A Troia

Ma nessun conferenziere si fece attendere come il Bordinelli economista della detta scuola, che non arrivava mai, così che una vecchina, per tanti anni membro del comitato, addetta soprattutto alle castagnate, si alzò arrabbiatissima: «Non è accettabile – gridò, – vorrei proprio sapere dove è andato a cacciarsi questo Bordinelli!»
«Sarà andato a troia, io lo conosco bene», disse un bello spirito che non andava mai alle conferenze ed era sul punto di addormentarsi.
E la vecchia: «A Troia? Così lontano?»

(Giorgio Orelli, Pomeriggio Bellinzonese e altre prose, Edizioni Casagrande, 2017, pag.54.)

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Il delitto perfetto (delle librerie di Roma), parte 2a

Qui sotto potete leggere un altro emblematico e illuminante passaggio dell’articolo che l’8 giugno scorso Claudio Morici ha pubblicato su Internazionale, sotto il programmatico titolo Il delitto perfetto, indagini sulla chiusura delle librerie a Roma.
Per saperne di più al riguardo, e perché ve lo stia evidenziando, cliccate qui. L’articolo nella sua interezza lo potete ovviamente leggere su Internazionale cliccando sull’immagine in testa al post.

Ultimi sospetti
A detta di chi vive tra scaffali di libri, ci sarebbe un’ultima ipotesi per risolvere il caso. Alcuni librai pronunciano la parola sottovoce, ma la pronunciano spesso. La parola è: suicidio.
Nel 1980 le novità in libreria erano 13mila. Nel 2016, con lo stesso numero di lettori, 66mila. Una follia. Significa che i libri scompaiono dagli scaffali dopo due mesi, che le vendite medie per volume sono bassissime, e che è enorme il numero dei testi mandati al macero. Un’economia drogata dove il piccolo libraio è costretto a indebitarsi per anticipare l’acquisto delle novità – che non sa neanche dove mettere – e gli editori sono costretti a stampare tanto per stare al passo con la concorrenza e con le regole della grande distribuzione.
C’è poi la questione degli sconti. In Italia una legge del 2011 prevede che non possano superare il 15 per cento. Per raccontare i cavilli, i raggiri, le paraculate che portano ogni mese grandi editori e grandi catene a fregarsene e fare offerte che si mangiano letteralmente i più piccoli nella filiera, ci vorrebbe un altro articolo. Ma anche in questo caso, molte piccole librerie intraprendenti hanno trovato strategie di sopravvivenza come le “copie in deposito”, ovvero la possibilità di procurarsi i libri direttamente dall’editore, pagandoli solo una volta venduti.
E allora se non è neanche un suicidio, chi le ammazza le librerie? Muoiono di vecchiaia?

In Piazza del Sole

Recatevi, una sera limpida di tardi autunno, poco prima che venga notte, in Piazza del Sole; fermate i passi di qua del cerchio luminoso entro cui continua la vicenda degli uomini; guardate, di fronte, la gran massa cupa compatta della rupe, si cui sta, affilato come in un’attonita attesa, il Castello d’Uri: nell’intenta contemplazione accoglierete nell’animo una voce intensamente segreta e, malgrado il muto urto del tempo, consolante.

(Giorgio Orelli, Pomeriggio Bellinzonese e altre prose, Edizioni Casagrande, 2017, pag.13-14.)

Arno Camenisch, “Ultima neve”

I cambiamenti climatici sono un bel problema, ormai lo sappiamo tutti, anche se l’effettiva e necessaria consapevolezza di quanto il clima stia realmente cambiando, e ancor più di quali conseguenze ciò comporti, non è ancora così diffusa e risaputa. La questione, insomma, è al momento di natura piuttosto immateriale per tanti, nonostante la messe di dati scientifici al riguardo; ben più materiale, concreta e visibile diventa invece in certi ambiti di maggior delicatezza climatica, come sulle montagne. Lassù non servono molti dati e non bisogna essere scienziati per capire e constatare che il clima cambia, fa più caldo, gli inverni si accorciano, non nevica più, o molto meno d’una volta. In montagna il clima non modifica solo il modo di vestirsi o la temperatura dei termostati nelle case: cambia il territorio, cambia il paesaggio, modifica l’economia che per secoli si è basata anche sul fattore climatico e negli ultimi anni ancor più col turismo, cambia le abitudini di residenti e turisti. Basti pensare a quelle località sciistiche poste a quote non elevate che, con l’aumento delle temperature, vedono molta meno neve d’una volta, e che su impianti di risalita e piste innevate hanno costruito l’economia locale e il proprio piccolo/grande benessere: se qui la neve non cade più, è un po’ come se una nave con il proprio equipaggio che abbia navigato per lungo tempo senza alcun problema si ritrovi quasi di colpo in secca… che potrebbero fare d’altro quei marinai, così privati d’improvviso del loro abituale mondo e dello stesso senso delle loro esistenze?
Ecco, il Paul e il Georg sono come due di questi marinai, e la loro “nave” – per uscire dalla metafora marina e tornare definitivamente all’ambito montano – è uno skilift in un piccolo villaggio dei Grigioni, in Svizzera, nel quale, in un inverno di quelli come sovente ne capitano ultimamente, nevica poco o niente. È questa la scenografia dell’ultimo romanzo di Arno Camenisch, tra i più significativi scrittori elvetici contemporanei e, ancor di più, della “letteratura di montagna”: Ultima neve (Keller Editore, 2019, traduzione di Roberta Gado, orig. Der letzte Schnee, 2018) è una specie di originalissimo diario, quasi giornaliero (o almeno sembra tale), che racconta le giornate dei due custodi dell’impianto di risalita in attesa che dal cielo cada la neve in maniera sufficiente per poter sciare e rianimare la montagna altrimenti silente e un po’ triste []


(Leggete la recensione completa di Ultima neve cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!)

In collegamento con gli spiriti

Eccoci, come nuovo il nostro skili, dice il Georg scendendo dal pilone e ritira gli attrezzi nella cassetta, chi domani sale per primo, gli va da re. Proprio una bella giornata anche oggi, dice il Paul, eravamo giù di corda per via di ‘sta stupida nebbia, ma alla fine è quadrato tutto, solo che ha fatto di nuovo un po’ troppo caldo, per trovare un’idea di freddo vero bisognerebbe andare su in vetta, ma così lontano non ci arriva, il nostro bello skili, non è mica un Mirasc, bisogna salirci con gli sci da alpinismo, che l’Hans del paese vicino che si carica in spalla la fisarmonica modello comò, quand’è in cima se l’appende alla pancia tipo altoparlante e suona su monti e valli sparando in tutte le direzioni, se non è in collegamento con gli spiriti lui, vorrei proprio sapere chi.

(Arno Camenisch, Ultima neve, Keller Editore, 2019, traduzione di Roberta Gado, pag.95.)