“Ruchin”, una storia (breve) di montagna

L’ultimo numero di “Uomini e Sport (nr.32 – maggio 2020), il magazine edito e distribuito dalla catena di negozi Sport Specialist, una delle più note e affermate del settore, ospita un mio testo dedicato alla figura di Ercole “Ruchin” Esposito, arrampicatore bergamasco attivo negli anni Quaranta del secolo scorso capace di effettuare grandissime imprese su alcune delle più difficili pareti delle Alpi, salendo vie al limite delle possibilità alpinistiche del tempo, eppure sconosciuto o quasi ai più, in forza del periodo lungo il quale compì le sue scalate, coincidente con gli anni tragici del secondo conflitto mondiale, ma pure per una sua particolare e nobile umanità, nonostante le umili origini, che faceva della modestia e della naturalezza doti personali assolutamente peculiari – a differenza di quanto già allora accadeva e oggi ancor più nell’ambiente alpinistico, nel quale le primedonne non mancano affatto.

Per questo non ho voluto fare del testo il consueto – e francamente ridondante – recit d’ascension biografico e ordinariamente encomiastico, ma in esso ho cercato di evidenziare proprio la grande umanità che Esposito ha sempre portato con sé in parete a prescindere da vie, dati tecnici, difficoltà, ardimenti e altro, appunto, che ha fatto di lui una figura per molti versi inedita e quasi unica nella storia dell’alpinismo italiano di quel periodo. “Ruchin” è di quei personaggi le cui vicende mettono in luce la necessità di rilevare e salvaguardare nell’alpinismo – oggi ancor più che in passato – la sua fondamentale parte di umanità, che si manifesta anche se non soprattutto nella relazione tra l’alpinista e la montagna salita ovvero i luoghi attraversati per salirla. Altrimenti l’arrampicare i monti non è che uno sport: bellissimo, affascinante, emozionante, ma ennesimo tra tanti altri e che più nulla ha a che vedere con l’autentica cultura della montagna. Ne ho scritto giusto qualche tempo fa al riguardo, in un articolo volutamente provocatorio, sotto certi aspetti, ma a mio modo di vedere obiettivo e contestuale alla realtà di fatto della questione.

In ogni caso, a margine di tali questioni ma pure in relazione ad esse, la figura di “Ruchin” Esposito resta tra le più sorprendenti nella storia italiana dell’andar per monti, perché, per citarvi la chiusa dell’articolo,

è la storia di una relazione profonda con i monti, di una fusione tra l’anima dell’uomo e quella dei luoghi, del Genius Loci alpestre, una relazione da sempre fondamentale e necessaria per chiunque frequenti le montagne, sia esso alpinista provetto o semplice camminatore della domenica. «Le montagne sono solo un cumulo di sassi senza l’uomo che le sale» ha scritto il grande Walter Bonatti: d’altro canto, pochi ambiti come la montagna sanno fare che l’uomo non generi in sé un “cuore di pietra” e Ruchin, con la sua grande umanità, fremente d’una passione assoluta e genuina per i monti, ne è tutt’oggi una dimostrazione incomparabile.

Il magazine “Uomini e Sport” lo trovate in distribuzione gratuita in tutti i punti vendita Sport Specialist oppure nel sito in versione pdf.

Buona lettura!

(E per saperne qualcosa in più, su “Ruchin”, cliccate qui.)

Ciò che dell’Europa dirà la storia

The poor treatment of migrants today will be our dishonor tomorrow

I 200 poster dell’artista Tania Bruguera diffusi da qualche giorno per tutta Milano (ove l’artista cubana è in mostra in questo periodo, al PAC), con la loro immagine e il messaggio del tutto eloquenti, sono perfetti. «Il misero trattamento riservato ai migranti oggi sarà il nostro disonore di domani», ove il termine poor può essere tradotto anche con “meschino”, “cattivo”: un messaggio col quale concordo totalmente e che trovo assolutamente perfetto, appunto, per descrivere il comportamento dell’Unione Europea riguardo il dramma che in questi giorni stanno vivendo i migranti siriani coinvolti nei conflitto tra Turchia e Siria/Russia. Qui, ora, non è una questione di (pur opinabilissima) “difesa dei confini” o di posizioni sovraniste contro altre globaliste (le due facce della stessa immonda medaglia, a mio parere) ma di umanità nei confronti di persone che scappano dal proprio paese certo non per propria volontà ma in forza di una guerra tra le più spaventose che la storia dovrà annoverare. Quella stessa storia che in futuro, lo rimarca bene Bruguera, annovererà i potenti e i politici europei come dei pusillanimi e meschini figuri soggiogati e al contempo complici di due mascalzoni del calibro di Erdogan e Putin, come spiega perfettamente Alberto Negri in questo illuminante articolo.

Quelle persone vanno accolte, soccorse, rifocillate e rassicurate, subito e senza tentennamenti. Solo dopo la diplomazia potrà decidere circa la loro sorte che comunque mai dovrà soprassedere alla loro dignità e ai loro diritti fondamentali.
Ciò, mi pare, non sta affatto avvenendo: è un comportamento vergognoso, indegno della “civiltà europea” di cui ci si vanta tanto, della sua cultura umanistica e dei suoi valori (definizioni e termini tanto belli quanto vuoti di senso concreto, a quanto pare) e che inesorabilmente diverrà un boomerang, prima o poi. La storia presenta sempre al pagamento i conti non saldati, soprattutto se lasciati indietro per mera disonestà (politica e intellettuale, in questo caso). Lo tengano ben presente, i politicanti europei: anche se credo che già ora i debiti accumulati siano fin troppi. Purtroppo per tutti noi.

Cliccate sulle immagini, tratte dal sito del PAC, per saperne di più sulla mostra di Tania Bruguera e sui 200 poster.

I cattivi artisti

È vizio molto diffuso tra gli artisti, o meglio tra i cattivi artisti, una certa vigliaccheria mentale, per cui rifiutano di prendere una qualsiasi posizione, invocando una mal intesa libertà dell’arte o altri egualmente grossolani luoghi comuni. Così in genere costoro, avendo un’idea molto vaga dell’arte, finiscono per confondere l’arte con la vaghezza stessa.

(Piero Manzoni, Per la scoperta di una zona di immagini, 1958 in Scritti sull’arte, SE/Abscondita Edizioni, 2013, pag.25.)

Piero Manzoni, “Scritti sull’arte”

Da grande appassionato di arte contemporanea quale sono, se devo pensare al secondo Novecento artistico italiano, quello da cui si è poi sviluppata la produzione artistica visuale attuale – nazionale e per molti aspetti non solo – sono due i nomi che prima degli altri mi vengono in mente. Uno, assoluto, Lucio Fontana: secondo me l’artista più rivoluzionario del dopoguerra, nelle opere e nei concetti. Due, per una personale passione ma anche per una vicenda artistica e umana peculiare: Piero Manzoni. Originalissimo, anticonformista, sovversivo, ironico e sarcastico ma pure profondo, concettualmente strutturato, capace d’una visione laterale e preveggente circa la realtà e la sua rappresentazione visiva. Geniale pure lui, a suo modo e sulla scia di Fontana che, non a caso, lo protesse e sostenne sempre.

Pur avendo letto molto di Manzoni – a partire da questa bella biografia – conoscevo ancora poco i suoi testi, importanti non solo per la definizione delle basi concettuali della sua produzione artistica ma pure perché frutto di un interesse per la scrittura che avrebbe potuto regalarci un secondo Manzoni letterario, dopo il “classico” Alessandro, per come Piero intorno ai vent’anni rimase a lungo indeciso tra la carriera di artista e quella di scrittore. Tali testi sono raccolti in Scritti sull’arte (SE/Abscondita Edizioni[1], 2013, a cura di Gaspare Luigi Marcone), agile libro che offre sia gli scritti sull’arte editi da Manzoni in vita, dunque dal 1956 al 1963, sia un nutrito corpus di bozze, dattiloscritti, appunti, alcuni dei quali trascritti e pubblicati qui per la prima volta []

(Leggete la recensione completa di Scritti sull’arte cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!)

La cattiva letteratura

La cattiva letteratura, proprio come l’arte, esisterà sempre. Le turbe di individui che hanno letteralmente, ostacolato la vita dell’arte cercando di ridurla al rango di un giochetto formale, che hanno fatto il possibile per evitare ogni impegno superiore per sé e per gli altri, gli eterni fanatici della “castrazione spirituale” come avrebbe detto Goethe, non vedranno ritornare ciò che presso loro non ha mai albergato. L’artista e lo scrittore ritornano solo alla lotta contro i luoghi comuni, alla libera ricerca.

(Piero Manzoni, Scritti sull’arte, SE/Abscondita Edizioni, 2013.)