È reato qualunque discussione politica e religiosa

È sancito il divieto di ubriacarsi in modo ributtante, russare oltre il la del contrabbasso, zefireggiare in modo miasmatico, roteare, sputacchiare in terra e sulle muraglie, e in genere qualunque atto contrario all’igiene e alla morale, come pure è reato qualunque discussione politica e religiosa.

Dal “regolamento di gestione” della Cà di Sciùur, conosciuta anche come Cà di Ladér, suggestiva costruzione in stile rustico alpino edificata nel 1878 a quasi 2000 metri di quota sulle rive del Lago Palù, in Valmalenco, una delle località più belle delle Alpi lombarde. Casa che purtroppo risulta abbandonata da molto tempo e ormai a rischio di crollo imminente, quando invece meriterebbe ben più considerazione e un’adeguata rivalorizzazione – possibilmente non bassamente turistico-consumistica ma consona alla fruizione culturale e sensibile della zona che la stessa casa induce (e un territorio così bello a sua volta merita).

Cliccando sull’immagine di Michele Comi, tratta da qui, potrete saperne di più; della Cà di Sciùur ne parla anche un bell’articolo la rivista “Le Montagne Divertenti”, nel numero 52 – primavera 2020, dal quale ho tratto la citazione sopra riportata.

Nota personale: a parte il notevole zefireggiare, che già da solo vale un bell’applauso, “chapeau!” all’ultima regola, che considera reato «qualunque discussione politica e religiosa» perché evidentemente ritenute «contrarie all’igiene e alla morale», come sentenzia la regola precedente. Be’, come non essere pienamente d’accordo?

Un universo senza padrone

Ma Sisifo insegna la fedeltà superiore che nega gli dèi e solleva i macigni. Anch’egli giudica che tutto sia bene. Questo universo, ormai senza padrone, non gli appare sterile né futile. Ogni granello di quella pietra, ogni bagliore minerale di quella montagna, ammantata di notte, formano, da soli, un mondo.

[Camus in un disegno di Petr Vorel, fonte qui.]
(Albert CamusIl mito di Sisifo in Opere. Milano, Bompiani, 2003, pp. 318-9.)

Gli idioti

Idiota (s.m.). Membro di una grande e potente tribù che nel corso dei secoli ha sempre esercitato un dominio assoluto sulle vicende umane.

[Frances Soulé Campbell, ritratto di Ambrose Bierce, 1909; fonte: qui.]
(Ambrose BierceDizionario del diavolo, scelta e introduzione di Guido Almansi, traduzione di Daniela Fink, TEA, 1988.)

Fare soldi, per fare soldi, per fare soldi

[Immagine tratta da qui.]

Fare soldi, per fare soldi, per fare soldi: se esistono altre prospettive, chiedo scusa, non le ho viste. Di abitanti cinquantasettemila, di operai venticinquemila, di milionari a battaglioni affiancati, di librerie neanche una.

Questo è il fulminante incipit – uno dei più celebri in assoluto della narrativa giornalistica italiana – di Miracolo all’italiana di Giorgio Bocca. Era il 1962, il boom economico stava ormai esplodendo in tutto il suo fragore capitalistico, per la gioia di tutti.

Ecco: quando nei discorsi più o meno pubblici (ma regolarmente assenti sui media, sia chiaro) si dibatte sul perché l’Italia, culturalmente (e quindi anche socialmente, ché i due ambiti sono sempre strettamente legati), sia messa tanto male, spesso lo si fa considerando un arco temporale piuttosto limitato, come se tale decadenza socioculturale fosse cosa degli ultimi 20 o 25 anni, non di più.

Be’, se è vero che soprattutto negli ultimi tempi la rovina si è fatta del tutto palese in quasi ogni ambito del paese – a partire da quello politico, ça va sans dire –, è altrettanto vero che una tale rovina viene da più lontano, da un processo di degrado culturale di lunga data e ormai cronico che i poteri attuali hanno semmai non generato ma sostenuto e sfruttato scaltramente per imporsi, ben sapendo che, riguardo la società civile, meno cultura diffusa significa minor consapevolezza civica, maggiore dissonanza cognitiva e più facilità di controllo (politico ma non solo).

Bene, già quasi sessant’anni fa Giorgio Bocca – giornalista tra i più lucidi e sagaci, d’altro canto – aveva fissato in quel suo libro ciò che stava accadendo: da una parte il capitalismo di matrice americana rapidamente mutante verso il più sfrenato consumismo funzionale alle mire delle élite politiche, dall’altra la cultura messa da parte perché ritenuta antitetica a quella catena che sembrava produrre benessere per tutti ma in verità stava scavando via il terreno da sotto le fondamenta della società civile, minandone sempre più la stabilità.

Poi è venuto il Sessantotto, gli “anni di piombo” e quelli da bere (a Milano e non solo), la fine della “Prima Repubblica”, eccetera. Di librerie in Italia ce ne sono sempre troppo poche e, soprattutto, troppo poca e tutt’oggi assai disprezzata da chi comanda l’Italia è la cultura. In qualche modo è come se il paese fosse rimasto a quegli anni Sessanta, come se ancora si illudesse di essere in pieno “boom economico” – quando in realtà è fermo ad anni ancora precedenti, almeno preunitari a mio modo di vedere se non, per certi aspetti, medievali. Il “boom” ovvero l’esplosione c’è stata, sì, ma ha lasciato molte macerie e poche cose ancora in piedi.

Forse, ci fossero stati qualche milionario in meno e qualche libreria in più, le cose sarebbero potute andare meglio. Forse.

Ottimismo / Pessimismo

Ottimismo (s.m.). Dottrina o credo che vede tutto bello, incluso il brutto; tutto buono, soprattutto il male; e tutto giusto, particolarmente ciò che è sbagliato.

Pessimismo (s.m.). Atteggiamento filosofico imposto, a dispetto delle più radicate convinzioni, dalla scoraggiante prevalenza degli ottimisti con le loro speranze da spaventapasseri e i loro stolidi, esasperanti sorrisi.

(Fonte: Wikimedia Commons)
(Ambrose BierceDizionario del diavolo, scelta e introduzione di Guido Almansi, traduzione di Daniela Fink, TEA, 1988, pagg.131 e 137.)