Il turismo che consuma le montagne e arricchisce pochi, oggi e mezzo secolo fa

[Immagine tratta da www.visitalbaredo.it.]

Per ora il turismo, questo vale per tutta la Valtellina, è una faccenda che serve ad arricchire pochi operatori, per di più di estrazione non locale, operatori che, essendo estranei al modo di pensare o di vedere le cose specifiche dei luoghi e delle popolazioni locali, sfruttano al massimo ed in modo irrazionale le uniche risorse disponibili: le bellezze naturali e le opere realizzate dall’uomo nel tempo (vedi via Priula) portando ad un rapido esaurimento delle risorse, senza preoccuparsi del futuro dei luoghi e della gente che ci vive.

All’inizio degli anni Settanta del Novecento ad Albaredo, nelle Valli del Bitto (Alpi Orobie valtellinesi), nasceva un gruppo di giovani che si denominò “Comunità ‘74” e iniziò un impegnativo lavoro di difesa e valorizzazione della cultura locale e del paesaggio naturale della Valle, avendo ben chiara la realtà turistica che già al tempo si sta sempre più delineando, come si evince leggendo la citazione lì sopra, tratta da uno scritto del gruppo.

Purtroppo, quel tempo di allora è sostanzialmente lo stesso di oggi, persino aggravato da ulteriori speculazioni materiali e immateriali nel frattempo sviluppatesi: e quando qualcosa di detto o scritto della realtà di mezzo secolo e più fa vale ancora oggi, è inesorabilmente un brutto segno. Peraltro le parole dei ragazzi di Albaredo erano coeve a quelle di un altro grande valtellinese, Antonio Cederna, che negli stessi anni denunciava «L’aggressione della montagna in presenza dell’avidità e del cinismo di speculatori e costruttori, dell’ignoranza e della mancanza di sensibilità di tanti cittadini comuni, dell’assenza di cultura e di senso di responsabilità di molti politici». Be’, in molte località (valtellinesi e delle montagne italiane in genere) siamo ancora fermi lì, a quello – a questo stato delle cose, alla montagna da “valorizzare” cioè mettere a valore e (s)vendere, occupare, sfruttare, consumare senza preoccuparsi di niente e nessuno, come allora e più di allora.

Ma se operatori, speculatori, costruttori e politici pensano solo a perpetrare questo stato delle cose al fine di ricavarci i propri tornaconti*, non resta che a noi di cambiare la situazione e difendere le nostre montagne, il loro ambiente naturale, le comunità di cui facciamo parte, il futuro che ci aspetta. È un diritto e dovere che dobbiamo a quel patrimonio collettivo inestimabile che le montagne sono, e che dobbiamo a noi stessi che vogliamo continuare a viverle e frequentarle in modo equilibrato e sostenibile.

[Immagine tratta da www.visitalbaredo.it.]
Tornerò presto a scrivere della Valle del Bitto di Albaredo e della Via Priula, territorio montano bellissimo e genuinamente emblematico ma a sua volta sottoposto a iniziative, se non già «aggressioni», a dir poco opinabili, e lo farò con consoni dettagli e approfondimenti.

*: tornaconti che possono essere certamente legittimi ma che non è detto che al contempo siano consoni e benefici per i luoghi che ne vengono fatti oggetto.

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