In difesa del buio

[Il paesaggio “luminosamente inquinato” dell’Altipiano Svizzero dalla vetta del Rosinli sopra Bäretswil, Canton Zurigo. Foto di Jan Huber da Unsplash.]
Un po’ come il silenzio, da qualche tempo parte anche il buio – elemento del tutto naturale e in ciò ordinario come il primo – è visto come un qualcosa di pauroso e inquietante, nonostante non si viva più in secoli nei quali si credeva ai mostri annidati nell’oscurità ma nell’era della “comfort zone” assoluta, quella che ci fa credere, a noi umani, di avere sempre tutto sotto controllo, in primis grazie alla nostra supertecnologia, ma che in verità è una delle cause primarie che generano quella paura. Per questo, appena usciamo dai coni di luce dei nostri begl’impianti di illuminazione, noi uomini del Terzo Millennio pronti a conquistare Marte torniamo ad avere paura dei draghi come rozzi contadini superstiziosi dell’anno Mille – così come quando percepiamo il silenzio, al quale il rumore della quotidianità ci ha del tutto disabituato, proviamo timore persino del nostro respiro.

Fatto sta che non solo ci dimentichiamo che, ribadisco, silenzio e buio (con altri elementi) sono il mondo che abitiamo e grazie al quale viviamo, ma non consideriamo che “l’omicidio” del buio commesso con tutte le luminosissime “armi” che possediamo e che disseminiamo ovunque nel territorio abitato in certi casi provoca molti altri problemi e rischia di “uccidere” a sua volta l’ambiente che di quel mondo rappresenta la manifestazione vitale fondamentale. Tutto ciò, se possibile, vale ancora di più nei territori dove quegli elementi naturali risultano ancora sostanziali nel paesaggio locale, come in montagna. Moria di insetti, diminuzione delle piante impollinate, uccelli migratori disorientati, disturbo del ritmo del sonno della fauna, sono solo alcuni dei danni collaterali cagionati dall’impatto dell’inquinamento luminoso sul mondo in cui viviamo. Lo ricorda con un breve ma importante articolo sul proprio sito la CIPRA – Commissione Internazionale per la Protezione delle Alpi la cui importanza, come detto, trascende il mero interesse rivolto alla regione alpina: dacché se in montagna la presenza eccessiva della luce artificiale appare un dato palesemente macroscopico (Mario Broggi, ex presidente della CIPRA International, sulla rivista tedesca “Nationalpark” scrive che «Nelle Alpi la percentuale di boschi completamente oscuri di notte varia dal quattro per cento delle Alpi centro-occidentali al 16 per cento del versante meridionale delle Alpi. Le ultime grandi aree di buio totale non si trovano nella zona del bosco, ma nelle aree al di sopra della linea degli alberi», il che è parecchio allarmante, se ci pensate bene), è nei piccoli/grandi conglomerati urbani che l’inquinamento luminoso assume aspetti a volte quasi sconcertanti – chiedete a un “cittadino” se sia in grado di vedere le stelle in cielo, quando cammina nelle ore notturne per le vie della sua città, per dire!

Dunque, proprio a tal proposito, ecco che Cipra indica una possibile “soluzione”, certamente parziale ma già alquanto significativa, i “Parchi delle stelle”: «Le aree con poca illuminazione artificiale diventano quindi sempre più importanti. Da ciò è nata l’idea delle aree di protezione dalla luce. Sono luoghi che vengono protetti dall’inquinamento luminoso e permettono l’osservazione di un cielo naturale, che di notte è ancora buio. La riserva della biosfera UNESCO Rhön/D, il parco naturale di Gantrisch presso Berna o l’area protetta Winklmoos-Alm/D in Alta Baviera sono i cosiddetti parchi delle stelle che sensibilizzano i visitatori al fenomeno naturale del cielo notturno, alla protezione degli animali notturni e all’uso efficiente dell’energia. Il progetto transfrontaliero italo-austriaco “Skyscape” vuole addirittura sviluppare nuovi prodotti turistici puntando sull’oscurità. Propone infatti in via prioritaria l’osservazione del cielo buio e l’esperienza del paesaggio notturno intatto e indisturbato in aree selezionate delle Alpi.»

Ecco. Insomma: non abbiate paura del buio, anzi, salvaguardatelo in tutti i modi possibili e cercate di viverlo nel modo più virtuoso ed emozionante possibile. Anche perché, se vogliamo essere persone in un modo o nell’altro luminose e illuminanti (in modi autenticamente umani e non in altri, artificiali e artificiosi), abbiamo pur bisogno del buio per brillare al meglio, no?

Il vaccino della provvidenza

[Immagini di By Stefan-Xp, opera propria, CC BY-SA 3.0, fonte qui + Alexandra_Koch da Pixabay, rielaborate da Luca.]
Quindi, anche il papa si farà vaccinare contro il Covid-19.

Dunque nemmeno il Santo Padre, massimo rappresentante di Dio (di quello cattolico, almeno) in Terra, gode di quella “Provvidenza” e della relativa divina protezione conferita alla sua posizione e in forza alle preghiere personali – dirette come non mai visto il canale “privilegiato”, nel suo caso.

Be’, io dico che la sua scelta è certamente ammirevole. Sì, perché quando la questione è seria bisogna tornare seri e mettere da parte ogni altra vana inconsistenza. Già.

Altri “asintomatici”

[Foto di lukasmilan da Pixabay.]
Asintomatico: ormai abbiamo nostro malgrado molta confidenza con questo termine medico che fino a qualche mese fa forse nemmeno conoscevamo o consideravamo, in forza della pandemia da Covid in corso e alla numerosa presenza di individui positivi al virus senza presentare sintomi specifici.

Però, a ben vedere, come la scienza riesce bene a identificare le persone positive al Covid senza che queste ne presentino i sintomi, sarebbe una gran cosa se con similare accuratezza qualche metodologia scientifica riuscisse pure a identificare gli “asintomatici” tra i disonesti, gli idioti, gli ignoranti, gli incivili, i villani, i mascalzoni, i farabutti… sapete bene quanti ce ne sono anche in queste “categorie”, vero? Quelli che la prima volta che li vedi ti sembrano anche “belle” persone o quanto meno normali e invece (sono individui ingannevoli, spesso) poi risultano essere tutt’altro. Ci aveva già provato il buon Lombroso con metodologie e risultati certamente discutibili (ma da rivalutare per molti versi, lo sostengo da tempo), dunque qualche sorta di test medico-scientifico al riguardo, tanto rigoroso quanto efficace, non sarebbe affatto male. Anzi.

Anche perché gli asintomatici, che siano positivi ad un virus o a una qualche bassezza umana, sono sempre e comunque contagiosi. Quindi, appunto sarebbe ottima cosa identificarli e sanarli. Ecco.

Intimidazioni natalizie

Mentre scrivo, mancano ancora alcuni giorni al Santo Natale; quindi mi trovo, ci troviamo nel momento in cui più faticosa e coatta è la macchina intimidatoria con cui si cerca di tenere a bada l’orrore dell’evento.

(Giorgio Manganelli, Il presepio, Adelphi Edizioni, 1992. Immagine tratta da qui, da me rielaborata.)

La gestione dell’emergenza Covid in Italia, spiegata molto rapidamente e altrettanto chiaramente

Ecco.
Non serve aggiungere altro.