La “querelle” tra il Parco Nazionale del Gran Paradiso e Valsavarenche: sintomatica, bizzarra, desolante, emblematica

[Panorama di Valsavarenche. Foto di Hagai Agmon-Snir, opera propria, CC BY-SA 4.0, fonte commons.wikimedia.org.]
Sto seguendo, come forse molti di voi, la questione in corso sulla richiesta del comune di Valsavarenche di uscire dai confini del Parco Nazionale del Gran Paradiso al fine di – semplifico molto il suo nocciolo ma coerentemente ai fatti – snellire la burocrazia alla quale l’essere parte del Parco lo sottoporrebbe. La questione è ben coperta e analizzata dal “GognaBlog”, di Alessandro Gogna, e da “Lo Scarpone”, il notiziario on line del Club Alpino Italiano, ai quali vi rimando se volete saperne di più; ulteriori approfondimenti li trovate nel sito web di Mountain Wilderness Italia.

Personalmente, allo stato attuale delle cose (che tuttavia suppongo evolveranno ancora, nei prossimi giorni), sulla questione mi vengono un paio di riflessioni che non mi sembra siano state ancora contemplate, se non marginalmente (almeno tra le testimonianze da me lette), nel dibattito in corso.

La prima: il senso autentico e compiuto di un Parco Nazionale qual è? Mi sembra che da sempre, e in modo crescente nella contemporaneità, un’area naturale protetta venga sempre e solo vista o come un dispositivo di protezione dell’ambiente ma non del paesaggio, nel senso della relativa Convenzione Europea, oppure come uno strumento molesto e vessatorio per chi ci vive dentro. Cose entrambi vere per molti versi, sia chiaro: se è fondamentale proteggere la biodiversità di un territorio montano assolutamente emblematico in tal senso, lo è anche agevolare entro i limiti più sensati la vita di chi ci vive magari da generazioni ed è a sua volta parte della biodiversità locale. Invece, mi sembra che sempre pochissimo si rifletta sulle numerose opportunità che il far parte di un Parco Nazionale per giunta così prestigioso come quello del Gran Paradiso può offrire: per il sempre più crescente turismo sostenibile, per lo sviluppo delle economie locali che proprio nelle specificità del territorio trovano il proprio valore, per la distinzione culturale e identitaria che un luogo così noto e apprezzato determina, eccetera. L’appartenenza al Parco dovrebbe essere una preziosa e luccicante medaglia da appuntarsi al petto, da parte di chi vi fa parte, viceversa viene spesso considerata una macchia da ripulire al più presto. D’altro canto, pensare di poter fare, nei confini di un’area protetta o nelle zone contigue, ciò che fanno altri territori non tutelati, spesso male e con danni notevoli che tutti constatiamo, è una insensatezza bella e buona, in sé e per quanto ho rimarcato poco sopra.

[Il gruppo del Gran Paradiso da Pian Borgnoz, Valsavarenche. Foto di Fulvio Spada, CC BY-SA 2.0, fonte commons.wikimedia.org.]
La seconda riflessione è legata proprio a questa insensatezza, e mi sorge leggendo – su “Lo Scarpone”, l’opinione di un “cittadino” di Valsavarenche interpellato sulla questione, il quale immagino manifesti un pensiero diffuso tra molti suoi conpaesani e dunque sia particolarmente emblematica: «Il nostro piano regolatore, in ogni caso, è approvato dalla natura. Se costruisci un metro più a monte una valanga ti porta via tutto, se lo fai un metro a valle, lo fa la prossima piena del fiume». Così ha detto il “cittadino” esprimendo a mio parere una stupidaggine sesquipedale e confondendo gli elementi politici e ancor più antropologici che determinano l’atto di abitare e vivere nei territori come quello in questione. Cosa vorrebbe dire con quelle parole, che se non ci sono pericoli di valanghe o di alluvioni si può costruire ciò che si vuole? Che si possa cementificare, asfaltare, edificare mostruosità d’ogni sorta nei fondivalle perché tanto gli stambecchi e le stelle alpine sono in alto sulle vette? È una formula differente per riaffermare il bieco slogan “La montagna è nostra e ci facciamo quel che vogliamo” che purtroppo certi montanari “sovranisti” tutt’oggi affermano, e che è stata alla base della devastazione di molti territori di montagna dal boom economico in poi, in cambio di un benessere apparente, invero infido e rapidamente svanito?

[Volume presentato dal Parco nel 1951 che attesta l’esclusione del “Budello” di Valsavarenche. Foto di Claudio Vicari tratta da https://gognablog.sherpa-gate.com.]
D’altro canto, pure un’affermazione dell’attuale Presidente del Parco Nazionale del Gran Paradiso – di nuovo riportata dai media citati – mi pare sulla stessa falsariga di fondo: «Il Parco che asfalta le comunità locali, con me, è finito» ha detto. Ora, a parte il lessico pittoresco utilizzato (ma il termine “asfalto” nel parlato su un’area naturale protetta, poi?), la questione non è, non può essere così rozzamente basata sull’asfaltare o meno le comunità locali ma, come ha giustamente denotato l’amica Mariagrazia Gavazza, Presidente della Commissione Centrale Tutela Ambiente Montano (CCTAM) del CAI, «sull’insuccesso dovuto al fatto che, fino a oggi, i due enti (cioè il Parco e il Comune di Valsavarenche nonché i soggetti pubblici ad esso superiori – n.d.L.) non sono riusciti a trovare una soluzione a una diatriba storica. Il rischio è che in un periodo in cui ci viene chiesto anche dall’Unione Europea di aumentare le aree tutelate, procedure come questa possano incentivare alcuni Comuni a procedere con la ridefinizione dei confini in altri Parchi Nazionali».

[Veduta della testata della Valsavarenche. Foto di Hagai Agmon-Snir, opera propria, CC BY-SA 4.0, fonte commons.wikimedia.org.]
E, aggiungo, non è solo e non tanto l’Unione Europea a chiedere di aumentare le tutele naturali ma lo chiede il pubblico sempre più ampio del turismo lento e consapevole nonché, e soprattutto, ce lo chiede la realtà in divenire la quale, tra le conseguenze della crisi climatica e le crescenti criticità legate alla fragilità delle aree naturali montane, appare sempre più problematica e bisognosa di una gestione politica, amministrativa e civica attenta, intelligente, coerente. Il che non significa affatto imporre catene e recinti burocratico-amministrativi agli abitanti di queste aree ma, parimenti, nemmeno pretendere che in esse le tutele più eque e sensate non debbano avere valore, come se gli abitanti stessi non volessero essere e non si sentissero parte delle loro montagne, del loro paesaggio, della sua storia, dell’identità peculiare che ne deriva e della loro biodiversità. Ma anche in montagna i “Sapiens”, siano essi ambientalisti o cementificatori, fortunatamente restano animali, per certi versi non dissimili da stambecchi, marmotte e nemmeno, in quanto organismi viventi, da stelle alpine e genziane: è bene non scordarlo, se vogliamo salvaguardare veramente e a lungo tutte le montagne, tutelate o meno che siano.

Tuttavia, come accennato, credo che la questione avrà ulteriori sviluppi. Vedremo quali.

Un progetto che provare a ridare “vihta” a una valle alpina

[Una veduta del centro di Ronco Canavese.]
In Val Soana, valle piemontese posta sul versante sud del massiccio del Gran Paradiso e quasi interamente inserita nell’omonimo Parco Nazionale (è la valle che ospita il Monveso di Forzo, la “Montagna Sacra” dell’omonimo progetto), è partita un’interessante e ammirevole iniziativa che tenta di attivare una dinamica di ripopolamento del proprio territorio attirandovi nuovi abitanti e cercando di inserirli nel tessuto socioeconomico locale.

Il progetto si chiama “VIHTA – Wild working in Valle Soana”, prende il nome dal termine vihta che nel patois francoprovenzale locale significa “stai”, ed è curato dall’associazione Comunità Sassifraga APS nell’ambito del Piano di Azione per l’Abitabilità della Valle Soana, un progetto reso possibile dal sostegno di Fondazione Compagnia di San Paolo attraverso il programma APICE. Unisce i tre comuni della valle, Ingria, Ronco Canavese e Valprato Soana, i quali dal 20 settembre al 18 ottobre prossimi aprono le porte della proprie comunità a lavoratori, ricercatori, studenti universitari, professionisti, nomadi digitali e nuclei familiari, offrendo alloggi condivisi e spazi di co-working a tariffe agevolate per combattere lo spopolamento con la prima esperienza di residenza temporanea organizzata. Rappresenta il primo progetto integrato di residenzialità e lavoro flessibile ai piedi del Gran Paradiso e si pone l’obiettivo di dimostrare come la Valle Soana non sia soltanto una meta per ospiti di uno o pochi più giorni, ma un territorio vivo, dotato di servizi e infrastrutture, capace di attrarre nuovi abitanti a lungo termine.

[Scorcio di Valprato Soana. Immagine tratta da www.facebook.com/UnaValleFantastica.]
Il progetto mette a disposizione dei partecipanti un pacchetto completo: alloggi in case condivise dislocate nei tre comuni e nelle borgate, postazioni di co-working attrezzate con connessione internet e un ricco calendario di attività comunitarie per entrare in contatto diretto con la popolazione locale, le tradizioni e l’enogastronomia della valle. La partecipazione prevede un contributo agevolato (a partire da 200 Euro per due settimane e 300 Euro per quattro settimane, con ulteriori sconti per i soci di Comunità Sassifraga), mentre per incentivare l’arrivo di famiglie è stata pensata una formula speciale: quota azzerata per i figli fino a 10 anni e possibilità di usufruire della didattica, favorendo una reale integrazione nel tessuto sociale della valle.

Le domande di partecipazione possono essere inviate fino al 20 luglio 2026. Il bando completo, i requisiti di selezione e il modulo di candidatura li trovate qui. I posti sono limitati e la selezione premierà la motivazione a integrarsi attivamente nella vita della comunità locale.

Senza alcun dubbio “VIHTA” è un progetto importante e lodevole, un’iniziativa concreta e emblematica che, pur nel suo piccolo, lavora attivamente per tentare di rigenerare il dinamismo socioeconomico di un territorio montano marginale, fortunatamente poco interessante per il turismo di massa eppure ricco di notevoli potenzialità e per questo bisognoso di un progetto e di una visione organica, sensibile, e di lungo termine.

Ma per fare in modo che “VIHTA” non resti un mero tentativo di portare in Val Soana persone che non solo risiedono nel luogo ma che lo abitano veramente e lo vivono compiutamente insieme a tutta la comunità locale credo servano altre due cose: la prima, che si attivi e sia ben alimentata anche la relazione culturale dei nuovi residenti con il luogo e il suo Genius Loci, che vi si sentano legati, che lo sappiano identificare come casa e di contro che anch’essi diventino rappresentanti consapevoli della sua identità culturale. E per fare questo serve che l’intero territorio sappia far diventare i nuovi residenti parte della sua comunità non solo attraverso le iniziative pensate al riguardo, che sappia “alimentarli” di quel senso di comunità grazie al quale i nuovi arrivati si sentano non solo accolti ma che percepiscano il ben-essere di stare nel luogo e nel suo paesaggio.

[La borgata di Boschietto, nel comune di Ronco Canavese, con sulla sinistra la piramide del Monveso di Forzo, la “Montagna Sacra“.]
La seconda è che il territorio nel quale si sviluppa il progetto “VIHTA” sia adeguatamente supportato dalla politica nei suoi servizi di base a supporto della residenzialità stanziale. Cioè, in parole semplici, che la politica sappia dotare la Val Soana dei servizi necessari a viverci in modo dignitoso invece di tagliarli come succede da anni, parimenti tagliando risorse vitali per questi territori e trascurando pure l’ascolto e l’interlocuzione con le comunità, dunque la conseguente rappresentatività politica. Perché si possono anche promettere le case più belle e i lavori più gradevoli ai nuovi abitanti, ma se questi per recarsi al più vicino ambulatorio medico o alla scuola primaria dovranno sobbarcarsi mezz’ore d’auto in andata e in ritorno senza peraltro una valida alternativa di trasporto pubblico, ci penseranno ben più di due volte prima di andare lassù. Ed è questo secondo aspetto che a me preoccupa di più, viste le cronache politiche nostrane al riguardo.

In ogni caso “VIHTA” è un progetto sicuramente da sostenere e seguire con grande attenzione, che mi auguro vivamente possa avere pieno successo.

Per chi volesse saperne ancora di più, può contattare i responsabili del progetto alla mail wildworking@visitvallesoana.it

Michele Serra in Valle Soana per “La Montagna Sacra”: il successo di una giornata importante e proficua

Come anticipato da questo precedente articolo, lo scorso sabato 25 ottobre 2025 Michele Serra, è stato a Ronco Canavese, in Valle Soana, ospite del comune, della biblioteca e della locale Associazione degli Operatori Turistici, per supportare il progetto “Monveso di Forzo – Montagna Sacra, l’iniziativa di sensibilizzazione sugli eccessi dell’invasività umana e sul conseguente rispetto del senso del limite nei territori naturali e sulle montagne in particolar modo. Progetto che ha nel Monveso, una delle vette più belle della Valle sul confine con la Valle di Cogne, il suo simbolo, e intorno al quale Serra ha dialogato con Enrico Camanni.

[Michele Serra con alcuni dei componenti del Comitato promotore della “Montagna Sacra”.]
La giornata è stata un successo, sotto ogni punto di vista. Lo è stata per la valle, per la sua comunità che ha affollato il Teatro Comunale, e per la presa di coscienza sempre più compiuta del valore del progetto “Montagna Sacra” per il proprio territorio; nel pubblico peraltro erano presenti numerosi giovani, cosa non scontata. Lo è stata per il progetto stesso e per le idee che vi stanno alla base, forti, provocatorie, “sovversive”, ad alcuni (sempre meno, in verità) invise ma, obbiettivamente, quanto mai importanti da considerare nella relazione attuale e futura tra uomini e montagne. Lo è stata proprio per le montagne, quelle che in gran numero subiscono assalti antropici sovente ingiustificabili oltre che insostenibili e per quelle altre invece “dimenticate” dalle economie preponderanti ma a loro volta dotate di proprie peculiarità, potenzialità, identità culturale nonché di comunità che vorrebbero continuare a viverci in maniera dignitosa senza dover rinunciare alla costruzione del loro futuro. Ed è stata importante, la giornata con Michele Serra, anche per continuare nell’opera di conoscenza e sensibilizzazione nei riguardo del progetto “Montagna Sacra” portata avanti dal Comitato Promotore, dalla comunità valsoanina ma pure, in potenza, da ogni sottoscrittore del progetto e da ciascun appassionato delle montagne che ne ha compreso il senso e il valore. Le idee alla base del progetto sono valide per il Monveso come per ogni altra vetta e territorio montano: perché le montagne sono spazi di libertà tanto quanto territori del limite e la cosa migliore da fare, per viverle al meglio, non è ostinarsi nel superamento di essi ma armonizzarsi alla loro anima in una società come la nostra contemporanea che sembra voler rompere ogni limite, materiale e immateriale, senza tuttavia curarsi delle conseguenze che potrebbero scaturirne. E che già di frequente possiamo constatare nella loro dannosità, sulle montagne e negli ambienti naturali.
 

Ma per raccontare al meglio la giornata di sabato scorso, non ci potrebbero essere parole migliori di quelle scritte dallo stesso Michele Serra oggi, lunedì 27 ottobre 2025, nella newsletter “Ok Boomer!” che cura settimanalmente per “Il Post”, e delle riflessioni a caldo, o quasi, di Toni Farina, uno dei padri del progetto “Monveso di Forzo – Montagna Sacra”. Sono proposti di seguito uno dopo l’altro. Insieme ad essi avrete visto lì sopra la registrazione dell’incontro e, qui sotto, trovate una galleria fotografica.

La strada che sale da Pont Canavese, sopra Ivrea, alla Valle Soana, è micidiale. Stretta e tortuosa, in certi punti se due automobili si incontrano bisogna che una faccia marcia indietro fino al primo slargo utile per scansarsi. Si risale una gola severa, che i colori autunnali ingentiliscono appena. È di quelle strade di montagna che fanno capire a chi le percorre quanta tenacia ci vuole, per rimanere attaccati a quelle rocce, quegli alpeggi, quei boschi e non lasciarsi scivolare a valle, nell’indistinto della pianura, nel comodo delle città. Ci vogliono radici forti, per rimanere attaccati ai monti.

L’ho risalita sabato, quella strada, per andare a Ronco Canavese, centro principale della Valle Soana, dove un giovane sindaco tosto e ingegnoso, Lorenzo Giacomino, mi ha invitato per parlare, nel piccolo teatro comunale, di una iniziativa inedita e coraggiosa: proclamare “montagna sacra” il Monveso di Forzo, una bella montagna del luogo. Ovvero dichiararla inviolabile dall’uomo, inventandosi una specie di “tabù moderno” che renda indisponibile alla nostra invadente specie almeno qualche porzione del pianeta. Per dirlo con le parole di uno dei promotori, Toni Farina, scrittore e uomo di montagna: “Un’istanza provocatoria, discutibile (infatti è stata molto discussa), ma necessaria per lasciare simbolicamente quell’esiguo spazio fisico ad altri esseri viventi. Esseri ai quali sulla Terra Homo sapiens ha tolto via via lo spazio vitale. Il Monveso di Forzo è così diventato simbolo di accettazione di un limite nella società del no-limit. Nessun divieto, ma semplice e personale accettazione di un invito”.

La proposta (alla quale ho aderito, faccio parte del piccolo comitato promotore) ha diviso il mondo della montagna, a partire dai responsabili del Parco del Gran Paradiso, del quale il Monveso è parte. A me sembra importante mettere il concetto di “limite” al centro dell’attenzione in un momento storico dominato dall’accessibilità indiscriminata e dal consumo forsennato. Non tutto può essere alla portata di una carta di credito, non tutto è in vendita. Nel reticolo di funivie, impianti di risalita, percorsi facilitati, una montagna senza umani ha una luce speciale: la si può guardare solo dal basso, incorniciata dal cielo.

Ringrazio la vivace comunità della Valle Soana, le volontarie della biblioteca, il sindaco, le tante persone presenti (in sala c’era anche qualche giovane in mezzo al grande nevaio dei capelli bianchi) per la giornata davvero particolare. Suggerisco, a chi volesse approfondire l’argomento, il bel libro di Enrico Camanni La montagna sacra. Camanni conosce le Alpi come pochi, e le sa raccontare.

“Val Soana incubatore di pensieri nuovi”

Rubo questa frase a Monica Bruno (che spero mi perdonerà) perché mi pare un titolo azzeccato per sintetizzare il pomeriggio di sabato 25 ottobre a Ronco. Che poi pensieri tanto nuovi non sono: come ricordato ieri, e in molte altre occasioni, di Limite si parlava fin dagli anni ’50 del secolo scorso grazie ad Aurelio Peccei e ai suoi collaboratori del Club di Roma nel noto studio sui limiti dello sviluppo. Noto, ma dimenticato.

L’incontro con Michele Serra (grazie grazie), venuto a Ronco a sostegno del progetto “Montagna Sacra”, è stato occasione per ribadire che la Terra è un pianeta finito e dunque, molto semplicemente, una crescita infinita non è possibile. Il teatro comunale strapieno ha evidenziato che la questione è sentita.

La presenza in sala (e sul palco) dei giovani convenuti a Ronco per un seminario sulle Aree Interne, ha dato ulteriore significato all’evento. In fin dei conti è di loro che si parla.

Come spesso mi capita, nei convegni estrapolo parole che mi paiono significative. Queste sono le parole che ho evidenziato negli interventi di Ronco.

Inizio opportuno e non casuale con la parola «pace». Fra gli uomini, i componenti della specie Homo sapiens, geniale e distruttiva, e fra gli uomini e la natura. Due aspetti che in realtà sono uno solo, perché proprio la carenza di risorse naturali è alla base di molti conflitti.

La parola «montagna», Alpi e Appennini. Montagna laboratorio di sostenibilità, dove sperimentare percorsi possibili di futuro, e la Val Soana ne è esempio.

La parola «Gran Paradiso», inteso come parco, centenario e al contempo immaturo, che a 100 anni dalla nascita avrebbe bisogno di rifondazione. Il progetto Montagna Sacra voleva essere questo ma il Centenario è stato a tal fine un’occasione persa. Tanti festeggiamenti, pochi ragionamenti.

La parola «sociale», nell’avverbio socialmente. “La conversione ecologica potrà affermarsi solo se socialmente desiderabile”, concetto oggi quanto mai verificato. Lo disse Alex Langer nel 1994. Alex Langer, quanto ci manca.

La parola «Europa». Citando Langer il collegamento ci sta. Continente vecchio, prospettiva che sta sfumando incalzata dai sovranismi. Nota dolente, e Michele Serra ne sa qualcosa.

La parola «sindaco». Soprattutto se di montagna. E qui un grazie a Lorenzo Giacomino, sindaco di Ronco, è doveroso. Grazie a lui e al suo coraggio.

La parola «biblioteca». Luogo di cultura certo, ma in questo caso anche di incontro e progettazione.

La parola «giovani». Che per qualche minuto ha tenuto banco citando il noto successo editoriale di Michele Serra “Gli sdraiati”. Giovani che, nel libro e nella realtà, alla fine lasciano indietro gli anziani, saggi e rompiballe. Com’è giusto che sia.

Le parole «Cogne» e «Ronco», i due volti del Monveso. Cogne con la valle omonima, la più turistica del Parco Gran Paradiso, e Ronco con Val Soana, la meno turistica e più integra. La più ricca di biodiversità. Dalla Val Soana giunsero millenni or sono i primi abitanti della Valle di Cogne, e siccome le montagne non fermano né le genti né le idee, l’auspicio è che oggi l’idea della Montagna Sacra contamini anche la valle aostana.

La parola «sacro». Termine potente e impegnativo da molti in questo caso ritenuto inopportuno, ma sabato per l’ennesima volta si è ribadito che così non è. E Monveso-Montagna Sacra è la scelta giusta. Altra non è data.

E, visto che ci siamo, la parola «Monveso». Montagna piramidale a cui sabato 25 sono fischiate le orecchie. Montagna evocata non per le imprese alpinistiche sulle sue chine, ma per l’impresa di limitarsi a guardarla dal basso. Si va oltre il settimo grado…

Potrei continuare, ma poi arriverebbe la parola noia, dunque lascio a chi legge il compito di proseguire. Concludo con la parola «democrazia». Una delle frasi più vere e significative pronunciate ieri da Michele Serra: “La democrazia è strutturalmente fondata sul limite”. “Perché necessita di contrappesi, e quindi di limiti”, ha spiegato. Per questo, aggiungo io, è in pericolo.


Chi volesse aderire al progetto “Monveso di Forzo – Montagna Sacra”, sappia che è assolutamente semplice. Si va sulla pagina web del progetto, www.sherpa-gate.com/la-montagna-sacra/, si compila il modulo e si conferma poi con mail. Oppure si scrive a montagnasacra22@gmail.com indicando semplicemente «aderisco al progetto Montagna Sacra» e, se si vuole, con quale qualifica si vuole apparire in elenco. Parimenti lo si può fare con un messaggio su Facebook o un commento alla pagina della “Montagna Sacra”; se volete lo potete fare anche qui, e io avrò cura di trasmettere le adesioni ricevute e i dati relativi.

Per ogni altra informazione sul progetto:

Sabato prossimo, Michele Serra in Valle Soana a sostegno della “Montagna Sacra”

Michele Serra, personaggio che immagino non abbisogna di presentazione, sabato prossimo 25 ottobre sarà a Ronco Canavese, in Valle Soana, per supportare il progetto “Monveso di Forzo – Montagna Sacra, l’iniziativa di sensibilizzazione sugli eccessi dell’invasività umana e sul conseguente rispetto del senso del limite nei territori naturali, e sulle montagne in particolar modo, che sta guadagnando sempre più consensi, anche in forza del proprio obiettivo crescente valore nei riguardi della realtà dei territori suddetti.

Michele Serra è stato uno dei primissimi sostenitori del progetto “Montagna Sacra”, ancora quando l’idea elaborata da Antonio Mingozzi e Toni Farina, all’epoca direttore e consigliere del Parco Nazionale del Gran Paradiso, era in fase embrionale – lo potete constatare dal brano sul “Venerdì” de “La Repubblica” del luglio 2020 riprodotto lì sotto. Poi il progetto è stato avviato, si è formato un Comitato di figure prestigiose del mondo della montagna e della cultura (del quale ho il privilegio di fare parte senza essere affatto prestigioso!), le adesioni hanno cominciato a diventare centinaia e poi migliaia, si sono organizzati numerosi eventi di conoscenza e sensibilizzazione sui temi e le istanze che il progetto sostiene, i critici e gli scettici sono diventati sempre meno (quelli che ancora sostengono che il progetto “proibisca” di salire il Monveso di Forzo e le montagne in generale e non vogliono capirne il senso reale e la portata simbolica sono ormai sparuti e francamente buffi) e nel frattempo, come detto, il dibattito sull’importanza del rispetto del limite alla presenza umana in certi ambiti naturali si è fatto costante e necessario, dando ancora più forza al progetto e alle azioni in suo sostegno.

L’evento di sabato prossimo a Ronco Canavese, importante anche perché dimostra la partecipazione ormai piena e consapevole della comunità della Valle Soana al progetto e ai suoi scopi, è certamente tra le azioni più prestigiose nonché, ci auguriamo noi del Comitato, valide a far conoscere ancora meglio cosa è “La Montagna Sacra” e cosa si prefigge – e pure quanto sia affascinante il Monveso di Forzo, cima poco nota ma di grande bellezza alpestre, proprio anche perché potente simbolo materiale del progetto.

Come ha scritto lo stesso Serra lunedì 20 ottobre scorso nella newsletter “Ok Boomer!” che cura settimanalmente per “Il Post”,

Sabato 25 sarò a Ronco Canavese, in Valle Soana, piccolo comune di montagna ai piedi del Gran Paradiso. Il giovane sindaco mi ha invitato per parlare del progetto “Montagna Sacra”, che sarebbe il Monveso, una piccola cima da dichiarare inviolabile e da non scalare mai più. Atto simbolico, culturale, per dire che magari qualche piccola porzione di mondo immune da noi altri umani, dai cellulari, dal goretex, dal nostro pur leggero scalpiccìo con le suole morbide che hanno preso il posto degli scarponi cingolati dei tempi andati, avrebbe un significato importante. Credo che l’idea sarebbe piaciuta a Walter Bonatti, che se ne è andato ormai da troppi anni, e di cime ne aveva calcate a centinaia, in Europa, Asia, America del Sud. A Ronco Canavese penserò a lui e a Rossana Podestà, che riposano insieme nel cimitero di Porto Venere, davanti al mare. In quel cimitero c’è una luce che riempie l’anima, e impedisce di essere tristi.

Ecco. Un atto simbolico (repetita iuvant: non ci sono cartelli di divieto d’ascensione sul Monveso!) di grande valore culturale e quanto mai emblematico, senza (più) alcun dubbio.

Trovate le informazioni sull’evento di sabato a Ronco Canavese nella locandina sopra pubblicata, mentre chi volesse aderire al progetto “Monveso di Forzo – Montagna Sacra”, sappia che è assolutamente semplice. Si va sulla pagina web del progetto, www.sherpa-gate.com/la-montagna-sacra/, si compila il modulo e si conferma poi con mail. Oppure si scrive a montagnasacra22@gmail.com indicando semplicemente «aderisco al progetto Montagna Sacra» e, se si vuole, con quale qualifica si vuole apparire in elenco. Parimenti lo si può fare con un messaggio su Facebook o un commento alla pagina della “Montagna Sacra”; se volete lo potete fare anche qui, e io avrò cura di trasmettere le adesioni ricevute e i dati relativi.

Per ogni altra informazione sul progetto:

www.sherpa-gate.com/la-montagna-sacra/
https://www.facebook.com/montagnasacra
Info: montagnasacra22@gmail.com

Domenica 15 giugno camminiamo “Insieme per la Montagna Sacra” in Valle Soana per rivendicare la necessità del limite sui monti

Eccovi il programma ufficiale e la locandina della quarta edizione di “Insieme per la Montagna Sacra”, la giornata di cammino riflessivo e collettivo ai piedi del Monveso di Forzo, la montagna nel gruppo del Gran Paradiso individuata dal relativo progetto (del cui comitato promotore faccio parte) come simbolo di rispetto del Limite, che si svolgerà domenica 15 giugno prossimo:

Lo potete anche scaricare in formato pdf qui.

Come avevo anticipato in questo articolo, nel corso della giornata avrà luogo l’inaugurazione dell’opera d’arte appositamente dedicata al Monveso e donata alla causa dalla pittrice torinese Barbara Tutino. Realizzata su Alluminio riciclato e dunque fatta per restare all’aria aperta, ritrae il Monveso con la chiesa di Boschietto. L’opera verrà installata in modo permanente su una delle case della borgata posta lungo il sentiero che risale la valle, restando così ben visibile da chiunque transiti dalla borgata al fine di rappresentare un suggestivo e potente elemento di attenzione e riflessione sul nostro progetto e sui suoi fini.

Invece, la constatazione delle condizioni di innevamento ancora abbondante in quota ha purtroppo determinato la decisione di rinviare la traversata dalla Valle di Cogne alla Valle Soana attraverso il Colle di Bardoney, pensata per congiungere simbolicamente i due versanti del Monveso di Forzo e prevista per sabato 14 giugno – della quale nella precedente newsletter vi avevamo dato alcune informazioni preliminari. La traversata verrà probabilmente riprogrammata nel mese di settembre, in data da stabilire e in concomitanza con un altro evento dedicato alla “Montagna Sacra” in corso di progettazione.

[Prime luci sul Monveso di Forzo, la ” Montagna sacra” delle Alpi italiane. Foto di Toni Farina, per gentile concessione.]
Sono ben contento di denotare che la prossima edizione di “Insieme per la Montagna Sacra” vedrà la collaborazione e il supporto dell’Associazione degli Operatori Turistici della Valle Soana: una vicinanza quanto mai significativa e importante anche per come segnali l’interesse crescente dei locali al progetto e al suo portato a favore della valle. Come si può vedere nella locandina sottostante, l’associazione curerà l’accoglienza generale e nello specifico la parte enogastronomica della giornata grazie alla partecipazione dei ristoranti e degli operatori valsoanini i quali metteranno a disposizione tutto ciò che la valle sa offrire ai suoi visitatori:

Anche questa locandina la potete scaricare in pdf qui.

Per la giornata sarà installata a Forzo, a cura del Comune, la bacheca dedicata alla “Montagna Sacra” con le informazioni sostanziali sul progetto, che così sarà “inaugurata” ufficialmente a sua volta. Anche l’installazione rappresenta un’iniziativa “piccola” nella forma ma assolutamente significativa nella sostanza perché esprime la vicinanza solidale del Comune di Ronco al progetto e ai suoi fini: una cosa niente affatto scontata fino a qualche tempo fa, dunque la prossima presenza della bacheca rimarca l’attenzione e la considerazione crescenti della “Montagna Sacra” anche presso la comunità locale.

Come accennato di recente, vi sono ulteriori potenziali interessanti (e prestigiose) novità che bollono nella pentola della Montagna Sacra: io e gli altri membri del Comitato promotore ci auguriamo di concretizzarle e dunque di darvene notizia al più presto.

Aderire al progetto “Monveso di Forzo – Montagna Sacra” è semplice. Si va sulla pagina web del progetto, www.sherpa-gate.com/la-montagna-sacra/, si compila il modulo e si conferma poi con mail. Oppure si scrive a montagnasacra22@gmail.com indicando semplicemente «aderisco al progetto Montagna Sacra» e, se si vuole, con quale qualifica si vuole apparire in elenco.

Per ogni altra informazione sul progetto:
www.sherpa-gate.com/la-montagna-sacra/
https://www.facebook.com/montagnasacra
Info: montagnasacra22@gmail.com