I mal-viventi

Comunque, vorrei denotare che è pur comprensibile ma perfettamente inutile dare dei “fascisti” a chi di tale epiteto si vanta e se ne inorgoglisce o inneggia a dittatori sconfitti e seppelliti dalla storia e dal tempo, esattamente come era inutile dare dei “comunisti” a chi un tempo avrebbe voluto vedere l’Armata Rossa gironzolare per le italiche vie o credeva Stalin un liberatore dei popoli oppressi. Peraltro gli italiani hanno la memoria cortissima o nulla e non sanno fare – non hanno mai saputo fare – i conti con la storia, la propria in primis: anche per questo la contrapposizione destra/sinistra, per entrambe le parti post-ideologicizzatasi e totalmente deculturata, si è incastrata su un contraddittorio spaventosamente infantile e stupido, grazie alla cui nullità gli estremismi più biechi possono urlare sguaiatamente senza che nessuno sappia più zittirli.

Per cui, quelli che da una parte o dall’altra – alternativamente preponderanti, in Italia – calpestano la legge, la politica (quella vera), la democrazia (quella vera), il senso civico, la cultura, l’onestà intellettuale, l’intelligenza, la dignità, il futuro del paese e dei suoi abitanti (con buona pace di quelli sodali con i suddetti), li si chiamino frequentemente con termini ben più consoni e obiettivi: mal-viventi, ad esempio. Perché, letteralmente, vivono male essi per primi, così in balìa delle proprie devianze psicomentali, e di conseguenza fanno vivere male tutti gli altri; perché rendono il vivere qualcosa di attinente al male, quando dovrebbe sempre essere il contrario; perché, come da definizione, vivono al di là, ovvero fregandosene, delle leggi civili e ancor più morali, di contro pretendendo spesso di imporre loro morali ritenute indiscutibili ma in realtà totalmente distorte e degradanti; e perché, ultimo ma non ultimo, si comportano spesso da malviventi nel senso più diffuso del termine ovvero agevolano la malvivenza di altri innescando processi di “influenza” reciproca.
Ecco.

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Quelli che si vantano di non leggere

(Mark Twain, “The town drunkard asleep once more”, 1883.)

Quelli che si vantano di non leggere libri o di non apprezzare l’arte mi ricordano tanto quelli che ostentano la loro “capacità” di reggere l’alcol e di non subirne gli effetti: bevi e bevi, prima o poi ubriachi fradici se non in coma etilico al pronto soccorso ci finiscono tutti – o, peggio (per loro), con l’auto in un fossato. E certamente, in ogni caso, non per colpa dell’alcol.

Dovremmo andare tutti quanti a piedi

Siccome credo molto poco alla reale volontà di chiudere i grandi centri commerciali la domenica* – al di là dei soliti toni da boutade sloganista, dei quali ormai si nutre tutta la politica, salterà fuori l’ennesimo escamotage che cambierà “tutto” e non cambierà nulla, vedrete, con gran gioia della massa di persone (votanti, peraltro) che pensano che passare le domeniche al centro commerciale sia “meraviglioso” – siccome ci credo molto poco, dicevo, allora invoco che venga almeno messo in atto un adeguato contraltare di natura (anche) socioculturale. Ad esempio, che in qualche modo si imponga che almeno per una domenica al mese tutti quanti si vada a piedi. Niente auto, nemmeno quelle elettriche e tanto meno ebike, solo bici tradizionali e mezzi pubblici non inquinanti: per il resto, tutti in cammino. Anche per andare al centro commerciale, se proprio uno vuole, ma a piedi.

Il bello della pratica del camminare è anche dato dal fatto che la sua natura profondamente filosofica la può capire, e rapidamente, anche chi di filosofia non ci capisce nulla. Basta andare, muovere i piedi, possibilmente in ambiente naturale ma anche in quello urbano, se non troppo pesantemente inquinato dal traffico come ordinariamente accade, e vi assicuro che è un attimo capire come ogni altro tipo di movimento, al di là della sua mera e necessaria (ma di rado veramente tale) funzionalità, è sotto molti aspetti illogico, irrazionale, brutto, insalubre, scriteriato, in certi casi pure folle. Non solo: camminando, si capisce molto meglio anche l’intero mondo che si ha intorno, garantito.

È solo una simpatica utopia, questa mia? Forse, ma sempre meglio della spaventevole distopia che sta occupando la nostra realtà quotidiana e nella quale tutti quanti ci ritroviamo sempre più a vivere. Ecco.

*: per la cronaca, la mia posizione al riguardo l’ho già chiaramente espressa tempo fa, qui.

Uomini, nei boschi comportatevi da bestie!

Nei boschi le bestie non sporcano ma gli uomini sì.
Si prega di comportarsi come le bestie.

(Anonimo, letta sulla pagina facebook di Sweet Mountains.)

Eh già. Quante volte si “glorificano” – giustamente e comprensibilmente, certo – quelli che vanno in montagna, che stanno all’aria aperta e non al chiuso dei centri commerciali, che apprezzano le bellezze naturali e paesaggistiche… Ma poi, andando per strade, mulattiere e sentieri in ambiente, è un frequente veder sul terreno carte, cartacce, fazzoletti, mozziconi di sigarette, rifiuti vari e assortiti

C’è qualcosa che non quadra, o sbaglio?

Un circolo vizioso

A proposito di effetto Dunning-Kruger… Ci sono in giro degli individui talmente sprezzanti e supponenti che appena provi a denotargli – con tutta la finezza possibile – che questo loro comportamento, in base alle più elementari norme di educazione, socialità e buon vivere, risulta quanto meno discutibile, subito con tono sprezzante ti danno del supponente.

Meno male che poi alcuni di essi sono tanto “magnanimi” da pretendere di spiegarti dove tu stai sbagliando e come invece dovresti imitare e ispirarti a loro…

Già.