“Legge Zan” alla svizzerotedesca

La segretaria disse una sera una di quelle cose che non si vorrebbe dimenticare, tanto allietano il nostro transito terreno; disse l’Eleonora: «Io la prima persona nuda che ho visto nella mia vita è la statua dell’ermafròdito a Roma». «Ermafròdito o ermafrodìto?» corresse il dottore fingendo ignoranza nei baffetti. «In schwitzerdütsch – disse poi, – dicono semplicemente bi: sono bisessuale per loro è i bi bi; non sono bisessuale, i bi nit bi».

(Giorgio OrelliPomeriggio Bellinzonese e altre prose, Edizioni Casagrande, 2017, pag.54. Cliccate sull’immagine per leggere la personale “recensione” al libro.)

Ecco: un tema delicato come quello per il quale di questi tempi (in piena tradizione italica) si sproloquia eccessivamente e a sproposito, intorno alla Legge Zan, risolte con l’altrettanto tradizionale e assai pragmatico rigore elvetico. E fine.

Più di un cavallo

Per i libri di cucina o sulla cucina, forse più che per qualunque altro, vale la sentenza di Plinio il Giovane: «Non c’è nessun libro così cattivo che non abbia in sé qualcosa di buono.» Se ne scrivono tanti che è ormai quasi impossibile trovare un titolo per ognuno. Già il primo di questi libri, quello del siciliano Archestrato, li aveva praticamente esauriti perché, come dice Ateneo, era intitolato, secondo Crisippo, La gastronomia, secondo Linceo e Callimaco, La buona tavola, secondo Clearco, L’arte di cucinare e, secondo altri, La cucina.
Ma nei periodi di decadenza il culto della cucina diventa eccessivo. Plinio lamentava che un cuoco costasse più di un cavallo. «Clitone» scrisse La Bruyère «ebbe in vita due sole occupazioni: desinare la mattina, cenare la sera».

(Aldo BuzziL’uovo alla kokAdelphi Edizioni, 1979-2002, pag.15.)

Una zuppa repellente

Era una bella giornata di primavera, il cielo, come dice Ferravilla, era del colore della cartasciuga. Faceva caldo, sembrava di essere laggiù… a Mérida, nello Yucatán (Messico). Mi feci portare ai Dos Tulipancitos, il ristorante migliore, specialità la sopa de lima, la zuppa di lima, squisita, leggera, bella da vedere e, benché calda, perfetta anche col calore dei tropici. La lima è un limoncino tropicale, perfettamente rotondo e grande come una pallina da golf, color verde-rana, sugoso, di sapore diverso da quello del limone. Lima, plurale lime, è la voce italiana per lo spagnolo lima, plurale limas e l’inglese lime, plurale limes. Essendo il primo significato di lima (e quasi sempre l’unico sul dizionario) quello del noto utensile di acciaio, l’idea di una zuppa di lime è, al primo momento, di una assurdità repellente. Sarebbe più logico se la lima si chiamasse limo, così il limone diventerebbe quello che in pratica è già: un grosso limo.

(Aldo BuzziL’uovo alla kokAdelphi Edizioni, 1979-2002, pag.15.)

 

Analfabetismi politici

Nell’edicola della piazza della Passione vende le riviste, sostituendo temporaneamente il giornalaio, che si è allontanato, una baba analfabeta!
Lo giuro: analfabeta!
Io stesso mi sono avvicinato all’edicola, ho chiesto la rivista «Rossija» e lei mi ha dato «Korabl’» (i caratteri di stampa sono simili). Non va bene. La baba nella sua edicola si dà da fare. Mi dà un’altra rivista. Neppure questa.
«Siete analfabeta?» le chiedo ironicamente.
Ma basta con l’ironia. Viva la disperazione!
La baba era effettivamente analfabeta.

Ecco, a proposito di Russia odierna, mi viene da dire che quello che racconta qui Michail Bulgakov in Mosca, la Capitale nel block notes (Excelsior 1881, 2007, il passaggio qui citato è alle pagg.64-65) è un po’ quello che sta accadendo alla Russia in generale nelle mani di Putin: un paese grande, forte, colto, emblematico, reso per così dire “analfabeta” in quanto al suo status di comunità politica, così che in antitesi alla storia contemporanea – e non solo al popolo russo – che richiede autentico progresso, evoluzione sociale, sviluppo culturale, il potere oligarchico putinista spinge il paese all’indietro, verso tempi geopoliticamente oscuri, anacronisticamente assolutistici e assai pericolosi per la Russia rispetto al resto del mondo avanzato. Che non è il “paradiso”, sia chiaro, ma nemmeno un posto ove la repressione violenta del dissenso è divenuta ormai la palese (e vile) strategia primaria di salvaguardia del potere, purtroppo.

N.B.: per la cronaca, nelle lingue slave il termine baba significa “donna anziana”, “vecchia”, “nonna”, con accezione affettuosa anche se non di rado in tal senso sarcastica, cfr. Baba Jaga, vecchia strega malvagia – ma in modo ambiguo – delle fiabe slave e in particolar modo russe.

Will Self, “Dr Mukti e altre sventure”

In verità io, di Will Self, ora non volevo leggere un’opera letteraria ovvero di finzione, anche se poi l’autore britannico mi era noto unicamente in questa veste. Poi, leggendo London Orbital di Iain Sinclair ho scoperto la sua notevole produzione psicogeografica, prodotta attraverso collaborazioni come columnist con alcuni dei principali giornali britannici e confluita poi in libri purtroppo non (ancora) editi in italiano. Per tale motivo, avendo nel reparto “libri da leggere” della mia biblioteca domestica Dr Mukti e altre sventure (Mondadori, Piccola Biblioteca Oscar, 2009, traduzione di Vincenzo Latronico; orig. Dr Mukti and Other tales of Woe, 2004), e avendo matura la curiosità di leggere qualcosa di Self, mi sono dedicato a tale opera ovvero raccolta di racconti – cinque, tutti piuttosto lunghi e in particolare il primo che dà parzialmente il titolo al libro.

Will Self scrive benissimo, l’accostamento da molti proposto alla produzione e allo stile di Salman Rushdie non è affatto campato per aria, anche se il surrealismo di Self è meno mitologico e più legato alla realtà contemporanea rispetto a quello di Rushdie. La componente psico- è ben presente, la si ritrova alla base di buona parte dei testi ed è forse l’ambito dal quale l’autore sa estrarre la più evidente componente ironica dei testi – anche se dovete prendere l’attributo “ironica” in modo parecchio lascio: non aspettatevi di ridere a crepapelle nel corso della lettura. Per tali motivi i testi si leggono con un certo piacere e tuttavia, per tutti quanti (eccetto l’ultimo, forse), la cosa che viene da pensare una volta conclusa la lettura è: «Ok, e quindi?» []

[Immagine tratta da lf-celine.blogspot.com, fonte qui.]

(Leggete la recensione completa di Dr Mukti e altre sventure cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!)