Decadenze necessarie

Ecco, ci risiamo – ma non c’erano dubbi, al riguardo.

Se qualche giorno fa i credenti della tradizione cristiana hanno celebrato la risurrezione di Gesù, c’è da augurarsi che l’intera società civile possa presto festeggiare la definitiva decadenza di questi suoi ignominiosi (autoproclamati) “rappresentanti” terreni. Anche se, fosse anche solo per il fatto che la loro esistenza rappresenta la più drastica forma di ateismo, dovrebbero essere proprio i credenti cristiani i primi a festeggiare la fine di tale perversa presenza.

Dovrebbero, già.

Cliccate sull’immagine in testa al post oppure qui per leggere l’articolato approfondimento che il portale tio.ch dedica al tema. La situazione italiana è invece al solito ben delineata e denunciata dall’Associazione Rete l’Abuso.

Repetita iuvant (Naturae)

Ecco.
Visto che pure ieri ho sentito rumori di motociclette nei boschi (innevati!) sopra casa, e con sonorità che non lasciavano pensare per nulla a una conduzione tranquilla del mezzo, è bene ribadire con la massima chiarezza quanto sopra – e temo che non sarà l’ultima volta che toccherà farlo, purtroppo.

Cliccate sull’immagine per scaricarla in formato “poster” oppure qui per il formato pdf. E diffondetela, se avete a cuore il paesaggio naturale e la salvaguardia della sua (e nostra) bellezza!

Gente da denunciare. Punto.

E nel mentre che sempre più persone di buona volontà e di ammirevole senso civico, attraverso le associazioni delle quali sono membri o per iniziativa personale, cercano di diffondere una cultura ambientale sempre più virtuosa e l’impegno condiviso, materiale e immateriale per la salvaguardia dei nostri territori naturali, beni comuni o meglio commons (culturali, economici, sociali e molto altro) di tutti e verso i quali tutti abbiamo diritti e doveri, individui con senso civico nullo e cattiva volontà si permettono di produrre e mandare sui canali TV programmi come questo:

Programmi che meritano soltanto una cosa: un bell’esposto alla Procura della Repubblica di competenza della zona nella quale sono stati realizzati, a carico di chi li abbia realizzati ovvero a chi nell’amministrazione pubblica li abbia autorizzati. Punto.

E ricordatevi: se durante un’escursione in ambiente naturale incontrare o avvistate dei motociclisti che scorrazzano per divertimento su sentieri e strade rurali chiuse al transito dei mezzi motorizzati e dunque senza autorizzazione al passaggio, denunciatelo subito ai Carabinieri Forestali della zona in questione oppure contattate sul posto il 112!

BASTA moto sui sentieri (una volta per tutte!)

Un’ennesima circostanza alquanto irritante, accaduta la scorsa domenica, della quale sono stato diretto testimone, mi ha riconfermato come la questione del passaggio non autorizzato e a scopo ludico di motociclette lungo strade e sentieri di montagna con divieto di transito sia una piaga tra le peggiori che il territorio naturale debba subire. Una piaga che resta invariabilmente impunita, vuoi per la difficoltà dei controlli (che tuttavia spesso sono ben più semplici da eseguire di quanto si creda, come nel caso delle mie zone: è la volontà degli amministratori pubblici e delle forze dell’ordine che manca!), vuoi per la prepotente e incivile spavalderia di molti motociclisti (non tutti, sia chiaro, ma comunque troppi!) che a bordo delle loro stramaledette moto si sentono i padroni invincibili e intoccabili della montagna.

Ribadisco con ancor maggior forza quanto ho già sostenuto e scritto altre volte, sia qui sul blog (vedi qui, qui e anche qui: negli articoli trovate anche i riferimenti legislativi in tema) che in altre sedi pubbliche e mediatiche: BASTA con le moto sui sentieri, questo fenomeno scellerato deve essere cancellato al più presto! Le leggi al riguardo ci sono, vanno semplicemente fatte rispettare – una cosa sempre troppo ostica, in Italia. E ci sono anche i soggetti istituzionali preposti a conseguire questo obiettivo di civiltà, peccato siano sempre così svagati: a partire dal Club Alpino Italiano, che sul tema dice spesso cose giuste le quali tuttavia restano solo belle parole sulla carta, mentre gli enti pubblici territoriali, al solito, si fanno notare per la loro assenza (vedi sopra in merito alla volontà di far rispettare le leggi in vigore). Resta solo la mirabile attività di molte piccole associazioni volontaristiche locali di tutela dell’ambiente e di manutenzione dei sentieri, i cui appelli accorati e ben circostanziati echeggiano chiarissimi e inequivocabili tra i monti (e sui media) ma restano inascoltati dai sordi amministratori suddetti.

A questo punto, non resta che concludere con un pensiero chiaro e inequivocabile: il fatto che divieti, normative e regolamenti giuridici siano palesemente inosservati e trascurati dagli stessi amministratori pubblici, non può consentire in nessun caso l’impunità di quei maledetti motociclisti. Non può. Ovvero: devono capire, costoro, che quello che si arrogano il diritto di fare con le loro motociclette non può essere fatto – e lo devono capire attraverso ogni modo possibile.

Chi ha orecchie e soprattutto cervello e ancor più senso civico per comprendere ciò, lo capisca. Altrimenti, «a mali estremi, estremi rimedi» si dice, no? Ecco.

Manifestare senso civico

Ma alla fine, manifestare senso civico, significa solo mettere in atto «quell’insieme di comportamenti e atteggiamenti che attengono al rispetto degli altri e delle regole di vita in una comunità» – in base alla definizione tratta dal sito dell’Istat, qui, da dove viene anche l’immagine in testa al post – oppure significa anche, se non forse soprattutto, adoperarsi attivamente al fine di cambiare quelle regole di vita della comunità imposte o istituzionalmente emanate ma all’atto pratico palesemente malfatte, perniciose, illogiche (anche ove perseguenti fini “particolari” contrari all’interesse comune) e sbagliate?

E dall’altra parte, le istituzioni democratiche hanno soltanto il compito di “esigere” le manifestazioni di senso civico dagli individui ad esse sottoposti atte al rispetto delle regole imposte ed emanate, oppure (anche, se non forse soprattutto) quello di favorire e sostenere le azioni che possano continuamente cambiare e migliorare quelle regole, così da renderle sempre più logiche e contestuali alla vita della comunità (e delle stesse istituzioni) nonché al rispetto reciproco dei suoi membri, dunque sempre meno soggette a violazioni e relative azioni repressive?

No, perché in giro qualcuno in questi giorni tira in ballo, tra millemila altre cose, anche il “senso civico”, che è una di quelle che spesso si cita senza che quasi mai chi la cita dica anche cosa intenda, con tale definizione – o sappia cosa significhi, vorrei pure aggiungere. Una di quelle belle definizioni da buttar lì nei propri discorsi su come va il mondo per farsi vedere colto e “figo”, sostanzialmente, e amen.

Ma non è soltanto una definizione, il “senso civico”, è una pratica quotidiana, costante. Incessante, anche perché mai del tutto “finita”, sempre perfettibile. Che ovviamente c’entra col non buttare le cartacce in terra e col non farsi raccomandare per ottenere favori non meritati, ci mancherebbe, ma non è solo questo, assolutamente. Essendo una pratica quotidiana ovvero metodica, potenzialmente, se più viene citata a parole è perché meno viene attuata nei fatti.

Chissà se pure per il senso civico, dunque, «niente sarà come prima», o se il mettere fianco a fianco le due cose serva solo per far che, al solito, si annullino a vicenda. Chissà.