Ieri sera, alla Libreria La Montagna di Torino…

Forse lassù è meglio, ma forse anche laggiù* lo è stato. Ieri sera alla Libreria La Montagna di Torino, sì, quando con Roberto Mantovani abbiamo presentato il suo ultimo libro, Forse lassù è meglio, e chiacchierato di cose di montagna in una bellissima libreria che contiene una montagna di libri di montagna, nel centro d’una città che dalle montagne è praticamente abbracciata e vi si lega a doppio filo. È stata un’altra serata intensa, con un folto pubblico di appassionati nel quale non mancavano presenze assai prestigiose, raccontando di montagne, di montanari, di vite in altura, di realtà a volte belle altre meno ma sempre assai emblematiche, di storie, certezze, speranze, ambizioni, illusioni, sogni, utopie, cercando – come ha mirabilmente fatto Mantovani nel libro – di usare le stesse parole che la montagna userebbe, se potesse parlare.

Per chi non ha potuto essere presente, o per chi c’era ma vuole riascoltare la chiacchierata, lì sopra avete a disposizione la videoregistrazione completa. Per saperne di più su Forse lassù è meglio, invece, date un occhio qui.

*: posso ben dire “laggiù”, io, dato che vivo ad una latitudine maggiore!

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Michail Bulgakov, “Mosca, la capitale nel block notes”

Di questi tempi è piuttosto in voga (e meritoriamente) il genere letterario – se di genere si può parlare – della guida letteraria, ovvero della narrazione di luoghi particolari attraverso la penna e le visioni di scrittori e letterati. “Genere” del quale anch’io mi pregio immodestamente di appartenere, ma che non è affatto un’invenzione degli editori contemporanei, come probabilmente verrebbe da pensare. Da sempre, in verità, gli scrittori hanno narrato i luoghi legati alla loro vita ovvero alle opere scritte, e di sicuro più di oggi, per vari motivi, uno scrittore era ben più legato ai luoghi di vita e tali luoghi entravano in maniera preponderante nelle sue narrazioni, o comunque ne influenzavano in modo evidente la concezione.

Esempio evidente d’un legame d’antan tra un luogo e uno scrittore è certamente quello che ha congiunto Mosca con Michail Bulgakov, autore divenuto immortale grazie al suo celeberrimo Il Maestro e Margherita, del quale legame Bulgakov ha scritto numerose volte in altrettanti testi, in Italia raccolti in Mosca, la Capitale nel block notes (Excelsior 1881, 2007, traduttori vari), resoconto di un viaggio a tappe nella città russa (o per meglio dire sovietica, allora) in perfetto stile bulgakoviano: onirico, metafisico, a volte ironico fino al limite del grottesco, altre volte malinconico e inquieto []

(Leggete la recensione completa di Mosca, la capitale nel block notes cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!)

L’informazione analfabeta

Nell’edicola della piazza della Passione vende le riviste, sostituendo temporaneamente il giornalaio, che si è allontanato, una baba analfabeta!
Lo giuro: analfabeta!
Io stesso mi sono avvicinato all’edicola, ho chiesto la rivista «Rossija» e lei mi ha dato «Korabl’» (i caratteri di stampa sono simili). Non va bene. La baba nella sua edicola si dà da fare. Mi dà un’altra rivista. Neppure questa.
«Siete analfabeta?» le chiedo ironicamente.
Ma basta con l’ironia. Viva la disperazione!
La baba era effettivamente analfabeta.

(Michail Bulgakov, Mosca, la Capitale nel block notes, Excelsior 1881, 2007, pagg.64-65. Per la cronaca, nelle lingue slave il termine baba significa “donna anziana”, “vecchia”, “nonna”, con accezione affettuosa anche se non di rado in tal senso sarcastica, cfr. Baba Jaga, vecchia strega malvagia – ma in modo ambiguo – delle fiabe slave e in particolar modo russe.)