Fretta leggendaria

Leggendario era il modo dei Mohicani di orientarsi nelle più intricate foreste, anche al buio. Del resto non molti anni fa un pellerossa di Springs, Steve Talkhouse, a un bianco in automobile che gli offriva un passaggio, rispose «No, grazie, vado di fretta»; intendendo che, lungo sentieri attraverso boschi e campi che solo l’indiano riconosce, era sicuro di arrivare a destinazione prima dell’automobilista.

(Aldo Buzzi, L’uovo alla kok, Adelphi Edizioni, 1979-2002, pag.77-78.)

La banalità di un paese

[Photo credit: socialneuron da Pixabay]
L’Italia è un paese così terribilmente arretrato e provinciale da assumere il concetto di “banalità del male” – ben definito da Hannah Arendt nel suo celebre saggio omonimo sul processo al gerarca nazista Adolf Eichmann – come basilare per il proprio modus vivendi sociale e antropologico contemporaneo. Ciò è chiaramente dimostrato dal caso dell’incidente in Corso Francia a Roma, ennesimo di un elenco lunghissimo, reso funzionale allo scatenare l’ignobile morbosità di un’opinione pubblica a dir poco meschina, d’altro canto per questo assai gradita a chiunque debba e voglia comandarla politicamente in maniera oppressiva senza che ciò sia palese, come nel principio Arendt sostiene nel suo saggio, il cui valore è certamente universale. Un’evoluzione ben più inquietante e becera del panem et circenses romano, insomma, che banalizza sia la genesi del male che la sua manifestazione, annacqua fino a far svanire il senso proprio del fatto reale e sollecita la costruzione di infiniti castelli aerei di scempiaggini atte a generare quel morboso interesse mediatico necessario a ingolfare le menti di tante persone, disattivandone il raziocinio più naturale e ordinario. Ciò si manifesta persino da parte di chi invece dovrebbe rappresentare e diffondere un esempio di sobrietà e rigore, essendo per giunta coinvolto nella vicenda, come il noto e ineffabile avvocato di una delle due parti del caso citato il quale denuncia come una tragedia del genere sia stata trasformata giorno per giorno in una fiction. E da dove lancia tale denuncia? Da un celebre quotidiano nazionale, di qualità un tempo rinomata e oggi ormai smarrita, rispondendo alle domande di un’intervista e offrendo nelle risposte particolari che paiono tratti dal copione di una fiction, contribuendo così ad una ulteriore banalizzazione mediatica della vicenda. Complimenti!

Siamo nel 2020 ma, ineluttabilmente, l’Italia è questa. Un paese sempre più appiccicato alle fesserie da battibecco di piazzetta di provincia e scollato dalla verità dei fatti tanto quanto, e soprattutto, da un futuro di civiltà, che ha deciso da tempo di lobotomizzarsi per evitare qualsiasi obiettiva cognizione di se stesso. Be’, affari suoi, e amen.

 

Risposte affrettate

Il nostro di oggi, alla fine, è un mondo molto spesso basato su impressioni e risposte affrettate. Facciamo in ogni cosa della velocità una dote che crediamo imprescindibile, soprattutto dove non riusciamo a capire che così non dovrebbe essere e dunque, in primis, nel pensiero e nella riflessione, che possono avere velocità variabili e giammai “massime” – dovremmo avere qualche campanello d’allarme che suoni in tali circostanze e invece no, non lo abbiamo (più). Sia chiaro: qui l’istinto e l’intuito non c’entrano nulla, il primo è una dote da sviluppare che possiamo avere attiva o meno, il secondo è comunque un effetto del personale bagaglio culturale. No, le risposte affrettate sono generalmente conseguenza dell’opposto, del non pensiero, dell’ignorare il bagaglio culturale a disposizione e del non ascolto dell’istinto (il quale potrebbe certamente essere sbagliato ma, almeno, è dote ovvero talento propri). Per questo, molto spesso, le risposte affrettate in realtà non sono nostre ma di altri, che noi ripetiamo tali e quali per facilità d’espressione e svogliatezza intellettuale, perché in tal senso ci è comodo proferirle, o le impressioni generarle, e perché sembra che oggi, nell’era del blaterare social omnipervasivo, se non si ha qualcosa da dire su tutto non si conta nulla. È una fretta che non dona alcun impulso verso l’avanti ma, anzi, ci spinge all’indietro, verso una regressione intellettuale che, d’altro canto, nel dibattito pubblico appare quanto mai chiara un po’ ovunque.

Insomma, quel noto aforisma che qualcuno attribuisce a Mark Twain, qualcun altro a Oscar Wilde, e che dice «A volte è meglio tacere e sembrare stupidi che aprir bocca e togliere ogni dubbio» oggi vale come non mai. E non è affatto una bella cosa.

Otto miliardi

[Photo credit: nvodicka da Pixabay. Immagine rielaborata dallo scrivente.]
L’Italia è un paese socialmente e culturalmente depresso, politicamente cadaverico, drammaticamente privo di identità e di consapevolezza civica, quasi sempre tra gli ultimi in Europa nelle graduatorie sulla qualità della vita, dove il 60% della popolazione non legge nemmeno un libro all’anno e nel quale trionfano ipocrisie, paure e ansie d’ogni sorta…

Però, forse, una “soluzione” a tutto questo c’è e evidentemente ben risaputa, eh già, tanto che l’ha scelta quasi un italiano su quattro. Infatti – leggo dal sito del Codaconsogni anno ben 13 milioni di cittadini spendono una cifra che il Codacons stima sugli 8 miliardi per affidarsi a maghi, cartomanti, astrologi, santoni d’ogni genere e sorta: quotidianamente 30mila italiani prendono il telefono per contattare siffatti personaggi e chiedere loro di “risolvere” i propri problemi di salute, amore, denaro e quant’altro.

Proprio così.
Tredici milioni di italiani.
Otto miliardi di Euro.
Nel 2020, quasi.
Ecco.

Tu pensa che ai miei tempi si diceva pigliarlo nel c**o, ora invece si dice astrologia e divinazione.

(Marco Malvaldi, La briscola in cinque, Sellerio, 2007, pag.111.)

Buffoni a tavola

L’allegria a tavola è indispensabile alla buona digestione. I buffoni di corte sedevano alla mensa del re proprio per questo. Una saggia istituzione. L’inverso dell’odierno pranzo di lavoro, una istituzione evidentemente non saggia, a meno di non considerare buffoni i nostri commensali.

(Aldo Buzzi, L’uovo alla kok, Adelphi Edizioni, 1979-2002, pag.124.)