L’Italia come un “Truman Show”


Secondo me, potrebbero veramente aver ragione quelli che sostengono che l’Italia, in quanto istituzione, in verità non esiste più da un pezzo, trasformata in un gigantesco esperimento socio-politico attraverso il quale testare e gestire il comportamento di una comunità pubblica sottoposta a governi e assetti istituzionali sempre più scadenti e degradanti, al fine di elaborare conseguenti modelli di valore assoluto utili alla gestione di eventuali situazioni similari in paesi più evoluti.

Un po’ come quando si fanno i test di rottura dei materiali simulando le condizioni più critiche possibili, così da determinare limiti di sicurezza che siano ampi e dunque includenti nel relativo range una casistica altrettanto ampia e completa. Un Truman Show socio-politico su vasta scala, ecco, applicato al paese più adatto allo scopo in forza della sua scarsissima identità nazionale e dell’altrettanto pessima condizione della sua società civile. Già.

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La grande bellezza nelle mani della grande bruttezza

In Italia è da lustri, ormai, che si susseguono governi la cui azione porta invariabilmente il paese verso due conseguenze: o la rovina, o lo sfascio. Hanno persino l’ardire di chiamarli “del cambiamento”, ma è una situazione che somiglia molto alla sorte del carcerato a cui venga data la “opportunità” di cambiare cella facendogliela passare come un gran privilegio. Così tale carcerato, a furia di passare da una cella all’altra, si ritrova in gabbie sempre più strette, più buie, più fetide.

Personalmente, continuo a non capire come possano, gli italiani, lasciare il proprio paese nelle mani di siffatti esponenti politici di comprovata generale meschinità. Dacché il paese in questione non è uno staterello di scarso pregio ma è tra i più belli in assoluto, tra i più ricchi di storia, d’arte, di paesaggi, di cultura. Un paese dalle infinite possibilità e potenzialità messo nelle mani di chi tali potenzialità le avversa e le reprime, gettando via tempo e forze in questioni inconsistenti e di natura a dir poco infima.

Non lo capisco, insomma, come a fronte di così tanta bellezza si possa dare tanto peso ad altrettanta tangibile bruttezza. Non lo capisco proprio. Questa sì, è una realtà che dovrebbe assolutamente esigere un cambiamento. E vero, finalmente.

Visitando e raccontando le “cliniche dell’abbandono”… con Jussin Franchina questa sera in RADIO THULE, su RCI Radio!

Questa sera, 11 febbraio duemila19, ore 21.00, live su RCI Radio in FM e in streaming, appuntamento con la 9a puntata della stagione 2018/2019 di RADIO THULE, intitolata “Di altre cliniche dell’abbandono!

Ci sono, sono tanti, sono un po’ ovunque, ma spesso non li vediamo o da essi scansiamo lo sguardo, nella sensazione che la loro decadenza possa essere in qualche modo contagiosa. Eppure, se effettivamente l’oblio attanaglia i muri, le pareti, i fregi quando ve ne siano, le suppellettili all’interno e tutto il resto di materiale, la parte immateriale c’è ancora, rimane sempre, e spesso conserva “pezzi di umanità” di raro pregio e simbolicità. Sono i luoghi abbandonati, dei quali il nostro mondo massimamente antropizzato abbonda ma che sembrano buchi temporali, ambiti di sospensione dal tempo mentre tutt’intorno la vita continua a correre freneticamente. Ma c’è che qualcuno che ancora sa puntare lo sguardo verso di essi e “vederli”, sa riconoscerne la presenza, la storia, il retaggio umano. Ad esempio Jussin Franchina, scrittrice, ghostwriter, autrice letteraria “bergamasca ascendente veneta”, la quale sostiene che i luoghi abbandonati siano bellissimi proprio perché sfuggono ad ogni tentativo di imbrigliarli, e perché solo grazie allo stupore che puntualmente afferra chi ne varchi la soglia con la giusta sensibilità si può svelare e scoprire il loro contenuto di storie, di sensazioni, di umanità, di sogni svaniti, o forse non ancora del tutto. Jussin questi posti li definisce “le cliniche dell’abbandono”, e in questa puntata, dopo la precedente dello scorso anno, ci guiderà nuovamente alla scoperta di alcuni di essi, vicini a noi e particolarmente emblematici, in un cammino fatto di parole e musica affascinante, illuminante e vivace di quella vita “sospesa” ma ancora vibrante che in quei luoghi si conserva e aspetta solo di essere percepita.

Dunque mi raccomando: appuntamento a questa sera su RCI Radio! E non dimenticate il podcast di questa e di tutte le puntate delle stagioni precedenti, qui! Infine, segnatevi già l’appuntamento sul calendario: lunedì 25 febbraio, sempre alle ore 21.00, la prossima puntata di RADIO THULE! Stay tuned!

Thule_Radio_FM-300Come ascoltare RCI Radio:
– In FM sui 91.800 e 92.100 Mhz stereo RDS.
www.rciradio.it (Streaming tradizionale)
http://rciradio.listen2myradio.com
(64 Kbps, 32000 Hz Stereo AAC Plus)
– Player Android: Google Play
Il PODCAST di Radio Thule: di questa puntata e di tutte le precedenti di ogni stagione, QUI!

Per una “reiterata” cura dei luoghi abbandonati… lunedì 11/02 in RADIO THULE, su RCI Radio!

Nel nostro sempre più antropizzato, frenetico, svagato mondo contemporaneo, spesso vicino a noi, a volte ai margini delle nostre città e altre volte dentro di esse, ormai ignorati dai più ma in verità sempre ben visibili e presenti, ci sono alcuni posti bellissimi e disperanti che sfuggono ad ogni tentativo di imbrigliarli perché solo nello stupore che puntualmente afferra chi ne varchi la soglia consentono di sperimentare la particolare magia dell’abbandono. Nonostante il silenzio estremo, questi luoghi desueti sono posti intensamente empatici oltre che alquanto affascinanti, i cui muri raccontano – a chi li sappia ascoltare – infinite storie, emozioni, angosce, desideri e ricordi degli esseri umani che li hanno vissuti o che in qualsiasi modo vi ci sono correlati, generando da tutto ciò ulteriori storie, narrazioni, invenzioni, fantasie. Perché spesso in essi “abbandono” non significa assenza, semmai significa quiescenza, una condizione di sospensione nella quale tuttavia basta poco a riportarvi piena vita.

Questi posti qualcuno li ha chiamati, con una definizione suggestiva ed emblematica, “le cliniche dell’abbandono”: luoghi da curare, che hanno curato, che possono ancora farlo. Di essi andremo nuovamente alla scoperta, nella prossima puntata di RADIO THULE, lunedì 11 febbraio alle ore 21 live su RCI Radio, guidati da un ospite speciale che forse già conoscete o che intuirete ma, in caso contrario, che dovete scoprire e conoscere…

A breve ne saprete di più: save the date & stay tuned!

Di Mauro Corona, o della parodia della parodia

Non so se il buon Mauro Corona, scrittore assai suggestivo e personaggio mediatico ben più grottesco che sovente si erge a nobile (e apprezzabile, e ammirevole) paladino della Montagna e della sua cultura, sia concorde ovvero abbia da ridire riguardo l’immagine sopra pubblicata (cliccateci sopra per conoscerne la fonte e il contesto), che palesemente mette in relazione il diavolo e l’acquasanta, ovvero la fragile e (si spera) incontaminata bellezza della Natura montana e un SUV, autoveicolo che di “incontaminato” e incontaminante ha ben poco (assieme a tutto il resto che gli va dietro), con lo scrittore di Erto a fare da – consapevole o meno (spero vivamente la seconda) – testimonial. Assai significativa, nell’incipit dell’articolo dal quale l’immagine è tratta, leggere l’alquanto tragicomica affermazione “Mete raggiunte, spesso esplorate (laddove possibile, rispettosamente), in auto e in moto”: e dove non fosse possibile raggiungere tali mete “rispettosamente” – ovvero, inutile dirlo, quasi sempre? Domanda retorica, ovvio: si raggiungono comunque, fanc**o la Natura montana e la sua fragilità! Pecunia non olet autem corrumpit…*

Ma, giusto a proposito di tragicomico, torniamo a Mauro Corona, il quale ormai sta compiendo definitivamente la metamorfosi in parodia del “Corona” di Maurizio Crozza – una parodia della parodia o “controautoparodia”, insomma. Per carità, ognuno è libero di mostrarsi e atteggiarsi pubblicamente a ciò che vuole, seppur ciò vada a indebolire notevolmente il valore dei nobili messaggi e dei buoni propositi altrimenti proferiti (ed è proprio questa la cosa più discutibile della questione). Fatto sta che, appunto, resta ormai solo una piccola differenza tra i due “Corona”: che l’uno è un comico e l’altro no. E non è detto che di questo passo il comico sia Crozza.

*: “Il denaro non puzza, ma distrugge”.

P.S.: ringrazio per l’indiretta ispirazione alla scrittura di questo post Michele Comi, grande guida alpina malenca e, lui sì senza alcun paradosso, custode delle proprie montagne di grande cultura, concreta operosità e inestimabile importanza.