Dal nuovo libro

Mi pare di essere qui da lungo tempo, non solo da pochi giorni; è come se sapessi dove porti quella strada laggiù, che devia a sinistra dal viale che sto percorrendo, anche se non l’ho mai percorsa. La dimensione urbana è diventata la mia, il Genius Loci cittadino si è infine posto al mio fianco, nel mio peregrinare tra le vie e le case. Quel Genius Loci che c’è ed è, sempre, ma che sovente resta invisibile, o ignorato – una antinomia che ricorda quella sul cambiamento del paesaggio; ma se un luogo è vivo, è perché in esso vive un Genius Loci. E non intendo vivo di persone, di genti, di traffici, di rumori o quant’altro di funzionale alla quotidianità, anzi: è proprio cercando di togliere (almeno dalla propria percezione, ponendoli in secondo piano) questi elementi “strumentali” che si può nuovamente svelare la più autentica anima del luogo, l’essenza che è dimora del suo genio. È su questa vitalità del “locus” che può crescere e prosperare qualsiasi altra vita, quella degli uomini che lo abitano e della loro civiltà in primis ma non perché siano preponderanti rispetto ad altre, semmai perché ne siano più dipendenti, o più gravanti, su di essa, nel bene e nel male.

Sì, è un altro estratto del mio nuovo libro, in uscita a breve e del quale vi ho fornito nei giorni scorsi altri brani e alcuni indizi fotografici riguardo il luogo che ne ospita la storia, da qui all’indietro. Non vi rivelo ancora di che città si tratti – d’altro canto molti l’hanno capito – ma in ogni caso manca ormai poco alla pubblicazione del libro e ogni “enigma” al riguardo, così come la sua storia particolare e per certi versi metaletteraria – per come misceli strettamente realtà e fantasia ma una “fantasia” assolutamente reale e una realtà che, grazie alla città stessa, diventa per molti aspetti “fantastica” – sarà svelato!

Inutile rimarcare che nei prossimi giorni scoprirete tutto quanto, qui sul blog. Stay in touch! – anzi, ribadisco meglio: hoiame ühendust!

Alla fine della fiera (dei libri)

Leggo sull’Ansa – grazie all’amico Pasquale che ha postato l’articolo sul proprio profilo Twitter – che l’anno prossimo si farà una fiera dell’editoria anche a Firenze. Si chiamerà “Testo”, sarà organizzata da Pitti Immagine e si terrà probabilmente già a marzo 2020. Potete leggere tutti i dettagli nell’articolo cliccando sull’immagine lì sopra.

Un’altra fiera dell’editoria, già.

Be’, verrebbe da dire che in Italia c’è un tale gran mercato dei libri, così tanto effervescente e vitale, da fare che le n-mila fiere, fierette, rassegne, saloni, salotti e quant’altro dedicato ai libri e alla lettura già esistenti non siano mai a sufficienza!

Poi si leggono i dati di vendita (qui ad esempio trovate una sintesi dell’ultimo rapporto AIE sullo stato dell’editoria) e, inevitabilmente, qualche domanda sorge spontanea, come si dice, sull’effettivo valore circa quell’impressione di vitalità editoriale sopra citata.

Ad esempio: se ci sia veramente bisogno di un’altra fiera, in Italia, che si propone come di interesse nazionale, andando dunque in inesorabile concorrenza con le altre simili; se questa proliferazione di eventi legati ai libri e alla lettura, al netto della sperabile bontà delle intenzioni, sia realmente proficua per il mercato; se di contro tutti questi eventi, che alla fine della fiera (locuzione del tutto consona!) finiscono per essere dei gran mercati dei libri, non danneggino in primis gli elementi fondamentali della filiera editoriale, cioè i librai; se questa proliferazione fieristica in tema di libri e lettura ciò non sia invero legato al solito e moooolto italiano campanilismo per il quale ognuno pensa per sé e tutti sono contro tutti perché ciascuno si crede più bello e bravo degli altri.

Ecco.

Intendiamoci: nessuna preclusione e nessun preconcetto. Ben vengano tali eventi nei quali sia promossa in ogni modo la lettura dei libri – dei buoni libri, meglio sarebbe da dire. Ma non è che pure in questo ambito, come accade in altri contesti, la quantità finisce per andare a danneggiare la qualità? Non è che la realtà dei fatti rimane quella di una “Armata Brancaleone editoriale” nella quale ogni elemento si muove in modo autonomo senza alcun reale coordinamento con il resto della rete, quanto mai necessario in tale realtà e posto lo stato del mercato italiano?

Giova ricordare che non più tardi di un paio di anni fa è andata in scena un’indegna lotta fratricida tra Torino, col suo “storico” Salone, e Milano con la nuova fiera “Tempo di Libri” – che si è rivelata per ciò che non poteva che essere, un gran buco politico nell’acqua editoriale, ma che pare sarà riproposta a febbraio 2020. Dunque, se così sarà, solo un mese prima della nuova fiera di Firenze.

Ribadisco (sempre a titolo personale): ma serve veramente a qualcosa di buono e utile per i libri e la lettura, tutto questo?

INTERVALLO – Cortona (Arezzo), Villa Morra di Lavriano, studiolo

Questo è lo studiolo di Umberto Morra di Lavriano nella sua villa di Cortona, ove egli – antifascista convinto – si autoesiliò durante gli anni della dittatura mussoliniana e nel qual studiolo, un vero e proprio scrigno di cultura materiale e immateriale, a dir poco affascinante nella sua raccolta intimità protetta dagli scaffali ricolmi di libri, si ritrovava con personaggi del calibro di Bernard Berenson, Alberto Moravia, Guglielmo Alberti, Renato Guttuso, Aldo Capitini e molti altri giganti della cultura e del pensiero italiani.

Un personaggio poco noto ai più, Umberto Morra di Lavriano, che merita ben maggior considerazione e notorietà. Al suo riguardo si può leggere, su Wikipedia:
«Racconta Norberto Bobbio (Norberto Bobbio e Maurizio ViroliDialogo intorno alla repubblica, Laterza) che nel 1934, in occasione del plebiscito quinquennale, dato che si votava sì o no (le schede del sì erano tricolori e si vedeva dal di fuori che erano diverse), Morra chiese la scheda del “no” e la mise tranquillamente nell’urna, al che con molto imbarazzo gli dissero che forse si era sbagliato. “No” – rispose Morra – “siete voi che vi state sbagliando”. Segnalato dal Segretario federale di Arezzo, il 5 aprile 1934 l’incidente fu riferito al capo della Polizia dal segretario del PNF Achille Starace: “Al Segretario del Fascio locale che gli aveva fatto osservare l’errore il Morra replicava di non essersi affatto sbagliato” (Archivio Centrale dello Stato, Roma, fascicoli Umberto Morra di Lavriano, cit. in Alfonso Bellando, Umberto Morra di Lavriano, Firenze, Passigli, 1990, p. 133).»

P.S.: l’immagine e l’input per questo post li ricavo dalla pagina Twitter di Michele Dantini, che ringrazio (pur indirettamente) per tale evidenza.

Dal nuovo libro

Ecco: adesso del mio nuovo libro, in imminente uscita, avete pure un dettaglio della copertina (col sottotitolo) e del suo retro. Non vi resta che… il libro al suo completo, tra pochi giorni in tutte le librerie!
Intanto, per avere qualche altra informazione al riguardo, guardate qui

Berlino, 9 novembre per sempre

Per accontentare i nostri alleati, è stata presa la decisione di aprire i posti di blocco. (…) Se sono stato informato correttamente quest’ordine diventa efficace immediatamente.

Così dichiarava, proprio il giorno 9 novembre del 1989, Günter Schabowski, membro del Politburo del Partito Socialista Unitario della Germania e Ministro della Propaganda della DDR. La fine del Muro di Berlino, insomma, il quale “cadeva” esattamente 30 anni fa.

Io l’ho visto, il Muro di Berlino.
Quel che ne resta, certo, ma che resta assolutamente, profondamente emblematico.
L’ho visto – da tanto volevo andare a vederlo, intuivo che fosse qualcosa da fare per chiunque nella vita, almeno una volta – l’ho toccato, l’ho osservato nel contesto urbano in cui venne calato con la forza, mi ci sono messo davanti per far che i miei occhi vedessero solo cemento grigio e niente altro. E ho visitato alcuni luoghi museali e di rimembranza che ne raccontano la storia e le vicende di chi vi rimase imprigionato o cercò di superarlo, frequentemente a costo della vita.

(Photo credit: https://pixabay.com/it/users/k3cooosvp488hntf-525908/)

Berlino è una città bellissima e affascinante, ricca di arte, cultura, luoghi storici fondamentali, angoli meravigliosi, musei, gallerie d’arte, locali unici al mondo. Ma, io credo, chiunque dovrebbe recarsi almeno una volta a Berlino per entrare direttamente in contatto – un contatto fisico e insieme spirituale – con la storia del Muro di Berlino, una delle più sconcertanti follie mai messe in atto dal genere umano. Chiunque dovrebbe recarsi in città, magari in uno di quei luoghi ove qualche brandello del muro originario sia ancora in piedi, e toccarlo, sentire la ruvidezza del suo cemento sulle mani, cercare di percepire cosa ancora quei pezzi diroccati di sbarramento abbiano da raccontare – ed è ancora tantissimo, io credo, e molto esplicativo.

Chiunque dovrebbe farlo, per se stesso, per i propri figli, per il futuro della civiltà umana. E magari spendere ancora una mezza giornata in un museo o in uno spazio culturale che conservi in modo vivido e attivo la memoria di quella follia assoluta e di tutto ciò che ne conseguì fino a quel 9 novembre di trent’anni fa. Sono certissimo che, se chiunque sapesse fare ciò, e ne comprendesse l’importanza, il nostro mondo sarebbe molto migliore di quanto sia e il senso di quel giorno di libertà si potrebbe perpetuare vivido e benefico, a vantaggio della vita libera di tutti noi, per sempre.

(La foto in testa al post è ovviamente del sottoscritto: fateci clic sopra…)