Nevicare per nevicare…

Magari vi farò ridere, ma vi voglio dire di uno tornato dall’America, l’America che incensava ogni giorno, e tornato a risalire sui nostri alpi, a rifare la vita peggiore che uno di noi possa fare, a mangiar male, a dormir male: a star male. Una mattina d’agosto che si trovarono sopra le coperte mezza spanna di neve, e trovarono le vacche serrate in un groppo in mezzo alla neve, e lui cominciò di bel nuovo a parlare dell’America qua e dell’America là gli domandò di traverso il secondo pastore, stufo di quelle litanie “E perché sei tornato?” “Sono tornato perché là nevicava.”

(Giovanni Orelli, L’anno della valanga, Edizioni Casagrande, 1991-2017, pag.94; 1a ed. Mondadori 1965.)

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Natura maiuscola

Natura.
Di recente qualcuno me lo ha fatto di nuovo notare, che “Natura” non si scrive con la N maiuscola. Ma io continuo a scriverlo in questo modo, Natura. Perché non riesco a non farlo, se lo faccio guardo un attimo la parola scritta e mi dico: no, non mi piace.
Non è una questione di ipotetica matrice “panteista” o “animista” o che altro, (se così si possa intendere; almeno non lo è primariamente), nemmeno di ambientalismo massimalista, e non considero che possa essere errato scriverla così*. Semmai, mi sembra una minima, banale, certamente simbolica, forse superflua ma per me significativa e necessaria forma di rispetto. Per la Natura, già.

*: quantunque in certi casi lo sia, e questo per molti versi è uno di essi.

Leggere senza leggere

C’è chi passa la vita a leggere senza mai riuscire ad andare al di là della lettura, restano appiccicati alla pagina, non percepiscono che le parole sono soltanto delle pietre messe di traverso nella corrente di una fiume, sono lì solo per farci arrivare all’altra sponda, quella che conta è l’altra sponda.

(José Saramago, La caverna, traduzione di Rita Desti, Einaudi, 2000/Feltrinelli, 2016.)

P.S.: cliccate sull’immagine per visitare il sito web della Fundação José Saramago.

Lo sviluppo intellettuale? Merito di Dürrenmatt!

Charlotte Kerr, la seconda moglie di Friedrich Dürrenmatt, un giorno di gennaio del 1992 telefonò a Mario Botta: «Sarebbe disposto a venire a Neuchâtel? Ho deciso di regalare la casa di Dürrenmatt e il terreno per costruirvi un museo. Mi mancano i soldi per la costruzione, ma sono certa che li troveremo… Allora, che ne dice? Perché non viene a dare un’occhiata?» «Che c’entrano i soldi quando si tratta di Dürrenmatt? A lui devo il mio sviluppo intellettuale. Certo che vengo.»

(Conversazione citata da Donata Berra nella postfazione de La Valletta dell’Eremo, Edizioni Casagrande, Bellinzona, 2002, pag.83. Il “museo” in questione è il Centre Dürrenmatt Neuchâtel, al quale fa riferimento l’immagine in testa al post: cliccateci sopra per saperne di più, oppure cliccate qui per visitarne il sito web.)