Montagna + cultura + arte = Carenno, dal 22 giugno!

Rimettere al centro e rivalorizzare il patrimonio culturale della montagna e la bellezza del suo paesaggio attraverso l’altrettanta bellezza della cultura umanistica e il valore sociale delle arti espressive. È questo lo scopo fondamentale che si è prefissa la Pro Loco di Carenno nell’allestire UNA MONTAGNA DI EVENTI, la rassegna di eventi culturali che, dal prossimo 22 giugno e nei weekend fino al 15 luglio, porterà in alcuni dei luoghi più suggestivi della montagna carennese prestigiosi artisti e letterati quali protagonisti di originali appuntamenti dedicati alle principali arti espressive, declinati al contesto montano locale (e che per conto della Pro Loco ho avuto l’onore e il piacere di curare). Il tutto, come detto, per originare un virtuoso incontro tra il prezioso e magnifico patrimonio naturale dei monti di Carenno con l’altrettanto prezioso patrimonio culturale di chi in montagna ci vive da secoli o da turista ne gode delle bellezze, al fine di riportare alla giusta e diffusa consapevolezza il valore di un territorio montano tra i più belli della Lombardia, certamente meno blasonato di altri ma in grado di offrire bellezze e tesori culturali come è raro trovarne altrove.

UNA MONTAGNA DI EVENTI debutterà – in modo assolutamente suggestivo – venerdì 22 giugno alle 21.30, presso il secentesco Oratorio di San Domenico a Carenno, con la proiezione all’aperto e in notturna de I Tesori della DOL, il film di Carlo Limonta, con testi di Ruggero Meles, che racconta la grande bellezza della Dorsale Orobica Lecchese (della quale i monti di Carenno rappresentano una parte importante) a seguito dell’edizione 2017 di “In Viaggio sulle Orobie”, il trekking organizzato dalla rivista OROBIE che ha fatto da motore al rilancio dell’itinerario e dei suoi tanti “tesori”. Nella serata, condotta da Meles e con la partecipazione del direttore della rivista, Paolo Confalonieri, vi sarà anche la possibilità di visitare il vicino cantiere presso il quale l’Associazione Gruppo Muratori e Amici del Museo Ca’ Martì svolgerà proprio in quei giorni il corso di formazione sulla costruzione di muri a secco (altro evento di grande valore culturale in realizzazione a Carenno) con spiegazioni e dimostrazioni dal vivo delle relative tecniche, nonché la possibilità di visitare lo stesso Oratorio di San Domenico; saranno inoltre presenti alcuni stand delle associazioni locali con vendita di materiale informativo sul territorio, libri e cartine dei sentieri.

Domenica 1 luglio, alle ore 17.00, “teatro” del secondo appuntamento sarà il bel nucleo rurale di Forcella Bassa, a 1.200 m di quota, e termine migliore a definire per l’occasione il luogo non potrebbe esserci, grazie ad Arie antiche e da camera nella corte di Forcella Bassa, un concerto per voce e piano di celebri e bellissime arie “da salotto” nel solco della più nobile tradizione musicale italiana del sette-ottocento. Una tradizione che tocca il culmine del successo negli ultimi decenni del XIX secolo impegnando gli interpreti vocali e accompagnatori negli ardui cimenti artistici di arie che saranno eseguite nel bellissimo “salotto rurale” della corte di Forcella Bassa, all’ombra del Monte Tesoro, in una fusione di musica e paesaggio di straordinario fascino. Protagonista del concerto sarà il celebre baritono Giuseppe Capoferri, con l’accompagnamento del pianista Samuele Pala e la guida all’ascolto del professor Valerio Lopane.

Alle 17.00 di domenica 8 luglio sarà invece Colle di Sogno, uno dei più bei borghi delle Prealpi lombarde, a fare da luogo ideale e assolutamente consono alla presenza di uno dei personaggi fondamentali della cultura alpina italiana: Roberto Mantovani. Lo scrittore e giornalista piemontese, direttore della rivista Camminare, storico dell’alpinismo con all’attivo più di venticinque libri e profondo conoscitore delle cose di montagna, accompagnerà i presenti in La (possibile) rivincita della Montagna, un viaggio letterario ed esperienziale sulle Alpi e nei luoghi in quota come Colle di Sogno che, nel Novecento, hanno subìto fenomeni di spopolamento e di decadenza socioeconomica, sovente finendo per essere abbandonati. Tuttavia oggi da tali luoghi può invece scaturire un processo di “resilienza montana” in grado non solo di farli rinascere ma pure di renderli, anche più delle grandi città, dei veri e propri “laboratori di futuro” socioeconomici e culturali, facendo della montagna la potenziale nuova forza trainante per uno sviluppo virtuoso di essa e dell’intero paese.

L’ultimo appuntamento della rassegna, ma non certo ultimo in tema di fascino (e di sicuro divertimento), si svolgerà domenica 15 luglio, sempre alle ore 17.00, presso lo storico ex Albergo del Pertusino, posto a quasi 1200 m di quota a pochi passi dal crinale dell’Albenza. Qui Luca Radaelli, mirabile attore, regista, sceneggiatore, direttore artistico di Teatro Invito, metterà in scena Ma mi voeuri cuntà, un concerto/spettacolo in stile “one man show” sul filo tra canzonetta e letteratura, tra teatro e divertissement, tra satira e nostalgia, che rievoca l’eccitante atmosfera della Milano negli anni ’60/’70: la Milano di Enzo Jannacci, Giorgio Gaber, Dario Fo, Nanni Svampa, Giorgio Strehler, Alda Merini, la Milano dei milanesi che cantavano le gesta di personaggi come la Rita, el commissari, la Nineta, il Cerutti, l’Armando anche (se non soprattutto) durante le loro gite domenicali sulle nostre montagne.

Per tutti gli appuntamenti pomeridiani, sarà offerto ai presenti un lauto rinfresco a base di prodotti tipici del territorio. Da notare infine che l’intera rassegna, la quale gode del patrocinio del Comune di Carenno e del supporto delle associazioni locali, viene realizzata sotto l’egida del brand #inLOMBARDIA e grazie al concorso di risorse di Regione Lombardia.

La montagna – carennese ma non solo – e la sua preziosa cultura peculiare torna dunque protagonista, grazie alla Pro Loco Carenno: una montagna tra le più spettacolari di Lombardia, vero e proprio balcone prealpino di grande bellezza proteso sulla pianura e verso orizzonti alpini vastissimi, che merita di essere goduta per questo e, in modo anche più intenso, in senso culturale. Perché mai come oggi la cultura di montagna, adeguatamente rivalorizzata e conosciuta, può rappresentare un ambito di salubrità fisica, mentale, intellettuale e spirituale: ed è inutile denotare quanto il nostro mondo contemporaneo abbia grande bisogno di tutto ciò.

(Per scaricare le locandine degli eventi in formato pdf, cliccate qui e qui.)

Annunci

Impingement… impicment… impichment!

Risulta estremamente interessante e assai emblematico questo articolo di Dailybest, dal quale si evince che la maggior parte degli italiani, che in queste ore invoca a destra e a manca impeachment presidenziali, in verità ha grossi problemi nello scrivere correttamente il termine impeachment, al punto da far supporre che pure in quanto a significato di esso, e in tema di relativo valore giuridico, ne sappia ancora meno. Sempre che non intenda invocare, per l’attuale Presidente della Repubblica Italiana, una patologia legata ai quattro muscoli che permettono il movimento della spalla – ovvero il cosiddetto impingement sub-acromiale. Ma non credo: gli italiani sono un popolo di commissari tecnici, primi ministri, giudici di talent show, esperti o meno di vaccini e quant’altro ma non di ortopedici tanto preparati!

A proposito: no, quel Conte che ha provato a fare il governo non è quell’altro che ha fatto l’allenatore della nazionale di calcio. Anche se in effetti i due incarichi sarebbero ormai tranquillamente sovrapponibili, nell’immaginario collettivo italiota contemporaneo, già.

In ogni caso l’intero articolo di Dailybest citato risulta significativo, appunto, per comprendere bene con chi si ha a che fare, nell’Italia dell’anno di (dis)grazia 2018. Inesorabilmente significativo, anzi, visto lo stato delle cose. Perché, se è del tutto vero che ogni popolo ha i governanti che si merita, qui pare ormai ancor più obiettivo che “certi popoli idioti non possono che avere quei governanti idioti che si meritano.” E ciò con piena par condicio, eh!

«Escalabar… Escansala… Eschizibur… Escansa…»
«Excalibur, imbecille!»

(Superfantozzi, 1986 – clic)

La soluzione finale

Io, in ogni caso, resto fermamente convinto che se si eliminasse la TV questa nostra società sarebbe migliore e più civica di quanto sia. Oppure, sarebbero da istituire dei – se mi passate la definizione – “corsi di visione intelligente del mezzo televisivo” chiaramente obbligatori per tutti. Perché, sia chiaro, il problema non è la TV in sé: è ciò che propina e in che modo il suo pubblico assume quello che gli viene propinato – con tutte le relative conseguenze. È d’altro canto inutile continuare a dibattere se si sia degradato prima il pubblico oppure i programmi, ovvero chi abbia generato una certa domanda e una certa conseguente offerta: è ormai esercizio di pura retorica, interessante nella forma ma inutile nella sostanza, appunto.

E siccome immaginare di cambiare i palinsesti attuali è cosa assai ardua, per quante poltrone si dovrebbero far saltare e per quanta gente su di essi subdolamente ci campa, verrebbe più facile educare le persone alla visione di quei (pochi) programmi intelligenti (il che non significa automaticamente che debbano essere culturali) che qualche canale ha ancora l’ardire di produrre. Tuttavia, posto che pure tale soluzione potrebbe risultare di assai ardua realizzazione, anche in forza dello stato di grave e forse irrecuperabile lobotomizzazione televisiva ormai sofferto da molti telespettatori, facciamola breve, eliminiamo la TV e tutto quanto di relativo e stop, fine, basta, amen. Ecco.

P.S.: hanno un bel dire, al momento, quelli che sostengono che in fondo il web è uguale se non peggio della TV. Forse lo sarà, un domani, forse invece non lo sarà mai, fosse solo per la sua naturale pluralità e la ben più libera fruibilità. Infatti, non a caso, nel giro di qualche anno il web se la mangerà, la TV: e se questo sarà buona cosa o ulteriore tragedia lo scopriremo solo assistendo, già.

Visitando e raccontando le “cliniche dell’abbandono”… con Jussin Franchina, questa sera in Radio Thule!

Questa sera, 21 maggio duemila18, ore 21.00, live su RCI Radio in FM e in streaming, appuntamento con la 12a puntata della stagione 2017/2018 di RADIO THULE, intitolata “Le cliniche dell’abbandono!

Oggi si parla spesso dei tanti luoghi abbandonati che il progresso architettonico e urbanistico, oltre che l’evoluzione storica della nostra società, ha posto ai margini del mondo quotidianamente vissuto. Numerosi fotografi offrono immagini di tali luoghi, al riguardo si possono leggere innumerevoli storie un po’ ovunque e di cosiddetti “abbandonologi” se ne trovano a dozzine. Tuttavia, non di rado, la visione che scaturisce da tali cronache sembra troppo superficiale, o troppo legata a stereotipi e luoghi comuni. Dei luoghi abbandonati se ne parla sostenendo di volerli mantenere “vivi” ma, in verità, molte volte non si fa altro che tracciare per essi soltanto suggestivi e definitivi necrologi.
Jussin Franchina, scrittrice, ghostwriter, autrice letteraria “bergamasca ascendente veneta”, sostiene invece che i luoghi abbandonati siano bellissimi e disperanti proprio perché sfuggono ad ogni tentativo di imbrigliarli, e perché solo nello stupore che puntualmente afferra chi ne varchi la soglia con la giusta sensibilità consentono di sperimentare la particolare magia dell’abbandono. Jussin questi posti li definisce “le cliniche dell’abbandono”: in questa puntata ci guiderà alla scoperta di alcuni di essi, vicini a noi e particolarmente emblematici, in un cammino fatto di parole e musica affascinante, illuminante e vivace di quella vita “sospesa” ma ancora vibrante che in quei luoghi si conserva e aspetta solo di essere percepita.

Dunque mi raccomando: appuntamento a questa sera su RCI Radio! E non dimenticate il podcast di questa e di tutte le puntate delle stagioni precedenti, quiStay tuned!

Thule_Radio_FM-300Come ascoltare RCI Radio:
– In FM sui 91.800 e 92.100 Mhz stereo RDS.
www.rciradio.it (Streaming tradizionale)
http://rciradio.listen2myradio.com
(64 Kbps, 32000 Hz Stereo AAC Plus)
– Player Android: Google Play
Il PODCAST di Radio Thule: di questa puntata e di tutte le precedenti di ogni stagione, QUI!

Se i giornali non diffondono ma coprono le notizie (Umberto Eco dixit)

La questione e’ che i giornali non sono fatti per diffondere ma per coprire le notizie.

(Umberto Eco, Numero Zero, Bompiani, Milano 2015.)

Apparentemente, è uno dei più grandi paradossi dell’epoca contemporanea, quello a cui fa riferimento Umberto Eco: il fatto che, al moltiplicarsi degli “organi di informazione” accessibili – i giornali emblematicamente citati lì sopra e parimenti tutti gli altri – si riduce fino a scemare del tutto la possibilità di accedere alle verità effettive del mondo in cui viviamo.

Voglio dire: scrivo “apparentemente” perché nella sostanza il paradosso è concreto e palese, ma in verità la condizione paradossale che ne deriva non è affatto strana o illogica, ma assolutamente perseguita. E che invece i giornali e gli altri organi di informazione, salvo rari casi, siano diventati fedelissimi complici ed esecutori di tale processo di negazione della verità – ovvero di imbarbarimento culturale di massa (“Fatti non foste… ma per seguir virtute e canoscenza.”), con effetti già ben visibili e materiali – non è tanto un paradosso ma soprattutto un bieco tradimento, oltre che una sostanziale assurdità che prima o poi si dovrà pur contestare fermamente, a quegli organi di (non) informazione.

D’altro canto, le verità del mondo non si cancellano affatto in forza delle relative distorsioni diffuse dai media, e la loro ricerca è, sempre di più, un atto profondamente rivoluzionario. Per ciò tanto inviso da chi persegue quell’imbarbarimento culturale di massa e per ciò, quella ricerca della verità, ancor più meritevole di impegno e fervore. In fondo, per cambiare – rivoluzionare effettivamente – la realtà, bisogna prima conoscerne a fondo la verità, no?