Una grave ingiustizia da eliminare, una volta per tutte

Premessa: la metafora che sto per usare è la più “leggera” (e ironica) possibile; evito di usarne altre ben più feroci, quantunque sarebbero del tutto giustificate.

Dunque, mettiamo che ci sia una sorta di multinazionale del giardinaggio la quale si sia imposta sul mercato definendosi la migliore in assoluto e ugualmente dotata, a suo dire, dei migliori giardinieri, i quali infatti insegnano a destra e a manca come poter curare i giardini. Posto ciò, un sacco di gente un po’ ovunque affida loro la cura del proprio verde, ma ecco che uno di loro compie un gran danno, nel giardino ad esso affidato. Beh, capita.
Altrove un altro giardiniere combina un simile guaio, e un altro pure, e un terzo lo stesso. I sopraccigli prendono ad alzarsi, la multinazionale chiede scusa, dice che non accadrà più.
Invece accade ancora, anzi: in numerosi giardini si constatano i danni causati dai giardinieri in questione. La multinazionale chiede perdono, sostiene che solleverà quei giardinieri così maldestri dal loro incarico ma dichiara pure che resta la migliore in assoluto nel suo campo, che quegli errori sono una pura fatalità.
Il tempo passa ma non solo i disastri combinati dai giardinieri della multinazionale non diminuiscono: aumentano ovunque a dismisura, anzi, salta pure fuori che i vertici dell’azienda hanno nascosto molti di quei casi per preservare il proprio business facendo credere di essere sempre e comunque la migliore nel proprio campo, continuando per giunta a impiegare persino i più maldestri dei suoi giardinieri, come nulla fosse accaduto.
Arrivano altre pubbliche scuse, altri mea culpa, altre promesse che più nulla del genere accadrà. Invece continua ad accadere, di giardini devastati e rovinati, spesso irreparabilmente, ce ne sono sempre di più, e sempre più rovinati con modalità a dir poco sconcertanti.

Ora, i casi sono due: o il personale di questa multinazionale della cura dei giardini è composto per la sua totalità da inetti, stolti e incapaci cronici, oppure la multinazionale ha sempre agito fregandosene della qualità del proprio lavoro e dell’interesse dei suoi clienti, mettendo così in atto una vera e propria frode. Sia quel che sia, nell’un caso o nell’altro: avreste voi ancora il coraggio di affidare la cura di un giardino a questa multinazionale, a fronte delle decine di migliaia di casi di danneggiamenti più o meno gravi perpetrati e, pure, dell’impunità inopinatamente goduta fino ad oggi che ne ha accresciuto se possibile ancor più l’inaffidabilità e la disonestà professionale?
Credo che la risposta (univoca) a questa domanda venga da sé. Non solo, credo pure che le condanne e le ingiunzioni a non esercitare mai più l’attività svolta fioccherebbero come neve durante una bufera invernale.

Bene, ora fate conto che la suddetta multinazionale sia (è) la chiesa cattolica e i danni causati siano (sono) le decine di migliaia di casi di crimini pedofili accertati ovunque nel mondo: Italia, Germania, Irlanda, USA, Canada, Brasile, Cile, Australia… ormai non c’è parte del pianeta che ne sia immune, i media ne forniscono notizie quotidiane – il caso qui sopra citato è solo uno degli ultimi (cliccate sopra l’immagine per leggere l’articolo).

Quindi? Che vogliamo fare? E sia chiaro che la storiella dei “sant’uomini rappresentanti di Dio in Terra” non regge più – non regge da secoli in realtà, ma ora in modo inequivocabile. Dunque? Continuiamo a voltarci dall’altra parte, rincitrulliti dalle loro parole, o finalmente agiamo di conseguenza?

Si attendono buone ed efficaci risposte – possibilmente prima che vengano commessi chissà quanti altri crimini, di pedofilia o d’altra bieca natura, e prima delle ennesime, false, meschine, furbesche e altrettanto criminose “richieste di perdono”, alle quali nessuno che abbia un cervello attivo ormai crede più.

Annunci

Quei “pii sciacalli” in Thailandia

Ricordate il post di martedì scorso con quella domanda (che ovviamente supponevo di natura retorica) su quanto tempo sarebbe passato prima che dalla vicenda del salvataggio dei ragazzi dalla grotta in Thailandia ne fosse tratto un film, un TV-movie, un serial, una docufiction o che altro?
Ecco, la risposta è già arrivata. Altro che mesi o settimane, come proponevo – peraltro ben sapendo di sbagliare in eccesso:

La rivista di cinema Variety dice che la casa cinematografica Pure Flix Entertainment, specializzata in film di orientamento cristiano e per famiglie, sta cercando di ottenere i diritti per fare un film sull’operazione di salvataggio. Michael Scott, dirigente della società, vive in Thailandia per lunghi periodi e dice di aver assistito e aiutato durante le operazioni, e che sua moglie era cresciuta con Saman Kunan, il sommozzatore morto giovedì scorso durante i preparativi per l’estrazione.
(Da questo articolo de Il Post).

Film di orientamento cristiano”. Ecco, amen!
Beh, quanto meno ora non abbiamo solo la risposta alla mia suddetta domanda ma sappiamo pure l’orientamento confessionale degli “sciacalli” di turno. Prevedibile, d’altronde.
Sia chiaro, mi auguro di sbagliare e di essere fin troppo sarcastico sulla vicenda. Non che non possano mai essere lecite narrazioni di questo tipo: ovvio che dipenda molto da come siano svolte e con quali fini (culturali o meno). Ma da un fatto che ha ricevuto una copertura mediatica globale e in real time come raramente è avvenuto prima, con tanto di cronache ora per ora, continui live dal luogo degli accadimenti, analisi tecniche e scientifiche di ogni sorta e quant’altro, il dubbio che ne venga tratta la solita bieca e ipocrita spettacolarizzazione commercial-cinematografica assai utile a fare soldi da parte di chi la realizza sulle spalle di tutti i coinvolti nella vicenda stessa è assolutamente forte. Almeno per quanto mi riguarda.

Ah, ma tanto il denaro è del diavolo lo sterco, no? Mica di altri!

P.S.: per la cronaca, la situazione “potenziali sciacallaggi mediatici” è comunque in progress, vedi qui.

Thailandia, scommesse aperte

Ok, ora che per fortuna laggiù in Thailandia tutto è finito per il meglio, si accettano scommesse su quanto (poco) tempo passerà prima che dalla vicenda ne venga tratto un film, un TV-movie, un serial, una docufiction o che altro.

Anni? Mesi? O forse settimane?

P.S.: l’infografica nell’immagine è tratta dal sito dell’ANSA, qui.

Freud e la guerra “genetica”

Inizialmente, in una piccola orda umana, la maggior forza muscolare decise a chi dovesse appartenere qualcosa o la volontà di chi dovesse realizzarla. Presto la forza muscolare è accresciuta o sostituita dall’uso di certi strumenti; vince chi possiede le armi migliori o chi le adopera con maggior destrezza. Con l’introduzione delle armi la superiorità intellettuale comincia già a prendere il posto della forza muscolare bruta, benché lo scopo finale della lotta rimanga il medesimo: una delle due parti, a cagione del danno che subisce e dell’infiacchimento delle proprie forze, è costretta a desistere dalle proprie rivendicazioni o opposizioni. Ciò è ottenuto nel modo più radicale quando la violenza toglie di mezzo l’avversario definitivamente, cioè lo uccide.

(Sigmund FreudLe ragioni profonde della guerra in Lettera a Einstein, settembre 1932, in Opere, Torino, Boringhieri, 1966-1978, vol. XI, pp. 293 e sgg.)

Nel 1931 il Comitato sull’Arte e Letteratura della Lega delle Nazioni propose ai più noti intellettuali dell’epoca di iniziare una corrispondenza epistolare su diversi temi; fra di essi, Sigmund Freud e Albert Einstein discussero intorno al tema della guerra. Gli scritti di Freud, che comunque riprendono concetti già espressi in sue opere precedenti, vennero poi raccolti in Perché la guerra? e sono considerati in gran parte premonitori della successiva ascesa del nazismo in Germania e degli eventi della Seconda Guerra MondialeFreud, al contrario di Einstein, affermò l’impossibilità della fine delle guerre, in quanto l’aggressività, fondamento di ogni guerra, è radicata nell’uomo.

Per cui, se così si può dire, non è dunque la guerra il problema – Freud docet. Dobbiamo farcene una ragione o quanto meno meditarci sopra per bene, e sotto ogni punto di vista.

Uscita da scuola – e dalla realtà

Giusto a proposito di “parole pesanti“…
A fronte del tema di fondo molto pratico, che dunque ha una sua relativa importanza legata a tale praticità e non di più, la recente discussione intorno alla questione circa la presenza dei genitori all’uscita dei ragazzi da scuola mi è parsa tra le più surreali degli ultimi tempi (si veda qui l’ottimo riassunto de Il Post). Da ogni senso, intendo dire: da parte dei legislatori, le cui giurisprudenze sono di frequente scritte per pochi e applicate a molti, o viceversa; da parte della politica, che nuovamente ha palesato quanto sia lontana e avulsa dall’ordinaria realtà quotidiana; da parte dei media, che per l’ennesima volta – e correndo appresso a certi politicanti altrettanto surreali – hanno alzato il solito polverone ove non c’era che qualche “granellino” da spostare; da parte di tanta gente comune – ultima ma non (mai) ultima – che senza approfondire la questione ha subitamente preso a sproloquiarci sopra.

Una sur-realtà (nulla a che vedere con il surrealismo artistico, inutile rimarcarlo, anzi: tutto il contrario, soprattutto in quanto a nobiltà d’intenti e d’azione) assai emblematica dello stato del paese, sempre più malridotto palcoscenico per una recita tragicomica nella quale più gli attori sono scarsi e più trovano spazio per interpretare la propria buffonesca parte e mettersi sotto i riflettori (mediatici). Di fronte ad essi resta un pubblico urlante e maleducato, mentre chi può da tale teatrino se ne allontana il più possibile, se non lo ha già sagacemente fatto.