Sgarbi, il MaRT, Caravaggio

Quando qualche mese fa lessi della nomina di Vittorio Sgarbi a Presidente del MaRT, il Museo d’Arte Moderna e Contemporanea di Rovereto e Trento, rimasi piuttosto allibito. Ma come? – mi chiesi – uno dei massimi esperti di arte classica in Italia (ovviamente tralascio qui tutto il resto di ben più opinabile che è, Sgarbi) a capo di un museo di arte moderna e contemporanea? Un po’ come mettere a capo della federazione di motonautica un pur valente skipper – di barche a vela, appunto – che per ciò decida di montare alberi e velature sui motoscafi da competizione, ecco. Ma poteva ben essere una mia opinione fallace, quella.

Fatto sta che la mostra Caravaggio. Il contemporaneo inaugurata pochi giorni fa al MaRT, mi sembra che invece dimostri e giustifichi quel mio sconcerto. Bellissima mostra, senza alcun dubbio, in un contesto – di concetto e di luogo – che con essa c’entra poco o nulla. Ovvero, se mi permettete un ulteriore punto di vista, una forzatura di natura personalistica e “di parte” imposta dal direttore di un museo che, in forza di iniziative del genere, rischia di perdere non solo la propria identità nativa e in qualche modo “genetica” ma pure l’appeal pressoché unico nel panorama museale italiano e non solo – il MaRT è, e non vorrei dire era, uno dei migliori musei di arte contemporanea del Sud Europa – magari per inseguire e saltare, come tanti altri, sul treno delle “mostre “blockbuster. Un’eventualità della quale il MaRT non avrebbe certo bisogno.

Non è una mera questione di “pane al pane e vino al vino”, sia chiaro: le contaminazioni d’ogni genere sono sempre una bella cosa e lo sono in particolar modo nell’arte, ma quand’esse siano ben concepite e contestualizzate all’ambito nel quale vengono manifestate, senza così generare rischi di confusioni concettuali, culturali, didattiche ed estetiche. Può ben essere che Sgarbi, dall’alto della competenza che possiede, sappia fare ciò con la sua direzione al MaRT, tuttavia, da fervido appassionato d’arte quale sono, percepisco una stonatura di fondo non indifferente e un potenziale pericolo di eccessiva e coatta personalizzazione curatoriale che, ribadisco, mi spiacerebbe parecchio imposta a un museo che ho visitato più volte e ho sempre trovato bellissimo per ciò che è (era, vedi sopra). Sperando che resti tale anche per come sarà.

P.S.: le immagini in testa al post sono tratte dal web.

Non capire l’arte

Capita spesso di sentir dire di qualcuno che non comprende l’arte contemporanea, ma ama quella del passato; tutto questo nasce da un equivoco fondamentale nei confronti dell’arte stessa e si può essere sicuri che le persone che cosi parlano non capiscono nulla né dell’arte del passato né di quella contemporanea.

(Piero Manzoni, La ricerca dell’immagine, 1957 circa, in Scritti sull’arte, SE/Abscondita Edizioni, 2013, pag.59.)

Confini

Come pensi che cambieranno le nostre vite dopo questa esperienza? Quali saranno i nostri nuovi confini?
L.B.: Le popolazioni e i lavoratori sono isolati da giorni, tutti privi e privati di ogni iterazione e di contatto fisico, sottratti a tutti i riti che hanno accompagnato la nostra quotidianità per anni e che credevamo immutabili e perciò indispensabili. Prima di assumere dati e mezzi per ripartire e riorganizzare le attività, è necessario che ognuno si faccia una domanda che di per sé contiene già una parte di risposta: come cambierà la nostra percezione dello spazio comune dallo stato di sospensione casalinga e come vivremo i luoghi domani? E come verrà ridisegnata la geografia umana? Non ho risposta o meglio ne tento una, fissando il tempo ad oggi. Non mi interessano le fasi 2 o 3 ma questa fase l’attuale, l’unica che abbiamo, e raccolgo l’invito del mio amico scrittore e geopoeta Davide Sapienza che ci dice: che “questo dolore ci sarà utile: non possiamo più mentire”. Speriamo che al crescere delle procedure di distanziamento (e sanitarie) si annettano nuove saldature tra le persone e tra queste e una società “parallela” che sperabilmente è sorta in questi mesi di clausura.

Da una bella intervista dell’amico Luciano Bolzoni per Confini Art Project, l’instaproject creato con storie video inviate durante l’emergenza coronavirus e con altri materiali di dialogo e riflessione, in collaborazione con “Gli Stati Generali”. Confini Art Project è un progetto di Vera Pravda, artista visiva, in collaborazione con ViaFarini.org per generare comunità culturali, stratificazione visiva e vicinanze virtuali in questo tempo sospeso.

Potete leggere l’intervista nella sua interezza cliccando sull’immagine in testa al post.

Germano Celant

Se l’arte è stata un processo profetico, oggi invece è esclusivamente rivelazione di un nuovo potere, di un territorio. L’arte è veicolo di esotismo, di mera pubblicità turistica. Si tratta solo di un’espressione di potere […] Non è più l’arte a sollecitare la nascita di un museo, ma sono i musei a sollecitare l’arte.

(Germano Celant, durante la conferenza Che cos’è l’arte contemporanea? al PAC di Milano, 13 gennaio 2009.)

[Cliccate sull’immagine per conoscerne la fonte.]
Se pur io – da semplice appassionato della materia quale sono – ho sempre apprezzato di più l’analisi critica dell’arte contemporanea proposta da Achille Bonito Oliva – suo “rivale”, in tal senso – so bene che Celant è stata una figura fondamentale dell’arte, in particolare di e per quella italiana. Con la sua dipartita, circostanza assai triste, si chiude una porta che ci ha concesso di “entrare” e conoscere un periodo artistico sublime, di creatività, attività, visionarietà potenti e vibranti, senza che – mi pare – di “porte” se ne siano nel frattempo aperte altre, almeno di quella grandezza e di quell’importanza al punto da permettere di accedere a dimensioni artistiche di paragonabile qualità.

RIP. ∞

Hic Sunt Dracones, step 1

«HIC SUNT DRACONES»

Tenetevi ben presente questa frase, motto, definizione o qualsiasi altra cosa sia, perché vi porterà moooolto lontano, attraverso i confini e i limiti che potete immaginare in relazione al mondo in cui viviamo, al tempo presente, al paesaggio che ci costruiamo intorno, a ciò che contiene e a come lo percepiamo e manifestiamo. E lo farà in un modo assolutamente coinvolgente – nel senso più pieno del termine.

Ma, per cominciare…

Hic Sunt Dracones è il progetto di Francesco Bertelé, a cura di Chiara Pirozzi e promosso dalla Fondazione Made in Cloistervincitore della IV edizione del bando Italian Council, concorso ideato dalla DGAAP – Direzione Generale Creatività contemporanea e Rigenerazione urbana del MIBACT.

Il primo step pubblico è andato in scena l’11 ottobre scorso  al Mediamatic di Amsterdam, in collaborazione con la Fondazione AVNode, con la première del video Walking through the walls (40’ VR 360° ambisonic), che è parte integrante del progetto e del quale lì sopra potete vedere il teaser. Ad essa fa seguito il primo step virtuale, per così dire, ovvero la possibilità di vedere il video sul canale Youtube dedicato, qui.

Ma Hic Sunt Dracones è un progetto alquanto articolato e poliedrico, fatto di varie tappe e diverse manifestazioni del suo concept: tra di esse – lo segnalo perché vi sono direttamente coinvolto – c’è il libro d’artista che affronta in modo approfondito i temi dell’opera. Fra gli autori coinvolti: Simone Arcagni, Luca Rota (ecco, appunto), Paolo Cuttitta, Andrea Staid, il gruppo Ippolita. Il progetto editoriale, realizzato con lo studio Friends Make Books, è diviso in due sezioni; una cartacea e l’altra virtuale consultabile con dispositivi mobili. Il libro è ideato come fosse un’estensione fisica all’opera e possiede anche una sezione ludico-interattiva con, tra le tante altre cose, i contributi dell’artista Armin Grader.

Il libro d’artista sarà presentato nella tappa finale (ovvero tale per questa fase del progetto) di Hic Sunt Dracones, l’esposizione al Museo Madre di Napoli, che rappresenterà un’esperienza totale a cui lo spettatore sarà invitato a sottoporsi. L’opera verrà smaterializzata e sarà fruibile da uno spettatore alla volta, si comporrà come fosse uno scacchiere in cui si sovrapporranno realtà oggettiva, realtà virtuale, mixed reality, filmati 360°, fino a comporre ambienti complessi.

Insomma, fin da ora e costantemente un progetto bellissimo, affascinante, importante, essenziale: da non perdere.

Cliccate qui per leggere l’articolo che a Hic Sunt Dracones vi ha dedicato “Exibart”, oppure qui per leggere la press release del progetto.

E ribadisco: Hic Sunt Dracones, non dimenticatevelo!