Oggi, 14 febbraio, si festeggia…

Suvvia, inutile girarci intorno o fare finta di nulla, quando tutto il mondo festeggia una ben precisa ricorrenza, oggi 14 febbraio! Non si può fare gli gnorri, fare quelli a cui non frega nulla, i superiori, gli snob o che altro, perché è qualcosa che interessa chiunque e tutti accomuna, con rarissime eccezioni.
Insomma: oggi, 14 febbraio, si festeggia il deposito della prima domanda in assoluto di brevetto del telefono da parte di Alexander Graham Bell, nel 1876 a Boston. Già.

Senza il qual deposito magari oggi non potremmo inviare i messaggi ricolmi di cuoricini rossi all’amato o all’amata con i nostri scintillanti smartphone – i bis-bis-bis-nipoti de «l’apparato per trasmettere la voce o altri suoni telegraficamente per mezzo di ondulazioni elettriche, simili, in forma, a quelle che accompagnano l’emissione della voce e dei suoni nell’aria» che Bell così descrisse e brevettò. Ecco.

Altro che “San Valentino”! Tsk!

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La passione amorosa e l’impasto della pizza

“Io P. e A, quelli che hanno preso l’appartamento all’ottavo piano, li ammiro moltissimo. Vivono una storia d’amore travolgente, ma lo fanno con il massimo raziocinio. Niente colpi di testa, impulsi istintivi post-adolescenziali o scriteriate follie passionali, no.
Addirittura pare che, quando facciano sesso ovvero nel mentre della copula, lui, che è commercialista, detti al telefono ai collaboratori del suo studio i dati di correzione dei bilanci delle aziende seguite, discutendone poi i saldi ottenuti. E lei non se la prende affatto per questo, anzi: ne approfitta per raccontare al telefono a qualche amica quanto è successo nell’ultima puntata della soap opera preferita (quella in cui il protagonista principale muore dissanguato e tra atroci sofferenze in conseguenza di un incidente stradale).
Non solo, vi dirò di più: mi raccontava G., quello del nono piano, che qualche sera fa stava facendo la pizza ma la farina non gli bastava ed è sceso al piano sotto a chiederla a P. e A.: be’, A., durante l’atto sessuale, è andata in cucina a prendere la farina e gliel’ha prestata. Con P. “al seguito”, ovviamente, il quale già che c’era non ha mancato di consigliare a G. di mettere pure un po’ di zucchero nell’impasto, per migliorare la lievitazione.
Non trovate sia una cosa incredibile? Sì, insomma, voglio dire: proprio non lo sapevo che nell’impasto della pizza ci andasse pure lo zucchero!
Come dite? «E G. cosa ha detto?» Oh, ha detto che la pizza in effetti viene buonissima. Già.”

San Valentino, l’amore, e i testicoli di lepre

Ecco, insomma… non manca molto a San Valentino, la festa degli innamorati, e se qualcuno non avesse ancora un valido motivo per celebrare siffatta ricorrenza… magari quanto sotto funziona (cliccate sulle immagini per ottenerne un formato più leggibile):

Tentar non nuoce.
Forse.

N.B.: prima di sbagliarvi con chissà quale erbaccia, sappiate che la verbena è questa. Riguardo ai testicoli di lepre, invece… be’, ci pensate da soli, vero?

P.S.: grazie di cuore a quel bellissimo luogo d’arti (al plurale) che è la Bibliosteria Cà Berizzi, dai cui preziosi fondi proviene il suddetto volume, e a Valeria Offredi, la Bibliostessa, per avermi concesso l’uso delle immagini.

Smarrirsi senza perdersi, per ritrovarsi… (a Lucerna)

Forse oggi, nel nostro mondo contemporaneo del quale ogni pur remoto angolo può essere raggiunto attraverso il web al punto da ritenere ogni impulso all’esplorazione un retaggio d’altri più avventurosi e ingenui tempi, bisognerebbe realmente tornare a pretendere la possibilità di perdersi. Magari non in senso geografico quanto più in senso emozionale, spirituale. Partire dalla conseguita consapevolezza geo-mentale, come l’ho definita poco fa, per lasciarvi in deposito le certezze materiali e vagare verso ignoti ambiti immateriali ove la realtà ordinaria si amplia, si spande in innumerevoli direzioni metafisiche, liberi come se non si avesse nulla da perdere o da rischiare e tutto da guadagnare perché sicuri di ciò che si è già acquisito. Anche in una città come Lucerna, sì, che parrebbe il luogo sul pianeta in cui perdersi è più difficile, per quanti riferimenti orientanti d’ogni sorta offra in ogni parte della propria conurbazione. D’altro canto Lucerna è parimenti così ricca di suggestioni, magnetismi, incanti, miraggi, visioni e quant’altro di conturbante e strabiliante, che realmente in essa può venire facile smarrirsi senza perdersi, volare lontano sulla ali del più istintivo estro rimanendo coi piedi ben saldi per terra oppure lasciando che la città solleciti di continuo e in modo vibrante la curiosità del suo esploratore, spingendolo entro vicoli o passaggi apparentemente insignificanti ma nei quali, invece, spunta d’improvviso qualche dettaglio magari minimo ma a suo modo incredibile.
In fondo l’uomo ha dovuto perdersi infinite volte per trovare la propria strada e per conoscere il mondo nel quale oggi si muove con tanta sicurezza; e l’eccessiva sicurezza spegne inesorabilmente la curiosità, ciò che fin dai tempi remoti spinge l’uomo verso direzioni ignote. Non è vero che nel nostro mondo di oggi in cui tutto è stato scoperto, esplorato e conosciuto, non sia ancora possibile trovare nuove e mai percorse direzioni verso cui andare, anche solo per sapere cosa c’è, laggiù. Forse andandoci ci si smarrirà. Forse, invece, troveremo la miglior occasione possibile per ritrovare noi stessi, oppure per renderci conto che era quando ci ritenevamo certi, e senza alcun dubbio, di sapere dove fossimo, che in realtà eravamo persi.”

(Cliccate qui sotto… che potrebbe pure essere una buona idea per un piccolo dono natalizio a qualche parente o amico a cui piaccia viaggiare – nel senso più pieno e autentico del termine!)

Il gadget natalizio più gettonato

Ok, ho definitivamente appurato che, da qualche anno a questa parte, i gadget aziendali più gettonati, soprattutto per le festività di fine anno, sono i caricabatterie portatili autoalimentati – le power bank, insomma.
Ormai ne ho così tante che, caricandole tutte insieme e collegandole in rete tra loro, ricavo una quantità di energia pari a quella prodotta da una centrale nucleare di medie dimensioni!

Un’energia piuttosto sprecata, peraltro, visto il mio uso assai parco dei dispositivi elettronici fuori casa o ufficio (non per personale snobismo ma perché faccio pure altro, eh!) e comunque, in senso lato, sempre meno intensa che quella fornita da un bel libro. Che non ricaricherà uno smartphone ma la mente e lo spirito assolutamente sì, ecco.