Altezza neve 80 cm, farinosa

Belli i bollettini della neve di una volta, vero? Tanto artigianali quanto affascinanti. E chi ne voleva sapere di più e magari salire in funivia per farsi una sciata, poteva chiamare un numero telefonico assolutamente semplice da ricordare, vista la sua brevità!

Per giunta fa specie che a Valcava, una delle prime località sciistiche italiane posta sulla dorsale montuosa dell’Albenza, prospiciente la pianura bergamasca e brianzola a pochi km dall’hinterland di Milano, l’11 di aprile del 1938 vi fossero ancora ben 80 cm di neve farinosa, quando negli ultimi anni, e nell’“inverno” in corso particolarmente, di neve i bellissimi prati di Valcava ne vedono ben poca e assai di rado.

Di Valcava abbiamo scritto – io e i miei colleghi di penna Sara Invernizzi e Ruggero Meles – anche nella guida Dol dei Tre Signori, essendo la località posta propria lungo la Dorsale Orobica Lecchese nel tratto che divide la Valle Imagna dalla Val San Martino (ovvero il territorio percorso dalla seconda tappa del trekking che raccontiamo nella guida). Altre volte ho invece scritto della storia della funivia di Valcava, un autentico gioiello ingegneristico novecentesco quasi del tutto scomparso: ad esempio nel testo che vi propongo di seguito, con il corredo di alcune immagini tratte dalla pagina Facebook della Pro Loco Valcava.

Solo il relitto di alcuni piloni di sostegno che spuntano dal bosco e la stazione a monte (ora casa privata) che conserva una delle cabine ricordano oggi a chi sale verso Valcava che un tempo la località sull’Albenza era unita a Torre De’ Busi da quella che fu la prima funivia costruita in Lombardia e seconda in tutta Italia, vero e proprio gioiello ingegneristico le cui cabine superavano in undici minuti un dislivello di 800 metri su un percorso lungo 2680 metri.
Concepita nel 1925 da un’idea dell’architetto Alessandro Comolli, la funivia fu progettata dall’ingegnere sudtirolese Luis Zuegg, uno dei maggiori esperti nel settore, e inaugurata il 28 ottobre 1928 alla presenza del celebre aviatore Antonio Locatelli. Da subito l’impianto svolse un ruolo determinante per la vita della frazione, trasportando non solo persone ma anche materiali e generi alimentari: con la gestione affidata alla Società Anonima Funivie Lombarde, la funivia svolse regolarmente il servizio per molti anni, contribuendo a fare di Valcava una delle prime e più rinomate stazioni sciistiche della Lombardia, dotata persino nel 1936 di un trampolino per il salto con gli sci e successivamente di una manovia e uno skilift che giungeva sulla sommità del Prato della Costa, a 1400 m di quota.
Dagli anni ’50, a fronte del progressivo deterioramento degli impianti e delle funi, l’esercizio della funivia divenne sempre meno remunerativo. Seguì un periodo costellato da intralci di varia natura, tecnici, economici, burocratici ed amministrativi, che provocarono frequenti sospensioni del servizio fino al fallimento, nel 1973, della Società Anonima Funivie Lombarde. L’impianto, con nuova gestione, ripartì e continuò il suo funzionamento fino al 10 marzo 1977, data in cui fu deciso di cessarne definitivamente l’esercizio in quanto la continua usura del materiale lo aveva reso troppo pericoloso nonché oltremodo oneroso da mettere a norma. Infine, il 13 luglio 1978 il Comune di Torre De’ Busi decise di procedere al suo smantellamento, concludendone mestamente la pur gloriosa storia e, parimenti, quella dello sci sui pendii di Valcava.

Qualcuno salvi la Ca’ di Sciùur!

[La “Cà di Sciùur”, o “Cà di Ladér”, sulle rive del Lago Palù in una quieta mattina autunnale.]
Già, ogni volta che torno in Valmalenco, sulle rive del bellissimo Lago Palù, e lo sguardo corre lungo il sublime panorama fino a che si ferma proprio lì, ai margini del vasto prato che cinge il lago a occidente, l’esclamazione/invocazione che dà il titolo a questo articolo risorge potente e irrequieta, per come ancora resti senza nessuna risposta: una eco inesorabilmente svanente in mezzo ai monti malenchi.

Perché la Cà di Sciùur, conosciuta anche come Cà di Ladér, suggestiva costruzione in stile rustico alpino edificata nel 1878 a quasi 2000 metri di quota sulle rive del sopracitato lago, della quale ho già scritto qui, continua a rimanere abbandonata, sbilenca, decrepita e ormai a rischio di crollo imminente, nonostante conservi ancora tutto il suo fascino – generato anche dall’incantevole posizione. E fa veramente specie, oltre che tristezza e, appunto, pure irritazione, vederla nella bella stagione circondata di gitanti stesi al Sole sugli ampi prati d’intorno, allegri e felici d’essere in un luogo tanto ameno ma la cui bellezza viene inevitabilmente adombrata dalla presenza e dalla visione dell’edificio pericolante.

Cosa si aspetta? Che la Cà di Sciùur crolli una volta per tutte, cancellando per sempre il suo fascino, e che magari i suoi muri finiscano addosso a qualche famigliola ignara stesa a poca distanza? Ma come si può lasciar andare alla malora uno stabile di potenziale grande funzionalità, per il luogo, per il quale si potrebbero ipotizzare innumerevoli riutilizzi atti ad accrescere ancor più la bellezza e l’attrattiva della conca del Lago Palù e di tutto il territorio malenco, senza banalizzarne la storia, la presenza e la relazione con il luogo nonché senza musealizzarla in modi forse ammirevoli ma di contro assai poco dinamici? Ci si potrebbe realizzare una “casa della montagna”, un luogo nel quale fare didattica interattiva sulla montagna malenca e non solo, una location originale per produzioni artistiche e culturali, uno spazio multifunzionale ugualmente propositivo riguardo i temi della cultura di montagna ad uso di qualsiasi associazione della valle o delle guide alpine o delle scuole, un centro per l’educazione ambientale con focus specifico sull’alta montagna… insomma, ho buttato giù le prime cose che mi sono venute in mente tra chissà quante altre che si potrebbero pensare.

Qualcuno di pubblico o privato può/vuole fare qualcosa per salvare la Ca’ di Sciùur, almeno per garantirle il prima possibile la minima e sicura stabilità, per poi pensare a come poterla valorizzare e, appunto, rendere disponibile a chiunque visiti quella splendida zona della Valmalenco?

Bisogna salvarla, dobbiamo impegnarci per farla salvare, tutti noi che frequentiamo e amiamo quel luogo. Perché vederla crollare e poi sparire per sempre dalle rive del Lago Palù sarebbe come perdere una vecchia amica, tranquilla e silente ma in fondo sempre avvenente e dalla presenza piacevole, alla quale ci si era ormai affezionati, ecco.

Cliccando sull’immagine in testa al post, scattata da chi scrive e consona alla stagione in cui siamo, oppure su quella sottostante di Michele Comi (tratta da qui), potrete saperne di più della Cà di Sciùur; ancor più approfonditamente ne parla anche un bell’articolo della rivista “Le Montagne Divertenti”, nel numero 52 – primavera 2020.

Di montagne e turismi e “Oltre le vette” in podcast

Per chiunque se la fosse inspiegabilmente e deprecabilmente (be’, no, ok, può essere successo, lo capisco) persa, cliccando sull’immagine qui sopra è possibile ascoltare e scaricare il podcast della puntata di mercoledì 29 settembre di “Oltre le vette, il programma radio di RCS – Radio Cernusco Stereo curato e condotto da Ambra Zaghetto del quale ho avuto il piacere e l’onore di essere ospite per una bella e intensa chiacchierata su cose di montagna, in particolare sull’affollamento spropositato delle nostre Alpi durante i mesi estivi in epoca di pandemia, sugli incidenti dovuti a inesperienza e scelta di percorsi non turistici da parte di persone che mai frequentano i monti, sul non rispetto di un ambiente fragile come quello montano ma pure sulle caratteristiche e sulla qualità culturale di tale fruizione turistica di massa. Una potenziale minaccia per le nostre montagne, secondo molti: e se invece si potesse trasformare in una preziosa e benefica opportunità?

Insomma, dateci un ascolto e, credo, troverete diversi spunti interessanti – anche in previsione di una nuova “ospitata” in “Oltre le vette”, prossimamente, per approfondire ancor più la questione e i vari temi che ne fanno parte. Stay tuned!

Reminder: domani, ore 19, “Oltre le vette”!

Non dimenticate: domani 29 settembre, alle ore 19, avrò l’onore e il piacere di essere ospite di “Oltre le vette, il programma radio di RCS – Radio Cernusco Stereo curato e condotto da Ambra Zaghetto per riflettere sull’affollamento spropositato delle nostre Alpi durante i mesi estivi in epoca di pandemia, sugli incidenti dovuti a inesperienza e scelta di percorsi non turistici da parte di persone che mai frequentano la montagna, sul non rispetto di un ambiente fragile come quello montano. Una potenziale minaccia turistica, per le nostre montagne: ma se invece si potesse trasformare in una preziosa e benefica opportunità?

Cliccate sull’immagine in testa al post per visitare la pagina di “Oltre le vette” nel sito web di RCS –  Radio Cernusco Stereo, oppure qui per visitare la pagina Facebook, nella quale troverete anche l’evento dedicato alla puntata.

Ci sentiamo (e non metaforicamente!) domani alle ore 19 su RCS – Radio Cernusco Stereo, con Ambra Zaghetto e “Oltre le vette”. Non mancate!

“Oltre le vette”, mercoledì 29/09 in radio

Il prossimo mercoledì 29 settembre, alle ore 19, avrò l’onore e il piacere di essere ospite di “Oltre le vette”, il programma radio di RCS – Radio Cernusco Stereo curato e condotto da Ambra Zaghetto, per affrontare una questione che, in tema di montagne, è assolutamente all’ordine del giorno anche nell’estate appena trascorsa: il grande affollamento turistico dei monti. Un fenomeno che la pandemia da Covid-19 ha fatto esplodere in modo dirompente evidenziandone opportunità e pericoli: perché se da un lato constatare così tanta gente che frequenta luoghi meritori di grande considerazione è innegabilmente bello, dall’altro non si può non rilevare che le nostre montagne non sono mai state un ambito deputato al turismo massificato, e l’imposizione di tali pressioni turistiche che molte località montane hanno subito negli anni scorsi hanno generato soprattutto danni, disequilibri e profonde banalizzazioni del loro valore paesaggistico e culturale, innestando spesso il cosiddetto effetto “divertimentificio alpino” che, appunto, la pandemia ha spinto a livelli sovente non più accettabili. Così, a fronte delle numerose conseguenze che tale situazione ha generato – affollamenti esagerati in zone ecologicamente delicate, traffico, rumore, maleducazioni ambientali varie, incidenti dovuti a inesperienza nonché, in generale, una fruizione turistica nel senso più banale del termine di luoghi invece carichi di peculiarità preziose, viene da riflettere su come invece si possa trasformare una così spropositata e minacciosa pressione antropica in una inopinata e preziosa opportunità per recuperare le persone a una fruizione finalmente sensibile e consapevole delle montagne che possa generare autentici vantaggi non solo per i turisti ma pure, e soprattutto, per le stesse genti che quelle montagne abitano. Abbiamo probabilmente davanti la possibilità di innovare l’immaginario alpino (turistico e non) diffuso, ad oggi ancora troppo legato a idee e visioni di decenni addietro quanto meno obsolete quando non fallimentari e, di conseguenza, il modo di vivere le montagne sia da turisti che da residenti: ma cosa e come possiamo fare per non sprecare una così preziosa opportunità? A fronte di una palese situazione disarmonica sotto molti punti di vista, risultata già fatale per molte località dell’arco alpino, come possiamo riconquistare la più benefica relazione con i territori montani a vantaggio di tutti, città incluse? E se invece quell’opportunità la sprecassimo, a quale futuro andrebbero incontro le nostre montagne?

Cliccate sull’immagine in testa al post per visitare la pagina di “Oltre le vette” nel sito web di RCS –  Radio Cernusco Stereo, oppure qui per visitare la pagina Facebook, nella quale troverete anche l’evento dedicato alla puntata.

Dunque, appuntamento on air mercoledì 29/09 alle ore 19 con Ambra Zaghetto e “Oltre le vette”. Stay tuned! – come si dice in tali casi, oppure, più nostranamente: segnatevi l’appuntamento e non mancate!