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Benvenuti nel blog di Luca Rota. Uno che esplora paesaggi e poi scrive. O viceversa.

Benvenuti nel blog di Luca Rota. Uno che esplora paesaggi e scrive. E viceversa. Per saperne di più, clic.

  • Giovedì 17 settembre al Rifugio Forni, tra le vette dell’Ortles-Cevedale, per l’edizione 2026 de “La scuola va in montagna” a cura della Fondazione Bombardieri.
  • Giovedì 1 ottobre, a Calolziocorte, racconterò la bellezza grande e poco nota della Val San Martino, territorio prealpino tra i più affascinanti della Lombardia.

Altri incontri seguiranno successivamente; seguite il blog per rimanere aggiornati al riguardo.

PIOVE PEGGIO?

Piove di più o piove peggio? È la domanda cruciale al centro della nuova puntata del podcast “DPC – Dove Parliamo di Clima” curato dalla Protezione Civile e condotto dal meteorologo Filippo Thiery. Tra cambiamenti climatici, eventi estremi e falsi miti, la puntata offre un viaggio estremamente interessante nella scienza del meteo per capire come e perché le precipitazioni stanno cambiando, mettendo a rischio anche i nostri ambienti montani e la nostra frequentazione di essi. Insieme a Thiery e alla climatologa Serena Giacomin, ospite della puntata, è possibile conoscere i dati reali, elaborare le giuste percezioni e i consigli pratici per vivere la montagna con maggiore sicurezza e consapevolezza. La puntata, e il podcast, sono disponibili gratuitamente su Spotify e su tutte le principali piattaforme di streaming audio.


LA MARMOLADA, I GHIACCIAI E LA TRAPPOLA DELLO SCI

Alberto Lanzavecchia è docente di microfinanza per lo sviluppo locale, sostenibilità sociale e finanziaria, imprese e diritti umani presso l’Università di Padova, e partecipando all’ottava edizione della campagna glaciologica partecipata sulla Marmolada, promossa dal Museo di Geografia dell’Università di Padova, ha ribadito una verità sul turismo sciistico in loco – ma valida per ogni altra località simile – che ormai solo per malafede non si può capire: «La campagna ha permesso di osservare nei territori di alta quota gli impatti del cambiamento climatico sull’industria dello sci: l’allargamento delle piste e le nuove infrastrutture e tubazioni per la produzione di neve artificiale fino alle fronti del ghiacciaio dimostrano che gli investitori di capitali (pubblici o privati) non vogliono uscire dalla trappola dello sci.»


TURISMO DI MASSA VS BELLEZZA E SILENZIO DELLE MONTAGNE

Il turismo di massa sta distruggendo la bellezza e il silenzio delle montagne, riducendole a mete “instagrammabili” prive di identità. Lo denuncia – nuovamente – in un’intervista recente sul “Corriere Torino” Enrico Camanni, una delle voci più autorevoli e illuminanti in assoluto della montagna italiana, evidenziando come l’assenza di consapevolezza e i flussi incontrollati danneggino i fragili equilibri ecologici e sociali delle Alpi. Per salvare le valli, scongiurare l’abbandono e preservare la vita delle comunità locali, Camanni propone soluzioni concrete: ingressi contingentati, educazione dei visitatori, promozione di aree meno note, maggiore tutela faunistica e il superamento dei vecchi modelli legati unicamente allo sci. Potete leggere l’intervista completa sul “GognaBlog”, qui.


LA CHIUSURA DELLA GROTTA AL GHIACCIAIO DEL RODANO

Finalmente, una cosa che ho sempre pensato indecente nonché cafona è stata fermata, seppur si è dovuti ricorrere alla legge. Il Consiglio di Stato del Canton Vallese, in Svizzera, a seguito di una petizione pubblica che ha raccolto oltre 10.000 firme, ha ordinato la chiusura della grotta nel Ghiacciaio del Rodano presso il Passo della Furka, che certamente molti conosceranno, la cessazione dell’attività turistica correlata, contestata da diversi anni per l’impatto ambientale cagionato dai teli in plastica che proteggevano il ghiaccio sempre più sottile, e il ripristino del sito. Il gestore dell’attività ha già presentato ricorso: mi auguro vivamente che lo perda, perché la grotta al ghiacciaio del Rodano non era diventata solo una fonte di inquinamento in quota ma pure la manifestazione di una folle e zotica pornografia ambientale.


DRAGHI E FOLLETTI CERCASI

Draghi, folletti, maschere e massi erratici fanno parte di un patrimonio immateriale tanto ampio quanto fragile e a rischio. Nondimeno le leggende e i miti locali che vi scaturiscono raccontano molto più che personaggi astratti: sono una chiave di lettura della complessa stratificazione antropica di un territorio e del rapporto tra persone e ambiente, e nei territori montani in modo particolare. Per questo motivo, la Commissione Culturale del CAI Milano ha iniziato un percorso di approfondimento per salvaguardare la memoria delle comunità montane (e non solo) e di tutto ciò che rischia di scomparire, e ha in corso una raccolta delle testimonianze e delle registrazioni relative. L’obiettivo è raccogliere più dati possibili, mapparli e renderli in futuro fruibili grazie all’aiuto di chiunque vorrà compilare l’apposito modulo online, che trovate qui.

Cerchi qualcosa?

I MIEI ULTIMI LIBRI:

OLTRE IL GIURAMENTO. RACCONTI PER VISITARE PONTIDA

OLTRE IL GIURAMENTO. Racconti per visitare Pontida è il nuovo prestigioso volume della collana “Oltre”, dedicato al comune bergamasco della Val San Martino e al suo peculiare territorio: 568 pagine, 6 presentazioni, 13 saggi tematici, 6 contributi di appendice, il tutto corredato da documenti e immagini fotografiche inedite oltre che interamente tradotto in inglese. Contiene un mio saggio dal significativo titolo Psicogeografie pontidesi. Esplorando l’identità culturale del territorio di Pontida nella relazione interiore tra i Pontidesi e il suo Genius Loci.
Per saperne di più sul volume e su come acquistarlo, leggete qui.


MONTAGNE

Da marzo 2024 è finalmente disponibile in libreria Montagne, edito da Topipittori, con le fenomenali illustrazioni di Regina Gimenez e il testo del quale ho curato la revisione scientifica e l’edizione italiana.
Cosa sono le montagne? Come si formano? Perché hanno diverse forme e colori? Cosa sono le placche tettoniche? E, ancora, qual è la montagna più alta del mondo? Come si misurano le altitudini? A queste e altre domande lettori grandi e piccoli troveranno risposta in questo bellissimo libro-atlante ricco di contenuti e curiosità sull’ambiente montano e i fenomeni naturali della Terra.
Per saperne di più, cliccate qui.


IL MIRACOLO DELLE DIGHE

Da maggio 2023 è nelle librerie Il miracolo delle dighe. Breve storia di una emblematica relazione tra uomini e montagne, pubblicato da Fusta Editore. Lungo le sue pagine vi racconto un viaggio – poco tecnico, molto emozionale, sovente autobiografico e, me lo auguro, comunque affascinante – attraverso le Alpi osservandone il paesaggio da un punto di vista particolare e inaspettatamente “prodigioso”: quello offerto da alcune delle più grandi e importanti dighe alpine.
Per saperne di più, cliccate lì sopra sull’immagine della copertina.

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Tag: ambienti

La sommersione del paesaggio (ma non per colpa dell’acqua)

[Immagine tratta da questa pagina Twitter.]

La stessa evoluzione delle società umane porterà ad una condizione della geografia per la quale l’ambiente terrestre esisterà solo come spazio utile (è quanto già accade), fruibile indiscriminatamente. E porterà infine al suo riempimento, con la continua sommersione del paesaggio preesistente, di cui si salveranno solo poche testimonianze. Una sommersione, ad esempio, già in parte avvenuta da noi nel corso del più recente processo di riterritorializzazione, con gli adattamenti ad una condizione di vita che le tecniche industriali hanno profondamente rinnovato, affrancando l’uomo dalle passate dipendenze nei confronti dell’ambiente naturale.
La sommersione, simile ad un diluvio, ha obliterato i paesaggi ereditati nel giro di poche decine di anni. Ordine delle campagne, strutture insediative, architetture che esprimevano forme trepide e nondimeno geniali del costruire, segni devozionali, scenari esaltati da poeti, vissuti e nobilitati da eroi culturali e così via. È questo il destino del paesaggio terrestre, al di fuori delle “isole” rappresentate dalle terre marginali, estranee all’ecumene più densamente popolato? Un destino segnato dalla continua sommersione? E con questa sommersione continua saranno destinate a scomparire per sempre le testimonianze della storia dell’uomo, il paesaggio che racconta?

Da Eugenio Turri, Il paesaggio racconta, saggio presentato al convegno della Fondazione Osvaldo Piacentini a Reggio Emilia nel marzo del 2000. Qui trovate alcuni degli articoli che ho dedicato a Turri, una delle figure fondamentali per chiunque si occupi e s’interessi di paesaggio, geografia e relazioni tra uomo e ambiente. L’infografica sottostante invece fa ben capire la “sommersione” in corso del paesaggio denotata da Turri, ovvero il consumo dei suoli di quel territorio antropologicamente identitario il cui paesaggio custodisce (e racconta) la nostra storia nonché ci offre i semi dai quali far germogliare il miglior futuro possibile per i luoghi in cui viviamo, ma che troppo spesso calpestiamo e sommergiamo nell’oblio culturale e politico più profondo.

Per saperne di più, e in modo aggiornato, sulla questione del consumo di suolo in Italia, date un occhio a questo video che illustra il Rapporto ISPRA 2025:

Scritto il 24 agosto 202613 agosto 2026Categorie Dixit,Magazzino,Utensili culturaliTag 2020,2021,abitare,abitati,abusivismo,Africa,ambiente,ambienti,amministrazione,amministrazioni pubbliche,anni,antropizzazione,antropologia,Archeologia,architetti,architettura,aree,aree verdi,asfalto,Asia,attività umane,biografia,campagna inglese,campi,cantieri,capannoni,case,Castlerigg Stone Circle,catalogo,cementificazione,cemento,Città,civiltà megalitica,comuni,comunità,concessioni,concetto,conoscenza,Consumo di suolo,convenzione europea,copertura del suolo,coste,costi,costruzione,cultura,dati,degrado,descrizione,dolmen,Dorset,download,ebook,ecologia,ecosistemi,esosistema,espressione,Eugenio Turri,foto,futuro,Genius Loci,geografia,geografo,governo,identità,immagini,infrastrutture,ingegneria,Inghilterra,inquinamento,ISPRA,Italia,lavori,legame,leggi,Lessinia,letteratura,lettura,libri,Lombardia,luoghi,luogo,mare,Marsilio,megaliti,menhir,ministero,Monte Baldo,narrativa,Natura,nomadismo,non luoghi,Nord,opere,paesaggi,Paesaggi da vivere,paesaggio,pdf,percezione,permessi,piaga,pianificazione,politica,politica del territorio,politici,presente,progettazione,progetto,protezione,recensione,recensioni,regioni,relazione,relazioni,relazioni sociali,report,rovina,saggi,salvaguardia,segni,siti megalitici,società,sommersione,sostenibilità,spazio,spiagge,stabilimenti,statistiche,storia,strade,Sud,terreno,territorializzazione,territorio,Tess dei d'Urberville,Thomas Hardy,titoli,tracce,trasformazione territoriale,umanizzazione,urbanisti,urbanistica,valore culturale,Veneto,verde,viaggi,Weekend nel Mesozoico,Wikipedia1 commento su La sommersione del paesaggio (ma non per colpa dell’acqua)

«La lieve carezza di uno sguardo» al paesaggio

Il problema della cura e del rispetto per il paesaggio è un fatto intimo, da riportare alla coscienza individuale, anche se rientra tra i grandi fatti territoriali, collettivi e addirittura planetari. Non servono prediche, indicazioni disciplinari pesanti, ma solo la lieve carezza di uno sguardo verso il maggiore dei doni che ci sono stati dati sulla Terra e che quindi deve essere amato e rispettato, come bene sacro, troppo spesso tradito in cambio di beni puramente materiali.

[Eugenio Turri, novembre 2004.]

Queste parole della più importante figura italiana in assoluto di studioso del paesaggio, quale Turri fu, sono tra quelle che cito più spesso nei miei incontri pubblici nei quali disserto della relazione tra noi e i paesaggi nei quali viviamo. In esse Turri compendia il valore fondamentale e inestimabile che possiede il paesaggio correlandolo all’altrettanto fondamentale atteggiamento di cura che noi dobbiamo manifestare verso di esso – noi singoli individui, abitanti, residenti, visitatori occasionali, società civile, ben prima di qualsivoglia istituzione –  esattamente come lo manifesteremmo per un bene prezioso al quale teniamo in modo assoluto e per il quale non potremmo ammettere nessun deterioramento anche minimo.

Ciò troppo spesso non accade, inutile dirlo.

Sovente non sappiamo più palesare quella «lieve carezza di uno sguardo» indicata da Turri. Cioè osservare il paesaggio, non solo vederlo, dunque comprenderlo con sensibilità, tornare a riconoscerne la sua matrice culturale (come d’altro canto fa la Convenzione Europea del Paesaggio fin dal suo primo articolo) che, appunto, ce lo rende così importante: perché è la nostra cultura, di noi che lo abitiamo. È ciò che siamo stati e siamo, e fa intuire ciò che saremo in futuro. Il paesaggio è noi e noi siamo il paesaggio, insomma: un concetto ineludibile che, a sua volta, fa da fulcro a tutte quelle mie dissertazioni pubbliche e che ogni volta provo a rendere chiaro, comprensibile, imprescindibile.

P.S.: qui trovate i vari articoli che nel tempo ho dedicato a Eugenio Turri e al suo lavoro.

Scritto il 14 febbraio 2026Categorie Dixit,Opinioni,Utensili culturaliTag Abruzzo,Africa,Alberto Winterle,Alpi,Alpi italiane,Alto Adige,ambientalismo,ambiente,ambienti,ANEF,antropizzazione,antropologia,architetti,Architetti Arco Alpino,architettura,Asia,attori,bellezza,bruttezza,Cai Alto Adige,cambiamenti climatici,cambiamento climatico,Campo Felice,Campo Imperatore,catalogo,cementificazione,Cervinia,Cierre Edizioni,citazione,Città,climate change,comprensori sciistici,concetto,copione,Corriere del Trentino,Cortina,crisi climatica,cultura,danno ambientale,Darko Pandakovic,destra,dismissione,distruzione,divertimentificio,Dolomiti Superski,download,ebook,ecologia,ecomostri alpini,ecomostro,Eugenio Turri,Fondazione Architettura Alto Adige,fotografie,geografia,geografo,gestione,hotel,identità,ideologia,impianti,impianti di risalita,industria dello sci,infrastrutturazione,innevamento artificiale,interessi,L'Aquila,lavori,Lessinia,lettura,libri,Livigno,località sciistiche,Lombardia,luna park,luoghi,luogo,Madonna di Campiglio,Marsilio,Massimo Centini,messinscena,Milano-Cortina 2026,Montagne,Monte Baldo,Monte Magnola,mostra,muri a sesso,Natura,neve,nomadismo,non luoghi,nuovi impianti,olimpiadi invernali,opere,Ordine degli Architetti,overtourism,Ovindoli,Ovindoli-Magnola,Paesaggi da vivere,paesaggi terrazzati,paesaggio,palazzi,palcoscenico,parco giochi,parco regionale,pdf,pensieri,percezione,piste,piste da sci,Plan de Corones,politica,progettazione,progetto,propaganda,quotes,recensione,recensioni,regia,regista,relazione,relazioni,riscaldamento globale,rovina,Salto.bz,scavi,sci,seggiovia,segni,Sestriere,sfruttamento delle risorse,significati,sinistra,Sirente-Velino,skipass,slogan,sostenibilità,spazio,stagione invernale,stazioni sciistiche,Stefano Ardito,storia,strumentalizzazione,Tagaffarismi,teatro,terrazzamenti,terreno,territorio,titoli,Tonale,Trentino,turismo,turisti,turistificazione,Turris Babel,umanizzazione,urbanisti,Valle delle Lenzuola,valorizzazione,Valtellina,Veneto,Verdi,viaggi,vini valtellinesi,viticoltura,Weekend nel Mesozoico,ZPSLeave a comment on «La lieve carezza di uno sguardo» al paesaggio

Il paesaggio è un grande libro, viverlo è un “genere letterario”

[Immagine generata con Google Gemini AI.]
La geografia di un territorio, innanzi tutto quella umana ma per certi aspetti pure quella fisica ovvero lo spazio rappresentato da essa, è strettamente legata al tempo nel quale il territorio in oggetto è stato frequentato e ha subìto modificazioni antropiche; quindi la geografia e la storia non possono essere disgiunte nello studio del territorio e del paesaggio. Partendo da questi semplici punti fermi, mi sono reso conto che ogni paesaggio che faccio oggetto delle mie ricerche e dei miei scritti rappresenta in tutto e per tutto una sorta di libro di storia, o diario, o cronaca o resoconto – oppure anche biografia, a ben vedere – che contiene in sé, letteralmente incisa sul terreno, la storia di chi fino a quel momento lo ha percorso, attraversato, modificato, vissuto, sfruttato e infine, nel caso, anche abbandonato. Le vicende storiche delle genti che lo hanno visitato, abitato, elaborato nel tempo sono lì inscritte, esattamente così.

In questi casi, non faccio altro che osservare un vero e proprio libro, un paesaggio-libro nel quale le varie pagine sono, molto pragmaticamente, i versanti, i fianchi e le forme orografiche che ne caratterizzano la geomorfologia, la superficie tangibile di esse è il terreno, le rocce, le zone prative o boscate, le acque. In pratica il supporto, il media, il contenitore di una storia fatta di tante storie, tante narrazioni indipendenti eppure al tempo stesso rese coerenti dall’essere inscritte proprio in quel “libro”, in quella determinata geografia. E, tutto ciò, non con mera accezione metaforica: tutt’altro. Un libro reale e realmente scritto, compilato diffusamente, su certe “pagine” in maniera maggiore e su altre meno, in base a un ben determinato “alfabeto” composti da segni, da grafemi geografici – a volte pure identificabili come fonemi ambientali.

In fondo, se si rintraccia una definizione enciclopedica ordinaria di “libro” (quella che cito è tratta da Wikipedia), si può leggere che

Un libro è un insieme di fogli stampati oppure manoscritti delle stesse dimensioni, rilegati insieme in un certo ordine e racchiusi da una copertina. Il libro, usato per acquisire informazioni o anche per divertimento, è il veicolo più diffuso del sapere. L’ambito delle opere stampate inclusi i libri è detto letteratura. I libri sono pertanto opere letterarie e talvolta una stessa opera è divisa in più libri (o volumi).

Bene: parafrasando tale definizione, in fondo senza nemmeno troppa rielaborazione creativa, posso dire che anche il paesaggio-libro è un “insieme” dacché ogni paesaggio è tale, per definizione, quando è rappresentazione completa di una zona geografica sostanzialmente omogenea o di caratteristiche geografiche assimilabili e correlate; è “rilegato” dalla geomorfologia di esso, che ne determina l’uniformità geografica; può avere una “copertina” rappresentata dalla principale rilevanza geografica – fisica ma non solo – che ne è maggiormente identificante. E, al pari di un libro, il paesaggio può certamente regalare situazioni di divertimento (ludico-ricreative, come un romanzo d’intrattenimento) ma anche fornire informazioni (nel senso più ampio e culturale del termine e come un saggio scientifico) veicolando il sapere come nessun altra cosa. Il tutto alla fine genera una vera e propria letteratura del paesaggio, assolutamente: intesa non come insieme di opere che trattano del paesaggio ma, appunto, in quanto il paesaggio stesso opera narrante, il che rende a sua volta il paesaggio un’opera letteraria.

Mi sono reso perfettamente conto di ciò in tanti lavori di scrittura di narrazioni geografiche e paesaggistiche compiuti nel tempo tanto quanto nella riflessione generale sulle personali esperienze di esplorazione del territorio. E chissà, forse anche voi che come me andate per territori e paesaggi con sguardo sensibile, cuore pulsante e animo aperto, ve ne sarete accorti e ne godrete il piacere raro e prezioso che ne deriva.

Scritto il 7 febbraio 20267 febbraio 2026Categorie Magazzino,Opinioni,Utensili culturaliTag ambientale,ambiente,ambienti,amministrazione,Annibale Salsa,antropizzazione,antropologia,architetti,articoli,Asia,bellezza,benessere,biblioteca,Borghi,CAI,campagna,catalogo,cerimonia Olimpiadi,Città,civiltà alpina,Club Alpino Italiano,competenza,competenze,comprendere,concetto,considerazione,coscienza,cultura,culturale,definizione,Dolomiti,dote,doti,download,ebook,ecologia,economia,elaborazione,elemento culturale,equilibrio,estetica,estetica del paesaggio,Eugenio Turri,geografia,geografo,gestione,guardare,highlights Olimpiadi,hinterland,I paesaggi delle Alpi,identità,identità culturale,immagini Olimpiadi,inaugurazione Olimpiadi,intervista,lavori,Lessinia,lettura,libri,libro,luoghi,luogo,Milano-Cortina 2026,Montagne,montanari,Natura,niclie rurali,nomadismo,non luoghi,Olimpiadi San Siro,opere,osservare,Paesaggi da vivere,paesaggio,paesaggio interiore,paesi,patrimonio,pdf,percezione,politica,progettazione,progetto,qualità,qualità della vita,recensione,recensioni,relazioni,responsabilità,saggi,segni,senso del limite,sociologia,spazio,stile di vita,storia,territori alpini,territorio,testo,titoli,Trentino,TSM,turismo,tutela,umanizzazione,Umland,Unesco,uomo,urbanisti,vedere,viaggi,villaggi,villaggio,vivere bene,vivere meglio,Vorland,Weekend nel Mesozoico,Wikipedia2 commenti su Il paesaggio è un grande libro, viverlo è un “genere letterario”

L’umanizzazione del paesaggio montano e il senso del limite

[Terrazzamenti vitivinicoli in Valtellina. Immagine tratta da www.tirano-mediavaltellina.it.]

I terrazzamenti si trovano un po’ ovunque l’uomo ha avuto a disposizione terreni in pendio, ed è stato costretto a questa opera di rimorfologizzazione per aprire i suoi campi, attenuarne le pendenze sia per ridurre lazione dilavante delle acque meteoriche sia per meglio esercitare le varie pratiche agricole e guadagnare spazio… Nel complesso è tutto un succedersi di campi, simile a una grande gradinata, o a una gigantesca architettura che umanizza il paesaggio, senza tuttavia intaccare la grandiosa sacralità della montagna; quasi un paramento che ne addolcisce il corpo gigantesco, il quale termina in alto con le cime innevate, intatto dominio della natura.

[Eugenio Turri, L’occhio del geografo sulla montagna. Scatti e pensieri di Eugenio Turri, Cierre Edizioni, 2007, pag.45.)

Eugenio Turri non ha bisogno di presentazioni, se non rimarcare quanto sia (stata) una figura fondamentale, in senso assoluto, per chiunque si occupi di paesaggi, geografie, territori, luoghi e mondi abitati dall’uomo.

D’altro canto bastano queste sue parole per manifestare il valore fondamentale del suo pensiero, il cui oggetto in tal caso sono i paesaggi terrazzati ma in verità il tema di fondo è proprio quello della trasformazione del territorio montano – l’umanizzazione, come Turri diceva – da parte delle genti che nel tempo lo hanno abitato e vissuto. Parole nelle quali è chiarissimo un concetto fondamentale e imprescindibile nell’interazione uomo-territori-natura: il senso del limite. Che c’è sempre, a tutto c’è un termine e un dovere di non andare oltre anche per il Sapiens dominante e iper tecnologico: è lì dove l’opera dell’uomo diventa sempre meno armonica ai luoghi e più invasiva, più distruttiva, piò offensiva nei confronti della montagna.

Semplice e umanissimo buon senso in fondo, no?

Eppure, ancora oggi, quanti interventi dell’uomo, di natura meramente speculativa e consumistica, se ne fregano bellamente di qualsiasi senso del limite pretendendo di modificare, dominare, svilire, distruggere anche le cime dei monti per di metterle a valore e ricavarci tornaconti?

[“Terrazzamenti” montani ben più distruttivi nella stazione sciistica di Ovindoli, in Abruzzo.]
È in questo modo che si pensa di assicurare un buon futuro per le nostre montagne, dunque per noi stessi che le abitiamo e le frequentiamo? O forse, troppo spesso, la nostra è un’opera in realtà disumana di distruzione del mondo naturale del quale invece siamo parte integrante e imprescindibile?

Scritto il 5 gennaio 20254 gennaio 2025Categorie Dixit,Montagne,Opinioni,Utensili culturaliTag Abruzzo,Africa,Alpi,ambiente,ambienti,antropizzazione,antropologia,architetti,architettura,Asia,attori,bellezza,bruttezza,Campo Felice,Campo Imperatore,catalogo,Cierre Edizioni,citazione,Città,concetto,copione,cultura,danno ambientale,Darko Pandakovic,distruzione,download,ebook,ecologia,ecomostri alpini,ecomostro,Eugenio Turri,fotografie,geografia,geografo,gestione,hotel,identità,impianti,L'Aquila,lavori,Lessinia,lettura,libri,luoghi,luogo,Marsilio,Massimo Centini,messinscena,Montagne,Monte Baldo,Monte Magnola,mostra,muri a sesso,Natura,nomadismo,non luoghi,nuovi impianti,opere,Ovindoli,Ovindoli-Magnola,Paesaggi da vivere,paesaggi terrazzati,paesaggio,palazzi,palcoscenico,parco regionale,pdf,pensieri,percezione,piste,piste da sci,politica,progettazione,progetto,quotes,recensione,recensioni,regia,regista,relazione,relazioni,rovina,scavi,sci,seggiovia,segni,significati,Sirente-Velino,skipass,spazio,Stefano Ardito,storia,teatro,terrazzamenti,terreno,territorio,titoli,Tonale,turismo,turisti,umanizzazione,urbanisti,Valle delle Lenzuola,Valtellina,viaggi,vini valtellinesi,viticoltura,Weekend nel Mesozoico,ZPS7 commenti su L’umanizzazione del paesaggio montano e il senso del limite

Osservare attentamente il paesaggio (per vedere meglio noi stessi)

Nell’immagine che vedete qui sopra (è il bacino del ramo lecchese del Lago di Como, con la città di Lecco sovrastata dal Monte Coltignone e dalla Grignetta imbiancata, da me fotografato lo scorso dicembre; per ingrandirla cliccateci sopra) cosa attrae il vostro sguardo? Cosa vi piace e cosa no nel paesaggio ripreso?

Dal mio punto di vista, due sono gli elementi fondamentali che lo sguardo può cogliere: la geografia naturale del territorio, con l’elemento lacustre che sembra mettere ordine con la sua regolarità alle morfologie montane, e la geografia umana, che si manifesta occupando quasi totalmente gli spazi pianeggianti e meno scoscesi del territorio. Probabilmente, la parte di questi spazi che vi risulterà meno gradevole da osservare è quella caratterizzata dai grandi capannoni industriali, anche in forza dell’evidente disordine urbanistico che presenta.

Ne scrivevo anche di recente al riguardo, grazie a una sollecitazione dell’amico Michele Comi: il modo con il quale la nostra civiltà nel corso del tempo ha inscritto la storia della propria presenza nel/sul territorio abitato e vissuto, così elaborandone il paesaggio che oggi vi possiamo leggere, in tempi recenti ha sovente perso la sua “bella scrittura”, l’armonia con il territorio, con la sua geografia, pensando soprattutto alle convenienze proprie di chi ha scritto e non allo stile, non al messaggio che poi tutti quanti avrebbero potuto leggere.

Per certi versi ciò è stato qualcosa di inevitabile e necessario allo sviluppo (e al benessere) della comunità che abita il territorio: quelle grandi realtà industriali hanno fatto la fortuna delle genti locali e ancora oggi, nonostante il contesto differente, continuano a farla. Per altri versi nell’epoca moderna e contemporanea, spesso, tendiamo a considerare funzionalmente inevitabili cose che invero non lo sarebbero o non lo potrebbero essere, e quando ciò accade è soprattutto perché alle nostre azioni togliamo la componente derivante dalla visione olistica del futuro, cioè la consapevolezza di ciò che le nostre azioni apporteranno al luogo nel quale le mettiamo in atto e a tutto quanto esso contenga, in primis la componente umana e dunque le conseguenze sul modus vivendi degli abitanti, sia materialmente che immaterialmente.

In altre parole, un paesaggio come quello ritratto nella mia fotografia – peraltro assai solito nel nostro paese, inutile rimarcarlo – rappresenta anche una manifestazione dello scollamento che dall’inizio dell’era industriale in poi si è generato tra cultura umanistica e cultura industriale: uno scollamento forse inevitabile, per come lo sviluppo della nostra civiltà nei propri contesti territoriali si è evoluto nel tempo, ma che forse poteva e doveva essere meglio gestito e, prima di ciò, meglio intuito, compreso e dunque elaborato. Cosa che tutt’oggi mi pare avvenga molto raramente, nonostante l’ampia esperienza ormai acquisita.

A ben vedere, si potrebbe pure riportare il suddetto scollamento alla ormai cronica antitesi tra ecologia e economia, due parole (e due definizioni) in origine sorelle – la radice greca eco- cioè οἴκος / oikos, “casa”, lo palesa bene – ma verso le quali la civiltà umana si porta appresso la colpa (grave) di averle messe in conflitto (come scrissi già tempo fa), con le pesanti conseguenze che tutti subiamo.

Sarebbe bello se gli amministratori dei territori che godono della fortuna di avere delle alture e dei punti panoramici dai quali poter contemplare i luoghi amministrati vi salissero spesso e da lassù passassero del tempo a osservarli, dunque non con sguardo spensierato durante momenti ludico-ricreativi ma proprio come esercizio frequente di percezione, analisi, comprensione del paesaggio che devono gestire nonché come pratica di relazione culturale con esso. Spero che quelli di loro che possono lo facciano spesso, appunto: sono convinto che possa essere una visione molto più utile e funzionale di qualsivoglia carta topografica da piano regolatore, strumento amministrativo che semmai acquisirà ancora più chiarezza e determinazione proprio in forza di quelle esperienze osservative.

E sarebbe bello anche se ciascun abitante del territorio ogni tanto si applicasse in questo esercizio di osservazione analitica e di comprensione della parte di mondo nella quale vive e con la quale interagisce, andando oltre la mera elaborazione estetica di esso – che è comunque importante ma non è, e non può essere, l’unica che dia senso all’osservazione dei luoghi. Viviamo in un paese che ha praticamente messo da parte – per non dire messo al bando – la geografia, disciplina ritenuta superflua e inutile la cui conoscenza (anche a livello scolastico) è invece da sempre e sempre risulterà fondamentale per permetterci di vivere (in) un luogo nel modo migliore possibile per il luogo e per noi stessi, intessendo la relazione culturale che dà senso e sostanza alla pratica dell’abitare in quel luogo.

Tutto questo potrebbe sembrare qualcosa di poco importante e troppo “filosofico”, lontano dalla concretezza pragmatica che deve contraddistinguere la nostra quotidianità; invece è uno degli aspetti basilari – se non quello più importante di tutti, in assoluto – per farci stare bene nel luogo in cui viviamo, e di conseguenza farci sentire bene dentro, in armonia con noi stessi e con quanto abbiamo intorno. Noi che non a caso siamo il mondo che viviamo al pari di come le modalità attraverso le quali lo trasformiamo per viverlo palesano chi e cosa noi siamo.

Ecco, penso che sarebbe buona cosa se le tenessimo il più possibile presenti, queste evidenze. Male di sicuro non ci farebbe. Anzi.

Scritto il 9 febbraio 20248 febbraio 2024Categorie Montagne,Opinioni,Paesaggi da vivere,Utensili culturaliTag abitanti,abitare,agriturismi,alberghi,alfabeto,alloggi b&b,Alpi,Alpi Svizzere,alpina,alpine,alpine landscapes,Alps,ambientale,ambiente,ambienti,amministrazione,Annibale Salsa,antropizzazione,antropologia,antropologica,architetti,arte,articoli,artistica,aspetto,bellezza,bello,benessere,Borghi,Cahier di viaggio,CAI,cambiamenti climatici,cambiamento,cambiamento climatico,campagna,casa,catalogo,cementificazione,cemento,Città,civiltà alpina,clima,Club Alpino Italiano,codice,Coltignone,Como Lake,competenza,competenze,comprendere,comunità alpine,concetto,condomini,consapevolezza,considerazione,convenzione,convenzione europea,cos'è,coscienza,crisi climatica,crollo,cultura,culturale,definizione,deglaciazione,difesa,digitale,disfacimento,dissesto,dote,doti,ecologia,economia,elaborazione,elemento culturale,emozione,equilibrio,escursionismo,esplorare,esplorazione,estetica,estetica del paesaggio,Eugenio Turri,facebook,fascino,foto,fotografare,fotografia,Fotografia di paesaggio,fronti glaciali,futuro,Genius Loci,genti,geografia,geografo,gestione,Grigna,Grignetta,guardare,hinterland,I paesaggi delle Alpi,I Promessi Sposi,iconografia,identificazione,identità,identità culturale,images,immaginario,Immagine,immagini,impianti,informazioni,intervista,Italia,laghi,lago,lago di Como,Lago di Garlate,lago di Lecco,Lako Como,landscape,landscape photography,landscapes,lavori,Lecco,legame,lettura,libri,libro,locale,lombardo,Lucius Burckhardt,luoghi,luogo,macchine,Manzoni,Marc Augé,messaggio,modi,modus vivendi,mondo,montagna,Montagne,montanari,morfologia,Mountain Wilderness,Natura,neve,nomadismo,non luoghi,Norberg-Schulz,oggi,opere,orizzonti,osservare,paesaggi,paesaggi alpini,Paesaggi da vivere,paesaggio,paesaggio interiore,paesi,panorama,panorami,passato,passo,patrimonio,percezione,pericolo,photographers,photos,pictures,politica,presente,presenza,progettazione,progetto,qualità,qualità della vita,quotes,raffigurazione,rapporto,recensione,recensioni,regresso,relazione,relazioni,resilienza,responsabilità,ricerca,ristoranti,risultati,ritiro,saggi,salvaguardia,San Girolamo,scoperta,scoprire,scrittura,segni,semantica,senso del limite,sentieri,sociologia,Somasca,spazio,spazio abitato,spazio vissuto,stile,stile di vita,storia,strada,Su quel ramo del lago di Como,sublime,Svizzera,svizzere,Swiss,Swiss Alps,Switzerland,tecnica,temperature,tempo,terre alte,territori,territori alpini,territorializzazione,territorio,testo,tour,trasformazione,treno,trip advisor,tripadvisor,turismo,tutela,tutorial,umanizzazione,Umland,uomo,urbanisti,vacanze,Valsassina,vedere,veduta,versante,viaggi,viaggiare,viaggiatori,viaggio,video,videos,villaggi,villaggio,visione,visita,visitatori,vita,vita in montagna,vivere bene,vivere meglio,web,webcamLeave a comment on Osservare attentamente il paesaggio (per vedere meglio noi stessi)

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