siria da parte degli USA, della Gran Bretagna e della Francia.

È del tutto evidente che l’epoca attuale, nell’ambito politico (su ampia così come su piccola scala – ma non solo in tale ambito), è quella dei leader ce-l’ho-più-grosso-io. Con i programmi politici ovunque ridotti a meri slogan e le dichiarazioni ufficiali a tweet, il consenso elettorale trasformato in “like” sui social, la “diplomazia internazionale” ridotta a trita e ritrita pantomima e con l’analfabetismo funzionale dilagante dacché quotidianamente e abbondantemente alimentato, oggi il mondo si ritrova comandato da personaggi politici sempre più simili a bambinoni prepotenti e gradassi che fanno del più grossolano e triviale bullismo il proprio modus operandi geopolitico.

Si vedano ad esempio gli attuali leader di USA e Russia, sempre tanto impegnati in atteggiamenti machisti e perfetti rappresentanti della (non) filosofia politica ce-l’ho-più-grosso-io-ista – peraltro usando entrambi l’oggetto “missile” come ideale simbologia fallocratica perfettamente consona al suddetto modus operandi, che poi viene assunto, per emulazione più o meno palese, da tanti altri leader politici regionali – Kim Jong-un docet. Oppure si veda il leader cinese in carica, che invece il suo ce-l’ho-più-grosso-io-ismo l’ha voluto manifestare chiaramente facendosi nominare Segretario del Partito Comunista Cinese a vita, o quello attuale turco, a sua volta ben incamminato sulla strada della dominazione perenne e indiscutibile del proprio paese.

Ma la lista, inutile dirlo, potrebbe allungarsi a dismisura, comprendendo i tanti medi, piccoli e piccolissimi capi/presidenti/regnanti/dittatori che un po’ ovunque sul pianeta governano in base al credo ce-l’ho-più-grosso-io-ista… e come non citare, ultimi ma non ultimi (o forse ultimi sì, riguardo alle capacità politiche, non nella lista suddetta), i leader politici italiani, che proprio in questo periodo post elettorale e (forse) pre governativo stanno facendo ampissimo sfoggio del ce-l’ho-più-grosso-io-ismo in salsa trallalero-italica?

In ogni caso, al riguardo, non si può non tornare a ribadire che ogni popolo ha i governanti che si merita e rimarcare come, in tutta evidenza, il modus operandi e ancor più vivendi  ce-l’ho-più-grosso-io-ista risulta sempre più diffuso anche tra la gente comune – o, se preferite, “gente normale”. Egoismo ed egocentrismo, strafottenza, maleducazione, mancanza di senso civico e sociale: cosa sono, tutte queste fenomenologie, se non manifestazioni individuali di quel deprecabile e devastante modo di vivere?
Ecco. Ma, evidentemente, a tanta gente comune/normale va bene così.