La libertà è una decisione dello spirito

La libertà è una decisione dello spirito. È lo spirito che decide di essere libero, se non ne è capace, non c’è libertà che lo possa aiutare.

(Friedrich Dürrenmatt citato da Donata Berra nella postfazione de La Valletta dell’Eremo, Edizioni Casagrande, Bellinzona, 2002, pag.84.)

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Il “Geopoeta” è in cammino, prossimo alla meta

Sono veramente contento di leggere della prossima uscita – il 13 marzo, per Bolis Edizioni – del nuovo libro di Davide Sapienza – anzi no, non semplicemente di un “nuovo” libro, ma di un testo che so particolarmente importante per l’autore e la sua narrazione filosofico-letteraria. Si intitola Il Geopoeta. Avventure nelle terre della percezione e, come scrive Davide sul suo profilo facebook, «è il frutto di oltre 20 anni di andar selvatico e scrittura, incontro, riflessione, soprattutto confronto: auspicio al ricongiungimento con la “scrittura della Terra” – la geografia; della poesia che portiamo dentro come canone di comunicazione universale e del quale facciamo parte.» È la prima messa per iscritto organica della Geopoesia, atteso e prezioso vademecum di un pensiero profondo di valenza non solo culturale ma pure, posso dire, antropologica, che sta alla base della scrittura di Sapienza da ormai qualche lustro a questa parte.

Peraltro uno scrivere, il suo, che non è mai fine a se stesso, non è mai pratica meramente espressiva ed editoriale, non è racconto narrato ma è racconto che produce sempre nuova narrazione, pensiero, emozione, percezione. Al riguardo Davide ribadisce «l’invito a ricordarci che i libri non sono un fine onanistico, ma solo un mezzo per stare connessi all’universo, alla sua energia, di cui siamo parte. La mia piccola missione è provare a darvi degli indizi portandovi sulle tracce meno battute verso luoghi dove l’unità della vita è evidente. Chi scrive è al servizio di questa energia creativa, io credo.»

Davide non è solo uno dei migliori scrittori italiani in attività, ma è anche uno dei più intensi. È un caro amico e un esempio, un’ispirazione e una guida per innumerevoli cammini meditativi e letterari, dunque non tanto da conoscente quanto da (passatemi il termine) seguace, ribadisco, sono ben felice di questa sua imminente uscita, e assai desideroso di leggerla.

P.S.: l’immagine in testa al post è un’opera di Samantha Torrisi, espressamente dedicata a Davide e al suo andare in Natura.

My name is Bond, Brexit Bond!

Ora a me, sinceramente, ‘sta Brexit mi pare una cretinata notevole – non tanto per la cosa in sé, che potrebbe pure essere sostenibile, quanto per come dagli inglesi sia stata concepita, per chi l’abbia votata e per il modo col quale verrà (o non verrà) messa in atto.
Tuttavia, porca miseria, come faccio a prendermela con il paese che ha inventato James Bond?

Maledetti figli di… Albione!

La lettura può dare la sapienza degli dei

Con la lettura ci si abitua a guardare il mondo con cento occhi, anziché con due soli, e a sentire nella propria testa cento pensieri diversi, anziché uno solo. Si diventa consapevoli di se stessi e degli altri. Gli uomini senza la lettura non conoscono che una piccolissima parte delle cose che potrebbero conoscere. La lettura può dare cento, mille vite diverse ed una sapienza ed un dominio sulle cose del mondo che appartengono solo agli dei.

(Sebastiano Vassalli/”Timodemo di Nauplia”, Un infinito numero, Einaudi, 2001.)

Fare lo scrittore è una faccenda sospetta

Una volta una signora domandò ai miei bambini che stavano giocano per strada che cosa facesse il loro papà, quale fosse la sua professione, e la risposta fu: «Racconta storie». La signora rimase sconcertata. A ragione. A Neuchâtel erano gli insegnanti, o altre persone serie, che si dilettavano di scrittura, e solo come passatempo. Che io facessi soltanto lo scrittore era una faccenda sospetta.

(Friedrich Dürrenmatt, La Valletta dell’Eremo, Edizioni Casagrande, Bellinzona, 2002, traduzione e cura di Donata Berra, pagg.28-29.)

Dunque, anche uno dei più grandi scrittori europei del Novecento subì quell’atteggiamento di disprezzo verso la produzione professionale di cultura, così tipico di certi benpensanti, che continua tutt’oggi ed anzi va crescendo in forza di quella tragicamente celebre affermazione per la quale “con la cultura non si mangia”: evidentemente un retaggio conformista avente antiche radici nello stesso concetto di “potere”, io temo – lo stesso Panem et circenses d’epoca romana agiva sullo stesso principio. Il potere, insomma, da sempre foraggia buffoni e cialtroni d’ogni sorta, giammai pensatori e creativi culturali. Troppo “pericolosi”, questi. Ma come lo stesso Dürrenmatt insegna (nel libro citato, ad esempio), è bene disprezzare senza indugio quel disprezzante perbenismo, anche solo ignorandolo totalmente e restando da esso il più lontano possibile: c’è molta più onestà (intellettuale e non solo) e molta meno finzione in chi racconta storie anche inventate sui libri che in quei conformisti intellettualmente deformati che credono di poter dominare la realtà per chissà qual “unzione divina” – o per ben più terrena e ipocrita arroganza. Ecco.