La Sardegna salverà la lettura (speriamo!)

Da tempo, nel mondo dei libri e della lettura italiano, la Sardegna si contraddistingue per la sua vitalità e per la resilienza, forzata ma qui sempre attiva e creativa, che la congiuntura del settore gioco forza impone. Basti pensare a Liberos, la sublime associazione culturale + circuito etico e solidale + comunità di lettori della quale ho più volte già scritto e che rappresenta un modello assolutamente virtuoso di promozione della lettura, di organizzazione di eventi correlati e di sostegno di qualsiasi soggetto che in un modo o nell’altro vi sia collegato.

Di recente un’altra realtà locale, l’AES – Associazione Editori Sardi, ha pubblicato un documento o manifesto sullo stato della lettura e dell’editoria in Sardegna che, nonostante la naturale “geolocalizzazione”, rappresenta un’analisi puntuale della situazione – inquietante, tanto per (non) cambiare – non solo in loco ma pure nel resto del paese, nel quale peraltro vengono presentate alcune proposte concrete per sostenere e rilanciare il settore che, di nuovo e al di là dei riferimenti alla realtà locale, appaiono interessanti per l’intero comprato nazionale. Le vedete elencate nell’estratto lì sopra, mentre il manifesto nella sua interezza è pubblicato qui sotto – non l’ho trovato in risoluzioni migliori, ma se ci cliccate sopra e lo ingrandite risulta comunque tranquillamente leggibile.

Ci si può e si deve ben riflettere sopra. Una volta ancora la Sardegna potrebbe indicare una via da seguire, se non risolutiva quanto meno efficacemente resilienzale. Anche perché, posto lo stato della realtà, non che ve ne siano molte altre, di strade da intraprendere per salvaguardare la lettura in Italia – o per “salvarla”, ormai.

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Pubblicità mirata?!?

Dunque… in pochi giorni, nella casella di posta elettronica del sottoscritto (maschio, 47 anni), tra innumerevoli altre mail più o meno interessanti/utili/futili sono giunti:

  • Numerosi messaggi da mittenti femminili sconosciute, generalmente dall’estero, con oggetti (nel senso di titoli delle stesse) “ammiccanti”;
  • Diversi messaggi d’invito a siti in cui “esercitarsi” nel sex dating;
  • Un messaggio che pubblicizza il prodotto Gocce 7-Slim. Come districare il metabolismo e perdere peso;
  • Una mezza dozzina di messaggi pubblicitari di prodotti che “sostengono” e “favoriscono” le prestazioni sessuali (uno è lì sopra);
  • Un messaggio che pubblicizza sospensori;
  • Un messaggio da una società che produce montascale a poltroncina per persone con difficoltà di deambulazione.

Ora: caro, egregio, illustre (?!) Grande Fratello che governi il web e tutti noi che volenti o nolenti ci stiamo… forse che tu mi voglia dire qualcosa?

P.S.: comunque, posto quanto sopra, è un notevole sollievo constatare l’assenza tra le suddette mail di messaggi provenienti da onoranze funebri, produttori di casse mortuarie o monumenti cimiteriali. In tal senso forse non sono ancora così vecchio, per il web. Già.

Quelli che la lettura dei libri li annoia

Leggo l’ennesima indagine statistica sullo stato della lettura in Italia (qui ne trovate un ottimo report) e, una volta ancora, tra le note riguardanti l’ampia parte di popolazione che dei libri se ne frega beatamente (più di un terzo del totale: dato estremamente significativo, vista poi la situazione culturale e sociale del paese!) leggo dei tanti che non leggono perché i libri danno loro noia.

La lettura li annoia. Già.

Be’, per quanto mi riguarda, questo è un chiaro segno di infermità mentale. Sì, perché puoi dire che leggere non ti piace, che preferisci svagarti con altro, che oggi non ti va di farlo perché hai la mente impegnata in altri pensieri ma tra un po’ ti andrà, che non hai tempo di farlo (ma, questa, è una scusa totalmente falsa nella gran parte dei casi per cui viene citata)… Ma se mi dici che la lettura ti annoia, dunque che non ti suscita nessuna emozione, nessuna immagine mentale, nessuna suggestione, mi stai dicendo che il tuo cervello non funziona, che è fermo, scollegato, inerte se non per controllare le funzioni vitali basilari. Punto.

D’altro canto – leggo più avanti nell’articolo linkato lì sopra – in base all’opinione degli stessi editori nostrani, tra i principali fattori che determinano la modesta propensione alla lettura nel nostro Paese c’è «il basso livello culturale della popolazione.» Cosa apparentemente paradossale, viste le infinite possibilità di accrescere il proprio bagaglio culturale grazie alle nuove tecnologie e al web – a meno che non si sia in presenza di menomati mentali in sembianze di “persone normali”.

Ecco, appunto, cerchio chiuso.

Quelli che cercano i libri in libreria e poi li comprano on line

La Fountain Bookstore, una libreria indipendente di Richmond, nello stato americano della Virginia, poco prima di Natale ha denunciato sul proprio profilo Twitter (cliccate sull’immagine per leggere il tweet) la frequenza con la quale constata il deprecabile fenomeno dello showrooming, ovvero l’abitudine di molte persone di recarsi in libreria per cercare libri, magari chiedere consigli ai librai, fotografarne le copertine e poi acquistarli on line, su Amazon in primis, vantandosi pure di tale propria “furbizia”. Dalle nostre parti ne ha parlato Business Insider Italia: cliccate qui per leggere l’articolo, che contiene altre interessanti osservazioni intorno alla questione in oggetto.

Posto quanto sopra, e in particolare che siffatte persone, da me intercettate più volte anche qui, si vanterebbero di questo loro showrooming così deleterio per le librerie indipendenti (del cui incalcolabile valore socioculturale quali genuini presidi a difesa della pratica della lettura dei buoni libri, ergo dell’editoria di qualità, spero sia inutile riparlare), con malcelabile orgoglio permettetemi di vantarmi (non per mero snobismo polemista, semmai per doverosa par condicio) del contrario: dacché io, per abitudine ormai consolidata, cerco i libri che vorrei leggere on line e poi vado ad acquistarli dal mio piccolo librario (indipendente, ça va sans dire) di fiducia. E se non li ha, glieli ordino e in pochi giorni li faccio arrivare. In fondo, l’attesa della lettura di un libro è essa stessa parte del piacere di poterlo leggere, no?
Ecco.

Black Friday, offerte e occasioni “da morire” (sul serio!)

Oggi è il vero e proprio Black Friday, fissato dagli americani nel venerdì successivo al Thanksgiving Day come tradizionale inizio del periodo di acquisti natalizi. C’è che dice che si chiami black, “nero”, perché grazie ad esso i negozianti ricominciano ad avere conti in nero, come si dice nel linguaggio contabile, ovvero in attivo; altri sostengono che il “nero” derivi dal colore metaforico della giornata per le forze dell’ordine, per quanto traffico e confusione regnino intorno ai grandi centri commerciali, rendendo tale venerdì veramente nero per chi lo debba gestire sulle strade.

Ma c’è una terza possibilità, più “scientifica” – o più criminologica, dovrei dire, per giustificare il nome della giornata: nero, questo venerdì, come il colore del lutto. Il Black Friday Death Count, infatti, tiene il conto delle persone morte in circostanze legate agli acquisti del giorno, molto spesso per atti di violenza derivanti dalla folle frenesia di accaparrarsi i prodotti scontati: dal 2008 al 2018 10 morti, oltre a 111 feriti. Cliccate sull’immagine per leggere lo sconcertante elenco (peraltro limitato ai soli casi nordamericani).
Ecco.

Beh, ora capite perché le civiltà aliene che giungono sulla Terra non prendono contatto con il genere umano?