Se la politica “contrasta” lo spopolamento delle montagne aprendo funivie e ciclovie e chiudendo scuole e farmacie

[Veduta di Gromo in alta Val Seriana, Lombardia. Foto di ©Vincenzo Piramide, tratta da www.touringclub.it.]
L’83,2% dei comuni montani con meno di 5mila abitanti risulta privo di almeno un servizio essenziale alla residenza tra farmacia, ufficio postale, sportello bancario e distributore di carburante, e solo il 19,6% ne dispone contemporaneamente. Senza contare poi le carenze croniche di personale amministrativo, il degrado della qualità dei servizi offerti alla cittadinanza, i tagli continui di risorse, la scarsa rappresentatività politica…

Ciò che fotografa l’indagine sullo stato dei piccoli comuni italiani pubblicata lo scorso 15 giugno sul “Sole 24 Ore” è il fallimento di lungo corso della politica italiana nei confronti delle aree interne e montane: un fallimento che non nasce oggi ma decenni fa e che nessuno tra le istituzioni ha voluto risolvere, anzi, che la politica ha reso cronico per disinteresse, incuria, ignoranza, meschinità.

[Una delle infografiche tratte dall’articolo citato de “Il Sole 24 Ore“.]
Eppure da quella politica, al posto di veder arrivare piani articolati e organici di sostegno e sviluppo autentici dei territori montani, vediamo continuamente spendere centinaia di milioni di Euro di soldi pubblici in impianti sciistici, ciclovie e altre infrastrutturazioni d’ogni sorta a beneficio soprattutto turistico perché, dice la politica, «contrastano lo spopolamento delle montagne», «sviluppano l’economia», aiutano «giovani e famiglie a restare» eccetera.

Ma veramente ancora c’è qualcuno che crede a queste baggianate? Veramente qualcuno non vede ciò a cui quelle cose realmente servono, ad alimentare affari clientelari tra i sodali dei politici di turno senza nessuna cura per i territori e le comunità?

[Il nucleo storico di Scanno, in Abruzzo. Foto di Mario75Romano, opera propria, CC BY-SA 4.0, fonte commons.wikimedia.org.]
D’altro canto, mi viene da pensare che dalla politica contemporanea, dalla qualità dei suoi componenti e del loro operato, non si può certo sperare che venga qualcosa di buono per le montagne. Anche quando hanno finto di realizzare iniziative apparentemente articolate, ne sono usciti dei disastri più o meno grandi: si pensi ad esempio al mezzo fallimento della Strategia Nazionale per le Aree Interne o alla recente e tanto osannata Legge sulla Montagna, i cui risultati al momento sono del tutto assenti. Non ne sono capaci e non vogliono nemmeno imparare, mi pare chiaro. Per il resto, l’azione della politica per i territori montani si riduce a tanti progettucoli privi di coordinamento, di senso del contesto, di visione progettuale e strategica, di interlocuzione con le comunità, buttati qui e là per le montagne ad mentula canis tanto per far credere (e far parlare al riguardo i media compiacenti) che si facciano cose quando in realtà di concreto non si fa nulla o quasi. E infatti funivie, seggiovie e cannoni sparaneve finanziati con le nostre tasse proliferano ovunque mentre i servizi essenziali per la popolazione – quelli citati oltre a ambulatori, scuole, trasporti pubblici – anch’essi finanziati dalle nostre tasse svaniscono.

Ribadisco: c’è ancora qualcuno che crede alle fandonie della politica sulle montagne? Non sarebbe invece il caso di fare massa critica e chiedere conto alla politica della sua incapacità, o del suo disinteresse, rivendicando con fermezza che le montagne e le aree interne, con i loro bisogni autentici, tornino a essere ascoltate e realmente sostenute? O dite che la politica attuale non è in grado nemmeno di fare questo, troppo impegnata a blaterare parole senza mai realizzare fatti concreti?

Servizi di base, giovani, nuovi residenti, economie locali, fiscalità, governance territoriale: proposte chiare e concrete per rimettere le montagne al centro del paese

Le aree montane non sono una semplice periferia, ma una leva strategica per il futuro del Paese. Lo mette in chiaro da subito il documento “Sviluppo sostenibile per le regioni montane: dalla marginalità alla centralità”, pubblicato l’11 maggio scorso dal sottogruppo di lavoro “Montagna e Aree interne” dell’ASviS, l’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile. È uno dei migliori position paper pubblicati negli ultimi tempi in tema di sviluppo autentico, e autenticamente sostenibile, per le montagne italiane, per come sappia mettere in fila i principali elementi che caratterizzano il tema analizzando il quadro normativo nazionale e le disuguaglianze territoriali, per poi approfondire il necessario cambio di paradigma, il ruolo dei servizi ecosistemici, le opportunità offerte dalla Nature Restoration Law e, infine, evidenziando le criticità delle politiche di coesione per avanzare proposte concrete, fattive, operative per il rilancio delle aree montane. Lo potete scaricare in formato pdf qui.

In un contesto globale segnato da crisi climatica, disuguaglianze crescenti e ritardi nell’attuazione dell’Agenda 2030, le montagne assumono un ruolo cruciale. Coprono circa un quarto delle terre emerse e garantiscono servizi essenziali come acqua, biodiversità e risorse naturali, da cui dipendono miliardi di persone. Eppure, questi territori continuano a soffrire di spopolamento, carenza di servizi e frammentazione delle politiche pubbliche.

Il documento di ASviS evidenzia come, nonostante l’impegno delle Nazioni Unite e dell’Unione europea, le strategie attuali risultino spesso disallineate e poco efficaci a livello territoriale. Anche in Italia, il nuovo quadro normativo – dalla legge 131/2025, la recente “Legge sulla Montagna”,  alla Strategia per la Montagna Italiana – presenta criticità legate alla governance, alla classificazione dei comuni montani e alla frammentazione delle risorse.

Risulta sempre più indispensabile riconoscere il valore dei Servizi Ecosistemici forniti dalle aree montane, introducendo strumenti di compensazione e modelli di sviluppo capaci di integrare ambiente, economia e coesione sociale. Si tratta di passare da una logica assistenziale a una strategia abilitante, che valorizzi il capitale naturale e sostenga le comunità locali. Questo significa anche stabilire un patto di mutua responsabilità tra i territori e le popolazioni (la montagna) che forniscono questi servizi, e coloro che ne beneficiano (le città e la pianura). Questo patto, di matrice pienamente metromontana, è essenziale per garantire la continuazione della fornitura dei Servizi Ecosistemici vitali di cui le città beneficiano (es. acqua pulita) e, al contempo, per sostenere le comunità montane a mantenere vive le loro terre e ottenere servizi adeguati.

Ma ve ne sono molte altre di priorità da realizzare al più presto: contrastare lo spopolamento attraverso politiche per i giovani e i nuovi residenti, rafforzare e garantire i servizi essenziali e la connettività digitale, promuovere la formazione e l’istruzione in loco, garantire una fiscalità di vantaggio a chi voglia vivere e lavorare in quota, sostenere le filiere produttive locali e promuovere modelli di governance territoriale più integrati e partecipativi.

Il documento di ASviS richiama inoltre l’urgenza di coordinare le diverse strategie esistenti – dalla Strategia nazionale per le aree interne alle Green Communities – superando il cosiddetto “paradosso strategico”: la proliferazione di piani che faticano a tradursi in azioni concrete.

In questa prospettiva, il principio di equità territoriale emerge come chiave di lettura trasversale: garantire pari accesso a servizi, opportunità e investimenti indipendentemente dalla collocazione geografica significa riconoscere alle aree montane non solo specificità e fragilità, ma anche un ruolo strutturale nell’equilibrio complessivo del Paese. È su questa base che il documento propone di riorientare politiche e risorse, superando logiche frammentarie e costruendo un modello di sviluppo realmente inclusivo e sostenibile.

[Un “Quarto Stato delle montagne”, immaginato con l’aiuto di Google Gemini AI.]
È fondamentale attuare finalmente un cambio di paradigma: la montagna deve passare da una condizione di marginalità ad una di centralità strategica, ancor più in forza della crisi climatica in corso e della realtà in divenire. Questo cambio di paradigma implica lo sviluppo di una nuova economia montana integrata, che non si limiti alla sola vocazione turistica, ma valorizzi tutte le sue risorse e specificità. Si tratta di riconoscere il valore non solo intrinseco, ma anche funzionale dei territori montani per l’intera collettività.

Insomma: il documento di ASviS contiene numerose e valide proposte per rimettere al centro del paese le sue/nostre montagne. Sapranno la politica e gli enti pubblici, i portatori d’interesse istituzionali, i grandi soggetti economici, i loro partner strategici e chiunque abbia facoltà di decisione e intervento sui nostri territori montani dare corso a tali proposte e alle numerose altre con le quali da tempo si invoca quel fondamentale cambio di paradigma? Oppure di nuovo tutto quanto scivolerà, tra tante belle parole, suggestivi slogan e seducenti promesse diffuse ad hoc da qualche media compiacente, nel solito dimenticatoio?

MONTAG/NEWS #15: notizie notevoli, interessanti e emblematiche dalle  montagne ne abbiamo avute, la scorsa settimana?

Certo che ne abbiamo avute, la domanda è ovviamente retorica: la montagna resta un ambito del tutto peculiare e esemplare di ciò che accade nella nostra realtà quotidiana, nel bene e nel male. Dunque ecco a voi una nuova mini-rassegna stampa settimanale delle notizie relative a cose di montagna pubblicate in rete e sulla stampa più interessanti da conoscere e leggere, con i link diretti alle fonti originarie così da poterle approfondire a piacimento. Come ricordo sempre, di notizie concernenti le montagne ne escono a bizzeffe tutti i giorni sui media d’informazione, a volte parecchio superficiali e conformistiche, altre volte più obiettive e dunque valide: qui provo a non perdere alcune delle più significative. Durante la settimana le più recenti le trovate sulla home page del blog nella colonna di sinistra; qui invece trovate il loro archivio permanente.

Buone letture!


CI SIAMO ROTTI IL C… DEGLI APRÈS-SKI?

Tuorlo”, originalissimo magazine che tratta temi legati al cibo, l’arte, la cultura, il lifestyle e l’attualità, dedica sulla propria pagina Instagram una bella riflessione sul “fenomeno” degli après-ski, chiedendo a chi legge: «Ci siamo davvero stufati degli après-ski? Una volta la montagna chiudeva la giornata con un momento di relax e un drink in baita. Oggi questo fenomeno è diventato il vero obiettivo, e le piste fanno solo da sfondo. Non è per forza un male, ma la montagna resta fragile. Rumore, eccessi, neve artificiale… quanto regge tutto questo nel tempo? Possiamo divertirci senza perdere il senso del contesto?»


[Immagine tratta da www.tuscanypeople.com.]
UN NUOVO (E ULTERIORE) DDL PER LE AREE INTERNE E MONTANE

Lo scorso 28 gennaio il CNEL ha approvato un nuovo Disegno di legge contenente “Disposizioni per la rigenerazione e il ripopolamento delle aree interne e montane, il rafforzamento dei servizi di cittadinanza e la promozione dello sviluppo locale sostenibile” al fine di «rendere i territori interni luoghi attrattivi per vivere, lavorare e investire, in un contesto di piena coesione territoriale e di sostenibilità ambientale.» Per come viene presentato nel comunicato stampa, è un ottimo testo, ricco di indicazioni importanti. Ma era tale anche la recente “Legge sulla montagna” che invece si sta rivelando piena di aspetti controversi, e lo era pure la Strategia Nazionale per le Aree Interne, che fonti autorevoli ritengono fallace e inefficace. Dunque? Cui prodest?


NEANCHE I LADINI DI CORTINA SONO CONTENTI DELLE OLIMPIADI

Non solo a Bormio, pure a Cortina d’Ampezzo le imminenti Olimpiadi non sono benviste, e tra gli ampezzani critici verso l’evento c’è la comunità dei ladini, minoranza linguistica caratterizzata da culture e tradizioni assai peculiari, che dice di non essere stata abbastanza valorizzata nell’organizzazione dell’evento e protesta per l’impatto ambientale. «Noi ladini siamo stati del tutto ignorati, non ci hanno nemmeno chiesto di presenziare a qualche cerimonia con i nostri abiti tradizionali […] Tutti possono constatare come è stata massacrata la valle da chi, senza nemmeno chiederci il permesso, ha distrutto il nostro prezioso ambiente e sventrato la conca ampezzana».


A CHE PUNTO È IL COLLEGAMENTO TRA IL COMELICO E LA VAL PUSTERIA?

Risponde a tale domanda sul contestato collegamento sciistico tra Veneto e Alto Adige – chiamato “STACCO” – e fa il punto della situazione Mountain Wilderness Italia, anche alla luce delle recenti dichiarazioni del sindaco di Comelico Superiore per il quale gli appalti potrebbero partire già da marzo: «L’iter autorizzativo e la Valutazione di Impatto Ambientale del progetto sono tuttora in corso e non possono essere considerati conclusi. Nell’ambito della procedura regionale PAUR/VIA sono state infatti presentate numerose osservazioni che evidenziano criticità di natura programmatica, naturalistica e progettuale, alle quali il Comune è tenuto a rispondere attraverso integrazioni, eventuali modifiche o ulteriore documentazione.»


RITORNO O DANNO ECONOMICO DALLE OLIMPIADI?

Secondo la consigliera regionale lombarda Silvana Snider, «I Giochi olimpici rappresentano un investimento strategico capace di lasciare un’eredità concreta: un ritorno economico stimato in 5,3 miliardi.» Peccato che il rapporto “Open Olympics” riferisca di costi accertati per Milano Cortina pari a 5,72 miliardi, mentre altre fonti stimano in oltre 7 miliardi la spesa – che non finirà certo con le gare, viste le tante opere in ritardo e gli extra costi che ne deriveranno. Quindi, in concreto, si è creato un danno economico al paese, altro che ritorno o eredità! Che alla consigliera Snider, con rispetto parlando, serva una buona calcolatrice, da usare prima di proferire certe affermazioni?


PRO E CONTRO DEI PARCHI SOLARI ALPINI DELLA SVIZZERA

La Svizzera sta sviluppando grandi parchi solari in alta montagna per aumentare la produzione di energia rinnovabile, soprattutto in inverno. Essi rientrano in un programma federale lanciato nel 2022 per il quale sono previsti circa 30 grandi parchi solari nelle Alpi svizzere, alcuni già realizzati, mentre molti altri sono stati bocciati. Tuttavia il programma registra risultati contrastanti: da una parte l’efficienza di tali impianti in alta quota è molto elevata e la produzione di energia va a vantaggio diretto dei territori interessati, dall’altra i costi di realizzazione sono ingenti e l’impatto sul paesaggio è notevole, con effetti negativi anche sulla biodiversità locale.

Quando l’uomo sa(peva) dialogare con il territorio

L’immagine che vedete qui sopra, tratta da una vecchia pubblicazione del Touring Club Italiano (degli anni Sessanta del Novecento, probabilmente) mostra l’abitato di Dosoledo, una frazione del comune di Comelico Superiore, in provincia di Belluno. Come rimarca l’amico Angelo Borroni, che me l’ha inviata a seguito di una mia disquisizione sul paesaggio montano antropizzato, è un’immagine meravigliosa per come mostri le funzioni urbane dell’abitato perfettamente allineate alla morfologia del territorio e in armonia con il paesaggio alla cui elaborazione equilibrata contribuiscono: la linea dei fienili, il villaggio abitativo, i prati e le strutture di supporto alle attività rurali, la fascia boschiva a proteggere le case. Un’immagine che rappresenta una emblematica lezione di paesaggio antropizzato che Angelo, ex docente della Statale di Milano, ha mostrato per decenni ai propri studenti, e che racconta di un rapporto equilibrato e consapevole degli abitanti del posto con le proprie montagne, pur al netto delle criticità quotidiane che certamente la vita lassù comportava.

L’ordine urbanistico di Dosoledo manifesta il dialogo attivo tra il territorio e i suoi abitanti, la capacità di lettura delle sue morfologie, la comprensione – consapevole o innata – della geografia locale, la percezione che un territorio ordinato nel quale ogni elemento antropico deve trovare un legame non solo funzionale con quelli naturali e ambientali è la base per uno sviluppo equilibrato del territorio stesso e per la migliore abitabilità e vivibilità possibile, oltre che per la sua tutela non tanto in senso ambientale quanto più realmente ecologico, di ecosistema del quale si è parte ineludibile e quindi alla cui buona salute generale bisogna concorrere.

Ogni volta in cui invece il dialogo tra territorio e abitanti si è rotto, o è stato interrotto da elementi esterni alla dimensione locale al fine di imporvi meri soliloqui per i quali la voce dei luoghi e dei territori locali dava solo fastidio, ne è scaturito un gran disordine urbanistico e una disarmonia paesaggistica che inevitabilmente ha finito per alterare tanto i luoghi quanto la loro abitabilità. Ciò è accaduto quando alla percezione sostanzialmente ecologica del territorio si è sostituita la concezione esclusivamente economica dello stesso, alienata dai fattori locali e d’altro canto incapace di coglierne il valore specifico.

Di esempi al riguardo ce ne sono fin troppi sulle nostre montagne; ad esempio l’immagine sottostante di Foppolo, località il cui territorio è stato totalmente asservito all’economia turistico-sciistica e soggiogato al suo soliloquio, mostra bene quale caos urbanistico ciò abbia generato e quale conseguente degrado del paesaggio locale:

Tanti palazzoni, esteticamente discutibili, che sembrano buttati a casi nel territorio, senza nessuna programmazione urbanistica e tanto meno senza alcuna attenzione all’armonia con le forme del paesaggio circostante, la cui unica funzionalità è palesemente quella di mettere a valore la porzione di terreno occupata sfruttandola il più possibile, giammai di abbellirlo in modo organico con le altre costruzioni. Una totale assenza di dialogo con il territorio, insomma: nemmeno ricercato, rifiutato da subito perché fastidioso e inutile, con il risultato di un luogo alieno e alienante, estraneo, incongruo, brutto in mezzo a bellissime montagne.

Ma, lo ripeto, di esempi simili a quello di Foppolo, e pure di peggiori, ce ne sono a iosa sulle montagne italiane.

[Immagine tratta dalla pagina Facebook “Chèi da Dudlè (Quelli da Dosoledo)”, mentre quella sopra è di Google Earth.]
Nota finale, sospesa tra il bene e il male: come mostrano le immagini recenti soprastanti Dosoledo è rimasto pressoché uguale a come venne raffigurato nell’immagine del Touring Club inviatami da Angelo Borroni, e infatti è considerato uno dei più bei villaggi di montagna del bellunese. Certo i pascoli alle spalle del nucleo abitato hanno subito un parziale rimboschimento rispetto all’ampiezza di un tempo, ma nel complesso l’equilibrio paesaggistico locale si è preservato.

Tuttavia Padola, altra località del comune di Comelico Superiore posta proprio di fronte a Dosoledo, è coinvolta nel famigerato progetto di collegamento sciistico con la Val Pusteria e con il Dolomiti SuperSki: un’idea di turistificazione pesante del territorio insensata sotto molti punti di vista, come ho denunciato qualche tempo fa in questo articolo e in quest’altro precedente, che certamente avrebbe effetti deleteri anche sul paesaggio di Dosoledo. C’è solo da sperare che quel progetto, evidente risultato della totale mancanza di dialogo con il territorio locale ovvero di una sua concezione esclusivamente economica e speculativa, resti sulla carta, e che l’armonia paesaggistica di Dosoledo porti altrettanta armonia mentale e culturale in chi governa le sorti del suo meraviglioso territorio.

Montanari, vi chiudono le banche? Datevi al baratto!

[Il grattacielo di Intesa Sanpaolo a Torino con le Alpi sullo sfondo, così geograficamente vicine ma, nel pensiero della banca, così lontane. Fonte dell’immagine: www.openhousetorino.it.]
Intesa Sanpaolo, la maggiore banca italiana, forte del proprio utile di ben 8,7 miliardi di euro (!) conseguito nel 2024, chiuderà molti dei propri sportelli nei territori montani, come si evince da questo articolo de “L’AltraMontagna”.

La politica nazionale che fa, al riguardo? Nulla, d’altro canto non può intervenire in un’iniziativa privata, è già troppo impegnata nell’intervenire sui servizi pubblici chiudendo scuole e ambulatori medici o tagliando i trasporti. Può mica fare tutto lei, eh!

E come faranno dunque gli abitanti dei piccoli comuni montani con i propri conti bancari, che per giunta spesso non possono gestire nemmeno on line vista la scarsa qualità delle connessioni web in montagna?

Be’, possono sempre darsi al baratto oppure andare a vivere in città, no!

Come dite? Ma in questo modo la montagna si spopola ancora di più? Eh, meglio, così ci sarà più spazio per costruire infrastrutture turistiche e meno proteste al riguardo. Alé!

«La legge dispone provvedimenti a favore delle zone montane» recita l’articolo 44 della Costituzione italiana. La montagna è l’unico territorio del nostro paese menzionato nella Carta costituzionale. Deve essere stato chiaramente un errore.