Resisti, M49!

[Foto tratta da qui, cliccateci sopra per leggerne la fonte.]
Maledizione, M49!

Scrivevo solo ieri, qui sul blog, felicitandomi del tuo ritorno e purtroppo ti hanno già catturato e privato della tua naturale libertà, quei prepotenti!

Mi sembra evidente che ti aspettassero al varco, gli umani trentini in sodalizio “istituzionale” coi sudtirolesi, che gli bruciasse ancora il modo in cui lo scorso anno li hai bellamente buggerati… e ora, appena ne hanno avuto l’occasione, si sono voluti vendicare, imprigionandoti di nuovo nel recinto dal quale l’estate scorsa eri riuscito a fuggire, a volerti far subire oltre al danno pure la beffa!

Be’, non so se questa volta riuscirai nuovamente a riguadagnare la tua libertà, nonostante sia con tutta evidenza ben più intelligente dei tuoi carcerieri; immagino che ti terranno d’occhio in maniera alquanto stringente, continuando ovviamente a sostenere che tu sia “pericoloso”.
Tu, non loro. Al solito, già.

Mi auguro non ti facciano del male, quegli umani, e abbiano la decenza di riconoscere la tua naturale dignità. Come scrivevo ieri e qui ribadisco, il diritto degli umani di stare al mondo è basato sul dovere di garantire lo stesso diritto alle altre creature viventi. E che degli esponenti della razza umana vengano a raccontare che questo diritto tu non l’hai perché sei “pericoloso”, è come sentire un piromane indefesso che imponga con arroganza a qualcuno di spegnere il fiammifero che tiene in mano. Ecco.

Bentornato, M49!

[Marzola (Trento), l’orso M49 immortalato da una fototrappola il 16 luglio 2019. Cliccate sull’immagine per scoprirne la fonte.]
Bentornato, M49!
Come stai? Spero bene! Mi auguro che tu abbia passato un buon inverno, goduto d’un bel letargo ristoratore e che sia ben in forze per affrontare la prossima bella stagione.

Nel frattempo, qui tra gli umani, è scoppiato un gran casino. Una roba forte, un virus tremendo che s’è diffuso rapidamente quando ancora tu dormivi e per certi aspetti anche in forza di alcuni errori compiuti dall’uomo nel suo rapporto con l’ambiente (magari ti sarai accorto pure tu che in giro ci sono meno umani, meno rumore, meno odori antropici, meno pericoli in generale, per voi). Poi, al solito, certe “figure di comando” (non farmi dire di più al riguardo!) hanno combinato i consueti pasticci e fatto probabilmente danni peggiori di quelli che si potevano registrare. Spero comunque che tale virus non si trasmetta a voi plantigradi, che peraltro di “distanziamento sociale” – una roba che hanno imposto proprio per evitare ancor maggiori danni tra gli umani, con quel virus – mi pare siate piuttosto esperti e capaci di “gestirlo” al meglio.

Insomma, siamo alle solite, cioè quelle circostanze che pure tu hai constatato sulla tua pelle – anche se non troppo duramente, per fortuna – la scorsa estate: all’Homo Sapiens, che si crede sempre la più intelligente, astuta, furba, ingegnosa, forte, sapiente, dominante creatura sul pianeta, basta poco per finire nei casini e palesare tutta la sua debolezza. Alla faccia della loro così pompata “sapienza”, lo scorso anno tu li hai presi in giro per bene, gli umani del Trentino; ma, a fronte di te che sei grande e grosso, ora è chiaro che persino una creatura microscopica e sostanzialmente “stupida” come un virus sa mettere in ginocchio la potente e imperante razza umana. E di brutto, già.

Lo capiranno, i “Sapiens”, di non essere affatto tutto ciò di cui si vantano? E di doversi dare una bella regolata, nelle loro autocompiacenti pretese e, per certi versi ancor più, nel loro rapporto con il mondo che li ospita e che per nulla dominano, ribadisco, se non in tema di soprusi e prepotenze?

Dici di no?

Be’, non so, ma temo che tu abbia ragione.

Quanto meno mi auguro che ti lascino in pace, ora che hanno altro a cui pensare, facendoti trascorrere una gradevole bella stagione. E che lo capiscano, appunto, che il loro diritto di stare al mondo è basato sul dovere di garantire lo stesso diritto alle altre creature viventi.
Ma, forse, questo è un ragionamento già fin troppo articolato, per i “Sapiens”.

Domenica scorsa, in Lessinia

Arrivo forse ultimo a segnalare quanto è successo, ma mi auguro giammai ultimo a rimarcare il valore profondo di ciò che è avvenuto domenica scorsa in Lessinia, quando migliaia di persone hanno camminato per il bellissimo territorio del Parco Naturale, educatamente, compostamente e nel silenzio più adatto a far parlare la voce dei monti al fine di opporsi alla scellerata – ma, ribadisco, la definirei pure criminale – iniziativa della Giunta regionale veneta con cui si vorrebbe ridurre la superficie protetta del parco, come ho raccontato in questo mio precedente post. Trovate numerose cronache sulla giornata di domenica nella pagina facebook “Lessinia Futura”.

È stato qualcosa di bellissimo, sì, che ha reso ancor più palesemente brutti la volontà, l’iniziativa e l’atteggiamento messi in atto dalla Giunta Regionale contro un territorio e un paesaggio che solo dei dementi potrebbero pensare di sottrarre alla più giusta, equa e naturale salvaguardia. Poi, lo si sa bene purtroppo, molto spesso la politica dimostra di agire in base a demenze piuttosto che in forza di buon senso e razionale civismo. Speriamo che lassù, sugli splendidi altipiani lessini, stavolta vincano questi ultimi e non la solita, bieca, ipocrita, strumentale, italica scelleratezza politica. È una speranza di civiltà, in fondo.

[Cliccate sulle immagini per vederle nel formato più grande e completo.]

Dolomiti Patrimonio Unesco? Sul serio?

[Foto tratta da https://www.ladige.it/territori/giudicarie-rendena/2017/09/29/cartelli-unesco ]
Le Dolomiti, celeberrime montagne tra le più belle al mondo che si elevano in un territorio di altrettanta grande bellezza, nel 2009 sono diventate “Patrimonio Naturale dell’Umanità” Unesco. Nel 2010 è nata la Fondazione Dolomiti Unesco, il cui compito è garantire una gestione efficace del Bene seriale, favorirne lo sviluppo sostenibile e promuovere la collaborazione tra gli Enti territoriali che amministrano il proprio territorio secondo diversi ordinamenti (si veda qui per ulteriori dettagli sulla nomina e sulla Fondazione)

[Foto tratta da “Il Dolomiti”, cliccate sull’immagine per accedere alla fonte originale.]
L’1 e 2 febbraio 2020, nel Parco Naturale Paneveggio–Pale di San Martino, uno dei nove sistemi dolomitici inclusi nel Patrimonio Unesco, andrà in scena il «Suzuki 4×4 Hybrid Vertical Winter Tour 2020», un grande raduno di mezzi fuoristrada, con l’allestimento di percorsi disegnati ad hoc su cui i 4×4 potranno essere testati, e un’area di 700 metri quadri con tanti stand e un ampio parterre dove la sera avranno luogo veri e propri concerti (si veda qui un articolo de “Il Dolomiti” al riguardo con numerosi altro dettagli).

Ora, io credo che chiunque a cui vengano sottoposte le due questioni appena citate, nel contesto dal quale derivano, finirebbe per pensare che una delle due è un fake. O è impossibile che venga organizzato un tale raduno motoristico in una zona tutelata dall’Unesco, o è impossibile che una zona che ospiti tali eventi sia tutelata dall’Unesco. Non può essere vera sia l’una che l’altra.

Già, non può essere. A parte che in Italia, paese assai bizzarro come sapete, dove un territorio naturale considerato Patrimonio dell’Umanità e di conseguenza tutelato con specifici e in teoria “rigidi” protocolli può tranquillamente ospitare numerosi eventi (perché quello qui citato non è che l’unico di una lunghissima serie, si veda l’articolo de “Il Dolomiti” sopra linkato) di pesantissimo impatto ambientale senza che nessuna delle figure politico-istituzionali preposte alla gestione del territorio batta ciglio né tanto meno i rappresentanti della suddetta Fondazione, evidentemente troppo impegnati a lustrare il loro bel distintivo di “Patrimonio dell’Umanità” per rendersi conto di ciò che sta succedendo attorno.

D’altro canto Mountain Wilderness da tempo denuncia tale inconcepibile deriva, e degrado, del senso concreto del titolo Unesco per le Dolomiti, ormai veramente ridotto a uno specchietto per allodole fin troppo ingenue, o estremamente miopi, dietro il quale nascondere interventi di modificazione del territorio e infrastrutturazioni di varia natura veramente incredibili. Lo ha fatto anche di recente, ad inizio Gennaio, con questo testo intitolato significativamente Metamorfosi del riconoscimento DOLOMITI UNESCO – da tutela a marketing la cui chiusura riassume perfettamente ciò che sta accadendo – alla faccia dell’Unesco, appunto:

Le minacce peggiori sono la svendita e la banalizzazione delle Dolomiti, che passano attraverso l’infrastrutturazione pesante della montagna, cosicché la sua fruizione diventa appannaggio del turismo di massa e degli amanti del lusso. Questo è il culmine dello sviluppo insostenibile di cui le Dolomiti sono oramai vittima; loro che per secoli hanno ospitato coraggiosi alpinisti, amanti dell’essenziale, e popoli fieri delle loro tradizioni.

Lo aveva fatto anche poco prima, lo scorso dicembre, tramite una lettera del Presidente Onorario di Mountain Wilderness Luigi Casanova indirizzata alla Fondazione Dolomiti Unesco e poi diffusa tramite gli organi d’informazione, con la quale si chiede conto all’Ente della sostanziale assenza, e inanità, nei confronti di quanto sta accadendo sulle Dolomiti; di seguito un passaggio significativo:

L’umiliazione più grave che voi istituzioni avete inferto alle Dolomiti sono i passi indietro che avete sostenuto nella limitazione agli accessi sui passi Dolomitici, o al permettere a soci sostenitori che organizzano raduni motoristici o voli in elicottero di usufruire del marchio di soci sostenitori, o a enti locali che violano di fatto, sostenendo progetto insostenibili (Marmolada, Comelico, Civetta), il dettato di Dolomiti 2040, compresi i temi relativi alla gestione della caccia.

Dunque, posto tutto ciò, e posto quanto chiunque può trovare sul web di palesemente comprovante rispetto alla questione qui solo accennata, insieme a molti altri chiedo:

ma che senso ha il titolo Unesco di “Patrimonio Naturale dell’Umanità” per le Dolomiti? A che cosa serve la Fondazione Dolomiti Unesco? Quale tutela si vuole garantire alle Dolomiti, al loro territorio, alla loro geografia montana, culturale, umana? O fino a quale grado di devastazione di essi si vuole giungere per inseguire meri tornaconti politici ed economici, alla faccia dell’ambiente, della Natura, delle genti che abitano il territorio, del loro futuro e, ribadisco, della stessa Unesco?

Sì, scritto così ben in grande, per rendere le parole e le domande poste le più inequivocabili possibile. Vediamo se c’è qualcuno che ha l’onestà intellettuale e morale di rispondere. Oppure, se si dovranno considerare le Dolomiti come un territorio perduto, ennesimo e inopinato non luogo paesaggisticamente e culturalmente devastato dall’ottusità e dall’egoismo umani. Un luogo dove non andare, per non rendersi complici d’un tale incredibile scempio.
Ribadisco: dove non andare. Fosse solo per non mangiare troppo nervoso e guastarsi l’animo.

Ecco. Vediamo come andrà a finire, già.

In difesa della Lessinia

Devo ringraziare di cuore Davide Sapienza, grande scrittore e prezioso amico, per avermi edotto su una vicenda di cui avevo sentito parlare ma che ora, grazie a lui, ho cercato di approfondire, una vicenda veramente sconcertante che non fatico a definire – vista l‘emergenza climatica planetaria che solo gli stolti e i mascalzoni non vogliono riconoscere – un autentico crimine ambientale e culturale, perpetrato in una delle più belle zone prealpine italiane, la Lessinia, nel Veneto – per inciso, una regione che protegge solo il 5% (!) del suo territorio.

[Foto di Adert – Opera propria, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=79976364 ]
Qui, con la proposta di legge regionale n.451 presentata dai consiglieri Stefano Valdegamberi, Alessandro Montagnoli ed Enrico Corsi, la maggioranza al potere in Regione Veneto (ma sia chiaro da subito: dal mio punto di vista gli schieramenti politici in gioco non mi interessano affatto, qualsiasi essi siano) intende tagliare più di 1.700 ettari di area protetta del Parco Naturale Regionale della Lessinia, nelle province di Verona e Vicenza, una delle aree protette più importanti e preziose di tutto il Nord Italia. Ciò – come si legge sulla lettera redatta lo scorso dicembre da una sorta di comitato spontaneo formato da ben 115 associazioni che subito si è mosso per cercare di opporsi a tale scellerata decisione – «senza i necessari approfondimenti sulle esigenze e le motivazioni che la giustifichino, senza adeguata documentazione a supporto, con poche e generiche righe di illustrazione, si vorrebbe stravolgere la legge istitutiva del Parco della Lessinia aprendo a scenari difficilmente prevedibili che destano grande preoccupazione per la salvaguardia dell’area protetta.
In assoluta controtendenza rispetto agli altri paesi europei e a una sensibilità diffusa a livello mondiale, la proposta di legge in oggetto comporta, una restrizione dell’area protetta di circa il 20% del territorio del Parco. Si tratterebbe del primo caso in Europa. Oltre alle criticità esposte di seguito, il danno di immagine e di credibilità si ripercuoterebbe in termini negativi su tutta l’attività promozionale, ricettiva e turistica della Lessinia che fa della unicità ambientale del territorio uno dei suoi punti di forza» – cliccate qui per leggere la lettera nella sua interezza. Una roba di una insensatezza assoluta, insomma.

Così scrive Davide Sapienza al riguardo:
«La decisione presa dal consiglio regionale veneto settimana scorsa ha dell’incredibile. Vero è che da molti anni ci sono gruppi di interesse, ben rappresentati dai governi lombardo-veneti di questi ultimi (troppi) anni, che come sentono parlare di “aree protette” hanno difficoltà cognitive a comprenderne il senso (ad esempio, il futuro dei propri figli e dei territori, invece del continuo saccheggio). Ma arrivare a ridurre un Parco Regionale di 1700 ettari, questa ci mancava. In rappresentanza di oltre 120 associazioni (tra le quali il CAI Nazionale), che sono la voce di quasi mezzo milione di associati in tutta Italia, domenica 26 gennaio da Roverè a Bosco Chiesanuova ci sarà un cammino per malghe durante il quale, esperti con argomenti per dare conoscenza e motivazioni sull’esistenza del Parco, spiegheranno molte cose. Questo perché “la politica”, ai cittadini, argomentazioni (scientifiche o economiche o naturalistiche), non ne ha date, a parte qualche sparata tipica dell’attuale clima “politico” nel quale i processi cognitivi sono in letargo da lungo tempo. Nel frattempo, vi consiglio vivamente di visitare la Lessinia e di farvi un’idea: i Vaj, che verranno esclusi dal parco, ne costituiscono un tratto geomorfologico e culturale – geopoetico, dico io – fondamentale.
Giovedì 30 gennaio 2020, il Parco Regionale compie 30 anni. Un triste compleanno, che si spera di trasformare in un compleanno di diverse opportunità e di apertura di un confronto serio. Sperando, un giorno, nell’arrivo della rivoluzione giuridica chiamata wild law, “Diritti della Natura”.»

È stata appositamente creata una pagina facebook, “Lessinia Futura”, per tenere informato chiunque sia interessato alla vicenda sui suoi sviluppi, nella quale potete trovare ulteriori ragguagli in merito; sono stati inoltre programmati alcuni eventi di sensibilizzazione, tra i quali quello la cui locandina vedete qui sotto:

Ecco. Ribadisco: mi pare una vicenda d’un gravità sconcertante, che necessita d’una presa di coscienza civica e culturale degna di un paese realmente avanzato e civile, contro iniziative meramente politiche – nel senso peggiore e più triviale del termine, quello in uso in Italia, insomma – che sono invece manifestazione di un paese in costante imbarbarimento e indegno del tempo in cui viviamo.