Un tormentone dell’estate?

Incidentalmente, ho sentito su una radio commerciale il singolo del gruppo pop italiano “Thegiornalisti” (?!) che, leggo, sarebbe uno dei “tormentoni” dell’estate in corso.

Be’, con tutto il rispetto per chiunque, una scena musicale, ancorché pop (il che non è affatto sinonimo di bassa qualità o di banale nazional-popolarità – all’estero, intendo dire), che elegga a “band di rilievo” e imponga il successo dei relativi brani di un gruppo del genere, è un po’ come una comunità di recupero dalla tossicodipendenza che avesse eletto a suo testimonial il Maradona* dei tempi di Napoli.

Con la differenza che Maradona fu uno dei più grandi calciatori di sempre, nonostante tutto.
Ecco.

*: per restare in tema, già.

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Luciano de Crescenzo (1928-2019)

Dovendo fare un viaggio con qualcuno, preferirei mille volte la compagnia di un ateo che non quella di un religioso. Perfino il nostro Papa potrebbe crearmi dei problemi, se non altro per la conversazione. Sì, lo so: mi dicono che sia tanto una brava persona. Non può negare, però, di essere religioso.

(Luciano De Crescenzo, Il pressappoco, Mondadori, 2008, pag.97.)

Ingegnere filosofo o filosofo ingegnere oppure entrambi allo stesso tempo, coltissimo, simpaticissimo, profondo e insieme leggero, irriverente quanto basta eppure sempre elegante, “relativista di scuola partenopea”, napoletanissimo e mediterraneo ma pure assai cosmopolita, “intellettuale a tutto tondo” verrebbe da dire se non fosse che, probabilmente, una definizione così non gli piacerebbe molto e potrebbe obiettare qualcosa come: «Augurati di avere incertezze sulla persona a cui tieni!» (clic).

Buon viaggio, caro ingegnere, verso lidi talmente sublimi da non poter essere per nulla “religiosamente divini”.

Una “moneta” di cui l’Italia è fin troppo ricca

Ma quali “minibot” del cavolo! Una potenziale “moneta” parallela in Italia circola in grandissima quantità già da tempo, e peraltro nel nome cita nobilmente anche la storia nazionale: solo che non si chiama più ducato come, ad esempio, la moneta della Repubblica di Venezia, del Regno di Napoli o del Regno delle Due Sicilie, ma ora si chiama male-ducato.

Di questa “moneta” l’Italia è fin troppo ricca, divenisse la valuta ufficialmente riconosciuta farebbe miliardari tanti italiani. Invece, posta la realtà dei fatti, è una moneta che più se ne possiede e più si è miserabili. Già.

INTERVALLO – Polla (Salerno), Ex Libris Cafè (e i “libri sospesi”)

Michele Gentile, da 35 anni il libraio di Ex Libris Cafè, piccola libreria indipendente di Polla, vicino Salerno, ha avuto un’idea bellissima: l’ha chiamata “Non Rifiutiamoci” e si basa sull’idea di libro sospeso, traendo spunto dal celebre “caffè sospeso” tipico dei bar napoletani. In pratica, chiunque porti in libreria una lattina e una bottiglia di plastica da riciclare può ritirare un libro sospeso. Gentile, tanto semplicemente quanto genialmente, ha unito la cultura all’ecologia (che sempre cultura è!) e ha dedicato il progetto in primis ai bambini: il successo è stato enorme, solo nel 2018 sono stati raccolti circa tre quintali di alluminio, al punto che altre librerie in altre città vogliono riprendere l’idea.

Per quanto mi riguarda, in relazione al valore culturale simbolico e pratico che con il suo progetto Gentile sa conferire ai libri, sta facendo molto più lui per il bene della lettura che tanti altri elementi e altrettante iniziative tanto d’immagine e poco di sostanza. Già.

Cliccando sull’immagine potrete vedere un video dedicato a Gentile e a “Non Rifiutiamoci” dalla RSI, dal cui articolo ho tratto alcune delle informazioni qui presenti.

Il calcio preso (mortalmente) a calci

Mi pare di nuovo assolutamente chiaro perché il gioco del calcio si chiami così, qui, e non “football” o qualche derivato da tale termine originario, come avviene quasi ovunque nel resto del mondo. Giammai per un retaggio dal calcio storico fiorentino, ma perché il football è – anzi, era un gioco sportivo bellissimo che è stato ormai ucciso a calci da tutto quanto gli si è costruito intorno e sopra: dai giri di denaro a dir poco vergognosi quando non oscurissimi allo pseudo-giornalismo di più che infimo livello, fino al tifo violento e criminale per il quale si odia il tifoso avversario, ci si esercita nel più bieco razzismo, addirittura si uccide in nome di una squadra, il tutto con la silente tolleranza di club e istituzioni. Per tornare poi l’indomani a dire le solite scempiaggini retoriche e luogocomunistiche, del tipo: «Sì, ma il calcio è lo sporto più bello del mondo!», dettate da quella terribile stortura che, dagli anni ’60 in poi, ha trasformato il football da bellissimo gioco – e ribadisco, gioco – a questione sociopolitica, ovvero contemporanea (e degradata) versione del panem et circenses d’epoca romana.

Il “calcio”, già.

Vi fu un tempo in cui un grande del Novecento, Albert Camus, disse: «Non c’è un altro posto del mondo dove l’uomo è più felice che in uno stadio di calcio». Ma è passato più di mezzo secolo da allora, e pure quel tempo di trepidante gioia che una partita sapeva suscitare è stato preso a calci, temo in modo letale. Chissà se oggi Camus, a fronte di fatti come quello di Milano – al quale si riferisce l’immagine qui sopra – e di tanti altri simili, scriverebbe la stessa cosa.