Forte Love! (?)

Eh no! Niente da fare, “caro” Grande Fratello che governi il web e profili tutti quelli che ci navigano… tranne lo scrivente!
Perché dopo avermi rifilato pubblicità di improbabili e ridicoli gadget religiosi, dopo averci provato con articoli riservati a persone di età ben maggiore della mia con relative “problematiche” di salute, come montascale a poltroncina e sospensori, dopo i numerosi inviti a eventi di sex dating, ora è la volta – nella mia casella email – di FORTE LOVE – Fail safe patogeno femminile (?).

“Femminile”, già.

Nulla da fare, appunto. Evidentemente non ce la fanno, quei profilatori a profilarmi.
Oppure, “esimio” Grande Fratello, potrebbe anche essere che abbiano bisogno di ferie, no?
Be’, intanto io attendo fiducioso nuove mirabolanti e dissonanti promozioni. Ecco.

P.S.: peccato, però! A metà prezzo, era una bella occasione.

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Dal “sex dating” al “divine untying”?

Dopo varie proposte di vendita on line di prodotti per la potenza sessuale, per sospensori e inviti a siti di sex dating, ecco un “interessante” sviluppo nei messaggi promozionali ricevuti sulla casella email personale:

Dunque, “caro” Grande Fratello che governi il web e profili tutti quanti noi che ci navighiamo… parliamone. Innanzi tutto, non è che perché non abbia accettato inviti ad acquisti on line di prodotti attinenti alla sfera erotico-sessuale tu mi debba mandare promozioni di natura totalmente opposta. Mi cadi da una padella tutto sommato simpatica in una brace del tutto sgradevole, sappilo!
Che poi, proporre la devozione a una “divinità” che “scioglie i nodi” a uno che pratica alpinismo e, per la sua sicurezza, utilizza corde sulle quali esegue nodi è cosa piuttosto sgradevole. Già.
Di contro, devo ammetterlo, sei un tipo veramente sincero: “Ogni dipinto è unico, realizzato a mano, tiratura limitata”. Ci credo, assolutamente! E se non una professione di “fede” questa, quale altra può essere?

Ah, un’ultima cosa: ma quella dicitura lì sotto, “In caso di esaurimento, il dono verrà sostituito con un regalo di pari valore”… cioè, si torna ai prodotti erotico-sessuali? No, chiedo, solo per sapere. Che non sono cose così “lontane”, poi.

Insomma, “caro” Grande Fratello, fossi in te un discorsetto ai tuoi profilatori lo farei, mica sempre il loro “lavoro” mi pare efficace. O limiterei loro le bevande alcoliche e altre sostanze psicotrope, ecco.

Scheletri di fede

P.S. – Pre Scriptum: nei giorni in cui dentro le fortezze vaticane va in scena un “summit” sulla pedofilia nella chiesa che personalmente – per forte convinzione personale tanto quanto per oggettività storica, anche in chiave contemporanea – ritengo un’ennesima beffa se non una farsa, e mentre sui media esteri escono notizie che su quelli italiani facilmente non compariranno (a parte che su qualche coraggioso sito indipendente, forse) come ad esempio quella su Sodoma in Vaticano o sulle figliolanze di preti ovunque, pubblico l’articolo sottostante, scritto qualche settimana fa, che tenevo in giacenza anche per una inopinata forma di rispetto per quei credenti – quei pochissimi che ci sono – che ancora vogliono dar fede all’istituzione ecclesiastica. Quella che, di contro, proprio come elemento totalmente antitetico a qualsiasi concetto di “fede” si è sempre rivelata, nei secoli passati come nella contemporaneità: l’ipocrisia come unico vero dogma, da sempre e null’altro. Parafrasando Schopenhauer, viene da aggiungere solo che o si pensa, o si crede al clero. Punto.

Trovo sempre assolutamente significativo e parecchio divertente (un divertimento sarcastico, sia chiaro) constatare il (quasi) silenzio assordante che consegue agli articoli pubblicati in tema di chiesa e clero. Un tema che spegne la mente di tante persone e non per chissà quali personali confutazioni – le statistiche demoscopiche parlano chiaro al riguardo ovvero non certo a favore del consenso verso le gerarchie religiose – ma più che altro per, se così posso dire, inabilità culturale al riguardo, che quindi provoca una particolare forma di analfabetismo funzionale ovvero di dissonanza cognitiva e un conseguente sgomento mutismo. A prescindere che poi la società italiana resti, in senso religioso tanto quanto paradossale (e non poco ipocrita), tra le più “tradizionaliste” e baciapile, dacché è ormai da tempo che si usa riassumere la realtà della religiosità italica con la definizione “piazze piene, chiese vuote”: insomma, anche la fede è stata resa dalla chiesa puro marketing, con buona pace della parola di Dio e di quanto affine.

Ma va bene così, ci mancherebbe. Ognuno è libero di pensarla come vuole, di negare le evidenze di fatti, le realtà storiche, le cronache contemporanee, le inevitabili prese d’atto conseguenti. Ognuno può credere a ciò che vuole, dai dati scientifici alle favole più astruse; meno libertà vi sarebbe di negare le verità effettive, quanto meno senza opporre ad esse cose altrettanto obiettive e per ciò sostenibili senza ulteriori ipocrisie ma, evidentemente, nel nostro mondo certe irrazionali malefedi restano sempre parecchio in voga.
Dunque, si può pure credere che le gerarchie ecclesiastiche siano le autentiche depositarie del messaggio divino, della parola di Dio da spandere tra i mortali, vere e uniche ambasciatrici della divina provvidenza. Si può far finta di nulla di fronte alle cronache che raccontano una realtà e delle verità ben diverse e infinite volte criminose, si può continuare a pensare che in fondo non sia così grave, la situazione, che “non siano tutti così”, che la realtà storica e le verità della cronaca contemporanea non siano in contrasto con il messaggio evangelico, la fede, la spiritualità autentica, il concetto stesso di “Dio”.

Va bene così, va bene comunque. Anzi, anche meglio, sotto certi aspetti: perché tale situazione è la migliore affinché, molto presto, tutto quanto imploda su sé stesso e scompaia, annientato dalla propria stessa letale ipocrisia (si veda qui, ad esempio), a tutto vantaggio del bisogno di spiritualità e della fede autentici che ogni essere umano può liberamente percepire e manifestare e dei quali io mi dichiaro fermo e risoluto sostenitore e difensore. Per ciò scrivo articoli come questo, “ridendoci” sopra.
Amen.

(L’immagine è tratta dalla pagina facebook di Spinoza.it e ovviamente fa riferimento alle recenti cronache di ossa umane ignote ritrovate nei palazzi curiali romani.)

Steikolders! Steikolders! Steikolders!

Ormai l’ho ben capito da tempo: qualsiasi progetto in ambito culturale – non solo, ma lì parecchio – che non contenga nel proprio testo la parola “stakeholder”, non vale una cippa. Cioè: in realtà magari vale tantissimo, ma è come un genio vestito in modo ordinario tra persone ordinarie ma vestite all’ultima moda. Passa per un tizio modesto e dimesso, ecco.

Ormai termini come abstract, location, brand o contest sono roba da dilettanti pivelli; qui la “competizione” a chi la scrive più anglofona si fa sempre più dura. D’altro canto, vista la notevole diffusione di quella prima parola citata, mi viene pure da dire al riguardo che oggi son tutti buoni a fare gli stakeholders con i money degli altri! Eh!

P.S.: volete essere troppo avanti? Usate la definzione stakeholder engagement. La usano ancora in pochissimi, quindi ci fate un figurone. Garantito.

La “sinergia totale” con la montagna?!?

Eh, in effetti perché dovrei sbattermi così tanto come faccio (parimenti ad altre attività) da qualche anno a questa parte al fine di strutturare e lavorare in progetti dedicati alla rinascita delle montagne, per studiare, comprendere e rinvigorire la storia, la cultura, la vita delle genti montanare, l’economia peculiare, le tradizioni e le conseguenti necessarie innovazioni, il Genius Loci da riscoprire, i territori da valorizzare e far rinascere, le relative politiche gestionali, la resilienza delle Terre Alte, l’antropologia e la sociologia, l’immaginario collettivo da rigenerare, il concetto di paesaggio, il neoruralismo e il neoumanesimo montano, il turismo consapevole e sostenibile, la salvaguardia dell’ambiente naturale, le prospettive di un futuro finalmente migliore perché innanzi tutto autoctono… perché tutto ciò, quando poi la sinergia totale tra uomo e montagna è questa qui?

Una sinergia totale tra uomo e montagna.

Ecco.
Ma porca miseria, chi l’avrebbe mai detto che in fondo era così semplice ottenerla? Idiota che non sono altro!


N.B.: sia chiaro, per gli eventuali “liberisti” o “benaltristi” all’ascolto, che personalmente non sono affatto contrario a nulla, se fatto con criterio, buon senso, onestà e consapevolezza di quanto si realizza, sia in senso intellettuale che materiale – anzi, ben vengano eventi del genere, nel caso. Ma sostenere emerite e degradanti cazzate come quella lì sopra pubblicizzata, che fornisce subito il “metro filosofico” dell’iniziativa in questione, è un atto di ipocrita e scellerata disonestà civica che può fare più danno, in prospettiva, di una violenta tromba d’aria. Sempre a mio personale parere, ribadisco.