Uomini e api

Quando leggo notizie del genere, peraltro assai frequenti negli ultimi anni (cliccate sull’immagine per leggerla e vedere il video), e a prescindere da fake quotes parecchio diffuse, mi viene sempre da pensare a una cosa assai banale tanto quanto evidente: che in un mondo senza più api tutti gli ecosistemi, dei quali fa parte anche l’uomo, subirebbero danni ingenti e profondi; in un mondo senza più l’uomo gli ecosistemi, dei quali anche le api fanno parte, non affronterebbero grandi alterazioni, godendo anzi di notevoli benefici.

E la questione “api” è solo una delle tante similari, inutile rimarcarlo.

Quindi: o l’uomo ritrova la necessaria armonia col mondo che abita insieme a tutte le altre creature viventi, oppure dovrà subire una sorte alquanto nefasta, suo malgrado o meno. Non ci sono ulteriori alternative.

Epifanie alpine

Ci sono delle volte che proprio – chi scrive penso mi capisca, per come probabilmente sarà capitato a molti qualcosa di analogo – le idee formulate dalla mente pare non vogliano farsi scrittura se non in modo poco fluido, troppo macchinoso, come se ci sia qualche tipo di intoppo tra l’ingegno nel cervello e le dita della mano sulla tastiera che occluda il “passaggio”… al contrario di altre volte in cui, invece, le idee e l’ispirazione si fanno scrittura quasi automatica, al punto da scrivere pagine e pagine in poco tempo e doversi dunque imporre uno stop forzato, quando è il caso e ci sia altro da fare, per non continuare a oltranza e a sfinimento.

Non è, almeno per quanto mi riguarda, una questione di scarsa ispirazione, quella situazione che viene di solito definita “blocco dello scrittore”. Tutt’altro, anzi: di ispirazione ne ho fin troppa, incessantemente. E’ piuttosto una questione, come dire… di “metabolismo creativo” decelerato, intorpidito. Che passa, prima o poi: ma quando voglio farlo passare più rapidamente e tornare in men che non si dica alla condizione ordinaria, faccio una cosa che ha sempre funzionato e continua a funzionare benissimo: salgo in montagna. Basta una mezza giornata di vagabondaggi alpestri e il problema è pressoché risolto. Non c’è rimedio migliore, per me, per eliminare l’intoppo nonché per guadagnare ulteriore fresca e brillante ispirazione. Due piccioni con una fava, insomma.

Da lassù sui monti la visione delle cose ogni volta si amplia come è impossibile altrove, superando ogni eventuale “limite” materiale e immateriale. Inclusi quelli che possono delimitare il pensiero e l’ingegno, liberandone di contro la creatività e il relativo estro.

Funziona sempre, ve lo assicuro.

«Quando sei nel dubbio, mettiti in moto» (cit. D. H. Lawrence)«e sali su una montagna!» (autocit.)

L’odore della primavera

Finalmente si può lavorare con la finestra aperta; ed anche stando al tavolo tra carte e libri finalmente si può annusare l’odore della terra in amore e del letame sui prati. Solo che ora rimango incerto tra il lavoro qui nella mia stanza del sottotetto e quello che mi aspetta fuori. Comunicare con i miei lettori o ripulire attorno alla casa le scorie dell’inverno e bruciarle nel debbio?

(Mario Rigoni Stern, Segnali di primavera in Uomini, boschi e api, Einaudi, 1a ed.1980, pag.79.)

Il canto di rinascita del cuculo

Nell’aprile del 1945 ero in un Lager e dai boschi di Graz avevo sentito il cuculo; poi tra le macerie di un vecchio bombardamento un vecchio vestito da cacciatore mi aveva sussurrato: – Non aspettare nessuno, mein liebe Freund. Vai a casa, scappa!
Anche per questo ogni anno desidero il canto del cuculo, che avrà pure rallegrato in quello stesso giorno gli amici della contrada e di scuola diventati partigiani che dentro il Bosconero aspettavano il segnale. Insomma i rondoni per la mia felice infanzia, e il cuculo per il giorno della speranza sono i segnali di sempre per ogni primavera. Infine se non abbiamo speranza a che vale vivere?

(Mario Rigoni Stern, Segnali di primavera in Uomini, boschi e api, Einaudi, 1a ed.1980, pag.81.)

San Valentino, l’amore, e i testicoli di lepre

Ecco, insomma… non manca molto a San Valentino, la festa degli innamorati, e se qualcuno non avesse ancora un valido motivo per celebrare siffatta ricorrenza… magari quanto sotto funziona (cliccate sulle immagini per ottenerne un formato più leggibile):

Tentar non nuoce.
Forse.

N.B.: prima di sbagliarvi con chissà quale erbaccia, sappiate che la verbena è questa. Riguardo ai testicoli di lepre, invece… be’, ci pensate da soli, vero?

P.S.: grazie di cuore a quel bellissimo luogo d’arti (al plurale) che è la Bibliosteria Cà Berizzi, dai cui preziosi fondi proviene il suddetto volume, e a Valeria Offredi, la Bibliostessa, per avermi concesso l’uso delle immagini.